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Chapter 4

CAPITOLO 3


CAPITOLO 3

Faith non aveva mai lasciato la sua abitazione. L’avevano portata lì ventuno anni prima, dicendole che la sua mente non poteva sopravvivere nel mondo esterno, che le visioni sarebbero venute troppo spesso e veloci se lei fosse vissuta a stretto contatto con gli altri. Non aveva nessuna ragione per non credere loro e durante gli anni la sua casa era diventata la sua prigione prescelta, un luogo che lasciava raramente.

Ma oggi stava per andare verso l’ignoto. La sua coscienza aveva finalmente capito a cosa l’aveva preparata il suo subconscio per mesi, una ricerca di risposte. Le era chiaro che per trovare quelle risposte, doveva parlare con qualcuno che non aveva niente a che fare né con gli Psy del Consiglio né con i NightStar. Sia il suo PsyClan che il Consiglio avevano un forte interesse. Non le avrebbero detto ciò che aveva bisogno di sapere: se queste oscure visioni erano i primi segni di un’inevitabile pazzia, o se indicavano qualcosa di molto più insidioso... un aspetto delle sue capacità che lei non desiderava affrontare.

Nonostante vivesse nel più completo isolamento, lei sapeva tutto ciò che le serviva per questo viaggio. Non c’era modo di bloccare le strade della PsyNet che trasportavano informazioni riguardanti il mondo reale. I pettegolezzi avevano modo di infiltrarsi anche nelle difese più forti. Quei pettegolezzi le avevano portato notizie di una Psy che aveva abbandonato la rete.

Sascha Duncan.

Il Consiglio aveva reso noto che Sascha era un cardinale fondamentalmente danneggiato, troppo debole per mantenere la connessione con la rete, una connessione che provvedeva al biofeedback senza cui nessuno Psy può vivere.

E Sascha era ancora viva.

Uno Psy rinnegato era la sola persona che Faith avrebbe potuto incontrare che non avrebbe niente da guadagnare nel mentire, niente da perdere nel raccontarle la completa verità. Tutti erano collegati con la PsyNet. Quindi tutti potevano tradirla, che fosse per scelta o per errore. Sascha era l’unica scelta. Era logico.

Preferiva non ricordare il sogno che aveva fatto poche settimane prima in cui aveva visto la faccia di un leopardo venirle incontro con una fame selvaggia, preferendo cercare di non capire ciò che le sue abilità stavano cercando di dirle.

Poiché qualche volta, la troppa conoscenza del futuro era una maledizione.

Lasciare il recinto sarebbe stato difficile, ma non impossibile. Le guardie dello PsyClan erano occupate a tenere le persone fuori. Nessuno aveva mai pensato che Faith avrebbe tentato di scappare. Facendo un respiro profondo, si mise a tracolla lo zainetto e poi tranquillamente aprì la porta sul retro e si incamminò nella notte.

Sapeva precisamente dove era diretta. C’era una sezione molto piccola della recinzione esterna che era situata in un angolo cieco dei sensori di movimento e non era abbastanza coperta dal raggio delle telecamere. E probabilmente non sembrava neanche un punto debole alla NightStar Security. Nessun criminale sarebbe stato in grado di individuarne la posizione esatta, e poi le guardie del corpo si assicuravano che quella zona fosse sotto costante stretta sorveglianza, specialmente da quando la maggior parte delle guardie aveva l’abilità di scannerizzare telepaticamente l’area.

Faith aveva capito come deviare le scannerizzazioni anni fa, la noia e l’isolamento lasciavano terreno fertile all’invenzione. Ancora più importante, lei era certa che poteva scavalcare la recinzione nel breve lasso di tempo dopo che una guardia avesse girato l’angolo e prima che un’altra iniziasse il suo giro. Sapeva questo poiché due mesi prima, aveva iniziato ad uscire la notte e fare esattamente questo, arrivare alla recinzione e poi tornare indietro nell’edificio senza allertare nessuno.

Aveva pensato di farlo perché aveva bisogno di una sfida. Ovviamente, per un F-Psy dalle sue capacità, nulla era mai stato così facile. Questa notte le servirono dieci minuti per percorrere la distanza dalla porta sul retro alla recinzione esterna a cui puntava, la recinzione interna non aveva rappresentato per lei nessun vero problema. I suoi occhi colsero la sagoma di una guardia che voltava l’angolo alla sua destra. Una seconda guardia sembrò apparire dieci secondi dopo con una precisione da Psy. Stava scavalcando, silenziosamente e con attenzione.

