CAPITOLO 7
Lei camminò più vicino.
– I tuoi occhi non sono completamente…umani. –
La maggior parte delle persone non ci pensava, credendo che fossero semplicemente di un colore inusuale.
– La mia bestia è più forte rispetto alla maggior parte delle altre. – Ed era stato così da quella settimana in cui aveva dovuto sopravvivere girando come giaguaro e vivere in quel modo. Perché come cucciolo di giaguaro aveva una migliore probabilità di sopravvivere nella foreste che come un ragazzo umano di dieci anni. Ma rimanere nella forma felina per tutto quel tempo in giovane età lo aveva definitivamente cambiato.
Come se fosse stata rassicurata dal suo tono più calmo, lei fece un altro passo in avanti.
– Che cosa significa? –
Lui versò un po’ di caffè in una tazza. – Latte? Zucchero? –
– Non lo so – .
– Ecco, prova. – Portando il caffè nero all’altezza della sua bocca, la osservò prenderne un sorso.
Lei chiuse gli occhi e respirò l’odore come se lo stesse provando.
Non aveva mai visto nessuna donna farlo con l’intensità di Faith, mai stato così consapevole della sensualità insita in quell’atto.
– Buono? –
– Mettici lo zucchero – , lei ordinò, gli occhi rimasero chiusi.
A Vaughn non piaceva eseguiva ordini, ma questo era differente. Questo, per lui, era un tipo di gioco, nonostante Faith non la pensasse in quel modo. Non era un bene. Lei stava giocando con un felino molto interessato e quando quel felino si interessava alle cose, non gli piaceva che gli si negassero.
– Ecco. – Le fece assaggiare il caffè zuccherato.
Ancora una volta respirò profondamente ed assaporò il gusto.
– Latte. –
– Ecco fatto. –
–Un minuto dopo, lei aprì gli occhi.
– I sapori sono… inusuali. – Sembrava che stesse cercando le parole.
– Ti piace? –
– Piacere? Gli Psy non sentono il piacere o il disgusto. – Lei scosse la testa. – Ma forse questo è perché non mi è stato mai dato cibo dal sapore differente per avere una base di comparazione. Io … preferisco il caffè con lo zucchero ma senza il latte. –
Glielo preparò, divertito dal modo in cui lei tentava di esprimere le cose cercando di non ammettere di sentire qualcosa di simile alle emozioni.
– Ecco. – Lasciandole prendere un sorso, si avvicinò al frigorifero ed aprì lo sportello. – Sei affamata ed anch’io. Che ne dici di uova e bacon? – Iniziò a prendere gli ingredienti.
– Okay. – Lei era in piedi accanto a lui.
Di certo lui l’aveva sentita muoversi, ma l’aveva lasciata stare. Lei era ancora impaurita e Vaughn poteva accarezzarla anziché morderla quando voleva. Lui prese il pane e le altre cose dal contenitore e chiuse il frigorifero.
– Vieni Rossa. E’ tempo della lezione di cucina. –
Lei posò la sua tazza di caffè dietro di lui.
– Sono pronta. –
Lui fece scorrere una nocca sulla sua guancia e quando lei sussultò, lui sorrise.
– Sei sicura? – Così vicini, lui vide che mentre la sua pelle era crema, non era quel pallido bianco delle rosse, avendo un ricco sottotono dorato che la rendeva ancora più allettante.
– Qual’è la tua storia, Faith NightStar? Da dove viene quella capigliatura rossa e quella pelle? –
– Lo PsyClan del NightStar ha molti rossi – c’è una preponderanza genetica del tratto. La mia pelle è la mescolanza di alcuni geni di mia madre e mio padre. – Lei raggiunse le uova e le strinse. – Ho bisogno di nutrimento. –
Lui le mostrò cosa fare con il primo uovo e poi la lasciò provare.
