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Chapter 7

Capitolo 6


6

A dire il vero le sue scarpe non sono così brutte, ma argh… mi ha fatto arrabbiare così tanto che dovevo inventarmi qualcosa.

«C’è qualche motivo per cui hai il fiato corto?» mi chiede Cohen.

«Cos’hai fatto tutto questo tempo in bagno?» scatto io. La mia irritazione ha raggiunto i massimi storici.

Che faccia tosta.

Alec Baxter.

Avvocato divorzista, a quanto ha detto nella sua intro. Nessun talento particolare, ma a quanto pare fa un ottimo arrosto.

Ah-ah-ah, ne dubito.

L’arrosto diventa assolutamente delizioso solo se viene massaggiato ogni ora in una pentola di ceramica. Lo sanno tutti. Alec non sembra uno che massaggia l’arrosto: è più un tipo che lo butta in pentola, lo lascia lì e se lo mangia così com’è. Solo perché la pentola di ceramica fa tutto da sola non significa che sia giusto abbandonarci dentro del cibo incustodito. Anche gli alimenti a cottura lenta hanno bisogno di amici!

Scommetto che quello lì invece ha zero amici, con quel modo di fare scontroso e pretenzioso.

«Portami un caffè…»

Onestamente, chi è che parla in questo modo a un altro essere umano? Sudiamo e pisciamo tutti allo stesso modo, quindi dovremmo trattarci da pari a pari. Io la vedo così. Ma a quanto pare Alec è uno che caca rose. Dev’essere un bello spettacolo nei bagni pubblici.

E sì, gli ho sputato nella tazza, più volte. Tre per essere esatta, e non ne sono per niente dispiaciuta. Lo so che non l’ha bevuta. L’ho visto gettarla nel cestino e borbottare qualcosa tra sé e sé, ma il solo fatto che avesse davanti il caffè che aveva chiesto ma non potesse berlo è stato un vero piacere.

Insomma, mi sono ritagliata le mie soddisfazioni. E sì, può darsi che mi sia rabbuiata una volta o due durante le intro, ma solo perché non potevo credere alla faccia tosta di quell’uomo. E vederlo così a suo agio nel parlare di fronte alle telecamere, col suo stupido bel visino… mi ha irritato più di quanto sia disposta ad ammettere.

Sì, ha un bel viso; è bello tutto.

Vorrei poter dire che la sua faccia sembra un bidone dell’immondizia e chiudere così la faccenda, ma sarebbe una bugia. Volete sapere la verità? Lo giuro sulla mia macchina da cucire, ovvero la cosa più preziosa che ho: Alec Baxter è il gemello nascosto di Chris Evans, ma si capisce bene chi dei due ha ereditato il gene del vincente… e chi no.

Non mi credete? Be’, vi dico solo che Declan, quando l’ha visto, mi ha sussurrato all’orecchio: «È uguale a Chris Evans, ma senza quella barba ispida.» Già, ha una pelle così liscia da far venire i nervi.

Pelle liscia e occhi bellissimi. Non azzurri come quelli di Chris Evans, ma di un verde intenso che sembra scurirsi quando ti insulta. Il verde dei prati in fiore. Non che me ne importi qualcosa, perché sia chiaro che non me ne importa niente. È un uomo maleducato e ripugnante.

E le sue scuse erano ridicole. Non erano nemmeno delle scuse. Sento di essere scesa al suo livello, insultandolo a mia volta. Di solito non mi comporto così. In realtà non mi lascio mai innervosire da chicchessia. Forse sto esagerando, probabilmente sono un po’ stressata perché non ho ancora avuto occasione di presentarmi a Mary DIY. Né a nessun altro della giuria, se è per questo, anche se sono tutti in piedi davanti a me, raggruppati intorno a quello che chiamano “tavolo del fai da te”. Marco Vitally, il re degli inviti di nozze, è in pole position, bello come sempre col suo tipico cappello nero e i tatuaggi a tema nuziale che si arrampicano sugli avambracci, scomparendo nelle maniche della camicia.

