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Chapter 4

Capitolo 3


3

«E così quello era tuo fratello, eh?» chiede Lucas.

«Sì» rispondo mentre mi appoggio al bancone, stringendo una birra tra le mani. Non sono un gran bevitore, nemmeno il fine settimana, ma dopo quello che mi ha fatto passare Thad, avevo proprio bisogno di un goccio d’alcol.

«Non vi assomigliate per niente.»

Il che è strano, visto che, fino a prova contraria, sono io quello che l’ha “cresciuto”. Però è vero: non ci assomigliamo per niente. Il grado di sensibilità di Thad è spaventosamente elevato, mentre io mi sento praticamente morto dentro.

Eppure non sto vagabondando per la vita senza uno scopo. Quando mi sono diplomato al liceo e sono entrato alla Columbia, avevo ben chiaro il mio obiettivo: sarei diventato un avvocato. Così avrei saputo esattamente cosa fare con gli stronzi come mio padre che tradivano le loro mogli… strappando accordi assurdi in favore delle future ex. Rappresento solo donne, le aiuto a vendicarsi, e poi me ne torno a casa nel mio appartamentino modesto, decorato in modo minimale, sorseggio il mio whisky e chiudo così la serata. Il giorno dopo ricomincio da capo. Di tanto in tanto, qualche avventura di una notte o un’uscita con gli amici. Entrambi lussi rari per un maniaco del lavoro.

Thad, però… non lo è. Si fa le sue ore di lavoro, il minimo indispensabile per produrre un risultato decente, poi va a casa da Naomi e insieme guardano qualsiasi nuova serie riescano a trovare su Netflix. Escono di continuo – lo so perché Thad mi chiede sempre di unirmi a loro – presi dal desiderio di sperimentare cose nuove, per lo più gratuite. Gallerie d’arte, proiezioni di film a Central Park, stand up comedy: qualsiasi cosa vi venga in mente, potete star certi che loro l’hanno fatta.

Thad è uno che si diverte.

Quanto a me, credo di aver dimenticato il significato della parola “divertimento”.

Ma ciò che mi angoscia di più in questo momento è l’ultima frase che mi ha detto mio fratello, quando ormai era già sulla porta.

Non diventare come papà. Non diventare un maniaco del lavoro che pensa solo a sé stesso.

Cazzo, è stato un colpo basso. L’ultima persona a cui vorrei assomigliare è mio padre. Lavoro ogni giorno per accertarmi che la mela sia caduta il più lontano possibile dall’albero.

Ma Thad mi ha fatto riflettere. Mi ha spinto a rivedere tutta la mia vita e, merda, a riconsiderare la sua proposta.

È per questo che sono seduto in un bar con Lucas, in attesa di un hamburger gigante e della più grande porzione di patatine in commercio.

«Qualsiasi cosa abbia detto deve averti scosso, amico. Sei pallidissimo.»

Sorseggio la mia birra. «Vuole che partecipi con lui a un programma televisivo.»

«Cosa?» Lucas ride. «Quale?»

«The Wedding Game.»

«Oh cazzo, quello con Mary DIY? Amico, quella è una gran figa. Da lei mi farei cucire e scucire quando vuole. Ogni tanto guardo lo show solo per vederla.»

Mi giro verso il mio amico. «Ti interessi di fai da te?»

Lucas ha già in mano il telefono e in un attimo mi mostra di cosa sta parlando. Cazzo, okay, ora capisco cosa ci trova in The Wedding Game. Capelli biondi e lisci, occhi azzurri, un corpo da sballo. Messaggio ricevuto. «È sexy. Ed è intelligente, amico; se ne esce con delle trovate assurde.» Fa una pausa e subito dopo i suoi occhi si illuminano. «Porca puttana, se partecipi al programma, potresti presentarmela.»

Scuoto la testa e torno a concentrarmi sul bicchiere. «Non è neanche detto che Thad e Naomi vengano selezionati. E io non ho ancora accettato.»

«Non hai accettato?» Lucas sembra davvero perplesso. Per come la vede lui, non avrei dovuto pensarci su due volte. «E perché, cazzo?»

«Per quale diavolo di motivo avrei dovuto dire di sì?»

Lucas fa spallucce. «Non conosco bene le dinamiche della vostra famiglia, ma a giudicare dalla tensione che ho sentito in ufficio, direi che c’è del risentimento tra voi.»

«Non siamo più uniti come una volta» è tutto quello che riesco a dire, buttando giù un bel sorso di birra.

«Alec…» Lucas rimane in silenzio per un minuto e fa un sospiro profondo. «Ho perso mio fratello per un’intossicazione da alcol.»

Oh, merda. «Era appena stato ammesso nella mia confraternita del college, ha bevuto troppo ed è svenuto. Non se n’è accorto nessuno.» Fissa il bicchiere. «Se fossi in te, farei qualsiasi cosa per evitare che un qualche ostacolo si frapponga tra te e Thad. Non puoi mai sapere quando lo vedrai per l’ultima volta.»

«Cazzo, Lucas, non ne avevo idea» esclamo sentendomi un completo idiota.

«Non ne parlo molto, e, davvero, non voglio focalizzarmi su questo adesso. Cerco solo di farti vedere le cose dalla giusta prospettiva. Qualsiasi cosa abbiate passato non può essere così terribile, giusto? Ci sarà una soluzione.»

Mi gratto una guancia. Il fatto è che so esattamente cosa mi ha fatto mettere così sulla difensiva.

