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Chapter 7

CAPITOLO 6


CAPITOLO 6

La bestia di Vaughn graffiava i muri della sua mente, desiderando annusare di nuovo Faith, appena lei lo ebbe superato e fu entrata nella capanna. Lui tenne al guinzaglio il felino questa volta. Faith era appesa al filo più sottile. Lui non aveva nessuna desiderio di spingerla oltre il suo limite e tagliare completamente quel filo.

Poiché era la verità, lui non era certo di poterla uccidere senza esitazione. E questo lo rese cauto. Gli Psy non erano tutti gentili ed empatici come Sascha. Alcuni di loro erano assassini dal sangue freddo. Il DarkRiver sapeva questo troppo bene – avevano perso una giovane femmina di nome Kylie per mano di un killer Psy meno di un anno prima ed i loro alleati di sangue, i lupi SnowDancer, avevano quasi perso una femmina.

Brenna, la SnowDancer che era stata rapita e torturata, era rimasta profondamente ferita nonostante tutto ciò che Sascha ed i guaritori avevano fatto per aiutarla. Vaughn poteva supporre il perché: come uno dei cacciatori che avevano catturato e giustiziato il killer, aveva visto la faccia del male che l’aveva toccata, sapeva esattamente quale tipo di atrocità gli Psy erano capaci di commettere.

Faith poteva rivelarsi molto diversa da quello che sembrava. Fino a che non fossero stati sicuri, Vaughn non aveva fiducia nelle sue reazioni su di lei. Mentre era vero che gli Psy generalmente avevano difficoltà a manovrare le menti changeling, Sascha era la prova che niente era impossibile. E nonostante l’allenamento che aveva ricevuto dalla compagna del suo alfa, lui non era uno Psy, mentre Faith era un cardinale.

Seguendo la sua preda in casa la guardò, e Sascha lo incontrò in mezzo al salotto. Alzò la sua mano per sfregarla sul tatuaggio sul suo braccio, la sua lealtà al DarkRiver nasceva da un atto del più crudele tradimento ed era salda come una roccia.

Era il leopardo che era andato in suo aiuto in un periodo durante il quale lui aveva perso tutti e tutto ciò che aveva di importante. Ed era Lucas che gli aveva teso la mano dell’amicizia che lo aveva portato indietro dall’orlo selvaggio di una rabbia che consumava ogni cosa. Lui avrebbe donato la sua vita per il suo Alfa e fino a quel momento, niente e nessuno aveva mai minacciato di spegnere l’intensità quel fuoco.

Che lo stesse facendo Faith dopo solo un paio di ore, lo aveva reso più che sospettoso sulla verità delle sue risposte.

Faith si addormentò pochi secondi dopo aver appoggiato la testa sul cuscino, il corpo e la mente sfiniti. Ma questo non poteva fermare le visioni. Niente poteva fermarle quando erano determinate a trovarla.

L’oscurità toccava la sua coscienza. Il suo battito cardiaco accelerò. Lei riconobbe quell’oscurità. Non era amichevole, non era qualcosa che lei voleva vedere. Ma quella cosa voleva che lei guardasse. C’era un piacere perverso in essa, un piacere che lei capiva perché non era suo ma generato dall’oscurità. Durante queste visioni, lei era l’oscurità e se avesse provato paura, quel fatto avrebbe potuto terrorizzarla. Ma certamente lei non era spaventata, lei era un prodotto del Silenzio.

Non era ancora così devastante, l’oscurità. Essa si sentiva … soddisfatta. Le sue necessità erano state soddisfatte per ora e l’oscurità si stava godendo il suo maledetto attacco. Ma poi le mostrò una visione del futuro. Un futuro che non poteva non vedere come non poteva smettere di respirare.

Soffocamento.

Tortura.

Morte.

Incapace di sopportare la brutalità, cercò di allontanarla. Questa si rifiutava di lasciarla. Il suo cuore batteva pericolosamente, ad un ritmo alternato. Questo era impossibile, la sua mente allenata da Psy cercava di avvertirla. Ma l’oscurità era stata allontanata dal nocciolo principale della sua psiche. L’oscurità era spaventata perché non sapeva che questo fosse possibile.

