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Chapter 9

Capitolo 8


8

Quante possibilità c’erano di incontrare Luna Rossi, la diabolica “esperta di tutto”, in un posto diverso dal set di The Wedding Game?

Deve abitare vicino a me, se frequenta il Dining Hall, e per di più in pigiama. Fanno degli hamburger da paura, d’accordo, ma nessuna newyorkese che si rispetti si allontanerebbe da casa per più di qualche isolato con un pigiama a cuori.

Quindi la domanda è: ci siamo già visti? Ci siamo già seduti schiena a schiena? Ci siamo incrociati per strada? Abbiamo provato a prendere lo stesso taxi? È una sensazione strana, chiedersi se una persona che hai appena conosciuto sia in realtà una presenza che ti è stata accanto per anni.

Ho sentito puzza di disastro da un chilometro di distanza. La “gallina” ha attirato la mia attenzione per prima, perché non succede tutti i giorni di vedere una donna adulta infilata in un pigiama da pollo. Non mi ero neppure accorto che Luna fosse seduta dietro di me, finché non ha pronunciato il mio nome. Sentire il suo racconto di ieri è stato divertente, ma scoprire ciò che pensa davvero è stato addirittura illuminante. Dunque mi ha completamente frainteso.

La sua opinione su Thad, invece, non avrebbe potuto essere più accurata, almeno riguardo al suo lato melodrammatico. Ma questo non significa che abbia il diritto di parlare così di lui alle sue spalle. Io posso dire che urla come una ragazzina, perché è mio fratello, ma nessun altro si deve azzardare. E Luna, lo intuisco dal suo sguardo, si è appena resa conto di aver superato i limiti.

Nonostante l’atteggiamento che le piace sfoggiare ogni volta che le nostre strade si incrociano – e sì, lo so che è stato l’errore del caffè a dare inizio a questa guerra – devo ammettere che non sembra un tipo vendicativo.

Dal modo in cui interagiva con suo fratello e il suo futuro cognato, potrei dire che è una persona comprensiva, empatica – nonostante l’ossessione per quella stupida iuta. Sembra una che è molto brava ad ascoltare. E il modo in cui annuisce? Voglio dire, non è un normale cenno di assenso. Ti fa sentire come se credesse davvero a quello che stai dicendo.

So cosa state pensando… la fissi, la prendi in giro, la insulti. Ergo, devi avere una cotta. È questo che vi frulla in testa, vero?

Solo per chiarire, non è così. Assolutamente no.

Okay, è stupenda. Potrei anche aver fatto un pensierino sulla sensazione che proverei a stringere tra le mani quei capelli, e va bene, ha un nome maledettamente bello, ma questo non significa che io mi sia preso una cotta.

Al più può significare che sono un normale uomo che trova una ragazza attraente. Tutto qui.

Niente di più.

Mi sporgo verso di lei e la vedo che trasalisce. «Sono… ehm… Mi dispiace.»

«Cosa?» La sua amica Farrah, che fino a poco fa sembrava tutta contenta, si acciglia improvvisamente. «Non giustificarti con questo qui. Non sei tenuta a farlo. È lui che dovrebbe scusarsi con te per aver origliato una conversazione privata.»

«Non si può definire privata se parlate così forte che vi sente tutto il locale.»

«Non parlavamo forte» ribatte Luna con l’aria di chi si sente ancora mortificata.

«Mi era sembrato di capire che fossi posseduta da Satana. Quindi come fai a dirlo?»

«Dio,» sbuffa Farrah, «hai proprio una risposta per tutto? È esasperante… posso capire perché ti ha fatta uscire di senno, Luna.»

«È un avvocato» spiega lei con disinvoltura, come se mi conoscesse da chissà quanto. «È ovvio che abbia una risposta per tutto.»

«Non è vero.»

Farrah mi indica: «Vedi, eccolo che torna sui suoi passi.»

«Non sto tornando sui miei passi. Mi sto solo impegnando per avere un dialogo.»

«Be’, non ci interessa il tuo impegno.» Mi congeda con un gesto delle dita. «Abbiamo finito con te.»

La ignoro e mi rivolgo a Luna: «Lo so che hai paura che ti battiamo, ma questo non ti dà il diritto di essere scortese con mio fratello.»

«Non stavo… Non volevo…»

«Tuo fratello è un pacchiano» si intromette l’altra.

«Ehi, pollo, stanne fuori.»

«Gallina» mormora lei.

«Non volevo essere scortese» fa Luna lanciandomi uno sguardo pieno di scuse, e, cazzo, per un attimo mi passa tutta la rabbia.

