28
Cazzo, è bellissima.
Mentre percorreva la navata, mi sono sentito come se qualcuno mi avesse lanciato una palla da bowling nello stomaco. Non riuscivo a respirare. Il vestito verde, i capelli lunghi e lisci come la seta raccolti in uno chignon basso, il trucco delicato che metteva in risalto gli occhi splendidi. Era perfetta. Da mozzare il fiato.
Non sono riuscito a toglierle gli occhi di dosso per tutta la cerimonia. E quando l’ho vista versare lacrime di gioia per suo fratello, mi si è riempito il cuore. Se hanno fatto pace, forse c’è uno spiraglio di luce anche in questa settimana terribile.
Certo, Thad è ancora un po’ arrabbiato con me e io e Luna non siamo tornati insieme, ma ciò che conta è che si sia riconciliata con Cohen. Se avessi rovinato il loro rapporto non me lo sarei mai perdonato.
Stamattina, quando sono arrivato al Deposito, mi sono dato appuntamento con Thad e Naomi, sperando che le acque si fossero calmate. Mio fratello mi ha fatto un cenno brusco e si è allontanato subito, mentre la sua compagna mi ha lanciato uno sguardo di comprensione. Si saranno anche fatti un calzone quando me ne sono andato, ma a parte questo, non sembra ci siano stati grandi progressi.
Non ho insistito per parlare di nuovo con Thad. Non volevo fare scenate. Li ho semplicemente seguiti all’interno, con le mani in tasca e un macigno sul cuore. Non mi era mai capitato di far incazzare così tanta gente. È brutto sapere che ci sono delle persone che sperano di non incontrarti. Siamo obbligati a presentarci a ogni cerimonia, ma nei contratti non si parla dei ricevimenti. Sono tutti così felici e pieni d’amore per gli sposi, la mia presenza non farebbe altro che deprimerli. Di sicuro faccio un favore a tutti se mi alzo e me ne vado.
La cerimonia è stata bella ma il cibo, i balli e la festa renderebbero tutto terribilmente imbarazzante. Non appena questa folla si sarà diradata, me ne andrò.
«È stato meraviglioso» dice Naomi. «I voti di Cohen mi hanno quasi uccisa.»
Già, anche a me.
«È stato molto bello» annuncia Thad, stranamente riservato. «Cosa sta succedendo?» Allunga il collo verso la calca degli ospiti. «Perché ci stiamo mettendo una vita a uscire di qui?»
«È la fila per i saluti agli sposi» risponde Naomi.
«Cosa?» chiedo col cuore che inizia a battermi all’impazzata.
«Sembra che la stiano facendo tutti» aggiunge lei con un sorrisetto sul volto.
Cazzo.
Passo in rassegna la stanza perfettamente decorata: il progetto di Luna ha davvero preso vita. Ci sono tutti i ramoscelli che è riuscita ad accaparrarsi, le ghirlande che ha intrecciato con tanta cura, i bouquet di fiori di iuta, disposti ad arte, i tronchi d’albero posizionati con gusto. Ma lo scenario non è semplicemente bello; si sente proprio il tocco di Cohen e Declan. Ogni dettaglio parla di loro: le statuette degli sposi disposte in cima alla torta al cioccolato, le loro foto di coppia appese strategicamente qua e là, i portacandele in legno fatti a mano da Cohen. C’è tutto quello di cui Luna mi ha sempre parlato, unito in una combinazione perfetta. Vorrei poterle dire quanto sia meraviglioso tutto questo, quanto si riesca a sentire l’amore che permea e satura il locale. Invece, cerco la prima porta libera, senza trovarla, il che mi fa venire voglia di mandare una segnalazione ai vigili del fuoco: non dovrebbe esserci un’uscita d’emergenza?
Una via di fuga pensata apposta per momenti come questo, quando qualcuno combina un casino così gigantesco che non gli resta che svignarsela in fretta.
Naomi deve aver percepito il mio panico perché mi posa una mano sul braccio e sussurra: «Andrà tutto bene, Alec».
Mi giro verso Thad. Sta guardando me e Naomi con aria severa. Mi aspetto quasi che dia di matto, accusandoci di “cospirare” alle sue spalle.
Ma non dice niente. Si mette in fila davanti a noi.
Nel giro di pochi secondi vedo spuntare la testa di Luna, proprio accanto a Cohen.