– Così tu sei totalmente Americana? –
– No. Mia madre è nata nel primo stato dell’Uzbekistan ed arrivò in America da bambina. E’ mio padre che è un NightStar. Lui ha principalmente eredità Anglo-Italiane, nonostante suo nonno fosse di origine Asiatica. –
– Incredibile il modo in cui voi Psy vi mischiate – attenta al calore, zucchero. –
Lui le scostò la mano quando fu troppo vicina ai fornelli.
Lei allontanò la sua mano dalla sua stretta.
– Grazie. Penso che le uova siano pronte. –
– Uh-huh. – Lui le poggiò su un vassoio. – Se metti il bacon in quel contenitore laggiù, si cuocerà senza schizzare. –
– Perché tu sai cucinare? Nel libri che ho letto prima di avvicinarmi al DarkRiver, i predatori maschi changeling erano sempre rappresentati come esseri molto dominanti e non disposti ad imparare i compiti domestici. –
– Io non ho mai detto che mi piace cucinare. Ma posso farlo se la situazione lo richiede. –
– Che cosa stavi dicendo degli Psy? –
– Che il modo in cui si mischiano potrebbe essere ancora più impressionante se fosse veramente con il contatto umano-umano. Invece, è fatto tutto a livello genetico. A meno che i tuoi genitori non siano caduti selvaggiamente nella lussuria e ti abbiamo creato con piacere? – Lui osservò la concentrazione con la quale lei faceva una semplice azione come cucinare e lo trovò stranamente eccitante. Aveva la sensazione che Faith avrebbe fatto tutto con quello stesso livello di concentrazione.
– Tu sai che gli Psy non provano lussuria o piacere. – Lei tirò fuori la pancetta e la mise di lato.
Lui fece scorrere le sue dita lungo la sua guancia di nuovo.
– Se il tuo corpo sente sensazioni, allora la lussuria è sempre una possibilità. –
Lucas osservò Sascha gironzolare per la stanza da letto e si godeva la vista. Non era nuda ma era tuttavia deliziosa, il suo pratico Psy si era pazzamente innamorato della biancheria intima di pizzo nei mesi dopo la disconnessione dalla Rete.
– Io non posso credere che mi hai convinto a lasciare Faith con Vaughn. –
Lei mise le sue mani sui fianchi appena coperti da uno slip di un bianco puro e accecante. – aveva avuto un comportamento completamente selvaggio la scorsa notte. –
– Noi siamo tutti selvaggi, cara Sascha. – Lui si domandava se si sarebbe tolta le mutandine. – Vieni qui. –
– Sono le sei del mattino. Dovremmo essere in cammino per controllare se Vaughn è riuscito a condurla alla completa follia in una notte. –
– Pensavo ti piacesse Vaughn. –
– Mi piace, ma è un po’ troppo per Faith da sopportare, potremmo anche averla lasciata con una tigre rabbiosa. –
– Vaughn potrebbe fare eccezione. – Gli piaceva discutere con la sua compagna, godendo nel vedere il fuoco negli occhi che una volta avevano trattenuto solo il freddo fuoco degli Psy.
– Sono seria,Lucas. – Lei finalmente si stese sul letto accanto a lui. – Sono preoccupata per Faith. –
– Vaughn non le farà del male. –
– Non di proposito. – Gli mise una mano sul petto. – Ma lui non capisce esattamente ciò di cui si sta occupando. I changeling pensano che il tocco sia sempre un bene, ma non è così, non per qualcuno come Faith. Io ci stavo pensando e penso che lei davvero possa crollare sotto stress. –
Lui si accigliò.
– Lei è così debole? –
– No. – La mano di Sascha fece pressione per mettersi inginocchiata. – Ma ha vissuto la sua intera vita nel vuoto. Cosa pensi possa accadere se tu improvvisamente la esponessi all’aria? –
– Merda. – Lucas si alzò. – Andiamo. – Lui aveva implicitamente fiducia in Vaughn, ma Sascha aveva ragione, il giaguaro si stava comportando in modo insolitamente aggressivo da quando avevano trovato Faith. Poteva inconsciamente spingerla oltre il limite.
