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Chapter 3

Capitolo 2


2

«Non riesco ancora a credere che tu abbia ottenuto la casa negli Hamptons» esclama Lucas, il mio collega e amico. Poi si lascia cadere sgomento sul divano del mio ufficio, con gli occhi rivolti al soffitto. «Come cazzo hai fatto a far crollare quello stronzo?»

Compiaciuto della mia performance legale di oggi, appoggio i piedi sulla scrivania e sorrido. «Mi sono giocato la carta delle prove fotografiche.»

«Oh merda.» Lucas fa una risatina. «Con chi era stavolta? Con l’assistente?»

«La cameriera. Nel solarium. Con un vibratore nel culo.»

«Il culo di lui o di lei?»

«Di lui.»

Lucas si tira su a sedere e congiunge le mani.

«Mi stai dicendo che hai beccato il presidente della Markman and Wire, la più prestigiosa compagnia pubblicitaria di New York City, in un solarium, con un vibratore nel culo?»

Annuisco.

Lucas fa un fischio e si butta di nuovo all’indietro. «Devi pagare di più il tuo investigatore privato.»

«Ci penso ogni giorno, sai? D’altra parte, se fossi in Elijah Markman, non tradirei mia moglie in un solarium, dove chiunque può scattare una foto nascondendosi tra i cespugli.» In ogni caso, io non tradirei mai mia moglie… non ce l’avrei neppure una moglie, se è per questo. Il matrimonio non è fatto per gli stronzi realisti e senza cuore come me. È per gente ingenua, accecata dall’amore. Per quei poveri idioti che credono che un’altra anima possa renderli felici. La verità è che l’unica persona che può renderti felice sei tu.

Essere il miglior avvocato divorzista di New York ti fa vedere le cose per quelle che sono. E nello specifico, gli uomini sono dei maiali. Okay, lo ammetto, ce ne sono anche di onesti, e quelli le donne li rovinano. Ma per la mia esperienza, di solito la colpa è dell’uomo. È lui che tradisce, e quando si arriva alle carte bollate, vuole fottere la moglie il più forte possibile. Cosa che non sono disposto a tollerare. Riassumendo: non mi sposerò mai.

«Mi sposo!»

La porta del mio ufficio si spalanca di botto, facendo trasalire sia me che Lucas. Ci voltiamo e vediamo Thaddeus sulla soglia che fluttua – sì, fluttua – con le braccia aperte prima di esibirsi in un enorme, stupidissimo inchino.

«Thad, che ci fai qui?» chiedo. Mi alzo in piedi e poggio le mani sul vetro freddo della scrivania.

«Sono venuto a deliziare il mio fratellone con la notizia del mio fidanzamento.»

«Lo sapevo già. Mi hai chiamato due mesi fa per dirmelo.»

«Sì, be’, sto ancora aspettando il tuo regalo. Pensavo te ne fossi scordato.»

Come potevo scordarmi del fidanzamento di Thad? Al telefono era in lacrime e mi ha raccontato ogni minimo dettaglio. L’unico motivo per cui ho risposto a quella chiamata è che prima mi ha inviato almeno una dozzina di messaggi, per avvertirmi che mi avrebbe contattato alle venti in punto e che avrei fatto meglio a non far partire la segreteria.

Opzione che per un attimo ho preso in seria considerazione. Giusto per far salire alle stelle la sua pressione sanguigna, da bravo fratello. Ma alla fine ci ho ripensato e ho premuto il tasto verde.

In tutta onestà, nutro dei dubbi sulla sanità mentale di Naomi. Thad è un personaggio interessante. Un vero uomo quando ne ha voglia, un latin lover al college, e un bambino piagnucoloso per la maggior parte del tempo.