E ogni passo che facciamo nella loro direzione fa schizzare il mio terrore a livelli completamente assurdi. Alla fine raggiungiamo Declan. Thad è il primo a congratularsi con lui, con un abbraccio e una pacca sulla spalla. Considerando come si è comportato mio fratello per l’intera durata del programma, mi sembra incredibile che sia così calmo. Ha detto che non avevamo alcuna possibilità di vincere; ora inizio a credere che lo pensasse sul serio e si sia messo l’animo in pace.
Invece di criticare il matrimonio, sottolineando tutto ciò che non gli piace e borbottando che il nostro sarà molto meglio, si sta godendo il momento.
E questa versione inedita di mio fratello mi fa quasi più paura di quella isterica, che non ha fatto altro che piangere e urlare per tutta la gara.
Tocca a Naomi.
«Congratulazioni, Declan. È stato incredibile. Sono davvero felice per voi.»
«Grazie» risponde lui e poi si volta verso di me.
Deglutisco a fatica e faccio un sorriso. «Congratulazioni, Declan.» Gli tendo la mano e lui me la stringe un po’ troppo forte. Un avvertimento, forse. Da parte di un cognato protettivo.
«Grazie.» Si china verso di me e mi dice a bassa voce: «Non farle del male.»
Non ho neanche il tempo di rispondere che vengo subito spinto verso Cohen. Mi lancia uno sguardo che mi fa letteralmente cascare le palle.
Tendo di nuovo la mano e deglutisco a fatica. «Congratulazioni, Cohen. I tuoi voti erano bellissimi.»
Un’altra stretta decisa che mi distrae, solo per un momento, dal pensiero di quanto sia vicina Luna. Così vicina che mi basterà spostarmi di pochi centimetri e ce l’avrò proprio di fronte.
«Grazie» risponde chinandosi proprio come ha fatto suo marito. Sussurra: «Comportati bene con lei.»
Poi mi dà una pacca sulla schiena e mi spinge davanti a Luna.
Lei mi guarda a lungo, con gli occhi umidi. Poi fa un sorriso finto. So com’è fatto il suo sorriso e non è questo.
Sento la tensione crescere mentre ci fissiamo in silenzio.
Odio tutto questo. Odio stare di fronte a questa ragazza – la mia ragazza – e non poterla prendere tra le braccia. Odio l’imbarazzo tra noi. Odio non poter tendere la mano, sfiorarle il mento e sentire che appoggia la testa sul mio palmo un attimo prima di chinarmi a baciarla. Odio non poterla abbracciare, farle le congratulazioni, prenderle la mano e accompagnarla al ricevimento, crogiolandomi nella consapevolezza che è tutta mia.
«Ehm, congratulazioni» dico alla fine. «La cerimonia è stata incredibile.»
Che commento sfigato. Che commento fottutamente sfigato.
Dille quanto è bella. Dille che sei rimasto senza fiato quando l’hai vista, che non sei riuscito a toglierle gli occhi di dosso per tutta la cerimonia, che ti dispiace da morire e che faresti di tutto per rimettere a posto le cose.
Ma mi sembra di non riuscire neppure a muovere le labbra, quindi rimango lì impalato, senza sapere cosa fare.
Mi fa un cenno con la testa e prende in mano il suo bouquet. «Sì, grazie… è stato molto bello.»
Okay… questo è probabilmente uno dei peggiori momenti della mia vita.
È come se fossi intrappolato nel mio stesso corpo. Il mio cuore sta implorando il mio cervello di dire qualcosa, di fare qualcosa, di comunicarle in qualche modo quanto la amo. Ma il cervello non risponde, non è in grado di lasciare uscire le emozioni che il cuore continua a inviargli.
La saluto con la mano e faccio un passo indietro. «Okay, be’, buona giornata.» E me ne vado con lo stomaco che mi fa malissimo. Passo davanti a Thad e Naomi e poi tiro dritto verso la porta del Deposito, che dà su una delle stradine acciottolate di SoHo. Mi passo una mano tra i capelli e mi guardo intorno. Un rider in bicicletta mi urla contro, facendomi indietreggiare contro il vecchio edificio di mattoni. In quel momento sento la porta che si apre.
«Alec» fa Naomi. Mi posa una mano sulla schiena. «Stai bene?»
Scuoto la testa. «No. Non posso… cazzo, non so come comportarmi con lei. Non posso stare qui in questo momento. Non voglio metterla a disagio, non nel giorno speciale di suo fratello.»
«Hai intenzione di andartene?»
«Sì.» Distolgo lo sguardo. «Puoi dire ai produttori che non mi sentivo bene o qualche stronzata del genere?»
«E come farai domani?»
«Che succede?» chiede Thad, uscendo anche lui.
