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Chapter 5

Capitolo 4


4

«Che hai? Ti piacciono sempre così tanto le mie focacce con le salsine. Del resto, io non ne ho mai abbastanza del tuo gulasch. A pensarci bene sono seccata che tu me ne abbia lasciato solo una scodella» dice Farrah mentre ci sediamo al nostro tavolo bar, con Grey’s Anatomy in sottofondo.

«Non eri a casa.» Faccio un sospiro e rigiro il cibo nel piatto con la forchetta. «Cohen si è giocato la carta della consanguineità e si è portato via gli avanzi. Mi dispiace. Era arrabbiato con me, quindi non mi sono imposta. Te ne preparerò un altro nel weekend.»

«Cohen? Arrabbiato con te? Non ci credo. Lui non si arrabbia mai con te.»

«Be’, l’ha fatto eccome. Risponde ai miei messaggi a monosillabi. So che è impegnato – di recente la sua azienda sta operando una serie di ristrutturazioni interne –, ma non è da lui.»

Farrah dà un morso a una focaccia. «Okay, dimmi cos’è successo. Immagino che la situazione sia precipitata l’altra sera, quando è venuto qui.»

Annuisco e mi accascio sulla sedia fissando il mio piatto. «Hai mai visto The Wedding Game?»

«Intendi il programma sui matrimoni low cost? Un incrocio tra MasterChef e America’s Got Talent, con il fai da te come bonus?»

«Esatto.»

«Ho visto qualche episodio qua e là. La stagione girata a Nashville, credo.»

«Be’, stanno venendo a New York, ho suggerito a Cohen e Declan di fare domanda. Sarebbero perfetti.»

«Uh, sì, eccome. Un falegname dei dintorni di New York e un affascinante insegnante asiatico? Quel programma sembra fatto apposta per loro. L’America li voterebbe di corsa.»

«È quello che gli ho detto. E io li aiuterei a organizzare il tutto, a farli vincere. Lo so che vincerebbero. Me lo sento. E il premio è un attico a Manhattan. Finalmente vivremmo vicini.»

«Fammi indovinare: Cohen non ci pensa neanche.»

«Non potresti avere più ragione.» Appallottolo il mio tovagliolo e lo lancio sul tavolo. «Odio il modo in cui… è così teso a volte. Si deve lasciare un po’ andare, che cavolo! Potrebbe essere l’occasione per divertirsi un po’, e invece dice di no a priori.»

«E cosa ti aspettavi? È Cohen. Odia stare sotto i riflettori. Non metterebbe mai in mostra la sua vita in un reality show.»

«Però io ho visto com’è quando si lascia andare.»

«Quando è ubriaco, vuoi dire» ribatte Farrah. «Evento più unico che raro. Ammettilo, Luna, non hai alcuna speranza di fargli compilare quella domanda.»

«Magari può farlo Declan?» chiedo, anche se conosco già la risposta.

«Declan è un uomo leale e fedele. Pure troppo.» La mia amica scuote la testa. «Se Cohen ha detto di no, è no.»

Odio quando ha ragione.

«Dio, perché devono essere così fastidiosamente perfetti?» Appoggio la testa sul bordo del tavolo e batto i pugni. «Non si rendono conto di quanto potrebbe essere fantastico? Un matrimonio gratis, un meraviglioso matrimonio gratis. Potrei organizzare la festa dei loro sogni. Non ha senso accontentarsi. E quando vinceranno, perché sappiamo tutti che vinceranno, potranno venire a vivere vicino a noi, il che significherebbe più gulasch.» Alzo la testa quanto basta perché Farrah veda la mia espressione accigliata.

«Non devi mica convincere me.» Prende un altro grosso morso di focaccia.

«Lui vuole di più» dico a bassa voce, senza guardarla negli occhi.

«Cosa vuoi dire?» mi chiede lei.

Mi mordicchio un labbro, poi faccio un respiro profondo e inforco un altro boccone.