Forse in parte è colpa mia. L’ho coccolato troppo quando eravamo piccoli, ma qualcuno doveva pur assicurarsi che non diventasse cinico come me. Quando lo guardavo negli occhi vedevo la speranza che non fosse troppo tardi, che anche noi potessimo avere una famiglia perfetta, nonostante i continui litigi dei nostri genitori.

Papà era un maniaco del lavoro di Wall Street; mamma era una moglie trofeo, una bellezza da esibire del tutto priva di emozioni. Un quadretto immacolato da fuori, una tragedia di matrimonio da dentro. Era raro vederli felici insieme. Anzi, era raro che riuscissero a sopravvivere nella stessa stanza senza saltarsi al collo e far scoppiare un qualche litigio.

Sempre per i soldi.

È quello il motivo per cui si azzuffano tutti.

I soldi.

Ed è per questo che disprezzo il denaro.

Odio il fatto di averne bisogno per mantenere l’immagine indispensabile per il mio lavoro, e odio il fatto che siano il motore che manda avanti il mondo.

Mi risiedo incrociando le gambe e giocherello con una penna. «Non me lo sono scordato. Non lo credevo necessario.»

«Non lo credevi necess…» Thad si blocca bruscamente quando nota finalmente Lucas. Il mio amico ha una brutta faccia, come se si fosse appena beccato una frustata. «Ehi,» gli porge la mano, «Thaddeus.»

Lucas si alza e gliela stringe con forza. «Lucas. Piacere di conoscerti.»

«Altrettanto.» Thad si aggiusta la giacca del vestito. «Hai mai comprato un regalo di fidanzamento per un fratello?»

«Non ho fratelli. Mi spiace, amico» risponde Lucas, con un leggero tremolio nella voce.

«Ma glielo faresti se ne avessi?» chiede Thad, che non ha alcuna intenzione di mollare il colpo.

Un sorriso solca il volto del mio amico e capisco che sta per rendere ancora più complicata la mia esistenza. «Io darei una festa.»

Lentamente, mio fratello ruota sui talloni con le mani sui fianchi e le narici dilatate. Esclama a denti stretti: «Hai sentito, Alec? Una fottuta festa.»

Mi fisso la caviglia. «Sì, ho sentito lo stronzo.» Alzo la testa quel tanto che basta per ammirare il sorriso gigantesco sulla faccia di Lucas. «Puoi andare ora.»

Mi saluta portandosi due dita alla fronte. «Il mio lavoro qui è finito. Fammi sapere se sei ancora libero per pranzo.»

«Offri tu!» urlo un attimo prima che esca.

Thad lo segue con lo sguardo, poi si volta verso di me. «Sembra un tipo a posto.» Senza aspettare un invito, si accomoda su una delle sedie di fronte alla mia scrivania. «Devo chiederti un favore.»

Cazzo… non mi piacerà per niente, il suo favore. L’eccitazione che gli fa brillare gli occhi, senza contare che è venuto fino al mio ufficio per cercarmi… si capisce che il piacere che deve chiedermi non è solo gigantesco, ma mi farà dannare l’anima.

«Neanche un “Ehi, fratello, come stai?”» dico sforzandomi di mantenere un tono fermo. «Sei qui solo per interesse?»

«Senti chi parla. Tu odi le chiacchiere.»

«Oggi potrei essere dell’umore giusto, invece» aggiungo solo per torturarlo.

«Vuoi fare conversazione? Bene.» Thad incrocia le braccia. «Ciao, fratellone, come stai? Ah, sì? Occupato? Fantastico. Sì, anch’io ho sempre da fare, ma trovo comunque il tempo per mandare un messaggio. Sapevi che l’altro giorno era il compleanno di mamma? Io sì, perché sono andato al brunch che ha organizzato. Ero l’unico suo figlio lì, il che è triste dato che ne ha partoriti due. Era un brunch di merda: un gruppo di vecchie signore col cappello che parlavano dell’ultimo lifting di Candace Howe. Secondo loro, le ha rovinato le sopracciglia. Oh, ehi, lo sapevi che le vagine diventano secche quando invecchiano, rendendo difficile fare sesso? Ora lo so, grazie alla mamma, che mi ha pure descritto il miglior lubrificante.»