Accanto a lui c’è Henrietta Hornet, un punto di riferimento assoluto per la comunità degli organizzatori di matrimoni. Ha iniziato la carriera occupandosi di feste per bambini ma ora è famosa in tutto il mondo per i suoi lussuosissimi party di nozze per celebrità. I classici eventi che noi poveri mortali possiamo solo sognare. Ignoro il morso della gelosia che mi assale appena la vedo voltarsi e mormorare qualcosa al nostro terzo giudice, Katherine Barber, esperta di dolci dall’aria perennemente acida. È lei la responsabile dell’epidemia di torte alla lavanda che ha colpito New York.

Ma Mary DIY, sigh, lei sì che è una dea con le forbici – una dea a cui non ho ancora detto neppure ciao. Non che sia qui per questo, ma ehi, stiamo respirando la stessa aria, e insomma, sarebbe carino avere la sua attenzione per un paio di secondi.

«Mi hai sentito?» chiede Cohen, dandomi un pizzicotto.

«Cosa?»

«Che hai? Ti comporti in modo strano.»

Mi giro verso mio fratello, dando le spalle al Team Baxter. «Che hai fatto in bagno per così tanto tempo?»

«La pipì. E poi sono andato a cercare un muffin. Thad ne era entusiasta, così ho voluto provarli. Va bene, mamma?»

«Non chiamarmi così.»

Declan guarda l’orologio. «Sono più di cinque minuti che aspettiamo. Secondo te posso andarmi a prendere un muffin anch’io?»

«No, se hai intenzione di metterci lo stesso tempo di Cohen.»

«Ehi,» mio fratello mi dà uno schiaffetto sul braccio, «sei stata tu a trascinarci qui, quindi ora vedi di rilassarti.»

Il senso di colpa mi invade all’istante e mi prendo la testa tra le mani. «Scusa,» dico. «Sono solo… irritata. Quell’Alec riesce davvero a farmi saltare i nervi.»

«Che tipo di nervi?» fa Declan, alzando le sopracciglia come per insinuare qualcosa.

«Non quelli che pensi tu.» Sì, anche quelli. «Mentre eravate via, Thad l’ha mandato qui per scusarsi, e lui invece si è messo a insultarmi.»

«Ha paura» ribatte Cohen con nonchalance, come se fosse in grado di leggere nella mente di Alec. «Sa benissimo che non hanno nessuna possibilità contro di noi.» Sorride per la prima volta da quando siamo qui e aggiunge: «È consapevole che nessuno batte i gay quando si tratta di matrimoni.»

«È un dato di fatto.» Declan gli dà il cinque e il mio umore si rischiara. Riesco a vedere l’eccitazione nei loro occhi. E anche la fiducia. Cohen sembra finalmente pronto a gettarsi a capofitto in questa gara.

Mi scrollo di dosso il fantasma di Alec Baxter e poso il mio disegno sul tavolo di lavoro. «Guardate cosa ho pensato per fare un chuppah.»

«Ma noi non siamo ebrei» sottolinea Declan. «Neanche lontanamente. Cattolici e cino-americani, ti pregherei di non dimenticarlo.»

«No che non lo dimentico,» rispondo, «non bisogna essere ebrei per sposarsi sotto un baldacchino. Per esempio, se dovessimo attenerci alla tradizione cinese, voi ragazzi dovreste cambiarvi d’abito continuamente. Almeno quello che fa la parte della sposa.»

Si fissano per un secondo. «E chi sarebbe?» chiede Declan.

Sorrido. «Non è ovvio?»

«No» rispondono all’unisono.

«Cohen. È lui quello lunatico.» Gli faccio l’occhiolino e torno al mio bozzetto, mentre Declan ride.

«Non sono lunatico» brontola mio fratello, ma poi si accovaccia al mio fianco per sentire la mia idea sul chuppah.

«Okay, fratellone.» Gli do una pacca sulla spalla e mi rivolgo a Declan: «Ora che ci penso: c’è una qualche tradizione culturale che vorresti includere nella festa di matrimonio?»

Annuisce. «La cerimonia del tè, ma possiamo farla la sera prima. Ho parlato con i miei e dato che è una cosa intima, vorrebbero celebrarla lontana dai riflettori. In più vorrebbero gestirla loro, così non devi preoccupartene.»

«Capito.» Sorrido. «Cohen dovrà indossare un vestito?»