Questo finché non aggiunge: «Ma la vostra vision board era atroce, e non c’è pericolo che vinciate, a meno che tu non abbia corrotto i giudici».

Puf.

In un attimo mi è tornata la voglia di rendere la sua vita un inferno.

«Continua pure a pensarlo, Rossi.» Getto alcune banconote sul tavolo e mi alzo per andarmene.

«Un suggerimento: fatti una doccia prima di presentarti oggi. Hai un odore incredibilmente sgradevole.»

Le sorrido ed esco dal locale mentre Farrah mi urla dietro una serie di oscenità.

Sarà una giornata interessante.

«Ho mangiato più alette di pollo ieri sera che in tutta la mia vita» esclama Thad, tenendosi lo stomaco. «Accidenti, non riuscivo a fermarmi. Hai presente quando senti dire che “una tira l’altra”? Be’, è vero. In senso letterale. Ho ruttato salsa piccante per tutta la notte. Naomi mi ha costretto a dormire sul divano.»

«Perché me lo stai dicendo?» chiedo, colmo di disgusto verso il mio stesso fratello. Badate, non sono uno snob. Posso mandar giù un piatto intero di quella roba, ma perché deve toccarsi lo stomaco e ruttare mentre ne parla?

«Perché è questo che fanno i fratelli: parlano di rutti e altre cazzate.»

«Oppure non parlano proprio.» Guardo il confessionale. Quanto mi piacerebbe poter sentire quello che sta dicendo il Team Rossi.

Abbiamo appena concluso la nostra intervista, durante la quale Thad non ha fatto che blaterare di quelle maledette piume e di come non riesca a smettere di toccarle. Una tirata di cinque minuti buoni sull’effetto particolarissimo di quando ti frusciano tra le dita. Ha detto che lo fanno sentire di nuovo giovane. Il produttore alla fine lo ha interrotto e ci ha chiesto delle altre squadre, di cosa pensavamo di loro. Naomi ha preso l’iniziativa, facendo complimenti su complimenti a tutti. Quando hanno chiesto a me, ho tenuto la bocca chiusa. Certo, ho le mie opinioni sul Team Rossi e la loro avversione per le mie scarpe, ma non direi mai niente che possa essere interpretato nel modo sbagliato. Dopotutto il lavoro che faccio mi obbliga ad apparire sempre professionale.

Ma questo non significa che Luna non stia dicendo qualcosa di orribile su di me proprio in questo momento.

Sospiro forte, incazzato coi produttori che insistono a farci restare sul set anche dopo la fine dell’intervista. Giusto in caso vogliano farci un’altra domanda su quello che ha detto una squadra avversaria. Un’altra lunga giornata. Per usare un eufemismo.

«Perché continui a fissare il confessionale?» chiede Thad. «Vuoi tornare lì dentro?»

«Cosa?» Scuoto la testa. «No. Mi chiedo solo quanto dovremo aspettare ancora. Dovrebbero darci appuntamento in fasce orarie diverse, invece di farci venire tutti alla stessa ora a starcene qui con le mani in mano. Abbiamo una vita fuori da questo posto.»

Proprio mentre lo dico, la porta del confessionale si apre ed escono Cohen, Declan e Luna.

Stanno ridendo, e questo mi provoca un brivido di insicurezza.

Stanno ridendo di me?

E anche se fosse?

Non dovrebbe avere la minima importanza.

Ma per qualche ragione ce l’ha.

Cohen e Declan raggiungono la loro postazione di lavoro mentre Luna si dirige al tavolo del cibo.

Le mie membra si muovono prima che possa fermarle, e in un attimo mi alzo dalla sedia e mi incammino verso di lei. Quando è arrivata stamattina, l’ho squadrata per bene: non assomigliava per niente alla ragazza che ho visto alla tavola calda. Aveva i capelli lisci e setosi. Il suo viso era completamente privo dei residui di mascara della sera prima e invece di puzzare di morte odorava di zucchero di canna e vaniglia – l’ho sentito bene mentre mi passava accanto. Era incredibilmente invitante. Quasi troppo.

Mi avvicino mentre si prepara un panino. «Stamattina è passato da casa tua un esorcista?»

Non mi guarda nemmeno. «No, tutto merito tuo. A quanto sembra riesci a tirar fuori il peggio di me.»

Non è un complimento.

Non me l’aveva mai detto nessuno prima d’ora.

E non è certo una cosa di cui andare fiero.

Eppure, non riesco a smettere di giocare col fuoco.

«Forse stai iniziando a scoprire chi sei davvero.»