Qualche volta le visioni non la lasciavano andare. Mai. Il risultato finale era l’insanità così profonda e vera che non restava altro che frammenti contorti della mente. Faith era aggrappata all’oscurità, ma non c’era niente che la bloccava, niente da scacciare. Era ovunque e da nessuna parte, circondata da una prigione che lei non poteva rompere. Il suo cuore sovraeccitato cominciò a rallentare mentre la sua mente concentrava ogni oncia della sua energia nel cercare una via di uscita. Solo per sbattere contro un muro bianco.

Un tocco intruso, un allarme sensoriale cosi scioccante che spezzò l’intreccio della visione. Lei si svegliò con l’affanno, i suoi occhi contrapposti ad un paio che non erano propriamente umani. Dopo un respiro affannato, lei divenne cosciente delle mani che stringevano le sue braccia. Pelle contro pelle. La sua canottiera sportiva era inzuppata dal sudore e, secondo logica, avrebbe dovuto iniziare a cadere a causa del sovraccarico sensoriale, ma lei disse

– Non lasciarmi. – La sua voce era un sussurro. – Non lasciarmi o ci ricadrò. –

Vaughn intensificò la stretta, preoccupato dallo sguardo nei suoi occhi. C’era qualcosa di sfocato in loro, come se lei non fosse pienamente sveglia.

– Parlami, Faith – .

Lei continuava ad emettere quei respiri spasmodici ed ansimanti e poi, con sua sorpresa, si allungò per appoggiare i palmi delle mani sul suo petto nudo. Il suo tocco era semplicemente caldo mentre lui si sarebbe aspettato freddezza. Bruciava, ed il giaguaro voleva di più.

– Non lasciarmi riaddormentare. Per piacere, Vaughn. Per piacere. –

Lui non capiva di cosa lei avesse così paura, ma era una sentinella, sapeva come proteggerla. I suoi sensi si erano accesi in allarme pochi minuti prima, nonostante Faith non aveva emesso nessun suono. Lui si era incamminato nella sua stanza con passo silenzioso, aspettando il suo risveglio e che gli dicesse di andare all’inferno. Invece, lui l’aveva trovata pericolosamente ansimante, la sua pelle ricoperta dal sudore, le sue mani chiuse in un pugno cosi stretto che avrebbe potuto procurarsi un emorragia per i piccoli tagli fatti dalle sue unghie.

Adesso quegli stessi istinti lo avevano spinto a stringerla nelle sue braccia. Toccò indeciso Faith; forse l’aveva turbata abbastanza da riportarla indietro qualunque fosse il posto in cui lei era andata.

Puro nero.

Lui finalmente realizzò che erano i suoi occhi che lo preoccupavano, la completa mancanza di luce. Aveva visto gli occhi di Sascha farlo altre volte, ma c’era stato qualcosa di diverso in Faith stanotte, come se ci fosse una profonda oscurità dentro di loro che lui poteva vedere. Lui fece scivolare una mano dietro di lei e sotto i suoi capelli per avvicinare la sua testa. La donna che aveva incontrato ore prima avrebbe dovuto allontanarlo e minacciare di svenire. Era ancora troppo, troppo passiva.

– Ti posso baciare, Rossa? – Era una sfida. – Non ho mai baciato nessuna Psy prima. Potrebbe essere divertente. –

Il suo respiro si fermò e lei scosse la testa contro di lui come un gattino bagnato si scrolla l’acqua di dosso. Poi si appoggiò al suo petto. Il terrore che lei provava avrebbe potuto permettergli di tenerla stretta a sé qualche secondo in più, ma era fin troppo consapevole che il corpo di lei aveva avuto un inaspettato effetto sul suo. Lui di solito usava la sua sensualità: ciò a cui non era abituato era di reagire cosi totalmente contro la sua volontà.