Faith sedeva nella stanza da letto indossando i suoi vestiti da giorno. Mangiare con Vaughn era stata un avventura. Lui non l’aveva toccata di nuovo dopo che lei aveva minacciato di lasciare a metà il pranzo, ma lei sapeva che la promessa sarebbe terminata appena avessero finito la colazione. Se usciva da quella stanza, lui avrebbe iniziato a seguirla di nuovo.
La cosa strana era che lei non voleva rimanere lì fino all’arrivo di Sascha. Quello che stava facendo Vaughn stava minacciando la sua sanità mentale, ma anche … la stimolava. Per la prima volta nella sua vita, lei sentiva viva non solo la mente. Il suo corpo le era sempre sembrato come qualcosa che non era pienamente suo, ma adesso era completamente una parte di lei, Vaughn faceva tendere tutti i suoi sensi allo stremo.
E aveva fatto allontanare l’oscurità.
Alzandosi, lei strofinò i palmi sulle sue gambe. Non c’era nessuna ragione logica per uscire da quella porta, ma Faith decise che oggi la logica non la stava aiutando molto. Lei era in territorio changeling, territorio dei predatori changeling. Loro vivevano con regole differenti.
Lui non la stava aspettando nel corridoio come si era aspettata. Né era in salotto. Pensando che l’avrebbe fermata fuori, si diresse verso il portico e si sedette su una sedia a dondolo che non aveva notato la notte precedente. Il movimento oscillatorio era lenitivo, ma il fatto che lei non poteva vedere Vaughn non le permetteva di rilassarsi pienamente.
Il raschiare di artigli sul legno.
Lei era rimasta seduta immobile mentre un grande giaguaro girava l’angolo e proseguiva oltre. Gli occhi che la osservavano da quel muso selvatico e selvaggio erano familiari, ma non meno pericolosi. Lui le camminò a fianco, strofinando il suo grande, caldo corpo contro le sue gambe.
La sensazione era indescrivibile.
La sua mente franava mentre cercava di processare le nuove informazioni.
Lo scivolare della pelliccia sui vestiti, l’enorme calore non umano, la pura bellezza della creatura cosi vicino a lei. Parte di lei voleva avvicinarsi e toccarla, la parte che aveva vissuto una vita dentro mura cosi spesse che non c’era stata nessun’altra presenza viva a distanza ravvicinata. Ma l’altra parte di lei voleva allontanarsi. Poiché questo predatore aveva denti molto forti e non aveva ancora deciso se lei era un amico o un nemico.
Lui si girò e si strofinò tra le sue gambe di nuovo. Il suo respiro le restava in gola, il suo cuore batteva forte contro le sue costole. E lei sapeva che avrebbe raggiunto il livello di sovraccarico. La sua mente era al punto critico, il falso senso di sicurezza che le aveva consentito di proteggersi da lui quella mattina era sparito sotto l’incombente realtà di un crollo mentale. Sollevò i piedi sulla sedia a dondolo e strinse le braccia intorno alle sue gambe. Combattendo disperatamente le ali dell’oscurità che si avvicinava, lei sentì un lieve, rauco ruggito.
Lei si rifiutò di aprire gli occhi, rifiutando di far entrare altre sensazioni nella sua mente. aveva smesso di ascoltare, smesso di provare, smesso di vedere. Forse allora poteva controllare i nervi impazziti dentro di sé. Fino a quando le mani del maschio umano toccarono il suo viso e tutto finì fuori controllo.
Vaughn sentì Faith restare completamente immobile sotto il suo tocco. Un nanosecondo dopo, il corpo di lei spasimò con tale violenza che lui sapeva che lei avrebbe perso il controllo. Per la seconda volta, lui l’afferrò prima che la sua testa sbattesse contro lo schienale della sedia, ma lei era già incosciente.
– No, – sussurrò lui, con voce strozzata. Lui non poteva permettere al Consiglio di vincere e se lui lasciava Faith sola e intoccata, loro avrebbero vinto. Era diventato imperativo per lui che questa Psy diventasse abbastanza forte da fare scelte diverse da quelle decise per lei.