Declan ride di gusto. «Sarebbe appropriato.»

«Che cos’è un matrimonio senza un tema specifico?» esclama Mary DIY allargando le braccia. È splendente sotto i riflettori.

È magica.

«Ogni famiglia avrà a disposizione trenta minuti per pensare a un tema di nozze a partire dagli oggetti misteriosi nascosti dietro di me. Devono servirvi da ispirazione. Sulla lavagna disegnerete una vision board che comprenda il tema, dei colori e una frase accattivante per descrivere la vostra festa. Quando un concorrente prende un oggetto lo toglie dal tavolo, quindi pensate in fretta, famiglie. La decorazione dei vostri sogni potrebbe esservi strappata via da un altro concorrente prima che possiate dire “campane nuziali”. E ricordate, qualsiasi cosa inseriate nella vision board deve essere usata per il matrimonio, quindi fate attenzione a quello che scegliete.» Mary si avvicina al pulsante – appena lo premerà, si abbasserà la tenda, rivelando gli oggetti.

Indossiamo tutti dei grembiuli coi colori delle rispettive squadre: rosa per i Rossi, blu per le Hernandez, viola per i Baxter. Ci incamminiamo verso la linea di partenza e ci mettiamo in posizione.

In questi ultimi giorni mi sono messa a tavolino con Cohen e Declan e, conoscendo il format del programma, abbiamo passato in rassegna tutte le sfide che avremmo dovuto affrontare. Abbiamo elaborato un piano per ogni test. Sappiamo cosa cercare. La preparazione è la chiave del successo. Faccio un bel respiro e mi metto in posizione di corsa. Ho in mente solo una cosa: il legno. Cohen si occuperà delle foglie di eucalipto e delle piante, mentre Declan dovrà impossessarsi di ogni singolo pizzo e scampolo di tela.

«Ai vostri posti, pronti… via.» Mary preme il pulsante. La tenda cade rivelando il tavolo pieno di oggetti e, per un breve momento, mi sento sopraffatta.

Ho assistito innumerevoli volte a questa sfida in TV e ho sempre urlato ai concorrenti di usare il cervello. Non ho mai capito come mai si agitassero tanto. Fino a questo momento.

Un enorme orologio ha appena iniziato il countdown, mi sembra che ci siano un milione di opzioni e tutti si precipitano in avanti nello stesso momento, causando una tale confusione che è impossibile pensare.

Tulle, fiori, gabbiette per uccelli, vasi, perline e… argh! Da diventarci matti!

«Ricordate, qualsiasi cosa prendiate e portiate al vostro tavolo deve essere usata!» urla Mary DIY e finalmente mi riprendo e mi affretto verso il banco. Il Team Hernandez è già lì che scava e fruga. Hanno preso la tovaglia di pizzo. Maledette.

«La iuta, trova quella di iuta!» grido a Declan, che sta rovistando furiosamente in una pila di stoffe.

«Luna, barattolo di vetro in arrivo» esclama Cohen, lanciandomelo. Lo afferro per miracolo.

«Non lanciare le cose!» urlo ma porto comunque il barattolo al nostro tavolo, perché è proprio un bel colpo.

«Non vedo nessun pezzo di iuta» grida Declan.

«Continua a cercare!» rispondo con una voce decisamente troppo stridula. In fondo al banco, vedo degli oggetti di legno, mi fiondo a razzo per provare ad afferrarli – e finisco dritto contro il petto di Alec. Sbatto di faccia contro i suoi pettorali e mi sembra di aver urtato un muro di mattoni. Inciampo. Cadendo, cerco qualcosa a cui aggrapparmi e scopro di aver agganciato un laccio del grembiule di Helen. Lei viene sbalzata via dal banco degli oggetti e atterra sopra di me.

«Sabotaggio!» urla mulinando le braccia vicino alla mia testa. «Giuria, guardate! Sta tentando di sabotarmi.»

«Non è vero!» rispondo cercando di liberarmi del suo peso, ansiosa di raggiungere l’angolo del legno. «Mi sono aggrappata a te per sbaglio.» Alzo lo sguardo e vedo Alec che mi fissa. Per un attimo mi sembra che voglia allungare la mano per aiutarmi, ma è solo un secondo, poi se ne va stringendo in mano un fascio di fronde di palma.