«Okay, basta conversazione.» Alzo le mani sentendo la gola che mi si riempie di bile.

«Oh, non vuoi parlare della vagina secca di mamma?»

«Dimmi del favore.»

«Come pensavo.» Thad sorride. «Ora, veniamo agli affari. Come sai, sto per sposarmi con la mia bellissima Naomi. I matrimoni sono costosi…»

«Ti servono soldi? Quanto?» Apro il cassetto in cerca del libretto degli assegni, irritato dalla consapevolezza che il denaro si stia impossessando di un ulteriore aspetto della mia vita.

«Non ho bisogno di soldi.» Il senso di colpa mi trafigge appena vedo l’espressione di mio fratello. Si sente insultato. Dovrei averlo capito a questo punto: Thad non chiede mai denaro. Solo la mia attenzione. Se ci penso mi sento male. Sarebbe tutto più facile se volesse solo un assegno.

«Scusa.» Mi massaggio la nuca. «Che ti serve?»

Lui distoglie lo sguardo e in un attimo il fratellino fastidioso si tramuta in un fidanzato preoccupato. «Voglio poter offrire a Naomi una vita fantastica, quella che si merita,» fa un sorrisetto, «perché mi sopporta e mi ama. Vogliamo trasferirci a Manhattan, fare finalmente il salto di qualità. Ma non posso gestire tutto questo e una festa di nozze allo stesso tempo. Allora mi è venuto in mente che potrei partecipare a un programma: uno show in cui i concorrenti devono organizzare un matrimonio a New York, avendo a disposizione un budget limitato.» Alza lo sguardo verso di me.

Ohhh. Merda.

Penso di sapere dove stia andando a parare.

«The Wedding Game. Ne hai sentito parlare?»

«No.»

«Strano. Be’, cercano delle coppie. Io e Naomi saremmo perfetti. Ci ritroveremmo il matrimonio pagato e il primo premio è un attico a Manhattan. Io di sicuro ho il carisma giusto per la televisione. È l’America che deciderà il vincitore, e non vedo perché non dovrebbero votare per questo bel faccino.» Si incornicia il viso tra le mani e io reprimo il profondo, fervente impulso di spingergliele via.

«Me lo sento. Possiamo assolutamente vincere. C’è solo un problema.»

«Ti pareva.»

Mi ignora: «Ogni coppia deve avere in squadra almeno un membro della famiglia. Dato che i parenti di Naomi vivono in Oregon…»

«No.»

Non ho nemmeno bisogno di pensarci. Per me è un enorme, definitivo no.

Andare in televisione.

Organizzare un matrimonio.

Avere a che fare con un fratello in procinto di essere posseduto dallo spirito di uno sposo assatanato…

Per non parlare del fatto che sono specializzato in divorzi strazianti, non certo in dolci finali da favola, e non riconoscerei un legame familiare neanche se mi schiaffeggiasse con un bouquet di nozze. Insomma, grazie ma no, cazzo.

«Non puoi dire semplicemente no.»

«Posso eccome, l’ho appena fatto.» Muovo il mouse del mio computer per togliere lo standby. «Ho del lavoro da sbrigare, Thad. Se è tutto, puoi andare.»

Guardo lo schermo, ma mi sento addosso gli occhi verdissimi di mio fratello e la tensione che inizia a salire tra di noi.

Sta per esplodere.

«“No” non è una risposta accettabile.» Ha una voce così profonda, così minacciosa, che se non sapessi che è un tipo solo chiacchere e niente fatti avrei un po’ di paura.

Gli occhi fissi sul monitor, ribatto: «Dovrai fare un po’ di lavoro su te stesso e imparare ad accettare i rifiuti, perché io non cambierò idea».