«Lo sai che a Cohen non piace ostentare il suo amore. Se lo tiene per sé perché non vuole mettere gli altri a disagio.» Sbuffo. «È ridicolo, lo so. Ma prima che arrivasse Declan, il giorno in cui il matrimonio gay è stato legalizzato nello Stato di New York, stavamo guardando le votazioni in diretta, sulla CNN. Ci siamo tenuti per mano tutto il tempo. Quando la legge è passata, ha fatto un profondo sospiro, come se si fosse tolto un gran peso dalle spalle. Ho quel suono stampato in testa. Era così sollevato. Sollevato di aver ottenuto un semplice diritto.»

«Mi ricordo di tutte le bandiere arcobaleno che ci siamo inviate quel giorno.» Farrah sorride.

«Quando ho smesso di saltellare per la vittoria, Cohen mi ha tirata giù a sedere e mi ha detto che non era più costretto a sopprimere il suo amore. E che non appena avesse incontrato il ragazzo giusto, avrebbe voluto un matrimonio memorabile. Non doveva essere costoso o stravagante. Voleva una cerimonia, un momento perfetto per crogiolarsi nell’amore che era sicuro che un giorno avrebbe condiviso con qualcuno.» Deglutisco. Ho un groppo in gola. «Voglio che abbia tutto questo. Quel programma potrebbe darglielo, e lui si rifiuta persino di pensarci.»

Farrah si mette in bocca un ultimo pezzo di focaccia e aggiunge: «Sai, se fosse mio fratello, compilerei la domanda a sua insaputa. Hai presente il detto: “Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi”? Per chiedere scusa c’è sempre tempo.»

Compilare io la domanda?

Perché non ci ho pensato?

Balzo in piedi come se quel suggerimento mi avesse infuso nuova vita in corpo e agito in aria il pugno dichiarando: «Lo farò».

Farrah si blocca con la forchetta a metà strada. «Aspetta, non intendevo dire che dovresti farlo davvero.»

«È tutto così semplice. Compilerò l’application e una volta che li avranno scelti non potranno arrabbiarsi perché, ehi, un matrimonio gratis.»

«Luna, dicevo per dire, non parlavo sul serio.»

«Ho tutte quelle foto del loro fidanzamento» dico, sfogliando mentalmente gli innumerevoli scatti rubati senza che se ne accorgessero, il giorno in cui Cohen ha chiesto a Declan di sposarlo. Eravamo sul ponte di Brooklyn, dove si sono incontrati per la prima volta durante una corsa per uomini gay, evento a cui nessuno dei due partecipa più. «Potrei usare una di quelle foto per la candidatura. Ricordi quanto sono venuti bene? Come sempre, del resto.»

«È una pessima idea.»

«Posso iscriverli anche subito. Conosco i loro dati.»

«Luna!» mi urla dietro Farrah mentre mi incammino, barcollando come uno zombie felice, diretta verso il mio computer.

«Immagina il sollievo sui loro volti quando gli dirò che sono stati selezionati senza dover fare nulla.»

«Penso che ti ucciderebbero, e non ho intenzione di pagare l’affitto da sola.»

Digito la mia password in uno stato di stordimento. «Di sicuro mi compreranno qualcosa di carino per sdebitarsi. Oh, forse quel set di pennarelli ad acqua che ho adocchiato di recente.»

«Luna, pensa bene a quello che stai per fare. Cohen si…»

«Scommetto che mi offriranno uno di quei cannoli giganti di cui parlano sempre. Quello al pistacchio. Mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci.»

«Ti uccideranno.»

«Mi riempiranno di complimenti.» Cerco il modulo per The Wedding Game e clicco sul primo link che vedo. Quando si apre la sezione relativa a New York, l’eccitazione mi stringe la bocca dello stomaco. Sarà un’esperienza fantastica.

Incredibile.

Penseranno che sarebbero proprio persi senza di me.

Cohen è così fortunato ad avermi come sorella.

Il premio è già nostro.

