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«Ehi, sei a casa… oh-oh. Quelli che vedo sono dei biscotti al cioccolato?» chiede Farrah mentre chiude la porta del nostro appartamento e appoggia la borsa sul tavolino all’ingresso.
Le mostro il cartone che tengo nell’altra mano. «Sto anche bevendo questa.»
«Vodka alla pesca?» Farrah ha un sussulto. «Immagino che oggi non sia andata molto bene.»
«È un eufemismo.» Mi riempio il bicchiere e mando giù una sorsata gigante. «Prendi un altro brick. C’è un daiquiri alla fragola col tuo nome scritto sopra.»
Farrah, da amica fedele qual è, non fa domande. Si toglie i pantaloni – proprio come ho fatto io – li appoggia nell’ingresso, va al congelatore, prende il suo cocktail preferito e mi raggiunge.
Un brindisi tra le confezioni di cartone e una manciata di biscotti a testa.
Io ne mordicchio uno senza romperlo. Francamente, questi biscotti rotondi ricoperti di cioccolato sono l’unica cosa che posso tollerare al momento.
«Raccontami tutto. La gara è stata dura?»
«Lesbiche» mormoro, accasciandomi sul divano, l’alcol ancora stretto al petto.
«Ci sono donne omosessuali nel programma?»
Annuisco. «Quelle…»
«Nomi, Luna, voglio i nomi. Lo so che sei arrabbiata, ma anche le lesbiche hanno un nome.»
Le lancio un’occhiata. «Luciana e Amanda, e quella prepotente della madre di Amanda, Helen. Si è seduta sul mio stomaco proprio quando dovevamo raccogliere gli oggetti a tema per il matrimonio.»
«Luciana e Amanda» ripete Farrah sognante. «Capelli corti o lunghi?»
«Cosa? Lunghi, una bionda e una mora. Che importanza ha?»
«Lesbiche coi capelli lunghi – caro The Wedding Game, qui c’è qualcuno che vuole coinvolgere il pubblico maschile.» Scuote la testa. «Pervertiti.»
«Mi stai ascoltando? Lascia perdere le lesbiche. Oggi una donna di mezza età si è seduta sul mio stomaco.»
«Ti ho sentita. Pensavo solo che le lesbiche fossero più importanti della tua caduta. Non capita molto spesso di vederle “in libertà”, soprattutto in televisione.»
«Questo è falso. Hanno un sacco di spazi di rappresentatività.»
«Dimmene uno. Prova a nominarmi una serie TV mainstream che abbia nel cast delle donne omosessuali.»
«Be’… Ellen…»
«Cancellata poco dopo l’episodio gay. Dinne un’altra.»
«Will & Grace.»
«I personaggi principali sono uomini gay stereotipati che i media ritraggono come affascinanti e divertenti. Dove sono le lesbiche affascinanti e divertenti? Quelle che vedi hanno tutte i capelli corti, sono sempre in tuta e hanno un pessimo carattere.»
Ci penso, ci rifletto attentamente, e sì, ha ragione, ma ci deve pur essere qualche rappresentazione di una lesbica…
«Glee…. E, oh, trovato, Grey’s Anatomy.»
Ci pensa un po’, dà un sorso al suo daiquiri ed esclama: «Ok, ti concedo Grey’s Anatomy.»
«Oh, e The Fosters.»
«Eheh, ho detto mainstream.»
«Okay, stiamo finendo fuori tema.»
«Volevo solo esprimere il mio appoggio e il mio amore alle lesbiche.»
«Cosa che apprezzo molto, perché anche loro hanno bisogno di amore… ma possiamo concentrarci sulla cinquantenne che mi si è seduta sopra?»
«Sì, scusa.» Si schiarisce la voce. «Quindi ti è venuta addosso una mamma incazzata.»
«Proprio così, ma a essere onesta, oggi mi è capitato di peggio.»