«Io… sto tornando a casa. Non mi sento bene.»
«Oh.» Thad aggrotta la fronte. «Okay.»
Naomi mi lancia uno sguardo che sembra implorarmi di restare, ma non posso proprio. Non voglio mettere in difficoltà Luna.
«Ci vediamo domani, ragazzi. Ho solo bisogno di un po’ di riposo.»
«Bevi tanta acqua» fa Thad con una voce sinceramente preoccupata.
«Sì, certo.» Li saluto e poi vado a piedi fino alla fine dell’isolato. Chiamo un taxi perché mi porti via da qui.
Alec: Hai dello Xanax?
Lucas: Immagino che il matrimonio non sia andato bene oggi.
Alec: Il matrimonio è andato benissimo, l’incontro con Luna, invece, è stato uno schifo. Gli ospiti si sono dovuti mettere in fila per salutarli uno per uno.
Lucas: Oh, cazzo, uno per uno? Niente vie di fuga, eh? Che cosa le hai detto?
Alec: Qualche stronzata sul fatto che il matrimonio è stato bello. Avrei voluto dirle che lei era uno schianto. Cazzo, amico, era così bella che mi faceva male solo guardarla.
Lucas: Sono contento di vederti stare male per amore. Dimostra che, dopotutto, non sei un robot.
Alec: È così che pensi di aiutarmi?
Lucas: Oh, volevi che ti aiutassi? Scusa, non avevo capito. Com’è andato il resto della serata?
Alec: Non lo so, me la sono filata dopo la cerimonia.
Lucas: Ah, te la sei fatta sotto. Bello.
Alec: Non me la sono fatta sotto. Lei non mi voleva lì, si capiva dalla tensione che serpeggiava tra noi. Avresti dovuto vedere il sorriso finto che mi ha fatto. Mi ha praticamente implorato con gli occhi di andarmene.
Lucas: Ahia. E dovrete stare appiccicati per altri due giorni. Potrebbe essere divertente.
Alec: Sul serio, perché ti sto ancora scrivendo?
Lucas: Non ne ho idea.
Alec: Quindi niente Xanax?
Lucas: No, ma il mio suggerimento è semplice: va’ a parlare con lei. E non davanti a una fila di persone. Ma immagino che questa per te sia un’idea insolita… non ci proverai mai, già lo so, preferisci evitare il problema. Forse un giorno tirerai fuori le palle… *sigh* Un giorno.
Alec: Guarda che me lo salvo, questo messaggio. Ti auguro proprio di passare anche tu questo calvario, così potrò sbattertelo in faccia.
Lucas: Provaci pure, ma io sono un figlio di puttana intelligente quando si tratta di relazioni.
Alec: Disse il ragazzo single.
Lucas: Sono esigente. Non ho intenzione di buttarmi a capofitto in una storia così tanto per fare. Devi usare la testa, amico. E in questo momento ti stai comportando da vero coglione. La ami, no? Allora vai a cercarla. Smettila di nasconderti.
Alec: Perché se chiudo gli occhi ti vedo che mi inciti e mi batti le mani?
Lucas: Mentalmente lo stavo facendo. Dai, amico. Vai a prenderla.
Alec: Più facile a dirsi che a farsi.
«Possiamo parlare dell’elefante nella stanza?» chiede Naomi. Io, lei e Thad ce ne stiamo in piedi davanti a un tavolo da cocktail con i bicchieri in mano. Abbiamo preso due birre e un tè freddo.
La cerimonia è finita, Luciana e Amanda sono moglie e moglie ed erano bellissime insieme. Le loro promesse erano molto sentite e toccanti e il matrimonio è stato celebrato da un loro amico.
Quel tipo ha fatto un lavoro fantastico, la stanza traboccava d’amore.
«Quale elefante?» chiedo, anche se così su due piedi me ne vengono in mente un paio: la freddezza di Thad e la mia incapacità di smettere di fissare Luna. È dall’altra parte della stanza con Declan e Cohen. Ha un bicchiere di vino in mano e indossa un elegante vestito nero che si allarga sui fianchi.
Naomi si avvicina e sussurra: «I capelli di Helen».
Io e Thad scoppiamo a ridere in contemporanea.
«Non sapevo che i capelli di una donna potessero arrivare così in alto» ammetto, individuando senza alcun problema la sua testa in mezzo alla folla. È come se avesse preso un alveare, ci avesse avvolto intorno la sua chioma e l’avesse bloccata a forza con forcine e lacca. Atroce.
«Quando li ho visti per la prima volta sono rimasto terrorizzato» aggiunge Thad.