*Risata malvagia*

*Fulmini che mi escono dalle dita*

*Le vene del collo che si dilatano in modo mostruoso*

*Il computer che muore; ho dimenticato di collegarlo*

Non ho mai capito il senso di respirare in un sacchetto di carta. A cosa serve davvero il sacchetto? Stai solo inalando la stessa aria, più e più volte, mentre la carta si gonfia e sgonfia. Sono sicura che se facessi qualche ricerca su internet mi imbatterei in qualche stronzata sui livelli di CO2 o roba del genere. Al momento, in ogni caso, sono grata di avere a disposizione una busta da tenere davanti alla bocca mentre aspetto fuori dall’appartamento di Cohen e Declan – devo dire grazie ai bagel che ho comprato per il nostro brunch domenicale. Appoggiata al muro davanti alla porta, ne tengo in mano una mezza dozzina, mentre inalo più e più volte la carta che sa di aglio e semi di sesamo.

Ho ancora stampate in testa le parole della mail.

Congratulazioni, Cohen e Declan! Siete stati scelti per partecipare a The Wedding Game.

Avete mai visto un’esibizione di Whitney Houston? Ci metteva tutto il cuore, si vedeva benissimo dalle piccole perle di sudore che facevano brillare la bocca perfettamente truccata. Quando ero piccola, mi capitava spesso di guardare le registrazioni dei suoi concerti. Mi chiedevo perché la gente sudasse sul labbro superiore. A me non era mai successo.

Fino a oggi.

Nell’istante in cui ho aperto l’e-mail, un velo di sudore ha ricoperto le mie labbra. È stata una sensazione stranissima: i nervi, l’eccitazione e la consapevolezza di cosa stava per succedere mi hanno colpita tutti insieme, come una bomba atomica esplosa sulla mia faccia.

Non so perché sono rimasta così sorpresa. Cohen e Declan erano vincitori annunciati, ma vedere i loro nomi nero su bianco mi ha fatto precipitare in un vortice di terrore. Da qui l’iperventilazione di cui parlavo.

Ho preso in considerazione l’ipotesi di non dire niente a mio fratello e rispondere all’e-mail con un gentile: “No grazie.” Nessun danno, nessun fallo, no?

Ma poi ho cominciato a immaginare come sarebbe andata se avessero vinto. Come sarebbero cambiate le loro vite. Ed è sulla scia di questo pensiero che ho inviato un’e-mail di risposta dicendo che avremmo accettato. Il piano era venire qui oggi, a implorare perdono.

Rimango a guardare il portone, gli occhi fissi sul 6B in ottone perfettamente lucidato. È questa l’ultima volta che potrò passarci sopra il dito e lasciare un’impronta che farà impazzire Cohen quando se ne accorgerà, tornando dal lavoro? L’ultima volta che pulirà furiosamente la macchia con la manica di flanella? Riceverò mai un altro suo messaggio con su scritto: Lo so che sei stata tu? Potrò ancora mandargli la mia GIF preferita di Star Wars, coi soldati dell’impero che saltano in aria?

Avrei dovuto riflettere meglio prima di agire.

Prima che abbia il tempo di escogitare una exit strategy, la porta dell’appartamento si apre e mio fratello esce con un sacco della spazzatura in mano.

Si prende uno spavento quando mi vede, seguito subito da un’espressione confusa.

Non posso biasimarlo: appoggiata alla parete di fronte al suo portone c’è sua sorella che tiene in precario equilibrio sei bagel e respira affannosamente in una busta di carta.

Sorrido goffamente tenendo il sacchetto sulla bocca, la mia voce rimbomba in modo bizzarro. «Ehi, Cohen,» lo saluto con la mano, «l’odore dei bagel non è meraviglioso?»

Stringe gli occhi. «Cos’hai combinato?»

Non gli sfugge niente – non che io sia da meno.

«Assolutamente nulla» rispondo. Mi alzo in piedi e gli passo davanti tenendo ancora in equilibrio il cibo.

«Ho appena fatto domanda per conto tuo per The Wedding Game.» Supero la soglia di casa. «E ti hanno preso, quindi andrai in TV, e wow, devo posare questi bagel.»

«Che cosa?» tuona lui, ma prima di rispondere scivolo dritto verso la cucina, dove Declan sta finendo di preparare una delle macedonie più incredibili che abbia mai visto.

«Ehi, Luna.» Dà un’occhiata alle mie braccia cariche e si fa una risata. «Ti sei data alla giocoleria, vedo. Lascia che ti aiuti.»