Vaughn era accovacciato su un largo ramo che sporgeva sul complesso che continuava ad affascinarlo. Intendeva infiltrarsi questa notte e scoprire cosa si nascondeva dietro la sicurezza computerizzata degli Psy. Ma questo non era più necessario, la sua preda stava andando da lui.

I suoi capelli erano una fiamma rossa nonostante l’oscurità e parte di lui voleva ruggire contro di lei per essere cosi stupida da non coprire la massa di capelli che le arrivava alla vita, ma l’altra parte di lui era impressionata dalla velocità, dal modo quasi felino di scavalcare la recinzione. Non aveva esitato, non si era guardata intorno. Era come se l’avesse fatto un centinaio di volte.

Atterrata dal lato della foresta, camminò in linea retta rispetto alla recinzione e negli alberi circostanti fino a quando non fu nascosta alla visuale delle guardie che ora giravano l’angolo. Vaughn camminò con passo felpato attraverso le cime degli alberi e le si era appostato proprio sopra quando lei si era fermata per prendere qualcosa dallo zaino.

Una piccola luce dal suo orologio illuminò quella che sembrava essere una cartina computerizzata dell’area circostante, una spoglia cartina che non mostrava nessuna delle strade changeling o dei segnali territoriali. Dopo un minuto, la piegò e la mise nello zaino. Poi ricominciò a camminare. Se fosse stato in forma umana, avrebbe corrugato la fronte. Si inoltrò sempre più nel territorio del DarkRiver invece che verso Tahoe.

Non sarebbe arrivata molto lontano a piedi, ma c’era qualcosa in lei che gli faceva rizzare il pelo sul retro del collo. Come una sentinella, era abituato a fidarsi dei suoi istinti e questa volta gli dicevano che questa donna doveva essere tenuta d’occhio. Attentamente. Molto, molto attentamente.

Faith si sentiva come se fosse pedinata. Una reazione irrazionale, era sola nella foresta. Ma se tutto andava bene, non sarebbe durato a lungo. Lei non conosceva la posizione della casa di Sascha Duncan; ma riteneva che se si fosse avventurata abbastanza all’interno nel territorio dei leopardi, uno di loro l’avrebbe trovata e portata dove aveva bisogno di andare. Un piano temerario, ma basato su ciò che aveva scoperto dalle ricerche sulla natura territoriale dei changeling predatori, ed aveva buone chance di successo. Dirigersi verso il quartier generale economico del DarkRiver a San Francisco sarebbe stato più facile ma lei non poteva esporsi troppo.

Dopo aver abbandonato la rete, Sascha Duncan era stata etichettata off-limits a tutti gli Psy. Incontrarla senza l’autorizzazione del Consiglio equivaleva automaticamente alla riabilitazione, un’etichetta eufemistica per la completa pulizia celebrale che distruggeva la personalità e le capacità degli Psy puniti. Faith conosceva abbastanza il proprio valore per capire che lei sarebbe scampata a quel fato, ma non voleva che qualcun altro venisse a conoscenza delle sue azioni. La stessa parte di lei che sapeva che questo doveva essere mantenuto segreto, sapeva che avrebbe trovato una macchina aperta su una strada vicino alla foresta.

E c’era. La macchina. Lei aprì lo sportello ed entrò.

Chinatasi in avanti, aprì il pannello di controllo per bypassare la sicurezza computerizzata. Questo non era qualcosa che le sue abilità le avevano detto che le sarebbe servito, era un hobby, qualcosa per mantenere la sua mente occupata nelle ore che trascorreva da sola. Come risultato, poteva bypassare la maggior parte degli hardware dei computer in pochi secondi. Questa volta ci mise cinque secondi e poi la macchina fu sua. Cercando nella sua mente le lezioni di guida che aveva ricevuto in caso di emergenza, si girò nella direzione in cui voleva andare e premette l’acceleratore. Aveva meno di tre giorni per trovare le sue risposte. Se non fosse ritornata nel complesso prima della scadenza, avrebbero aperto una vera e propria caccia. Potevano perfino usarla come scusa per penetrare con la forza attraverso i suoi scudi dalla PsyNet.

Dopo tutto, lei era un elemento prezioso che valeva miliardi di dollari.

L’uomo in Vaughn voleva bestemmiare, ma l’animale semplicemente agiva, correndo parallelamente alla macchina per più di un centinaio di metri prima di allontanarsi in un'altra direzione. La tana di Lucas distava ancora un’ora di macchina, ma Vaughn non voleva correre alcun rischio. Perché uno dei diabolici Psy avrebbe dovuto inoltrarsi fino a questo punto nel territorio del DarkRiver se non per raggiungere Sascha? E lui sapeva che la rossiccia era una Psy, aveva visto i suoi occhi.