«Sei saltato sulla sedia» commenta Naomi, ridendo. «Penso che l’abbia fatto l’intera sala. Mi chiedo se non stia nascondendo qualcosa lì sotto.»
«Ma certo» rispondo io schioccando le dita. «È ovvio che stia nascondendo qualcosa. Secondo voi cos’è?»
Naomi si porta una mano sul mento. «Una macchina fotografica? Forse è a caccia di scoop da rivelare allo staff di The Wedding Game. State in guardia se inizia a farci domande sullo show.»
«Ottima osservazione.»
«O forse potrebbe tenerci della vodka. A quanto sembra hanno risparmiato sul bar» dice Thad, fissando la sua Bud Light.
«Neanche una IPA. Pensavo fosse un matrimonio tra lesbiche. Non dovrebbero andare matte per le IPA?»
«Non tutte le lesbiche indossano cinture porta attrezzi e bevono IPA» esclama Naomi, alzando gli occhi al cielo. «Dovresti saperlo, dopo aver passato due mesi con loro.»
«Ma dai… Bud Light?» fa Thad proprio mentre Cohen e Declan si avvicinano al nostro tavolo.
Oh, cazzo.
Mi irrigidisco e mi guardo intorno cercando Luna. Ma non la vedo.
«Di cosa state parlando qui?» chiede Declan, disinvolto.
«Stiamo facendo delle ipotesi su cosa nasconda Helen tra i capelli» risponde Naomi.
Poi prende un sorso del suo tè freddo.
Cohen e Declan si mettono a ridere. «Probabilmente un microfono. Me la immagino che prova a fare una serenata a Luciana e Amanda, più tardi» dice il fratello di Luna.
«O un kit d’emergenza» aggiunge Declan. «Sappiamo com’è fatta, no?»
«Avete visto il dolce?» chiede Naomi indicandolo col bicchiere.
Ci giriamo tutti verso una torta fatiscente: una mostruosità sbilenca, a tre livelli e con la glassa che sembra sciogliersi un po’ di più ogni minuto che passa.
Declan ride. «Prima stavo parlando con un assistente della troupe che ha filmato la preparazione. Ha detto che Helen sembrava una bestia rabbiosa e ha finito per rovinare tutto.»
«Non me lo sarei mai aspettato» commenta Thad scoppiando a ridere. Poi guarda di nuovo Cohen e Declan. «Dov’è tua sorella?»
«A quanto pare si è beccata la stessa cosa che ha messo al tappeto Alec ieri. È andata a casa presto.»
Ho un sussulto. «Mi dispiace.»
«Sì, è una malattia che gira, a quanto dicono» fa Cohen, mentre il suo compagno si strofina il mento fingendo di pensare.
«Che cos’era? Ah sì,» schiocca le dita, «mi pare si chiami “mal d’amore”.»
«Penso che fosse una cosa del genere, giusto Alec?» chiede Cohen con gli occhi che sembrano scrutarmi l’anima.
«Mal d’amore?» fa Thad ridendo. «Alec non ha il mal d’amore.»
Mi mordo il labbro e prendo un sorso di birra, cercando di evitare lo sguardo di tutti i presenti.
«Alec non ha il mal d’amore» ripete mio fratello. «È finita, vero? È finita.»
«Thad,» mormora Naomi, afferrandogli il braccio, «forse è meglio se andiamo a fare una passeggiata e parliamo un po’.» Lo prende per mano e se ne vanno, lasciandomi solo con gli altri due.
Mi schiarisco la gola. «Bel matrimonio, eh? Pensate che possano vincere?»
«Che intenzioni hai con mia sorella?» chiede Cohen.
Be’, il ragazzo è uno che va dritto al punto.
«Ehm, che vuoi dire?»
«Sai esattamente cosa voglio dire. Hai intenzione di fare qualcosa?»
Li guardo. I loro volti sono il ritratto della serietà. Ripenso a quello che hanno detto: Luna ha la mia stessa “malattia”.
Davvero soffre per amore?
Be’, sono abbastanza sicuro che si sbaglino. E di brutto. Ho visto il suo sguardo ieri, il muro che ha innalzato tra noi. Ho percepito il rifiuto nella sua voce.
Poso la birra sul tavolo e scuoto la testa. «No. Non so cosa vi abbia raccontato, ma mi ha detto chiaramente che la nostra storia è stata un errore. E questo lungo silenzio stampa mi spinge a credere che non sia stata una di quelle cose che si dicono così sul momento.» Mi giro cercando di nascondere il dolore nei miei occhi e il senso di stanchezza che mi affossa le spalle.