Dovrebbe bastare a convincerlo a levare le tende. E invece si sporge in avanti, prende una penna dalla mia scrivania e me la tira in testa, colpendomi proprio sulla tempia. Quando mi giro verso di lui, mi fissa senza muovere un muscolo.

«Naomi è incinta.»

Ok, questa non me l’aspettavo. Giro la sedia in modo da guardarlo dritto in faccia. «Dici sul serio?»

«No, è proprio il classico argomento su cui amo scherzare.» Alza gli occhi al cielo e mi rendo conto che la mia era una domanda stupida.

«Wow, voglio dire… wow» rispondo. «Sei… emozionato?»

«Certo che sono emozionato. Sto per diventare padre, cazzo. È un sogno. Un po’ fuori programma, ma è comunque meraviglioso.»

«Be’, congratulazioni, Thad. È davvero fantastico.»

«È il motivo principale per cui voglio iscrivermi a quel contest. Ho bisogno di questa opportunità.» Fa una pausa. «Sarebbe una grande partenza per la mia famiglia.»

«Puoi avere un matrimonio semplice, Thad. Mettere i soldi da parte per l’appartamento a Manhattan.»

«Non è così facile risparmiare per una coppia monoreddito. Sai bene che Naomi è stata licenziata qualche mese fa, e ora che è incinta ci vorrà un po’ perché trovi un nuovo lavoro. Io non sono un avvocato divorzista. Sono solo un organizzatore di eventi.»

«Ci sono altre soluzioni…»

«No che non ci sono, Alec. Sei la nostra unica opzione, e anche se non lo fossi ti vorrei comunque al mio fianco.»

«Perché sono un grande esperto di matrimoni felici» rispondo sarcastico.

«Noooo» se ne esce Thad con un tono esasperato. «Perché con te è tutto più bello.»

Mi blocco, mi si sono rizzati i peli sul braccio. Lui continua. «Quando eravamo piccoli, sapevi esattamente come farmi ridere, come aiutarmi a dimenticare l’ambiente tossico in cui vivevamo e trasformare una situazione di merda in un bel ricordo. Hai sempre risolto le cose, e sono sicuro che lo faresti anche in questo caso. Ci aiuteresti a vincere. Sei un tipo tosto.»

«Non sono un tipo tosto» dico coprendomi il viso con le mani. «Non sono più quella persona, Thad. Sono…»

«Sei un fratello di merda.» Mi guarda fisso negli occhi e, mio malgrado, mi sento offeso. Certo, ultimamente sono stato un po’ assente, ma un fratello di merda? Non credo proprio, cazzo.

«Solo perché non voglio mettermi a sfilare al tuo fianco e farmi vedere dalla nazione intera mentre ricopro le sedie di tulle in TV?»

Lui scuote la testa. «No, perché da quando sei andato al college, ti sei praticamente dimenticato di me. Vederti è come cercare di tenere al guinzaglio un gatto. Mi dedichi le briciole del tuo tempo, e anche quando riusciamo a stare insieme, non sei davvero presente. La tua mente è sempre concentrata sul lavoro. Non voglio che diventiamo quel tipo di fratelli che si allontanano, che non parlano mai a meno che non succeda qualcosa di traumatico in famiglia. Mi manchi, Alec. E che io sia dannato se lascerò che mio figlio cresca in un mondo in cui tu non ci sei.»

Mi fissa, i suoi occhi diventano più grandi ogni secondo che passa. Difficile da credere, me ne rendo conto, ma è così.

«Voglio che i miei bambini giochino con lo zio Alec, che conoscano la persona con cui sono cresciuto. Quella persona divertente, protettiva, intelligente che mi ha aiutato a diventare l’uomo che sono oggi. Per favore, Alec. Se non vuoi farlo per me, fallo per il figlio che sta per nascere.»

Pezzo.

Di.

Merda.