«Una signora che si è seduta sul tuo stomaco non è il peggio?» Dà un morso a un biscotto e poi lo ingoia così com’è. «Che cazzo può essere successo di più grave?»
La fisso negli occhi e mormoro: «Alec Baxter.»
«Oh-oh, ora sono curiosa. Chi è questo Alec Baxter?»
«Il fratello di uno dei concorrenti. Avvocato divorzista. Maleducato. Pensava che fossi un’assistente di produzione.»
«E perché mai?»
Ci concediamo entrambe un lungo sorso dei nostri drink, e l’alcol ghiacciato mi arriva dritto al cervello, congelandomelo per alcuni terribili istanti. Appena il dolore si placa, esclamo: «Ha preteso che gli portassi un caffè sul set.»
«No, dimmi che non è vero» sussulta Farrah.
«E invece sì. È vero eccome.» Faccio fuori metà biscotto e il resto lo ingurgito in un sol boccone.
«In realtà mi ha pure urlato contro perché non avevo riempito la caraffa. Se l’è presa con me perché ci hanno convocato troppo presto e certo, continuava a ripetere “per favore” e “grazie”, ma è chiaro che non diceva sul serio. Si sentiva che erano formulette vuote, grondavano ostilità da quella lingua avvelenata.»
«Dio, odio le lingue avvelenate» commenta Farrah con sarcasmo.
«Le lingue avvelenate meritano di essere strappate via.»
«Certo, se lo meritano proprio.» Facciamo un brindisi e continuiamo a bere fino a che i nostri cartoni non si prosciugano.
«Ne apriamo un altro?» chiede Farrah.
«C’è bisogno di chiederlo?»
Si alza dal divano e si dirige verso il freezer, da dove estrae due brick che fora direttamente con le nostre cannucce riciclabili. «Allora, ti ha chiesto un caffè. Che coraggio. E poi?»
«Suo fratello gli ha detto di scusarsi con me.»
«Quindi in famiglia conoscono le buone maniere, anche se alcuni di loro “hanno la lingua avvelenata”.» Farrah mi porge il mio drink e tira fuori un’altra manciata di biscotti.
«Pochissimo, ma sì, le conoscono.»
«E si è scusato?»
Succhio forte, poi deglutisco e aggiungo: «No. Anzi, si è presentato al mio tavolo di lavoro nel bel mezzo delle riprese e ha iniziato a insultarmi.» In realtà, è probabile che sia stata io a iniziare, ma non c’è bisogno di specificarlo a Farrah.
«Che cosa ti ha detto?»
«Mi ha definita “ripugnante”.» La mia amica spalanca gli occhi. «E poi ha detto che gli anni Novanta mi avevano chiamato per richiedermi le loro perline.» Con le dita piene di biscotti, indico il mio stupendo abito di paillettes.
Farrah solleva le sopracciglia in un’espressione di rabbia pura. «Non l’ha fatto davvero.»
Annuisco. «L’ha fatto eccome.»
Distoglie lo sguardo e sussurra: «Che figlio di puttana.»
«E vuoi sapere il colmo? Oggi abbiamo dovuto decidere il tema per i matrimoni, e io e i ragazzi abbiamo costruito una bellissima vision board in stile rustico moderno.»
«Perfetta per Cohen e Declan.»
«Vero?» Sospiro e lascio ricadere la testa contro il divano. «Le lesb…»
«Luciana e Amanda.»
«Giusto, scusa, non credevo di essere così poco sensibile. Colpa dello stress.» Sorseggio dell’altra vodka, cominciando a sentire gli effetti dell’alcol e dello zucchero messi insieme. «Luciana e Amanda hanno progettato un matrimonio boho-chic che mi ha fatto fremere di gelosia. Dio, era stupendo, sembrava di essere in un sogno.» Mi giro per guardare Farrah negli occhi. «E poi c’era il Team Baxter.»
«Troppo pretenzioso?»