Che stronzo!

«Era diretta verso gli oggetti di legno. Prendili, Luciana, mentre la tengo giù!» fa Helen, che a quanto pare non comprende il significato delle parole per sbaglio.

«Cosa? No, no, no! Togliti di mezzo.» Sto cercando di spingere via la vecchia, ma, ehi, la ragazza tiene duro. Mi inchioda al pavimento. «Giuria, giuria, questa cosa è permessa?» Mi volto in direzione delle telecamere e vedo tutta la troupe che se la ride. Perfetto, lo so cosa stanno pensando: questa sì che è grande televisione.

A quanto pare vige la regola “ognuno per sé e Dio per tutti”.

«Cohen, il legno, per l’amor di Dio, il legno!»

Prima che riesca a localizzarlo, Alec mi scavalca per tornare al banco degli oggetti, dove c’è Thad che sta correndo sul posto, urlando con le mani in testa: «Non riesco a decidermi, non riesco a decidermi! Che cosa? Naomi, metti giù quella roba! Non siamo al circo! Sei fuori di testa? Sei incinta… va’ a sederti.»

«Ehi!» risponde lei, stringendo tra le mani una statuetta di vetro colorata. «Aspetto un bambino, non sono un’invalida.»

Thad le indica il groviglio di corpi in cui io sto ancora cercando di togliermi di dosso una cinquantenne. «Vedi quel caos per terra? Potresti esserci tu lì in mezzo. Ora metti giù quel clown e allontanati dal tavolo.»

«Non è un clown, è un… un…»

«È un clown!» grida Thad.

«Non è un clown.»

«È un clown» interviene Alec, raccogliendo il testimone da Thad, che ora sta ammassando oggetti a caso.

«Ho preso il legno!» urla Cohen.

«Ancora niente iuta» annuncia Declan.

«Oooh, piume» esulta Thad.

«Vogliamo il clown?» chiede Luciana.

«Fatemelo vedere!» risponde Helen, a cavalcioni sul mio stomaco.

«Come ti permetti,» Thad le strappa di mano la statuetta, «quello è il nostro clown!»

«Non si ruba!» ammonisce Mary DIY. Oh, interviene adesso la signora.

«L’abbiamo visto per primi» esclama Thad.

«E tu l’hai messo giù. Peggio per voi!» ribatte Helen gridando.

Luciana afferra il povero pagliaccio e lo mostra ad Amanda, che scuote la testa spingendola a ributtarlo sul tavolo… dove Declan lo raccoglie subito.

«Vogliamo il clown?»

«Metti giù quell’oscenità, per l’amor di Dio!» urlo. «Iuta, Declan, trova quella maledetta iuta!»

«Due minuti alla fine!» annuncia Mary.

«Argh, togliti… di mezzo.» Spingo Helen con tutta la mia forza, ma lei non si muove. Quindi… sì, le do un pizzicotto.

«Brutta schifosa» grida, e salta su quanto basta per farmi rotolare via. Finisco dritta sulle scarpe di Alec. Lui mi cade addosso, e così ci ritroviamo stesi a terra, pancia contro pancia, i nostri corpi che formano una croce.

«Attenta!» urla mentre qualcosa si schianta sul pavimento.

Ci fermiamo tutti. Cala il silenzio mentre fissiamo il vetro in frantumi sul pavimento.

Il clown.

Naomi si china sull’oggetto con le lacrime agli occhi. «Oh no…»

Sembra proprio che nessuno userà quel pagliaccio.

Non c’è tempo per i funerali. Spingo via Alec e riesco finalmente ad alzarmi. Perlustro i tavoli.

Scheletri, no.

Principesse Disney, no.

Un pupazzo di Shrek. Cosa? Assolutamente no.

Tessuto mimetico, no.

Carte da gioco, neanche per sogno.

«Trenta secondi.»

«Merda.» Scavo tra gli oggetti, gettando via boa e sciarpe colorate.

«Guardate, un boa» esclama Thad, tirandolo su da terra. Se lo avvolge intorno al collo. «Alec, ne vuoi uno?»