Alza un sopracciglio e mi rivolge un’occhiata di fuoco. «Ti riferisci alla mia parte femminile? Perché l’ho scoperta quando avevo dodici anni, a una partita di basket di mio fratello. Vuoi sentire tutta la storia?»

Riempio una tazza di pretzel. «Sono a posto, grazie.» Mi giro verso di lei e con la bocca piena le chiedo: «Hai parlato di me lì dentro?»

«Chi è l’egocentrico adesso?»

«Sul serio,» le do una spintarella col piede, «cos’hai detto?»

«Penso che ti toccherà vederlo in televisione.»

«Quindi la risposta è sì, hai parlato di me.» Sorrido.

Mette giù il panino e mi guarda. Fisso i suoi occhi scuri incorniciati di eyeliner e mascara. Magnetici – è l’unico aggettivo adatto. Completamente magnetici. «Non ho parlato di te, ma ho menzionato il Team Baxter. Ho detto che non vedo l’ora di sapere come userete tutte quelle piume. Credo anche di aver accennato al fatto che sono ansiosa di vedere i testimoni con lo smoking rosa, specialmente quello dello sposo.»

«Che faccia tosta.» Si volta per andarsene ma si blocca quando esclamo: «Hai paura».

Mi guarda a lungo negli occhi, una mano sul fianco. «Non ho paura.»

Incrocio le braccia. «Invece sì. Non vuoi deludere tuo fratello.» Storce la bocca e stringe i denti. «Non vuoi deluderlo, quindi sei partita per la tangente, concentrandoti su quello che stiamo facendo noi.» Faccio un passo avanti. «Sai perché abbiamo vinto ieri?»

«Perché hai corrotto i giudici. Te l’ho già detto.»

«No. Perché ci siamo concentrati solo su noi stessi. Non ci siamo arrovellati su cosa avrebbero fatto gli altri. Stiamo mettendo insieme quello che ci piace. Senza sbraitare per il legno e la iuta. Senza sforzarci di essere i migliori.»

I suoi occhi si fondono nei miei, le sue narici si allargano e posso dire con certezza che non è per niente felice del mio piccolo consiglio.

«Ieri sei stato fortunato, Baxter. Goditi la tua vittoria, perché sarà l’ultima.»

«Wow,» mi dondolo sui talloni, «sei molto sicura di te, eh?»

«Conosco gli uomini come te. Non ve ne frega niente dell’amore o del matrimonio, pensate che sia tutto una farsa.» Centrato in pieno. «Be’, a me invece me ne frega eccome.» Si batte una mano sul petto. «I miei genitori hanno un bellissimo rapporto, il classico amore di cui si legge nei libri. Sono l’esempio perfetto di tutto quello che mio fratello si merita. Cohen ha trovato la sua anima gemella. Ha faticato per questo, ma ce l’ha fatta, e che io sia maledetta se non lo aiuterò a dare inizio al suo matrimonio con una festa da urlo… e un attico altrettanto fantastico.» Mi lancia l’ennesima occhiata infuocata. «Togliti dalla mia strada, Baxter.»

«Mi stai dichiarando guerra?»

«È guerra da quando mi hai chiesto quel caffè.»

Mi dà la schiena e si allontana, lasciandomi qui a chiedermi: A che razza di disastro ho appena dato inizio? O, meglio: A che razza di disastro ho dato inizio ieri?

«Ecco che arriva la regina del fai da te.» Lucas piomba nel mio ufficio, con un sorriso incollato alla faccia. «Com’è andata?»

«È stato snervante.» Mi lascio cadere sulla sedia con le braccia incrociate. «Peggio di quanto pensassi.»

«Un programma sull’amore e il matrimonio non è esattamente l’habitat naturale di Alec Baxter.»

«Puoi dirlo forte.»

Gli racconto di ieri – gli spiego che è stata un’enorme perdita di tempo e che ho chiesto alla regista se potevano darci appuntamento in orari diversi per il confessionale, in modo da non dover aspettare tutto il giorno per niente. Per inciso, Diane mi ha risposto che era un’ottima occasione per conoscere gli altri concorrenti. Io ho ribattuto che era un ottimo modo per rimanere indietro coi miei casi. Per fortuna ha accolto la mia richiesta, quindi d’ora in poi tutti i confessionali saranno programmati a orari specifici.

«E com’era la mia ragazza, Mary?» chiede Lucas.

«Non ne ho idea.» Faccio spallucce. «Non vuole avere niente a che fare coi concorrenti. Non credo che abbia mai scambiato due parole con uno di noi a telecamere spente.»

«Cazzo, è una stronza senza cuore?»