Lasciando Faith libera di allontanarsi, lui guardò come lei arretrò fino ad appoggiare la sua schiena contro la testata del letto. Gli occhi che fissavano quelli di lui erano profondi e pieni di stelle.

Lui fece un sorriso di scherno. – Così, sei tornata? –

Lei annuì, continuando a guardarlo come se lui fosse un qualche enorme animale selvaggio che poteva vederla come un dessert. Lei non aveva del tutto torto. Al felino piaceva immensamente l’odore di questo Psy e l’uomo la trovava stranamente affascinante.

– Non ho mai spaventato nessuna con la minaccia di baciarla prima d’ora, – lui commentò, fissando il suo viso per vedere qualche segno persistente di qualsiasi cosa l’avesse spaventata a tal punto da farle sembrare sicuro Vaughn.

– Io non provo paura. –

Lui tirò la sua canottiera sportiva. – Hai perso il controllo delle tue reazioni fisiche di nuovo, huh? –

Lei tirò il tessuto umido dalla sua stretta. – Anche gli Psy non possono controllare il sudore mentre dormono. –

– Starai bene?

Faith non voleva che lui se ne andasse, una reazione illogica. Vaughn non poteva fermare le visioni se loro erano determinate a venire, ma una qualche parte irrazionale di lei era convinta che se lui si allontanava, l’oscurità sarebbe tornata e questa volta, niente avrebbe potuto allontanarle.

– Certamente – .

– Non sembra. – Lui la guardò storto e le si avvicinò per spostarle i capelli dalla sua faccia. – Vuoi farti una doccia? –

Il suo tocco finì di risvegliare ogni suo nervo ma lei si trattenne. Non poteva sopportare questo. Era quello che l’aveva allontanata dalla sua visione e lei avrebbe dovuto imparare a sopportare qualsiasi cosa che l’avesse aiutata ad allontanare l’oscurità.

– Si. Potrei svegliare Sascha e Lucas? –

– Loro non sono qui. –

– Siamo soli? – Lei si sentì improvvisamente vulnerabile in un modo così profondamente femminile, ed era una sensazione completamente nuova.

– Non avevi mica pensato che avrei lasciato restare il nostro Alfa e la sua compagna in un luogo conosciuto da uno Psy cardinale? – Sbuffò lui. – Noi possiamo averti anche bendato, ma gli Psy hanno altri modi per sapere. –

– Tu pensavi che avrei potuto condurre gli altri qui. –

– Era una possibilità. –

Lei non sapeva cosa dire, non si aspettava che Sascha l’avrebbe abbandonata cosi. Anche se naturalmente, una volta anche lei lo pensava, infatti la sua supposizione non aveva alcun fondamento.

– Lei non voleva andarsene – , disse Vaughn, e quasi la sorprese in una palese risposta fisica. – Ma non potevamo permettere che il suo cuore la mettesse in pericolo. –

– Il suo cuore? –

– Lei è un E-Psy. –

Faith sfogliò nei file mentali. – Non c’è nessuna designazione E. –

– Fatti una doccia e ti dirò qualcos’altro che il tuo Consiglio ti ha tenuto nascosto. Sono quasi le cinque – vuoi un caffè? –

– Okay. – Faith era consapevole che c’erano particolari lacune nella sua conoscenza ed in gusto del caffè era una di esse. Lei lo sapeva, di certo. Nessuno che leggeva quanto lei poteva conoscere quella mancanza, ma lei in realtà non lo aveva mai bevuto.

Vaughn si alzò dal letto ed i suoi occhi seguirono il movimento della snella muscolatura e la forza maschile. Lui era costruito perfettamente proporzionato, congegnato splendidamente. La muscolatura era ben definita e la sua pelle risplendeva di un intenso bagliore che la sua mente trovava … interessante, lei pensava disperatamente, mentre quella stessa mente tentava di inserire un’altra parola.

– Ho passato l’ispezione? –

I suoi occhi incontrarono i suoi che ardevano leggermente nell’oscurità e lei vide qualcosa in loro che riconobbe adesso come divertimento.