Color notte. Con punte di bianco su uno sfondo completamente nero.

Il suo potente cuore batteva con forza quando arrivò dove era necessario che fosse. Passeggiando per il centro della strada, restò in attesa. Non solo lui era troppo veloce per essere superato, ma la maggior parte degli Psy sarebbero stati scossi nel vedere un giaguaro dal vivo che non avrebbero potuto fare nient’altro che fermarsi.

Potevano anche tentare di reprimere le loro emozioni, ma qualche reazione proveniva dall’istinto più primitivo e quest’ultimo non poteva essere controllato. Non importava ciò che gli Psy credevano.

Lei girò l’angolo, luci a basso raggio. Avevano poco effetto sulla sua vista notturna. Lui la fissò. Guardava ed aspettava.

Gli occhi del predatore brillavano nell’oscurità. Senza neanche pensare, Faith premette con forza i freni e la macchina di fermò di colpo. L’enorme felino cacciatore di fronte a lei non si mosse, non reagì come un animale avrebbe fatto. Stupita, nonostante tutto il suo piano, per il pericolo reale di trovarsi faccia a faccia con un leopardo, seduta in macchina, strinse le mani intorno al volante.

Il leopardo sembrava aspettarla pazientemente mentre lei non fece un ulteriore movimento. Avvicinatosi alla macchina, saltò sul cofano e lei si trattene per non reagire. Era enorme. E forte. Il cofano della macchina si era leggermente deformato sotto quei potenti artigli. Poi le mostrò i suoi denti attraverso il parabrezza.

Voleva che uscisse.

Faith sapeva senza alcun dubbio che non l’avrebbe fatta proseguire per la sua strada. Nonostante non avesse mai incontrato prima un changeling, ogni parte del suo corpo le diceva che era sicuramente in presenza di uno di loro. E se si stava sbagliando?

Non vedendo un'altra linea di azione logica, spense il motore, raccolse il suo zaino, e aprì la portiera. Il felino le atterrò davanti mentre lei stava immobile vicino al veicolo, tardivamente cosciente della sua ignoranza circa il protocollo di contatto fra le razze. Nessuno le aveva mai insegnato a parlare con i changeling. Lei non sapeva neanche se loro comunicassero come le altre specie pensanti.

– Ciao – , provò.

Il felino si strofinò sulle sue gambe, spingendola lontano dalla macchina finché lei non si trovò sola nel nero pece della strada, ed una molto grande, molto pericolosa creatura le gironzolava intorno con passo felpato.

Ciao, tentò di nuovo. Fu un cauto ed estremamente gentile messaggio mentale, un qualcosa considerato accettabile in circostanze esigenti.

Lui alzò la sua testa e le ruggì contro, i denti brillavano anche nella profonda oscurità che li circondava. Lei indietreggiò immediatamente. Al felino non piaceva che lei tentasse si entrare nella sua mente, capiva quello che aveva fatto. Qualcuno gli aveva insegnato a difendersi con le barriere naturali. E c’era solo una persona che poteva averlo fatto.

– Conosci Sascha ? –

Questa volta le mostrò i denti per farla indietreggiare ma lei non si mosse. Lei era una Psy, lei non provava paura. Ma tutti gli esseri pensanti possedevano l’istinto di sopravvivenza e i suoi istinti le stavano chiedendo cosa avrebbe fatto ora se i gatti non volevano che nessuno si avvicinasse al loro Psy personale. La risposta era che non aveva nessun altra scelta se non quella di continuare.

– Ho bisogno di parlare con Sascha – , lei disse. – Non ho molto tempo. Per piacere portami da lei. –

Il felino ringhiò di nuovo e i minuscoli peli della parte posteriore del suo collo si alzarono in una reazione che di solito il suo corpo avrebbe controllato. C’era qualcosa di molto territoriale, molto aggressivo in quel suono. Percorse una piccola distanza e si girò a guardarla. Sorpresa dal semplice assenso, lo seguì. Invece di seguire la strada, la portò nella foresta, abbastanza in profondità per potersi nascondere dalla strada. Poi segnò un albero con i suoi artigli.