Decidendo di portarla dentro, lui si alzò in piedi quando udì il rumore distante di una macchina che si avvicinava. Identificandola dall’eco del motore, utilizzò la sua considerevole velocità per entrare in casa ed indossare qualche vestito. Era di nuovo fuori seduto sul dondolo con Faith in braccio quando Lucas e Sascha si fermarono. Sascha balzò quasi dal veicolo e corse verso le scale.
– Oh, Dio, Vaughn! – I suoi occhi neri rapidamente fissarono il corpo silenzioso di Faith. – Come hai potuto –
– So cosa sto facendo – . Sascha poteva essere un E-Psy, ma il giaguaro manteneva il punto. Il felino sapeva qualcosa che lei non sapeva, la conosceva in profondità, ad un livello più primitivo. Se qualcuno avesse chiesto a Vaughn di spiegarlo, non sarebbe stato capace di esprimerlo perfettamente a parole, il che non lo rendeva meno forte.
– Lei è così profondamente incosciente che non posso percepirla e tu pensi di sapere cosa stai facendo? – Le sue parole erano proiettili veloci.
– Lucas, – disse Vaughn con tono tranquillo.
Gli occhi dell’alfa incontrarono i suoi. – Sei sicuro? –
– Si. –
Sascha si girò furiosamente verso il suo compagno e quando lei non parlò ad alta voce, Vaughn sapeva che stava urlando con Lucas mente a mente. Lucas non poteva rispondere, ma i due avevano scoperto che lui poteva sentirla perfettamente bene. Aveva visto che la bis-bis-nonna di Lucas era stata una Psy.
L’alfa contrasse il viso e afferrò Sascha per la vita per stringerla contro il suo corpo. – Lui è una sentinella. Lui protegge. Lascialo fare,tesoro. –
– Può proteggere, ma quella protezione non si estende a Faith. –
– Da ora si. –
Tutti si zittirono.
– Da quando in qua? – Domandò Lucas.
– Da quando lo decido io. –
– Bene – .
Sascha mosse lo sguardo da un maschio all’altro e poi scosse la sua testa in evidente frustrazione.
– Lasciami vedere se sta migliorando. – Sgusciando dalla stretta di Lucas, lei si avvicinò. – Lei è come una farfalla che sta uscendo dal bozzolo. –
Lui capì, e poiché lei era una delle poche persone che rispettava, disse
– Io non le danneggerò le ali, cara Sascha. –
Un sorriso rasentò le sue labbra alla piccola metafora.
– Cosa è successo? –
Lui non replicò appena lei mise le sue mani sul corpo di Faith e tentò di leggere la sua temperatura emozionale. La verità era che lui non sapeva la risposta. A prescindere dalla promessa che aveva appena fatto, non aveva ancora fiducia in Faith. La sua storia aveva senso, ma poteva benissimo essere un'abile menzogna. Il felino non pensava questo, ma nonostante la sua natura predatoria, era qualche volta innocente in un modo che un maschio umano non avrebbe mai potuto essere.
– Lei è chiusa a un livello tale da farlo comparare a un coma – io non so quando si risveglierà. –
Vaughn strinse Faith contro il suo petto.
– Lei starà bene in pochi minuti. –
Sascha si alzò dalla sua posizione accovacciata.
– Come puoi saperlo? –
– Forse sono uno Psy. –
Lei sospirò.
– Sento l’odore della colazione? – Senza aspettare una risposta, si incamminò con un passo veloce dentro casa.
Lucas parlò solo quando lei fu fuori dalla sua portata di ascolto.
