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Chapter 5

CAPITOLO 4


CAPITOLO 4

Faith non aveva un’idea concreta su quanto tempo fosse passato da quando il felino si era preso il suo orologio. Ma calcolava che fossero passate due ore, forse tre. Cosa sarebbe successo se non avesse avuto nessuna intenzione di ritornare? Prese un profondo respiro e si costrinse a concentrarsi.

Se non fosse tornato, sarebbe ritornata alla macchina e guidato. Poi la colpì il fatto che se il felino era abbastanza intelligente per aver fermato il veicolo, era probabilmente abbastanza sveglio da averlo messo fuori uso.

Qualcosa frusciò alla sua destra e lei si strinse di più alla sua borsa, ma quando non accadde niente, tornò a rilassarsi. Curiosamente, nonostante questi non fossero un luogo ed una situazione familiari, lei si sentiva più a suo agio qui che se fosse stata in città. Le rare volte che visitava le città, percepiva contusioni sul piano mentale, come se fosse sotto attacco continuo. Quelle esperienze avevano sempre fatto sembrare la sua casa più un paradiso che una prigione.

Girò la testa per osservare di nuovo l'area e sentì ogni muscolo del suo corpo irrigidirsi. Occhi selvaggi osservavano tranquillamente i suoi. Se fosse stata umana, sarebbe potuta svenire. Già così, trattenere la propria reazione richiese ogni oncia del suo controllo.

– Sei molto silenzioso, – disse, percependo in modo lampante il letale pericolo a pochi passi di distanza. – Suppongo sia uno dei benefici di essere un leopardo. –

Una piccolo ruggito profondo..

– Non capisco. – Che cosa aveva detto per provocare quella reazione aggressiva?

Improvvisamente, il leopardo si allontanò e lei si ritrovò di nuovo sola.

– Aspetta! – Ma lui se n’era andato. La logica supponeva che lei si sarebbe dovuta alzare e avrebbe dovuto iniziare a camminare. Presto o tardi, avrebbe incontrato altri membri del DarkRiver. Lasciando il suo zaino a terra, si alzò e fece qualche passo nella stessa direzione del felino, sperando di vedere un sentiero.

Una mano si chiuse sul suo collo ed un forte corpo maschile premeva contro la sua schiena, una linea di fuoco vivo. Lei era completamente immobilizzata. Lui doveva essere ora umano, ma Faith sapeva con ogni parte del suo essere che questo era lo stesso predatore che le aveva ringhiato un secondo prima. La mano intorno al suo collo non era molto dolorosa, ma lei sentiva la potenza in essa, aveva capito che lui poteva romperle il collo senza sforzo.

– Io non sono un leopardo, – le disse nel suo orecchio, e il suo era così roco che lei si chiedeva se lui fosse trasformato completamente dalla sua forma animale.

– Oh. – Il suo sbaglio non era una sorpresa, lei sapeva meno di niente sulla realtà dei changeling. Il suo mondo non era mai stato nel loro. – Scusa per averti offeso. –

– Non sei curiosa di sapere cosa sono? –

– Si. – Lei era anche curiosa di vedere la sua faccia umana. – Posso girarmi? –

La sua sottile risata vibrò lungo il corpo di lei e richiese tutta la sua attenzione.

– Non questa notte, Rossa – Non ho alcun vestito con me. –

Ci vollero pochi momenti al cervello per capire questa affermazione. Il secondo in cui lo fece, lei divenne consapevole del puro calore del corpo posizionato cosi vicino al suo. La parte di lei che desiderava nuove esperienze voleva girarsi, ma sapeva che sarebbe stata pura follia. Quest’uomo era poco propenso a soddisfare la sua curiosità intellettuale per il suo corpo. Lui le aveva quasi staccato la testa per averlo chiamato con la specie sbagliata.

– Per piacere lasciami andare. –

– No. –

Il secco no la colse di sorpresa. Nessuno le aveva mai detto un no, non come quello. Avevano sempre tentato di esprimersi con termini più cortesi. Con quel trattamento potevano mantenere la sua cooperazione e razionalità, ma l’avevano anche lasciata senza strumenti con cui affrontare la difficile realtà del mondo dove le persone seguivano il codice vigente di comportamento. – Perché?