La sua risposta venne dalla parte di lei di cui non sapeva l’esistenza.

– Sembri in salute, ma ti dovevo osservare attentamente per dare un giudizio accurato. –

Con sua sorpresa, le labbra di lui si curvarono. – Così sai giocare dopo tutto. –

Lei voleva ribattere, ma lui era già uscito.

– Aspetta! –

Parlò senza aver pensato.

Lui si girò. – Qual’è il problema? –

Adesso che l’aveva fermato, lei non poteva dirglielo. Cosa sarebbe successo se lui si fosse allontanato e l’oscurità l’avesse ritrovata?

– La doccia – dove posso trovare un asciugamano? –

– Aspetta. – Lui uscì.

Quando ritornò, lei aveva iniziato a respirare più velocemente. Lui esitò un secondo ed entrò dalla porta.

– Io sento l’odore della paura, Rossa. –

Lei si alzò dal letto e gli si avvicinò per prendere l’asciugamano. Quello che non poteva permettersi anche di pensare era che lei andava da lui perché si sentiva al sicuro.

– Tu ti immagini le cose. – Lei tirò l’asciugamano.

Lui lo strinse.

– Io sono un felino. Non posso sbagliare su questo. Vieni. –

Sapeva che voleva controbattere, ma non avendo così tanto il desiderio di farlo, lei lo seguì e lui la condusse al bagno. Quando lui non accese nemmeno una luce, lei realizzò che era perché lui vedeva perfettamente al buio. Siccome lei non poteva, lo raggiunse con la sua mente ed accese la luce della cucina appena arrivarono in quella stanza.

Lui si immobilizzò.

– Telecinesi? –

– Un trucco. – In realtà la sua forza di Tk era quasi trascurabile, ma lei pensò intelligentemente di non ammettere questo.

– Qualche altro trucco che io posso conoscere? – Lui le indirizzò uno sguardo penetrante.

Lei scrollò le spalle.

– Cosa hai intenzione di fare? –

– Iniziare a fare in caffè prima di farti da babysitter. – Lui aprì una valvola sul contatore che correva lungo la parete.

Si sentì come se l’avesse schiaffeggiata.

– Dammi l’asciugamano. Io non ho bisogno di una babysitter. –

Ignorandola, finì di preparare la caffettiera.

– Ti stavo prendendo in giro, Rossa. Non arruffare la tua pelliccia. – Lui indicò il corridoio. – Vai ad usare quella doccia ed io mi siederò fuori ad aspettarti. –

Lei prese l’asciugamano che lui teneva.

– Sto bene. – Lei non sapeva ciò che l’aveva spinta a dirgli quella menzogna. Lei non aveva mai mentito, non aveva ragione di farlo.

– E non ho la pelliccia. – Ma per qualche bizzarra ragione, si ritrovò ad immaginarsi come sarebbe stato piacevole accarezzare quella pelliccia oro e nera che lei aveva intravisto quando l’aveva inseguita prima.

– Fatti bella e potrei permettertelo. –

Lui aveva letto la sua mente per la seconda volta.

– Tu sei telepatico? –

Lui la spinse verso la doccia.

– No, sei tu che non sai mentire per niente. Hai tutto nei tuoi occhi. In più so quando una donna sta pensando di accarezzarmi. –

– Io non stavo pensando di accarezzarti. – Lei lo precedette lungo il corridoio. – Io stavo immaginando la tua pelliccia. –

Calore sulla sua schiena ed un grezzo sussurro contro il suo orecchio.

– Tu ti lascerai accarezzare da me ed io lascerò che tu mi accarezzi, sento qualcosa sulla tua pelle. –

Faith non aveva nessuna idea di come combatterlo. Cosi aprì la porta del bagno ed entrò.

– Non ci metterò molto. –

Gli occhi di Vaughn fissarono i suoi e lei divenne consapevole che la canottiera era attaccata alla sua pelle, sottolineando tutto di lei, dal suo seno pieno alla forma dei suoi fianchi.