«Preferirei farmi mettere il cazzo in salamoia.»

«Eh?» Giro la testa giusto in tempo per vedere Amanda che mi si è fiondata accanto.

«Helen, ho preso la iuta.»

Sento il tessuto ruvido che mi scivola di mano e, prima di vederlo scomparire, lo stringo nel palmo.

«Lasciala» dico a denti stretti.

«Non ti azzardare a…»

«Ho detto di lasciarla, Amanda. Non ho nessun problema a mollarti una gomitata sulle tette.»

Le sue pupille si dilatano e molla il tessuto nel momento esatto in cui scatta il timer. «Alle vostre postazioni!» esclama Mary e io mi sento divorare dai sensi di colpa.

«Mi dispiace» dico rapidamente ad Amanda, che sembra terrorizzata solo all’idea di trovarsi nel raggio di tre metri da me. Riesco a immaginare la follia nei miei occhi mentre digrignavo i denti come una bestia feroce, le vene del collo che mi scoppiavano per la tensione. Cohen non è l’unico ad avere una vena pulsante. Per fortuna, è una cosa di famiglia.

Amanda evita il mio sguardo e se ne torna di corsa al suo tavolo di lavoro.

Cazzo.

«Luna, vieni qui!» urla Cohen, facendomi cenno di avvicinarmi alla nostra postazione.

Vedo per la prima volta l’insieme degli oggetti che ci siamo aggiudicati e, a essere onesta, non potrei essere più orgogliosa dei miei ragazzi. Soprattutto perché io sono rimasta intrappolata sotto il culo di Helen per gran parte della gara.

«Vi è concesso eliminare un oggetto!» esclama Mary. «Uno solo, quindi se per caso avete raccolto qualcosa che non vi aggrada, mettetelo nella vostra scatola delle eliminazioni, ma attenzione, le altre squadre potranno prenderlo.»

Ben consapevole di questa regola, stavo già valutando il nostro bottino. Toni di verde, color crema, legno naturale. Stoffe, morbide e ruvide. Tutto in squisito stile rustico. Guardo Cohen e Declan e gli rivolgo un enorme sorriso. «Mi sa che abbiamo vinto, ragazzi.»

«Il pubblico sceglie i vincitori del programma, ma sarà la nostra giuria a decidere chi si aggiudicherà le singole sfide.»

In piedi tra Declan e Cohen, tengo la mano a entrambi e non riesco a smettere di guardare gli oggetti inseriti nella nostra vision board. È tutto meraviglioso, romantico, naturale, un mix di delicati toni di terra – esattamente ciò che i ragazzi volevano.

Do un’occhiata al lavoro del Team Hernandez e ho un lieve sussulto. Nonostante ami alla follia la nostra vision board, non posso fare a meno di innamorarmi anche della loro. Rosa pastello, crema e oro, addobbata con acchiappasogni, merletti e piante verdi di tutti tipi. Non riesco a smettere di guardarla.

E poi… c’è il Team Baxter. Tutto quello che posso dire è… oh mio Dio. Semplicemente oh mio Dio.

Rosa, verde e gialla, la loro vision board trabocca di piume, foglie di palma e fenicotteri che si baciano. Non c’è un ordine né un filo conduttore, nessuna coesione, solo una serie di oggetti che sembrano appiccicati insieme con lo scotch.

Mi sento quasi male per loro. Come diavolo faranno a lavorare su quell’orrore?

Potrei definirlo in quattro parole: riprova sarai più fortunato.

Come se non bastasse, Thad ha costretto la squadra a mettersi dei boa. Persino Mister Snob, Alec Baxter, ne sfoggia uno giallo e ha l’aria di volerlo usare per impiccarsi.

Attendiamo in silenzio mentre i membri della giuria si portano via le nostre creazioni e danno inizio alle consultazioni. Ho visto questo programma almeno una dozzina di volte, e questa è la parte più snervante: quando i giurati si allontanano in silenzio per confabulare in disparte, mai di fronte ai concorrenti.

Ogni vision board ha un’etichetta con il nome del tema:

Rustico Moderno per il Team Rossi.

Sogno Bohémien per il Team Hernandez.