«Direi di sì. E fa anche un po’ la diva.» Suppongo di aver fatto un po’ la diva anch’io con la storia del caffè e tutto il resto, ma non c’è bisogno di dirlo.

«Ha solo bisogno di qualcuno che la faccia scaldare un po’. Mi porti sul set la settimana prossima?»

«No.»

«Dai, Alec. Fai l’amico. Presentami a Mary DIY e trasforma i miei sogni in realtà.»

«Fratello, è carina, ma non c’è nessuna luce nei suoi occhi. È come un robot. Zero personalità.»

«Questo non significa che non abbia delle tette fantastiche in cui affondare la faccia.»

Gesù Cristo.

Mi alzo e apro l’e-mail di una cliente. È un fascio di nervi da quando ha deciso di lasciare il marito. Mi ha mostrato le foto dei lividi che le ha fatto quello stronzo e mi ha elencato ripetuti episodi di aggressione, ma mi ci sono voluti mesi per convincerla a denunciarlo. Così come ci sono voluti mesi perché si decidesse a chiedere il divorzio. Ma alla fine, con un po’ di insistenza da parte di un’amica e dopo aver ottenuto un posto sicuro dove stare – gratis, per gentile concessione del sottoscritto – abbiamo finalmente sporto denuncia contro quel bastardo e avviato le pratiche per il divorzio. E credetemi, ho intenzione di dissanguarlo e spedire il suo culo direttamente in prigione.

«Mi hai sentito?»

«Eh?» Alzo lo sguardo dal computer.

«Avete vinto la sfida?»

«Oh, sì. L’abbiamo vinta. Thad ha messo insieme un sacco di boa di piume. Io ho solo, non lo so… gli ho passato le cose.»

«Boa di piume? Ho paura per te.» Ridiamo entrambi, poi lui chiede: «Mi pare che tu non stia entrando nello spirito del programma. Sbaglio?»

«Neanche un po’. Sto contando i minuti che mi separano dalla fine di quest’agonia.»

«Cosa ne pensa tuo fratello? Non ti permetterà mai di svignartela.»

Alzo le spalle. «Sono al suo fianco, no? Sto facendo quello che devo.» Ma persino mentre pronuncio queste parole capisco che probabilmente non è abbastanza per Thad. Cazzo, questa settimana mi ha di nuovo invitato a casa sua per studiare insieme la prossima sfida e prepararci guardando spezzoni di episodi precedenti. Mi sono inventato di sana pianta un impegno di lavoro e me ne sono andato di corsa, prima che potesse iniziare a supplicarmi o a farmi la predica sulla mia dedizione alla causa.

Il problema è che io e mio fratello siamo su lunghezze d’onda diverse quando si tratta di amore.

Lui vuole la favola di cui parlava Luna.

Il matrimonio dei genitori.

Lui vuole l’amore eterno e vivere felice e contento con Naomi.

È una cosa che io non riesco a capire. Ho trovato alcune foto dei miei, di prima che le cose cominciassero ad andare a rotoli. Porca puttana, ho visto le loro vecchie cassette.

Erano innamorati.

Glielo leggevi negli occhi, nel modo in cui si toccavano e si tenevano per mano. Ma questo solo nei filmini, nel passato.

Nella realtà non ho mai assistito a quel tipo di adorazione. Papà era sempre al lavoro; mamma cercava di comportarsi come la perfetta mogliettina di Park Avenue. Discutevano tutte le sere, praticamente su qualsiasi cosa: soldi, quelli sempre, altre relazioni, gli orari assurdi, papà che preferiva restare in albergo piuttosto che venire a dormire a casa.

Qualsiasi argomento vi venga in mente, potete star sicuri che per loro era un buon pretesto per litigare.

Come fa Thad a desiderare questa vita?

Naomi è fantastica, e sì, mi rendo conto che è perfetta per lui. Ma stanno per avere un bambino. I bambini portano stress, lo stress porta liti, le liti portano odio, l’odio ti trascina dritto al punto di partenza… la tua vita da single. Perché sottoporsi a tutto questo dolore per niente?

«Ricordati di quello che ti ho detto,» fa Lucas, improvvisamente serio. «Hai un fratello solo, amico. Non sprecare il tempo che hai a disposizione per stare con lui.»

«Lo so.» Incrocio le mani dietro la nuca e guardo fuori dalla finestra del mio ufficio. Ero così a disagio di fronte alle telecamere sabato, così fuori posto.

Presentarmi alle registrazioni è l’unica cosa che posso fare al momento, perché onestamente, come posso essere d’aiuto se non credo minimamente a quello che stiamo facendo?