Lei non capì fino a quando il felino non le spinse le gambe con forza sufficiente a farla cadere. – Okay, ricevuto. Aspetterò qui. – Questo fu prima che le sue fauci si chiudessero sul polso di lei. Si immobilizzò. Non le faceva male ma poteva sentire la potenza di quei denti. Una stretta e avrebbe perso la sua mano. – Che cosa? Che cosa vuoi? – Combatté contro l’istinto di parlagli nella mente e gli parlò in modo normale e familiare. I denti raschiarono sul suo orologio.

– Okay. – Aspettò che lui la liberasse e lui si prese il suo tempo per farlo, il felino era decisamente un maschio. I suoi occhi incontrarono quelli di lui e lei vide la fine intelligenza, la potenza e la furia.

Pericoloso e selvaggio, era anche la cosa più esotica che lei avesse visto nella sua vita. Il bisogno di passare le sue mani nella sua pelliccia cosi vicina era quasi impossibile da resistere. A parte il fatto che lei sapeva che lui era un felino che non avrebbe mai accettato un contatto solo come esperimento.

Finalmente, la liberò. Si tolse l’orologio e lui lo prese tra i sui denti. Poi si avviò, una sfocatura cosi veloce che lei a stento ne catturava il movimento. Di nuovo sola, rabbrividì per il freddo della notte e strinse le mani intorno al suo zaino. Sarebbe tornato? Cosa sarebbe successo se qualcuno l’avresse trovata qui? La possibilità di essere circondata da diversi di quei gatti le fecero riconsiderare la logica di quello che stava facendo. Loro erano senza dubbio non Psy; quindi il metro su cui aveva basato la sua preparazione non era applicabile.

Appoggiandosi sull’albero, Faith aspettò. Non aveva nessun altra opzione.

Vaughn camminò dalla stanza da letto alla cucina della tana indossando solo un paio di jeans scoloriti. Aveva in mano l’orologio di lei. – Non ha un indicatore di posizionamento. –

Lucas si accigliò e si avvicinò per prenderlo. Vaughn sentì la voglia irrazionale di tenere la sottile fascia metallica per lui, un’ondata di possessività cosi inusuale che lo sorprese. Alla fine glielo consegnò.

– Fammelo vedere. – Sascha sussurrò al suo compagno di fianco a lei. – E’ praticamente un ordinario orologio Psy. – Lei lo prese da Lucas e guardò il retro. – Non è marchiato con nessuno stemma familiare. –

– Ho pensato che avresti potuto captare qualcosa da lui. – Sascha scosse la testa. – Le mie competenze psicometriche stanno crescendo, ma questo è troppo freddo. Non penso che la tua Psy abbia riposto qualche emozione importante su questo. –

La stranezza della dichiarazione era stata colta da uno dei tre. Gli Psy non riponevano nessuna importanza emozionale su niente.

– Ti ha detto che è fuggita dal complesso in Tahoe quando gliel’hai chiesto? –

– Ha scavalcato la recinzione come se non volesse essere vista da nessuno. – Si riprese l’orologio, riponendolo nella sua tasca. Dove nessun altro avrebbe potuto toccarlo.

– Non credevo che voi Psy faceste molto sul piano fisico, – disse Lucas, e c’era una vena di eccitazione sessuale nelle parole, che Vaughn la percepì, così tagliente come la lama di un coltello, nonostante prima non fosse mai stato colpito dall’aperta sensualità della coppia di compagni del branco.

– Perché non ne discutiamo stasera, hmm? – Sascha appoggiò la schiena sul petto di Lucas. – Ma questo è inusuale – lo ha fatto con abilità? –

– Tranquilla come un felino. – Era il miglior complimento che Vaughn poteva fare. – Come se l’avesse già fatto prima. –

– Strano. E dice che vuole vedermi? –

– Si. – Non c’era possibilità che Vaughn avesse potuto portare Sascha fuori e sapeva che Lucas non l’avrebbe permesso a nessuno dei due. La Psy poteva non essere attendibile. Nemmeno se era una bella Psy rossa con la pelle soffice come la crema.

Gli occhi color notte di Sascha si illuminarono per un inquietante secondo. – Lei come è? –

– Ha i capelli rossi. – Lui non aveva mai visto capelli di quel rosso acceso, cosi lussuosamente setosi. Il felino ci avrebbe voluto giocare, mentre l’uomo avrebbe voluto fare cose molto, molto più intime.

– Occhi da cardinale. –

Sascha si alzò - rigida. – Non può essere. Impossibile. –

Entrambi gli uomini la guardarono e lei iniziò a camminare per la tana.

Vaughn sentì la possessività di Lucas come se ci fosse una persona fisica tra loro e per la prima volta, lui vide uno spiraglio di dove quelle emozioni potessero spingere.