– Perché no? –

Lei appoggiò la sua mano su quella che lui aveva intorno al suo collo e la strattonò. Nessun movimento. Il messaggio era chiaro. Lui non aveva intenzione di ferirla, ma non aveva nemmeno intenzione di spostarsi.

– Se tu non sei un leopardo, – disse, decidendo di tentare una conversazione civile, – allora cosa sei? Tu sei nel territorio del DarkRiver e secondo le mie informazioni è un branco di leopardi. –

– Lo è – . Il suo pollice accarezzò distrattamente la sua pelle. Lei troncò la reazione fisica prima che iniziasse. Se il suo corpo sentiva, presto la sua mente avrebbe voluto esprimere le emozioni e questo era inaccettabile.

– Tu non stai con i DarkRiver? – Aveva riposto fiducia nel felino sbagliato?

– Non te lo dico questo. –

– Perché ti rifiuti di dirmi tutto? –

– Per quanto ne so, tu sei una spia o un’assassina. –

La logica della sua dichiarazione non poteva essere ribattuta. – Io voglio solo parlare con Sascha e andarmene. Il Consiglio mi assegnerebbe una severa punizione se lo sapesse. –

– Cosi dici tu. –

Lei iniziava ad accorgersi che lui odorava di terra e di foresta, di un tipo di energia animale che le era sconosciuta. Sconosciuta, ma non spiacevole. Se lei poteva percepire cose come questa, avrebbe anche potuto ammettere che lei … apprezzava l’odore di lui.

– Giaguaro – , lei disse ancora prima che il pensiero le sfiorasse la mente.

– Panthera onca – .

La mano di lui accarezzava il suo collo.

– Molto bene. –

– Ho letto un libro circa due mesi fa sulle differenti specie di felino. – A quel tempo l’aveva pensato una strana scelta, ma nonostante questo era stata costretta a finirlo. – Non puoi incolparmi per non averlo capito subito. I leopardi e i giaguari hanno molte fattezze simili. –

– Posso incolparti di quello che preferisco. –

Lei stava iniziando a sentirsi come una preda in trappola.

– Lasciami andare – .

– No. –

Quasi al punto in cui lei stava considerando di fare qualcosa di psichico, anche se non era mai stata addestrata sulle manovre offensive, lei udì in sussurro di un veicolo.

– Sascha? –

– Forse. –

– Grazie. –

– Non ringraziarmi. Se solo respiri, ti uccido – .

Faith gli credeva.

– Forse potresti lasciarmi adesso e ritrasformarti nella tua forma di giaguaro. –

– Perché? –

– Tu sei nudo. –

– Mi avranno portato dei vestiti. Altrimenti, che c’è da preoccuparsi? –

– Oh. – I suoi occhi andarono all’albero di fronte a lei. Un’ altro maschio uscì. Lui era vestito abbastanza normalmente con dei blue jeans ed una maglietta bianca, ma la sua faccia mostrava selvaggiamente cicatrici primitive, come se fosse stato percosso da qualche grande bestia e ne fosse uscito vincitore. Adesso lei era intrappolata tra i due predatori, entrambi pronti ad uccidere.

Poi una magra forma femminile sbucò da dietro il nuovo maschio. Occhi cardinali incontrarono i suoi.

– Ciao. –

– Sascha Duncan. – Lei avrebbe voluto muoversi, ma il giaguaro continuava a trattenerla per la gola. – Potresti convincerlo a lasciarmi? –

L’altra donna inclinò la testa di lato.

– Nessuno può convincere Vaughn a fare qualcosa che lui non vuole, ma posso chiederglielo. Vaughn? – Alzando la mano, gettò un paio di pantaloni nella loro direzione.

Un braccio muscoloso sbucò da dietro la testa di Faith. Il giaguaro chiamato Vaughn afferrò il materiale nello stesso istante in cui lei lo lanciò. Lei ne sapeva abbastanza da non muoversi.