«Magari.» Scuoto la testa. «No, il tema è Flamingo Dancer. Che non ha alcun senso. Il nome del ballo è flamenco. È vero che i flamingos sono i fenicotteri e ce n’erano un po’ sul tavolo, ma questo non conta. E poi le ballerine di flamenco hanno dei vestiti rossi, coi volant. Era tutto un gran casino.»
«Cos’hanno preso?»
«Della roba rosa, gialla e verde e un sacco di piume.»
«Oh mio Dio, sembra orribile.»
«Lo era… eppure la giuria ha dato a loro il primo premio, sbattendo il Team Rossi all’ultimo posto.»
«Non ci credo. Non puoi dire sul serio.»
Giocherello con la mia cannuccia.
«Magari stessi scherzando. I giudici hanno davvero votato quel tema. Mi sto ancora scervellando per capire il perché. C’erano delle palme, porca puttana. Delle fottute palme.» Faccio un sospiro pesante e scuoto la testa. «Come posso aiutare Cohen e Declan a vincere con una giuria che apprezza una vision board che sarebbe stata più appropriata chiamare “Una notte degli anni Ottanta a Miami”?»
«Oh, mi piace. Con quel titolo li avrei votati anch’io.»
«Farrah.»
«Ops, scusa, volevo dire buu, Team Baxter. Prendiamoli a calci nelle palle, dritto nei testicoli.»
«Possiamo anche evitare i calci nelle palle. Naomi, la futura moglie, è incinta. Il bambino non deve sapere che sta per nascere in un mondo dove la gente viene colpita nei testicoli per una gara di matrimoni.»
«Hai ragione. Meglio lasciare che lo capisca da solo crescendo. Ma se ti va di tirare qualche pugno, io ci sono.»
«Quello potrebbe succedere, in effetti.» Mi infilo un biscotto in bocca e mi lecco le dita piene di cioccolato. «Mi piacerebbe proprio tanto dare un pugno ad Alec Baxter, dritto su quel suo stupido bel faccino.»
«Uhhhh, aspetta un attimo.» Farrah si alza di scatto. «Hai detto bello.»
«Sì, e allora?»
«Uhm, non si era parlato di bellezza.»
«Che importanza ha?» chiedo io.
«Questo cambia completamente le dinamiche. Potresti avere una odio-cotta per lui.»
«Sei impazzita?» Piego le gambe sotto il sedere e mi rannicchio contro il mio drink. Lo stringo al petto e lo sorseggio con dolcezza. «Non ho una odio-cotta per lui. Non lo conosco nemmeno.»
«Non c’è mica bisogno che tu lo conosca. Basta l’aspetto a far battere il cuore.»
«Fidati, non c’è nessun cuore che batte quando sono con lui.»
«Okay, allora dimmi una cosa: com’è fatto?»
Senza pensarci su due volte, dico: «Somiglia a Chris Evans, appena rasato e uscito direttamente dalla palestra».
Oh, merda.
Farrah tira indietro la testa e ride. «Oh mio Dio, sei proprio cotta.»
«Non è vero.» Do un morso al mio ultimo biscotto e inizio a masticare nervosamente. «Okay, sì, è attraente, risponde un po’ allo stereotipo hollywoodiano, ma a chi piacciono davvero i divi di Hollywood?»
«A tutti, tuo fratello compreso.»
«È gay, lui non conta.»
«Oh, eccome se conta. Conta più di tutti.» Farrah mi strappa il telefono di mano e comincia a scrivere.
«Cosa stai facendo?»
«Chiedo a Cohen se pensa che Chris Evans sia attraente.»
«No.» Mi butto addosso a lei e le tolgo di mano il telefono. «Capirà subito che stiamo parlando di Alec. Anche Declan ha detto che assomiglia a Chris Evans.» Poso il cellulare in un angolo, il più lontano possibile dalla mia amica. «Va bene, Chris Evans è uno strafico e Alec Baxter ha il viso di un angelo, cesellato e perfetto, e degli occhi verdi intensissimi.»