– Io non ho mai dubitato del tuo giudizio e non voglio farlo adesso. –
– Ma? –
– Lei non è come Sascha, Vaughn. Sascha poteva già sentire prima che venisse da noi. Anche se la storia di Faith fosse completamente vera, lei è fredda come il resto della sua razza. Non dimenticarti di questo. –
– Lei è più calda di quanto pensiate. –
– Cosa è successo? –
– Penso che sia tu che Sascha dobbiate sentire questo. Fate colazione e date a Faith il tempo per svegliarsi. –
Lucas annuì e seguì la sua compagna dentro. Vaughn sentì una strana tensione provenire dalle sue spalle. Non poteva percepire esattamente la fonte, ma qualcosa nell’altro felino l’aveva spinto al limite, nonostante Lucas fosse suo amico nel vero senso della parola. Loro non erano mai stai solo Alfa e sentinella. La lealtà forgiata nei giorni scuri della loro infanzia era andata in entrambi i sensi, lui si fidava di Lucas come l’altro maschio si fidava di lui. Ma tutto ad un tratto il suo istinto stava reagendo come se l’altro uomo fosse un nemico.
Accigliato, riportò la sua attenzione alla donna tra le sue braccia. Lui aveva una ragione per trattenerla all’esterno. Da come Sascha gli aveva parlato da quando era diventata un membro del DarkRiver, gli Psy erano soliti vivere chiusi in appartamenti e sembrava che Faith fosse stata rinchiusa più degli altri. Ma lei non aveva avuto nessun problema a camminare nella foresta da sola, così forse un senso nascosto in questa particolare Psy agognava la libertà di potersi trovare nella natura.
Un impercettibile movimento. Lui fece scorrere la sua mano su e giù per il braccio di lei, toccando la stoffa della sua maglietta e accarezzandole la schiena per svegliarla. Appena lei spostò la testa contro il suo petto, lui utilizzò i piedi per dondolare la sedia dolcemente avanti e indietro. Le sue ciglia si alzarono e si riabbassarono, e poi si alzarono di nuovo.
– Com’è stato il tuo pisolino, Rossa? – Lui abbassò il volume della voce nel tentativo di mantenere questa conversazione privata. Lei gli diede un pugno sul petto.
– Perché mi stai toccando? – Erano le prime parole uscite dalla sua bocca. Erano dolci e un po' rauche.
– Perché non sei svenuta di nuovo? –
I suoi occhi neri si spalancarono e, alzandosi, usò entrambe le mani per scostarsi i capelli dalla faccia.
– Hai ragione. Perché non sto avendo un altro svenimento? –
Sorpreso, lui non rispose. Sascha e Lucas uscirono in quell’istante. Lo sguardo sulla faccia di Sascha quando vide Faith, sveglia e apparentemente consapevole, era senza prezzo. Lucas aveva portato un paio di sedie dall’interno della casa e poi si sedette di fronte a Vaughn e Faith.
– Siediti. –
Sascha obbedì, con le mani piene di due piatti di cibo.
– Stai bene? – Chiese quando Lucas prese il piatto più grande dalle sue mani.
– Almeno credo. – Faith si strofinò le tempie. – Tutti i miei scudi si stanno rinforzando di nuovo… – Si fermò e sembrava avere la forza per far uscire le prossime parole: – Contro la PsyNet. – C’era molto sollievo in quella dichiarazione, ed improvvisamente Vaughn capì la più grande paura di Faith. Quando lei fece una mossa per scendere dal suo grembo, lui sentì il desiderio di forzarla a restare, ma lo lasciò scemare.
Si alzò in piedi traballando e prese un profondo respiro.
– Si, penso di stare bene. Sebbene il blocco che m’impedisce di parlare della Psy-Net sia ancora forte. –
– Digli della tua visione, Rossa. – Lui aveva intuito ciò che lei aveva visto, ma voleva che lei ne parlasse, l’affrontasse.
Lei percorse il breve tratto fino alla ringhiera e sembrò focalizzarsi sul solido verde degli alberi.
– Era un’altra visione opprimente, indefinita oscurità – all’inizio. Si è ingigantita fino a che c’è stato un omicidio ad alleviare la pressione. Almeno questo è come penso che funzioni. Io non ho mai avuto nessun altro contatto con un killer prima. –
– Perché la chiami oscurità? – Chiese Lucas.