– Il mio nome è Faith NightStar, – disse, riuscendo a sentire Vaughn che indossava i jeans.

Sascha cercò di fare un passo, ma il maschio con lei la tenne ferma usando la sua schiena. I suoi occhi non smisero mai di seguire Faith.

– Perché sei qui? – domandò Sascha.

– Ho bisogno di parlare con te. –

– Ok parla. – Questa volta, era il maschio marchiato che rispose.

Faith sapeva che doveva essere l’Alfa del DarkRiver, l’uomo che si era emotivamente accoppiato con Sascha Duncan. Faith non poteva immaginare come, non c’era niente di umano negli occhi che la osservavano.

– E stai attenta a quello che dici, – sussurrò Vaughn nelle sue orecchie, il suo braccio le arrivò di fronte e le circondò le spalle per stringerla a sé.

Questa volta, lei lottò.

– Io non posso controllare tante sensazioni. – Era una dichiarazione secca. – Dovresti lasciarmi andare a meno che tu non voglia avere un prigioniero. – Il tocco risvegliò i suoi sensi e lei non poteva sopportare il sovraccarico. Era qualcosa su cui gli M-Psy l’avevano ripetutamente messa in guardia. Dopo aver visto immagini di altri F-Psy andare incontro alla stessa cosa, lei non desiderava fare lo stessa fine.

– Vaughn, sarebbe difficile per lei attaccarmi con te e Lucas qui. – Sascha Duncan fissò gli uomini che stavano minacciando Faith su un livello di cui lei non aveva mai avuto esperienze prima, e non aveva nessuna idea di come comportarsi. – Ti avvertirò se lei farà qualsiasi mossa sul piano psichico. –

Il braccio di Vaughn scivolò via dopo una breve esitazione. Ma lei poteva ancora sentirlo alle sue spalle. La voglia di girarsi e vedere la sua faccia era cosi acuta che scosse le fondamenta sulla sicurezza delle sue abilità per sopravvivere nel mondo esterno. Già, la stava influenzando, la faceva agire in modi che non poteva permettersi, se non voleva impazzire.

– Di cosa volevi parlare con me? –

Faith notò il modo in cui Sascha posò la sua mano sulla spalla del maschio del DarkRiver chiamato Lucas. Era scioccante per lei.

La sua pelle pizzicava dove Vaughn l’aveva trattenuta, lei non poteva capire come Sascha sopportasse l’enorme flusso di input sensoriali. Ma questo pensiero non era pertinente alla sua situazione.

– Ho sentito che tu non eri più parte della PsyNet, – lei iniziò.

– E' così – .

– Ho bisogno di qualche informazione. –

– Che tipo di informazione?.

Faith squadrò l’uomo di fronte a lei, ma improvvisamente realizzò che Vaughn fosse il più pericoloso. Sascha era connessa a Lucas perciò l’Alfa doveva avere qualche sorta di civiltà. Ma il giaguaro la cui faccia umana era un mistero? Lui non era nulla se non puro animale selvaggio. – Possiamo discutere di questo da sole? – Lei mandò un feed telepatico, una richiesta cortese per un contatto telepatico.

– Ferma. – Mentre Lucas si muoveva per bloccare ed impedire la visuale di Faith a Sascha, Vaughn si avvicinò tanto che il suo calore corporeo minacciò di bruciarla attraverso i vestiti. – Tu non hai privilegi mentali con Sascha. –

Lei si bloccò immobile. Come potevano sapere i changeling cosa aveva fatto?

– Mi spiace. Non intendevo essere maleducata. – La comunicazione telepatica era di rigore tra la sua razza. E vivendo come lei faceva, lei aveva conversato più tempo stasera che in tutta la settimana trascorsa.

– Tutto quello che devi dire deve essere detto di fronte a noi o niente, – Lucas dichiarò.

Sascha riuscì a far spostare l’Alfa abbastanza da poter vedere Faith. – Lui è il mio compagno e Vaughn è del Branco. –

La lealtà del cardinale rinnegato non poteva essere più chiara. Faith non aveva imparato niente dalla PsyNet che l’avesse preparata a questo … o per il considerevole potere di Sascha Duncan.