Farrah scoppia a ridere. «Hai detto intensissimi. Sei proprio cotta di lui. Scommetto che avresti voluto che fosse questo Alec a sedersi su di te, e non quella donnaccia malefica.»
Forse un po’ hai ragione.
Ma cosa mi viene in mente? No. Non voglio avere niente a che fare con Alec Baxter.
«Questa conversazione sta degenerando. Stiamo perdendo di vista il problema.»
«E quale sarebbe il problema?» chiede lei sorridente.
«Be’, vedi… il problema.»
Ride di nuovo. «Oh, ti piaceee.»
Non mi piaceee!
«Cazzo, sto malissimo.»
«Tu stai male?» chiede Farrah. «Sono io quella che si è alzata alle sei di mattina di domenica, perché la mia amica mi ha trascinato fuori dal letto per non dover mangiare cibo unto da sola.»
«Avevo bisogno di una compagna di hangover. In più oggi devo presentarmi sul set alle dieci per il confessionale.»
«Me ne ricorderò la prossima volta che avrò bisogno di una compagna di hangover.»
Ci lasciamo cadere sul divanetto senza neppure chiedere il menù. Dining Hall, la tavola calda a un isolato di distanza dal nostro appartamento, è la nostra seconda casa. Sappiamo tutti i piatti a memoria. Mi basta un’annusata e sono in grado di dire esattamente cosa ha mangiato la persona che era seduta al tavolo prima di noi. I sedili rossi in pelle sono consumati e le piastrelle sul muro, uguali a quelle della metro, fanno molto vintage, aumentando l’effetto nostalgia. La lavagna con le specialità del giorno non viene cambiata dal duemilasedici, nonostante nessuno di quei piatti sia più disponibile.
Con un solo sguardo, la nostra cameriera preferita, Fay, ci fa cenno di aver capito tutto. Due terapie post sbornia in arrivo.
«Potevi almeno darmi il tempo di mettermi addosso qualcosa di più presentabile.»
«Stai benissimo» dico, col viso premuto contro la superficie fredda e appiccicosa del tavolo. Vedo una doccia nel mio prossimo futuro, ma prima il bacon.
«Sto indossando un pigiama da pollo.»
Scoppio a ridere. «E ti sta da dio.» Fay ci mette davanti due bicchieri d’acqua e uno shot di quello che lei chiama “il suo toccasana”. Non osiamo chiedere cosa c’è dentro.
«Alcol in brick?» La cameriera alza un sopracciglio.
«Come fai a saperlo?» chiede Farrah tappandosi il naso e spingendo indietro il bicchiere d’acqua.
«Quando ci siete di mezzo voi esistono due tipi di hangover. Il primo è una normale sbornia, quindi siete distrutte ma vi rimane ancora un po’ di dignità. E poi c’è la sbornia da brick, e allora pare che abbiate passato la notte in un cassonetto, succhiando una canna da zucchero.»
«Già.» Annuisco e alzo due dita. «Numero due.» Mando giù velocemente lo shot e inizio a tossire e sudare. «Santo cielo, Fay.»
Lei sorride. «Aggiungici un pizzico di tabasco, giusto per rimettere in moto le gambe.»
«E le viscere» aggiunge Farrah, toccandosi lo stomaco. «Santo cielo, ti prego, non farmi fare cose schifose con questa tutina da pollo.»
Fay le dà una pacca sulla schiena. «Sai dov’è il bagno. Il cibo sarà pronto a breve.»
Aspetto che la cameriera si allontani e poi chiedo: «Devi davvero andare in bagno?»
«Non ne sono sicura. Ti farò sapere.»
«No grazie, sono a posto così» dico alzando una mano. Poi appoggio di nuovo la testa sul tavolo. Mi sembra che ci sia un martello pneumatico nel mio cranio.
«Quattro litri di alcol a testa: non è stata una buona idea.»