– Che c’è, Sascha? – Lucas l’afferrò mentre lei lo superava.

Lei si sentì in imbarazzo. – Potrebbe essere sbagliato, ma i capelli rossi sono comuni in una particolare famiglia di Psy in quest’area. La linea dei NightStar ha un incidenza del gene recessivo insolitamente alta. – Sascha suonava assolutamente Psy in quel momento. C’era da aspettarselo. Lei era stata un felino per poco più di un paio di mesi. Ci voleva tempo.

– La linea NightStar? – Lucas giocava con le dita con i suoi capelli.

– Sono un gruppo di famiglie che operano sotto il controllo dello PsyClan dei NightStar. –

– Tu hai detto che gli PsyClan erano utilizzati dagli F-Psy– . Vaughn incrociò le braccia, mente le sue dita formicolavano per il bisogno di sapere come sarebbe stato pettinare la fiamma di seta rossa di una donna che scalava bene come una qualsiasi gatta.

Lei annuì.

– La famiglia dei NightStar ha una genealogia di produzione di F-Psy. Loro sono rari, ma il NightStar ne ha sempre avuto almeno uno per ogni generazione. Qualcuno debole, qualcuno potente. Il solo cardinale che io conosco nell’intera regione è Faith NightStar. –

Faith.

Lui testò il nome sulla lingua e ci stava a pennello, ci stava bene. – Il suo nome è lo stesso del suo PsyClan? –

– Si. Non sono sicura del perché, ma questo è il loro modo di lavorare. Loro si schierano con lo PsyClan nel suo complesso piuttosto che con le loro singole famiglie. – Si morse il labbro. – Gli occhi da cardinale ed in più i capelli rossi e un posto isolato, potrebbe essere Faith, ma io non conosco ogni Psy di quest’area. –

– Non l’hai mai incontrata? – Era Lucas che chiedeva.

– No. Gli F-Psy sono come ombre. La popolazione raramente li vede. Anche i Gradienti più bassi sono considerati troppo importanti per essere lasciati senza protezione. –

– Perché un F-Psy vorrebbe vederti? – Lucas osservò Vaughn. – Lei ti ha detto qualcosa? –

– No. Ma sta aspettando da circa un’ora e mezza se è dove l’ho lasciata. – E per qualche ragione, questo rendeva Vaughn nervoso. – Dobbiamo occuparcene. –

– Io voglio parlarle, – disse Sascha.

– Assolutamente no. –

– No. –

Entrambi gli uomini parlarono simultaneamente, Lucas con l’istinto protettivo del compagno e Vaughn con quello di una sentinella. Sascha ruotò i suoi occhi e scosse la testa. – Voi due ancora non l’avete ancora capito? Io non mi farò mai domare. –

Lucas la guardò storto.

– Nessuno di voi sa come comportarsi con lei, come porle le domande che necessitano di risposta. Vaughn probabilmente l’ha comunque terrorizzata con il suo silenzio. – Lei spostò lo sguardo color notte su di lui.

– Gli Psy non provano paura. – Ma il suo polso era molto debole sotto i suoi denti. – Lei è molto più piccola di te. – E nonostante la sua altezza, Sascha era ancora fragile comparata ai changeling.

Sascha annuì. – Questo potrebbe essere sufficiente se è veramente una degli F-Psy. Andiamo. E non ne discutiamo più. –

Un basso ruggito provenne da Lucas. Vaughn saggiamente lasciò la stanza e uscì sulla piattaforma, utilizzando l'opportunità per togliersi i jeans, lasciandoci dentro l’orologio al sicuro, e si trasformò.

Stava aspettando lì quando Lucas e Sascha uscirono.

– Portaci da lei ed esplora l’area. Sascha ed io ti seguiremo in macchina. – Lucas non sembrava soddisfatto e Vaughn non poteva biasimarlo. – Se percepisci qualsiasi cosa, fallo sapere a Sascha. –

Vaughn annuì. Sascha adesso era connessa alle sentinelle attraverso la Rete delle Stelle, un network mentale con cui Vaughn non era completamente a suo agio, ma che aveva la sua utilità. Nonostante non potessero comunicare telepaticamente, potevano sentire ogni altra emozione, sentimento. Questo in sé creava un’enorme differenza con la PsyNet, sufficiente a calmare i suoi istinti più aggressivi.

Con un ulteriore cenno del capo, saltò giù dalla tana fino a terra. L’aria notturna lo attraversò come una fresca carezza e poi sentì la terra soffice sotto i cuscinetti delle sue zampe. Iniziò a correre.