Qualunque cosa fosse, non era un cardinale difettoso incapace di mantenere il collegamento mentale alla rete. Faith avrebbe scommesso la sua vita su quello e forse avrebbe dovuto farlo.

– Se questo arrivasse al Consiglio, mi imprigionerebbero completamente. – E poi l’avrebbero usata. Usata fino a quando non le sarebbe rimasto altro oltre alla pazzia.

– Non ti condannerebbero alla riabilitazione? – Un sussurro setoso nelle sue orecchie.

– No. Valgo troppo. –

Vaughn era sorpreso dalla totale mancanza di presunzione o di orgoglio in quell’affermazione. Faith parlava di sé come se stesse parlando di una macchina o di un investimento. Abbassò lo sguardo sulla parte alta della sua testa e si interrogò sul cervello all’interno. Poteva essere cosi disumana, cosi fredda? Il suo istinto diceva il contrario, la vedeva come qualcosa di più, qualcosa di intrigante.

– Noi non contatteremo il Consiglio, – Lucas sospirò. – Adesso parla o vattene. –

– Penso che le mie abilità stiano mutando. – Fredda, chiara, inquietante, la sua voce non era abbastanza giusta. Non era del tutto….completa. – Sto vedendo cose. Cose violente e causa di turbamento. –

– Sono visioni su eventi specifici? – Sascha si appoggiò di nuovo a Lucas.

– Fino a due giorni fa, pensavo di no. – Faith si spostò di un poco. Vaughn sapeva che stava tentando di aumentare la distanza che li separava, ma lui non voleva. Si mosse con lei e sentì la sua colonna vertebrale irrigidirsi. Ma lei non gli disse niente, concentrandosi per rispondere alla domanda di Sascha.

– I sogni rivelatori e le visioni avevano un ricorrente motivo di soffocamento fino alla morte. – La sua voce rimase salda dall’orrore di quello che stava descrivendo. – Poi due notti fa, mi hanno detto che la mia sorellina, Marine, era stata vittima di un omicidio per strangolamento manuale. –

Vaughn sentì l’empatia di Sascha che cercava Faith ma sembrava non avere nessun effetto. Ciò significava che Faith era protetta da uno scudo cosi forte che niente poteva toccarla dentro….o fuori.

– Perché sei venuta da me? – Sascha si spostò dal suo infelice compagno per trovarsi faccia a faccia con la Psy di Vaughn.

Faith strisciò i piedi ma la sua voce rimase calma.

– Sei la sola Psy che conosco che non mi consegnerebbe immediatamente al Consiglio. –

La bestia di Vaughn reagì con forza al completo isolamento implicato dalla confessione di Faith, non poteva comprendere quel tipo di solitudine. Anche se lui era un solitario per natura, sapeva che i suoi compagni di branco avrebbero dato la vita per lui. Lucas non avrebbe battuto ciglio. Nemmeno Clay o le altre sentinelle. Anche I dannati lupi lo avrebbero difeso contro tutti, tranne contro altri lupi.

Sascha scosse la testa.

– Ciò che posso dirti potrebbe non essere quello che vuoi sentire. –

– Se avessi voluto bugie, sarei andata dal Consiglio o dal mio PsyClan. –

Vaughn provò un’inaspettata punta d’orgoglio. Lei era piccola, ma c’era forza nella femmina davanti a lui.

– Tra quanto scopriranno la tua assenza? –

– Ieri ho detto che sarei stata non in contatto per tre giorni, ma non credo che la loro pazienza durerà tanto a lungo. Devo tornare dentro la struttura entro domani notte al più tardi. –

Sascha guardò oltre le sue spalle. Lucas corrugò la fronte per la domanda silenziosa, ma girò la testa verso Vaughn.