Presentendo la tempesta che sta prendendo forma nel corridoio, alzo disperatamente lo sguardo verso mio cognato e dico: «Ti voglio tanto bene e penso che tu sia perfetto per mio fratello. Ti ringrazio per l’amore che gli dai. E se non dovessi uscire viva di qui, sappi che sei maledettamente intelligente e dovresti approfittarne. Fallo impazzire. Tiralo fuori dalla sua comfort zone. Mescola le carte in tavola. Incasinagli la mente. Se non altro lo terrai in vita.» Mi lancio uno sguardo alle spalle e gli sussurro: «Ho sporcato il 6B.»

Declan mi strappa di mano i bagel e li mette giù con aria confusa. Mi riporto il sacchetto alla bocca e ci respiro dentro, col cuore che mi martella nel petto. Il problema con Cohen è che non è uno che urla. Quando è arrabbiato, non esplode in modo irrazionale, non corre di qua e di là agitando scompostamente le braccia, non fa scenate. No, la sua è una rabbia che fa paura sul serio. Sibila come l’aria in una pentola a pressione, lentamente, uscendo da un piccolo foro. Il suo petto si gonfia – probabilmente perché si sta rimpinzando di livore –, i suoi occhi diventano completamente neri e si dilatano facendolo assomigliare a qualche personaggio strambo di The Witcher. E c’è questa piccola vena che corre parallela al sopracciglio sinistro. Compare all’improvviso e inizia a pulsare funesta come un presagio di morte.

Pulsa.

Pulsa.

Pulsa.

È terrificante vederla prendere vita. Aggiunge qualcosa di raggelante alla situazione.

Ma quello che ti lacera davvero l’anima è il modo lento e deliberato in cui parla. Vorrei quasi che facesse una scenata. Che si lasciasse andare a una scenata drammatica, che mi mollasse uno schiaffo e si mettesse a piangere urlandomi offese orribili in faccia. Preferirei una tragedia greca alla severa e ponderata lezione che mi aspetta.

«Cosa sta succedendo…?» chiede Declan con aria confusa.

Sbam.

Io e Declan trasaliamo. Ci voltiamo nello stesso istante, io ancora col sacchetto sulla bocca. Guardo Cohen in piedi davanti alla porta, le braccia lungo i fianchi, la mascella serrata, pronto a uccidere.

Riesco a percepire con chiarezza lo stridio dei coltelli che risuona nella sua testa quando i suoi occhi incontrano i miei. Come mi aspettavo, le sue pupille sono nerissime e ha le narici così dilatate che per un attimo mi immagino di infilarci qualcosa, tipo una biglia – solo un attimo, poi il terrore prende il sopravvento – e Dio mio, aiutami a salvarmi la pelle, perché eccola lì…

La vena.

Pulsa, palpita, mi invia un messaggio in codice Morse: Cohen sta venendo a prendermi.

«Luna.» Pronuncia il mio nome con un tono così minaccioso che mi sento gelare.

Sussulto e apro istintivamente la busta mettendomela in testa – sì, questa è la mia prima reazione. Mi appoggio alla cucina con nonchalance. «Qui c’è solo il sacchetto di carta. Luna non è potuta venire. Ma ti prego, non usarmi per comunicare con lei. Odio fare l’intermediario.»

Sento i suoi passi che si avvicinano.

Ho di nuovo il labbro sudato di Whitney Houston.

Non ho nemmeno il tempo di respirare che il sacchetto mi viene strappato dalla testa ed ecco che davanti a me c’è un falegname di un metro e novanta di altezza che dice: «Stai per morire».

C’è solo una cosa che posso fare a questo punto, mentre ci troviamo in cucina l’uno di fronte all’altra, con Declan che osserva la scena coi bagel stretti al petto…

Mettermi a blaterare. È la mia unica possibilità di salvezza.