«Avremmo dovuto fermarci a due.» Farrah si tira indietro il cappuccio, rivelando la cresta rossa cucita in cima.
«Concordo.» Il profumo dello sciroppo vecchio mi riempie il naso. Mi siedo e mi porto le mani sulla fronte, cercando di evitare di svenire sul tavolo. «Ho ballato ieri sera?»
«Con la borsa da cucire in testa.»
Annuisco. «È quello che temevo. Perché con la borsa?»
«Non volevi cadere e sbattere la testa sul tavolo perché, e qui cito, “sono famosa ora, e mammina non deve rovinarsi la faccia”.»
Sorrido. «Già. Proprio così.»
«E poi hai borbottato che non volevi che Baxter avesse qualche altra frecciatina da lanciarti.»
«Argh, Alec Baxter.» Mi cascano le braccia. «Spero che il fratello usi il suo culo come portaspilli.»
«Da quello che mi hai detto, potrebbe benissimo farlo.»
Ridacchio. «Riesco ancora a sentire il suo grido da femminuccia.»
«Di chi? Di Alec o del fratello?»
«Del fratello. Thad. Ha una voce maledettamente stridula. Quando hanno vinto, ho pensato che fosse stata Naomi a urlare. E invece no, era lui.» Scuoto la testa, ancora incredula. «La loro vision board era il trionfo del pacchiano, il titolo non aveva niente a che fare con gli oggetti e c’era roba infilata alla rinfusa dappertutto. Nessun senso di insieme, nessun gusto nell’abbinare stoffe e colori. Davvero, la peggiore spazzatura che abbia mai visto.»
«Tipo un bidone in fiamme?»
«Esattamente. Anzi, il bidone in fiamme per eccellenza. Se cerchi “bidone” sul dizionario, ci trovi una foto della loro vision board.»
«Eppure abbiamo vinto» fa una voce maschile ormai molto familiare, mentre il sedile alle mie spalle scricchiola.
Mi si ferma il cuore. Sento l’imbarazzo che sale e sul mio labbro ricompare il sudore di Whitney.
Farrah spalanca gli occhi e, con un dito puntato alle mie spalle, sussurra: «Chris Evans».
Prendo un respiro profondo e mi giro dall’altra parte. Il movimento rapido mi fa scoppiare la testa di dolore. La vista si offusca, ma quando ricomincio a mettere a fuoco, la prima cosa che vedo sono due occhi verdi, seguiti da un sorriso compiaciuto e un mento cesellato. Sì, è proprio “Chris Evans”.
«Buongiorno.» Mi spara un sorriso radioso che vorrei potergli cancellare dalla bocca con un bel manrovescio. «Sembra che tu abbia passato una grande notte. Sento per caso odore di alcol da cinque dollari?»
«Due e novantanove, per essere precisi» si intromette Farrah alzando un dito.
«Oh, ancora meglio.»
Stringo gli occhi. «Cosa ci fai qui? Mi pedini?»
«Sì. È la mia occupazione preferita del weekend: pedinare egocentriche irritabili solo per farle arrabbiare.»
«Sembra proprio così.» Incrocio le braccia e mi rivolgo alla mia amica. «Un tipo piuttosto raccapricciante.» Punto un dito verso Alec. «Ti conviene fare attenzione a quello che combini, razza di pervertito.»
«È proprio un pervertito, si vede perfino dalle scarpe» risponde lei con un sorriso.
«Non le hai ancora viste, le mie scarpe» scatta lui.
«Ho sentito dire che sono tremende, e questo mi basta per sapere che sei un viscido.»
«Ah, certo.» Si appoggia contro la spalliera del sedile, sporgendosi verso di noi. «Sei tale e quale alla tua amica. Giudichi un libro dalla copertina.»
«Quindi ammetti che sembri un pervertito?» chiede lei. È una vera campionessa di risposte pungenti.
«No.»
«Allora spiegami perché no.»