– Mettici il tempo che vuoi – .

Faith ipotizzò il perché si sentisse come se fosse stata marchiata. Lui non l’aveva toccata eppure… lui l’aveva.

Vaughn ascoltava la doccia scorrere cosi si appoggiò al muro vicino al bagno. Lui aveva detto che sarebbe rimasto li mentre lei si lavava e lo fece. E non era solo perché lui aveva percepito l’odore acre della paura fin dentro le ossa. Qualcosa in lontananza di più inquietante era stato presente in quella stanza piena di incubi, una terza entità che il felino aveva riconosciuto come niente di naturale, niente di buono.

Lui non era in grado di definire quel persistente tanfo come ogni altro umano, changeling, o Psy , ma si era aggrappato a Faith come una seconda pelle, sparendo solo alla luce della cucina. Poteva essersene andato adesso, ma Vaughn non era per niente convinto che sarebbe stata l'ultima volta in cui lo avesse visto. Faith poteva essere benissimo un portatore psichico di qualche specie, fornendo un passaggio per l’infiltrazione nel DarkRiver.

Comunque, il suo istinto gli diceva il contrario. C’era stato qualcosa di maligno in quell’oscurità, qualcosa di violento e di brutto. E mentre lui non era sicuro che la sua Rossa fosse controllata dagli Psy, la sua bestia non sentiva niente di negativo in lei. Faith profumava di caldo e femminilità, seducente ed invitante.

Qualunque cosa fosse che stesse accadendo, aveva la sensazione che la stessa Faith non ne era a conoscenza. Era anche possibile che qualcun altro fosse entrato nella sua coscienza attraverso la sua connessione alla mente alveare della PsyNet.

La doccia si interruppe. E fu che lui realizzò che non poteva dare niente a Faith con cui sostituire il suo pigiama intriso di sudore. Lui aspettò che lei realizzasse la stessa cosa. Lei aprì uno spiraglio della porta un minuto dopo. – Ho bisogno di qualcosa da mettermi. –

Lui si voltò e appoggiò un braccio contro il muro.

– Non lo so. Io penso che potrei osservarti meglio senza niente. –

Gli occhi color notte lo fissarono senza sbattere.

– Stai giocando sporco. –

– Mi segui passo passo, Rossa. – Dallo spiraglio della porta lui poteva vederla mantenere l’asciugamano chiuso sul seno che appariva sorprendentemente generoso data la sua piccola ossatura. La bestia si aggirava più vicina alla superficie della sua mente.

– Il mio nome è Faith – .

– Hmm. – Lui si avvicinò abbastanza da far scorrere un filo di seta umido attraverso le sue dita. Giusto adesso, i suoi capelli erano di un rosso scuro che gli ricordava il sangue del cuore.

– Tu hai qualche vestito in più nel tuo zaino? –

– Una maglia ed i pantaloni che stavo indossando prima. –

Lei non protestò per il suo tocco e lui si chiese se anche lei avesse percepito quanto fosse arrivata lontano in poche ore. Qualcosa in Faith desiderava sensazioni e lui la stava guidando ad allontanarsi dal suo condizionamento sotto il Silenzio. Gli faceva piacere. Ed era perché a lui piaceva toccarla. Il felino non vedeva nessuna ragione per mentire su questo.

– Ti prenderò una maglietta, tu puoi prendere gli altri tuoi vestiti domani in caso decida di ritornare a dormire. – C’era un vestito di riserva nell’armadio, ma lui voleva coprirla con il suo odore. E lui era abbastanza animale da non provare interesse sul perché gli importasse. Lo faceva e basta.

– Aspetta qui. –

Questa volta lei non gli chiese di fermarsi, ma lui sentì i suoi occhi su di sé lungo tutta la strada fino al soggiorno. Lei non si era spostata nemmeno di un centimetro quando lui ritornò. Qualunque cosa fosse che lei poteva vedere, l’aveva spaventata a morte, spaventata abbastanza da rompere i suoi normali scudi di fredda riservatezza.