– Hai qualche idea? –

– La vecchia cabina. – Era sia abbastanza distante dalla parte vulnerabile della loro gente, sia abbastanza nascosta da garantire loro privacy. – Dobbiamo bendarla. Sascha può assicurarsi che non ci giochi scherzi da Psy. –

– Non parlare di me come se io non ci fossi. – Un commento freddo, ma Vaughn si chiese cosa l’avesse spinta a farlo. Gli Psy non si offendevano, perché per offendersi, avrebbero dovuto provare qualcosa.

– Hai obiezioni all’essere bendata? –

– No. Fintanto che è Sascha a condurmi. –

– Perché? –

– Lasciala stare, Vaughn. – Sascha corrugò la fronte. – Non può gestire la tua energia. –

– Vaughn ha ragione. Non sappiamo nulla di lei. –

Sascha si girò per discutere, ma Vaughn sapeva che Lucas non si sarebbe spostato da questa posizione.

L’altro uomo prese il polso della sua compagna e disse a Faith,

– Lasciati guidare da Vaughn o vattene. –

Sascha sembrò capire che questa era una battaglia che non avrebbe potuto vincere.

– Lui non ti toccherà più del necessario, – lei disse a Faith.

– Bene. – Fece un lieve cenno con la testa che fece scivolare i suoi capelli ovunque. In piedi cosi vicino, Vaughn non poteva combattere la voglia di far scorrere le sue dita sul fuoco che brillava anche nell’oscurità. Lei si immobilizzò, nonostante non potesse sentire il suo leggero tocco.

– Prendi. – Sascha si tolse la sciarpa e la lanciò a lui.

Bendandola, Vaughn circondò Faith con le sue braccia. Lei non si mosse mentre lui le appoggiava il soffice materiale sui suoi occhi, nonostante il fatto che il suo petto era appoggiato contro la sua schiena. Lui era stato deliberatamente provocatorio, tentandola. Lui non l’avrebbe mai fatto se avesse pensato che era debole e semplicemente domabile. No, questa donna, nonostante la sua apparente fragilità, era forte più che abbastanza da catturarlo.

Ma appena finì di chiudere il nodo, sentì un tipo differente di serenità provenire da lei. Lui immaginava che doveva essere come l’oscurità, la completa oscurità, e lei doveva fidarsi che persone che aveva incontrato solo pochi minuti prima non l’avrebbero ferita. C’era da dire che lei non aveva fatto niente, ma stava li apparentemente in una calma assoluta. Avendo deciso di non toccarla più del dovuto, lui si incamminò, prese la sua mano ed infilò due delle sue dita in un passante dei suoi jeans.

Con un leggero strattone lei chiuse le sue dita. – Grazie. –

– Andiamo. –

Cosi loro seguirono più lentamente Lucas e Sascha alla macchina, Faith gli parlò. – Tu pensi che io stia mentendo. Non lo sto facendo. –

– Su cosa? –

– Sul tocco. Io posso ricordare casi di F-Psy collassati dopo troppi input sensoriali. –

Lui la guardò storto. – Mi stai dicendo che tu non sei mai stata toccata? –

– Ogni sei mesi loro mi fanno un checkup medico che comporta qualche involontario tocco. E di sicuro, io qualche volta ho bisogno di altre attenzioni mediche. – Lei inciampò e mise una mano sulla sua schiena per fermarsi, una piccola impronta di debolezza femminile che se n’era andata subito com’era venuta. – Scusami – .

– Solo i medici ti toccano? Non sei mai stata abbracciata? –

– Forse quando ero una neonata, potrei essere stata cullata dallo staff infermieristico. –

Anche dopo tutto quello che aveva imparato da Sascha sulla sua razza, lui non poteva immaginare la freddezza inumana di una tale esistenza.

– Siamo alla macchina. –

Fu spinta leggermente da lui nel veicolo. Sedendosi vicino a lei tirò lo sportello per chiuderlo. Iniziarono a muoversi immediatamente. Faith era immobile come una statua vicino a lui. Se lui non fosse stato in grado di vedere il saliscendi del suo respiro, non fosse stato il grado di sentire il dolce profumo di lei, avrebbe pensato che lei era fatta di...