– Io non posso vedere nessun dettaglio. Mi limito a provare un senso di buio. – Era come se lei non riuscisse a trovare nessun altra parola per descriverlo. – C’è il male nell’oscurità, un intento maligno che io percepisco, nonostante io non abbia mai sperimentato queste cose prima. – La sua voce mantenne un sottile filo di tensione che Vaughn poteva quasi toccare. – Penso che sia perché io sono in qualche modo lui mentre sto avendo le visioni. –
– E’ normale una cosa del genere? – Sascha appoggiò la sua forchetta nel suo piatto.
– No. – Faith raddrizzò la schiena e finalmente si girò per guardarli in faccia. – Io di solito vedo in maniera estremamente chiara, dettagliata fino ai numeri seriali, ma è tutto molto limpido. Non vi ho mai preso parte. –
– Ma non questa volta. – A Vaughn non piaceva come lei si era separata dal gruppo quando era ovvio che aveva bisogno di essere abbracciata.
– No. – I suoi occhi erano tendenti al nero di nuovo e l’effetto era inquietante. – E’ come se arrivasse e mi afferrasse. Io non potevo scappare dalla visione fino a che non mi hai toccato. –
– Vieni a sederti qui, – le ordinò, al termine della sua pazienza.
Lei scosse la testa. – Tu non vuoi mantenere le distanze. –
– Questo è esattamente ciò di cui hai bisogno. –
– Chi sei tu per esprimere questo giudizio? –
– Io ho visto qualcosa nella tua stanza stamattina. Vieni qui e ti dirò cos’è. –
I suoi occhi a questo punto erano completamente neri e pieni di sospetto. Si prese un paio di secondi per rifletterci prima di andare e sedersi sulla sedia a dondolo… lontano da lui quanto era fisicamente possibile. Il felino voleva ringhiare, ma il maschio sapeva quando controllarlo e quando lasciarlo libero.
– Che cosa hai visto? – lei domandò. – Tu non sei uno Psy – com’è possibile che tu abbia visto? –
– C’era qualcosa che ti circondava quando ti ho svegliata. Un’oscurità fisica che sembrava tanto reale da poter essere toccata. –
– Vaughn, sei sicuro? – Sascha si inclinò in avanti.
– Era come un’ombra che le aderiva. –
Faith inconsciamente iniziò a far dondolare la sedia avanti ed indietro.
– Io non capisco. Nessuna delle mie visioni si era mai manifestata così e io sono sempre stata monitorata da quando avevo tre anni. –
– Ma non avevi mai avuto questo tipo di visioni, – lui puntualizzò, colpito dalla delicatezza del suo profilo. Lei era così fragile. Lui non le avrebbe mai fatto del male, ma gli altri non erano cosi attenti e il Consiglio degli Psy era composto da mostri.
– No. Perciò sono venuta da voi. Io ho bisogno di sapere come fermarle. –
Vaughn fissò e catturò l’espressione addolorata di Sascha quando lei rispose.
– Faith, mi dispiace, ma io non penso che tu possa fermarle. –
Le mani di Faith si strinsero sul bordo della sedia.
– Io devo trovare un modo. Se non lo trovo, non sarò in grado di funzionare a livelli accettabili. –
– Tu non sei venuta da noi perché volevi fermare le visioni. – Vaughn aspettò fino a che lei non lo fissò. – Ciò che vuoi è l’abilità di controllarle, in modo da poter vedere ciò che la tua mente sta tentando di mostrarti. –
Lei scosse la testa.
– No. Io non ho la capacità di manipolare le visioni. Perché dovrei volere che loro continuino? –
Fissando quegli occhi color ebano, lui tolse il divario tra di loro.
– Perché così potrai fermare il senso di colpa per tua sorella. –
Il suo corpo si immobilizzò e lo fissò dritto negli occhi.
– Io sono una Psy. Non provo sensi di colpa. –
– Non c’era nulla che tu potessi fare. – Lui premette la sua coscia contro la sua, focalizzando la sua attenzione su di lui. – Non sei mai stata allenata ad affrontare il tipo di cose che stai vedendo adesso. –
– Io non dovrei viverle in prima persona. –
– Perché? –