– Ecco. –

– Grazie. – Lei chiuse la porta, lasciandogli immaginare ogni sorta di cose. Lui era arrivato al punto di sostituirsi alla sua maglietta quando lei uscì.

– Ho lasciato l’asciugamano sull’appendino – . Spostò i suoi capelli dietro le sue orecchie.

Lui vide che la sua vecchia maglietta nera le arrivava pochi centimetri sopra al ginocchio, coprendola molto di più di quanto si aspettasse.

– Sei bassa. –

– Lo noti solo adesso? –

– Quanto sei, uno e cinquantadue? –

– Un metro e cinquantacinque centimetri per l’esattezza. –

Il che la rendeva molto più piccola di lui. Il che poteva rendere le cose molto interessanti a letto. Lui si appoggiò al muro, non sorpreso della direzione dei suoi pensieri, ma disturbato dalla loro forza. Ai gatti piaceva il gioco sensuale e Faith era una femmina molto seducente, piccola ma aveva le forme al posto giusto. E quella pelle gli faceva desiderare di leccarla.

– Perché mi stai guardando così? – Faith fece un passo indietro ed inclinò la testa.

Nessuna emozione né nel suo tono né nella sua espressione. Nessun profumo di desiderio. Ma il felino sapeva esattamente che lei lo trovava intrigante.

– Si, renderà le cose molto interessanti. – Lui poteva facilmente spingerla contro un muro e possederla. Con forza. Ma forse poteva riservare questo per dopo, la sua Psy probabilmente avrebbe apprezzato un po' meno entusiasmo le prime volte.

– Vaughn, i tuoi occhi sembrano più da giaguaro del solito. –

Lui scosse la testa in un marcato movimento e si incamminò verso il corridoio.

– Penso che il caffè sia pronto – . Che diavolo gli stava facendo questa Psy? Lui era conosciuto nel DarkRiver per essere distaccato al punto di essere freddamente lontano. La maggior parte delle femmine maturate di recente gli stavano alla larga mentre ostentavano se stesse con ogni altro maschio, poiché sapevano che lui non ragionava con le sue palle. Almeno fino ad ora.

Faith lo aveva catturato. – Hai del nutrimento che posso mangiare? –

– Nutrimento? – Lui la guardò storto. – Intendi cibo? –

– Ho qualche barretta nutritiva nel mio zaino se non ce l’hai –

– Sei peggio di com’era Sascha. – Mise la sua mano sulla parte bassa della sua schiena e la spinse verso la cucina.

Lei saltò via come un felino che si è scottato.

– Ti ho detto che non devi toccarmi. –

Lui ringhiò con un tono molto basso nella sua gola.

– Pochi minuti fa mi stavi supplicando di non andarmene. Decidi, Rossa. – Lui era consapevole che la sua voce aveva un tono più da giaguaro che Faith poteva probabilmente cogliere.

– Io non ero completamente in me quando mi sono svegliata. – Lei lo fissò con molta cautela ma non indietreggiò. Poi lo sorprese ancora di più facendo un passo verso di lui.

– E lo sai questo. –

Il felino ringhiava di nuovo, ma era per il piacere. Questa donna poteva sembrare fragile ma aveva una spina dorsale di puro acciaio.

– Sei sicura che io sia così intelligente? –

– No. Ma non sei neanche un animale. –

Lui la strinse fino a che non la incastrò contro il muro, con le sue braccia su entrambi i lati del suo corpo. Un semplice avanzamento e lui avrebbe potuto averla sessualmente alla sua mercè.

– Qui stai sbagliando, baby. – Lui sfiorò con la lingua il suo orecchio. – Io sono un animale. – Prima che lei potesse dire qualcosa, lui si allontanò e si incamminò in cucina. Lui sentì il suo respiro affannato pochi secondi dopo.

– Chi sei veramente? –

Lui la fissò oltre la sua spalla.

– Che cosa pensi tu? –