Ogni volta che guardo Thad, vedo il ragazzino spaventato che era una volta. Scorgo la paura nei suoi occhi, l’incertezza su quello che sarebbe successo alla nostra famiglia. Mi fa male, e mi fa rabbia. Due adulti non sono riusciti a risolvere i loro casini per il bene dei figli, e anzi, ci hanno lasciati soli, senza nessuno con cui parlare. Un bambino di dieci anni, uno di quattordici. Stavamo affogando nei loro problemi, senza scialuppe di salvataggio in vista. Tutta quella rabbia mi domina completamente – continua ad accumularsi dentro di me fino a farmi mancare il respiro.

«È complicato» rispondo alla fine. «E lo è appena diventato ancora di più.» Piego la testa, cercando di alleviare l’emicrania in arrivo. «La fidanzata di Thad, Naomi, è incinta. Mio fratello vuole che io faccia parte della vita del bambino.»

«Ah,» Lucas fa un cenno col capo, «Thad pensa che partecipare a The Wedding Game potrebbe aiutarvi a sistemare le cose, a iniziare un nuovo capitolo della vostra relazione.»

«Sì, e ci sono anche altri motivi.» Motivi di cui non è il caso di parlare.

«Mi sembra già abbastanza per dire di sì.»

«Lo so.» Mi porto una mano sul viso. «Non credo di avere scelta.»

Il mio amico scuote la testa e in quel momento arrivano i nostri piatti. L’hamburger che ho ordinato non mi sembra più appetitoso. Per niente.

Batto il piede a terra, le mani in tasca, aspettando che la porta di fronte a me si apra. Dopo un pranzo molto lungo con Lucas, ho provato a convincermi che non dovevo per forza dire di sì a Thad, che potevo trovare un altro modo per recuperare il nostro rapporto. Ma appena chiudevo gli occhi vedevo l’espressione disperata di mio fratello. Vuole fare così tanto questa cosa, e in fin dei conti non ho mai esitato di fronte a nulla pur di provare a farlo felice.

E adesso eccomi qui.

La porta si apre e vedo comparire i capelli rosso fuoco di Naomi, seguiti dai suoi occhi stupiti, di un verde più chiaro di quelli di Thad e dei miei. Più belli.

«Alec,» spalanca la porta, «non mi aspettavo di vederti. Entra.»

Naomi mi stringe in un rapido abbraccio. Abitano in un appartamentino nel Bronx, mi ricordo di quando lei e Thad si sono trasferiti qui. Gli ho portato un regalo per festeggiare l’inaugurazione della casa – una smart TV ultimo modello –, ma quando ho acquistato uno schermo da settanta pollici non ho riflettuto sulle loro limitate disponibilità di spazio. Il televisore occupa quasi un’intera parete.

Capisco bene che Thad voglia un posto più grande. So che pagano già più di duemila dollari di affitto, e per cosa? Cucina, sala da pranzo e salotto sono fusi in un’unica stanza. Sulla destra ci sono la camera da letto e il bagno e vicino alla porta d’ingresso c’è un armadio per i cappotti – è tutto. Niente a che vedere con l’appartamento di Park Avenue in cui siamo cresciuti, quello che mio padre ha ottenuto dopo il divorzio, nonostante la custodia dei figli ce l’avesse mamma.

«È così bello vederti.» Naomi si gira verso la camera e urla: «Thad, c’è tuo fratello!»

Vedo spuntare una testa dietro la porta. «Cosa?» Appena mi vede, rimane a bocca aperta per un secondo, prima di chiuderla di scatto e uscire in soggiorno con indosso una tuta e la mia vecchia maglia da baseball del liceo, quella che gli ho lasciato quando sono partito per il college. Com’è possibile che gli stia ancora? È vero che allora le portavamo larghe, ma comunque…

«Ehi» dico dondolandomi sui talloni. Mi sento fottutamente a disagio e mi pento di non aver fatto per telefono quello che sto per fare adesso.

Thad mi abbraccia con il solito calore ed esclama: «Ho preso un po’ di torta di carote alla pasticceria dietro l’angolo. Stavamo giusto per mangiarla. Ne vuoi un pezzo?»

«Volentieri.»

Naomi recupera un terzo piatto mentre mio fratello mi soffoca in un altro abbraccio. Il contatto è così familiare… mi fa sentire a casa.

Ricambio con una rapida pacca sulla schiena e mi allontano. Basta smancerie.

«Ho esagerato?» chiede Thad, percependo chiaramente il mio bisogno di fuggire dalla scena del crimine: mi sono beccato due abbracci solo per essermi presentato nel suo appartamento.

«Ehm, sì.»

«Mi sembra giusto. Con calma. Piccoli passi.»

Naomi arriva con la torta e ci sediamo tutti sul divano del soggiorno/pranzo/cucina.

Mentre prendono le forchette, rimango a fissarli. Si comportano in modo così naturale, come se ci vedessimo ogni domenica. Potrebbe essere molto più difficile di quanto pensassi.

Ansioso di arrivare al punto e andarmene subito di lì, dico: «Ehm, ci sto».

Thad mi passa le mie posate. «Mangia, Alec.»

Guardo prima lui e poi lei e ripeto: «Mi hai sentito? Ho detto che ci sto».

«Lo so» risponde mio fratello con la bocca piena. «Sapevo che avresti accettato. Ci sei sempre quando ho bisogno di te.» Sorride e continua a divorare la torta.

Però… cazzo.

A quanto pare sono un campione di affidabilità.