«Mi dispiace tanto. Non pensavo che vi avrebbero scelti – be’, è una bugia, sapevo che sarebbe successo ma ho pensato che avresti perso un’opportunità incredibile se non avessi compilato quell’application. E so che non vuoi che ne parli ma sei stato tu a dire che vorresti un vero matrimonio, con tanto di festa, perché hai faticato così duramente per trovare l’amore, e ti sei impegnato nel movimento per i diritti dei gay, e desideri celebrare quel tipo di sentimento che non si poteva esaltare fino a che la legge non è stata approvata. E ora puoi farlo, puoi organizzare una festa per mostrare al mondo la vostra stupenda relazione e voi invece vi stavate accontentando, e io non volevo che vi accontentaste, così ho compilato la domanda, ho inviato le vostre foto e voi due siete stati ovviamente scelti e sarà fantastico. So che sembra spaventoso ora, apparire in TV e tutto il resto, e tu sei timido e riservato, ma ti prometto che organizzeremo un matrimonio stupendo, capace di celebrare come si deve il vostro rapporto. E poi vincerete e vi trasferirete a Manhattan, il che vi renderà gli spostamenti incredibilmente più facili, e oh mio Dio, potrai esibire le tue abilità di falegnameria e magari farti assumere da qualcuno del pubblico, o magari “Playgirl” ti vede e pensa: “Wow, ci piacerebbe dedicargli un bel paginone centrale, perché guarda che pezzo di fico, ma sarebbero degli scatti modesti, niente foto del pene, forse un lato del sedere, o anche tutto, ma ci assicureremmo di mostrare il tuo fisico nel complesso, senza voyerismi, con gusto”. Ma fidati, quando inizieranno ad arrivare richieste per porno gay, lì sì che puntiamo i piedi, perché mio fratello non sarà oggetto di quelle schifezze stravaganti che girano adesso, non quando a casa lo aspetta il suo dolce Declan. Anche se sono sicura che vorranno coinvolgere anche lui, perché guardatelo, che dio greco, capisco perché te ne sei innamorato a prima vista, sembra uscito da una pubblicità della Decathlon…»

«Luna.»

Alzo un dito. «Per finire, mi dispiace tantissimo. Il vostro matrimonio sarà spettacolare. E riguardo al servizio fotografico, solo nudi di buon gusto. Niente porno.» Sorrido, o almeno ci provo.

Guardo mio fratello e so solo che sta per tirar fuori una raffica di parole che mi schiacceranno a terra e mi terranno inchiodata lì per l’eternità.

«Secondo me è una grande opportunità» dice Declan, mettendo fine in un attimo alla più epica sfida di sguardi che si sia mai vista su questo lato del Mississippi. Amo quest’uomo, e l’ho sempre saputo che nel profondo siamo anime gemelle.

«Cosa?» fa Cohen.

Declan posa i bagel sul tavolo e appoggia una mano sul petto del suo fidanzato. Parla dolcemente, calmando la bestia vestita di flanella che scalpita di fronte a me. «Potrebbe essere una splendida opportunità, non solo per mostrare le tue abilità di falegname, come ha detto Luna, ma anche per mettere in luce le sue capacità.»

«No, non è per questo…»

Declan alza una mano, e io chiudo rapidamente il becco.

«In questa faccenda ci sono un sacco di aspetti positivi. La cerimonia che a quanto pare desideri – e in un certo senso la desidero anch’io. E soprattutto gratis! La possibilità di vincere un attico, l’opportunità di fortificare il nostro legame di coppia lavorando di comune accordo per organizzare un bel matrimonio con un budget limitato. Per non parlare della visibilità che otterrebbe tua sorella, coi suoi mille talenti. Il tipo di esposizione che potrebbe aiutarla a raggiungere il livello di Mary DIY.»

«Questa faccenda non ha niente a che fare con me» intervengo. E lo penso davvero. «Non devo per forza partecipare. Sono sicura che possiamo trovare un altro membro della famiglia. Questo è il vostro palco, non il mio.»

«Certo che parteciperai» ribatte Cohen con un sospiro di irritazione, grattandosi la fronte. «Saremmo degli idioti a non approfittare di te.»

«Aspetta,» sento crescere in me la speranza, «questo significa che hai cambiato idea? Vuoi partecipare al programma?»