E… Flamingo Dancer per lo sfortunato pasticcio del Team Baxter. È un’accozzaglia completamente casuale, senza alcuna organicità. Per non parlare del fatto che hanno scritto flamingo (“fenicottero”), quando il nome del ballo è flamenco.

La giura conferisce per qualche altro minuto prima che Mary DIY dia il segnale. I giudici si separano e lei si volta verso la telecamera. «I primi classificati della sfida di oggi riceveranno un bonus di cinquecento dollari da aggiungere al loro budget finale. I secondi classificati otterranno cento dollari e i terzi non avranno alcun bonus.»

Un po’ di soldi extra non sarebbero male, anche se so che siamo perfettamente in grado di organizzare un matrimonio fantastico con meno di diecimila dollari. Io sono un tipo ostinato: se mi dai una forchetta e un avocado, ti ci costruisco un centrotavola da paura.

Considerando la qualità oggettiva della vision board e le reazioni dei giudici, direi che Sogno Bohémien è arrivato primo. Hanno passato più tempo loro a elogiarlo che Luciana, Amanda e Helen a costruirlo. Al secondo posto ci siamo sicuramente noi e lo sfortunato Flamingo Dancer dev’essere arrivato terzo. Mi dispiace un po’ per Naomi, che a quanto pare non riesce a smettere di piangere per quel clown. Continua a borbottare qualcosa sul destino. La sua isteria da gravidanza mi sta facendo riconsiderare l’idea di mettere al mondo dei figli.

«I giudici hanno deliberato. È stata una gara dura» continua Mary. «Al terzo posto, con zero dollari di bonus, abbiamo…»

Fa una pausa. La sua teatralità comincia a starmi sul cazzo.

Flamingo Dancer. Dillo e basta. Sappiamo tutti chi sono gli ultimi.

«Il Team Rossi.»

«Cosa?» urlo. È più forte di me, non riesco a fermarmi. «Com’è…?» Cohen mi tappa la bocca, prima che possa dire qualcosa di maleducato e, credetemi, ce l’ho sulla punta della lingua. Non è possibile che Flamingo Dancer sia arrivato prima di noi.

«Al secondo posto…»

«Questo è un oltraggio» borbotto mentre Cohen mi zittisce con un pizzicotto sulla mano.

«Il Team Hernandez, il che significa che il Team Baxter aggiunge cinquecento dollari al suo budget.»

Un grido stridulo rimbomba per il set. Si potrebbe pensare che provenga da Naomi, ma no, lei è senza parole per la sorpresa, così come Alec. È Thad che si mette le mani sui fianchi e inizia a esibirsi in una danza irlandese.

«Cazzo, sì! Lo sapevo che le piume avrebbero solleticato la fantasia della giuria.» Fa l’occhiolino e in quel momento arrivo alla conclusione che Alec deve essersi comprato i giudici.

È l’unica spiegazione. Come potrebbero mai considerare dei boa di piume e delle foglie di palma un tema da primo posto? È come se ci fosse scritto sopra pacchiano a caratteri cubitali. C’è mancato poco che non ci infilassero pure un clown.

Mary dà appuntamento al prossimo episodio, mentre io rimugino stretta tra Declan e Cohen, fissando Alec e osservando ogni sua mossa. Sta facendo un cenno ai giurati? Gli ha fatto l’occhiolino? Cerco una prova qualsiasi che mi confermi la sua slealtà.

Si gratta il naso e io grido: «Ah ha!»

Tutti gli occhi si concentrano su di me e Diane urla: «Stop!» Sospira. «Per favore, niente scenate mentre Mary sta parlando.»

«Mi dispiace.» Agito la mano in segno di scusa e vado a nascondermi dietro ai miei due uomini. Mentre Mary DIY ripete le sue battute conclusive, guardo ancora una volta Alec, che mi sta fissando con un sorrisetto sulla faccia. Il sorriso di chi la sa lunga. Il tipo di sorriso che dice… “Beccata”.

Al che rispondo silenziosamente… Non ti degnerei della mia attenzione nemmeno se tu fossi l’ultimo uomo rimasto sulla faccia della terra, brutto snob arrogante, Chris Evans dei poveri, coi mocassini e i fenicotteri.

Sarà in grado di leggermi negli occhi queste parole?