Dolce profumo femminile.

La sua bestia era pronta alla caccia. Perché a differenza delle guardie che avevano coperto l’area intorno la sua casa con il loro odore distintivo, Faith non odorava di Psy. Proprio come Sascha. La maggior parte delle razze psichiche possedevano un odore metallico che dava ripugnanza ai changeling, ma niente di Faith lo disgustava, anche se ne all’uomo ne al felino piaceva la sua freddezza. La mancanza dell’odore distintivo poteva essere una coincidenza. D’altra parte, poteva essere un indicatore di quegli Psy che non si erano dati completamente all’inumanità che era il Silenzio.

Curiosamente, si ritrovò tendente ad odorarla di nuovo.

Lei divenne ancora più rigida e Sascha si girò per lanciargli un'occhiataccia. Lui sorrise. Scuotendo la testa, si rigirò. Sascha aveva imparato qualcosa, i gatti avrebbero fatto quello che preferivano.

– Perché pensi che il tuo dono stia mutando? – Chiese lui a Faith, spostandosi a sedere più vicino di quanto sapeva che a lei sarebbe piaciuto.

– Le mie preveggenze sono a beneficio degli affari. Quello è ciò per cui sono stata formata ed in quello che la mia abilità si è sempre manifestata. –

– Sempre? –

Lei girò la testa, anche se non poteva vederlo. – Perché non suoni convincente? –

– Gli Psy hanno un modo di allontanare i poteri che a loro non piacciono. –

Il felino in lui era affascinato dalla bellezza della sua pelle. Era cosi ricca e saporita che lui quasi pensò che potesse sapere di crema.

– Non puoi allontanare la preveggenza. –

– No, ma forse puoi cambiarla. – Questo venne da Sascha.

– Parla ad una ragazza di qualcosa abbastanza spesso e lei inizia a crederci. –

Lucas accarezzò la guancia della sua compagna con le dita e Vaughn voleva fare lo stesso con Faith. Delicata, di ghiaccio, lei era difficilmente il tipo di donna che di solito l’attraeva, ma c’era qualcosa che lo affascinava, qualcosa di avvincente.

– Quanti anni avevi quando hanno iniziato ad allenarti? – chiese lui alla sua Psy. L’aveva trovata per primo. Perciò, lei era sua. Era il felino a parlare e Vaughn non aveva nessuna voglia di discutere.

– Sono stata lasciata alle cure dello PsyClan all’età di tre anni. –

– Cosa significa questo? –

– Molti bambini sono allevati dal genitore o dai genitori. Io sono stata allevata dagli infermieri e dai medici dello PsyClan. Per mia fortuna – gli F-Psy hanno bisogno di essere isolati o diventano clinicamente pazzi. –

La sua bestia graffiava i muri della sua mente.

– Avevi tre anni e sei stata isolata? – Questa volta lui cercò il contatto e fece scivolare le sue dita tra le ciocche di capelli di lei. Lei non reagì in alcun modo ovvio, ma lui poteva sentire la sua tensione. Bene. Lui voleva scuoterla, quel dannato muro che l’aveva circondata lo irritava terribilmente.

– Si. – Lei si mosse, facendo uscire i suoi capelli dalle dita di lui.

– Io avevo bisogno di insegnanti e allenatori, ma loro venivano tutti da me. Io lasciavo raramente il complesso da bambina. –

– Io non sapevo che loro facessero questo, – Sascha sussurrò davanti.

– Come sei sopravvissuta? –

– Era per il mio bene. – C’era qualcosa di quasi infantile nel ritmo distaccato delle voce di Faith, come se lei stesse ripetendo qualcosa che era stato inserito in lei.

Questo faceva desiderare a Vaughn di abbracciarla.

I suoi pensieri frenavano il bisogno estraneo. Ritornando dal suo lato della macchina, lui riarmò ognuna delle sue difese e ricordò a se stesso che, bendata o no, Faith era un cardinale. E i cardinali non avevano bisogno di alzare una mano per ferire la loro preda.

Loro potevano manipolare o uccidere con un singolo pensiero.