«Non è che lo voglio» risponde tornando a guardarmi. La minacciosa vena pulsante sembra essersi placata, anche se la mascella è ancora serrata per l’esasperazione.

«Ma…» lo sprono.

Lo sguardo di Cohen oscilla tra me e il suo fidanzato. «Tu vuoi farlo davvero?»

Declan alza le spalle. «Non sembravi troppo entusiasta del matrimonio in comune.» Prende la mano di mio fratello. «È vero che speravi in una festa più in grande?»

«Non mentirgli» sussurro e Cohen mi lancia uno sguardo assassino. Alzo le mani e vorrei farmi tutt’uno coi mobili della cucina.

Mio fratello sposta lo sguardo sul suo uomo e inizia a grattarsi la nuca. «Be’, lo sai che per me non è stato facile fare coming out, soprattutto perché non rientro nello stereotipo del gay. Non sono un personaggio scoppiettante e divertente alla Will & Grace. Sono solo un ragazzo normale che si è sempre sentito fuori posto, ovunque. Ma ora che finalmente sono a mio agio con ciò che sono – grazie a te –, vorrei celebrare il nostro viaggio con la famiglia e gli amici più cari.»

«Perché non mi hai mai detto niente?»

«Non gli piace lo scontro» dico sporgendomi in avanti.

«Luna» scatta Cohen, e ancora una volta, provo a mimetizzarmi con la parete. «Volevo farti felice, e siccome è stata la prima cosa che hai suggerito, ho pensato che fosse quello che desideravi.»

Declan scuote la testa. «Ti ho proposto un matrimonio in comune solo perché stiamo cercando di risparmiare per trasferirci. Io voglio quello che vuoi tu, Cohen.» Gli mette un dito sotto il mento, facendogli sollevare la testa. «Facciamolo.»

Trattengo il respiro aspettando la risposta di mio fratello, e potrei giurare che ci sta mettendo così tanto solo per farmi morire di crepacuore.

Finalmente risponde: «Ok».

In preda all’eccitazione butto le braccia al collo di entrambi. «Abbraccio di gruppo.»

Cohen si divincola e si china per guardarmi negli occhi. «Ascoltami bene, Luna. Come direbbe Declan ai suoi studenti, “Sei tutta orecchi?”»

Gli rivolgo un sorriso da psicopatica e annuisco. «Ti ascolto.»

«Bene, perché te lo dirò una volta sola. Non fare mai più nulla alle mie spalle. L’unica ragione per cui non ti disconosco come sorella è che Declan è d’accordo con te, ma mi ci vorrà un po’ per perdonarti. Quello che hai fatto è stato fuori luogo, disonesto e inaccettabile. Io e te non ci nascondiamo le cose, non agiamo alle spalle l’uno dell’altra. Non. Farlo. Mai. Più. Mi hai capito?»

Sì…

«Capito» sussurro in preda al senso di colpa. Cohen ha ragione: niente sotterfugi, niente inganni. Siamo sempre stati onesti su tutto. Le mie intenzioni erano buone, ma lui ha tutto il diritto di essere arrabbiato. «Mi dispiace di aver tradito la tua fiducia. Non succederà più.»

«Sarà meglio.» Raddrizza la schiena e fa un respiro profondo. Mi avvolge in un abbraccio e mi godo la sensazione di protezione che provo stretta a lui. «Un altro motivo per cui lo faccio è che voglio davvero vederti brillare sotto le luci dei riflettori. Hai lavorato duramente per arrivare dove sei – è ora che tu di prenda un po’ di successo.»

«Non è per questo…»

«Lo so.» Mi dà un bacio sulla fronte. «Lo so, Luna. È solo un bonus aggiuntivo.»

Declan aspetta qualche secondo prima di interrompere il nostro abbraccio, poi esclama: «Allora, lo facciamo davvero?»

Ci voltiamo entrambi verso Cohen. Nonostante il suo sguardo imbronciato, credo di scorgere un luccichio di eccitazione nei suoi occhi. «Lo facciamo davvero.»

Alzo il pugno in aria. «Le altre coppie possono mangiarsi la mia polvere di glitter!»