«In che senso?» Lui la squadra dalla testa ai piedi. «Non ti devo nessuna spiegazione e, onestamente, non credo tu possa permetterti di sindacare sul mio aspetto.»
«Scusa?»
«Chicchirichì!» Alec si lancia nella migliore imitazione del verso di un gallo che mi sia mai capitato di sentire. Lungi da me riconoscergli un qualsiasi merito, ma insomma, questa era davvero buona, e ho bisogno di tutto il mio autocontrollo per non scoppiare a ridere.
Farrah si abbassa il cappuccio, rivelando l’indomabile matassa dei capelli, elettrici per via del contatto col pile. Cavoli, sembra davvero una pazza.
«Per tua informazione sotto questo pigiama indosso solo un reggiseno vecchio di dieci anni e un paio di mutandoni che mi arrivano all’ombelico: se i miei capi mi vedessero, la mia promettente carriera nel mondo della moda sarebbe rovinata. Eppure, mio caro, non sono mai stata più comoda in vita mia. Quindi giudicami quanto ti pare, razza di idiota, ma io sono infinitamente più a mio agio di te.»
«Vedo che anche la tua amica è piuttosto irritabile» mi fa Alec. Il suo sguardo passa rapidamente dai miei occhi ai miei capelli e poi di nuovo ai miei occhi.
«Che ci fai qui?» chiedo, esasperata. «Sarà già abbastanza dura dover respirare la tua stessa aria tra qualche ora. Non puoi almeno lasciarmi smaltire questa sbornia come si deve, e cioè infilandomi in bocca chili di fritti?»
«Sono qui perché questo è il mio locale preferito e stamattina volevo bermi un caffè in santa pace.»
«Questo non è il tuo locale preferito. È il mio locale preferito. Sono due anni che ci vengo.»
Alza una mano divaricando bene le dita. «Per me sono cinque, chiedi a Fay. Il che significa che mi spetta il diritto d’usucapione. Scegliti un altro posto, Martha, questa è la mia tavola calda.»
«Luna» dico con una voce così avvelenata che Farrah stessa mi dà un colpetto sul braccio. «Credo si riferisse a Martha Stewart. Giusto?»
Annuisce. «Al pollo qui non sfugge niente.»
«Preferirei “gallina”, se proprio vuoi restare in tema.»
«Ti porgo le mie scuse.»
Farrah sorride, e per un breve istante arrivo a mettere in dubbio la sua lealtà. Ma poi gli punta un dito contro ed esclama: «Sei uno stronzo.»
«Okay, perché questa ora?»
«Come ti permetti di definire la mia amica “ripugnante”? Luna è l’esatto opposto. Lei è… lei è…» Si gira verso di me e sussurra: «Qual è il contrario di ripugnante?»
«Uhm. Se non ci fosse Alec lo cercherei sul dizionario.»
«Amabile» mormora lui passandosi una mano sul viso.
«Grazie» risponde Farrah, ma poi recupera la sua espressione severa. «Lei è “amabile”.»
«Ah sì? Le persone amabili di solito parlano male degli altri alle loro spalle? E in modo così abominevole?»
«Lei non ha niente di abominevole. Era l’alcol a parlare. S’impossessa di te come il diavolo, e ti esce dal corpo a ondate fino a che non recuperi il senno. Non so cos’hai sentito, ma chiaramente era solo Satana che si allontanava da lei.»
«Interessante.» Si gratta una guancia. «Allora come spieghi il suo comportamento di ieri?»
«Semplice,» risponde Farrah, «le tue scarpe erano offensive.»
«Cristo santo» mormora lui scuotendo la testa. «Vorrà dire che le indosserò di nuovo apposta.» Si gira verso di me. «E ti sarei grato se in futuro evitassi di parlare di mio fratello nei termini che hai appena usato. Non lo conosci nemmeno.»
Mi sento invadere dal senso di colpa. Non vorrei ammetterlo, ma… ha ragione.