«Capisco» risponde Cohen, così calmo che quasi mi spaventa. «Quindi non hai intenzione di provare a riconquistare il cuore di Luna?»
«Ehm… insomma, ho avuto l’impressione di infastidirla con la mia sola presenza. Sono d’accordo sulla filosofia di seguire il cuore, ma so anche riconoscere una causa persa quando la vedo.»
«E cosa vorrebbe dire seguire il cuore per te?»
Mi gratto la nuca, cercando di tenere a bada l’irritazione. «Con tutto il rispetto, non credo che siano affari tuoi. Lei non vuole avere più niente a che fare con me e io ho intenzione di rispettare la sua volontà.»
Cohen annuisce. «Ascolta, è cambiato qualcosa da quando sei venuto nel nostro appartamento? La ami ancora?»
Sorrido con amarezza e distolgo lo sguardo. «Lascia che ti chieda una cosa, Cohen. Pensi che il tuo amore per Declan potrebbe scomparire nel giro di una settimana?»
«No.»
«Allora ti sei già risposto.» Li saluto con la mano. «Ci vediamo, ragazzi.»
Me ne vado prima che abbiano il tempo di dire una sola parola in più. Prendo in considerazione l’idea di tornarmene a casa – sono assolutamente troppo irritabile e ho il mal d’amore – ma so che i produttori non ne sarebbero contenti.
Non potrei sopportare un’altra sgridata da parte di Diane, soprattutto visto che Luna se n’è già andata. Così mi avvicino al buffet degli antipasti, mi riempio un piatto e mi rannicchio in un angolo buio, ad affogare i miei sentimenti nel cibo.
Con un respiro profondo apro la porta del camerino dello sposo del vecchio capannone di Meatpacking e mi trovo davanti muri di mattoni, mobili dall’aspetto molto virile e un tavolo da poker circondato di sedie rivestite in pelle. Thad non è ancora arrivato, ma, se tutto va bene, sarà qui a momenti.
Stamattina mi sono svegliato con un mal di testa terrificante. L’alcol non c’entrava niente: la colpa era dello stress e dell’ansia che non mi hanno lasciato un secondo di tregua, per tutta la notte. Le cose con mio fratello non sono ancora tornate alla normalità, il che renderà le prossime ore – durante le quali ci dovremo preparare noi due da soli in una stanza – a dir poco imbarazzanti. Oggi è l’ultimo giorno in cui potrò avere la certezza di vedere Luna e questo ha portato la mia agonia oltre i livelli di guardia.
Ma non posso pensarci ora.
Devo concentrarmi su Thad.
Poso sul tavolo lo scatolone che mi sono portato dietro e comincio a tirare fuori tutto. Una cassa da sei di IPA, le sue preferite. Alette di pollo prese nel suo bar del cuore, dove andavamo sempre quando ero al college. Una corona di plastica, perché Dio solo sa quanto vorrà sentirsi un re oggi. Un mazzo di carte, nel caso avesse voglia di ammazzare il tempo come facevamo in passato.
E i gemelli della mia laurea.
Metto via lo scatolone e proprio in quel momento la porta si apre. Thad tiene con un dito la gruccia del copriabito che gli ricade sulle spalle. Non si è ancora sistemato i capelli, né si è rasato, ma solo perché ho chiamato un barbiere che si occupi del suo look.
«Ehi» esclamo con le mani sui fianchi, sperando che il mio piccolo allestimento non sembri troppo patetico.
Lui posa l’abito a un gancio e studia il tavolo. «Cos’è tutta questa roba?»
«Ehm, ho preso un po’ di cose per aiutarti a rilassarti prima della cerimonia. So quanto vai in ansia, specialmente di fronte a un sacco di persone.» Lui non risponde, così inizio a descrivergli gli oggetti uno per uno, come se non potesse vederli benissimo da solo. «Ho preso la tua birra artigianale preferita, delle alette di pollo da quel locale che ti piace tanto. La corona è per farti sentire speciale e le carte sono solo per passare il tempo.» Mi gratto la nuca, sentendomi un completo idiota. «E questi…» Prendo in mano i gemelli e deglutisco a fatica. «Questi sono i gemelli del nonno, quelli che ho indossato per la mia laurea. Ho pensato che forse ti avrebbe fatto piacere indossarli.»
Thad prende l’astuccio di velluto nero, che scricchiola quando lo apre. Prende un gemello e se lo avvicina agli occhi per esaminare l’intricato disegno della B. «Li hai portati per me?»
«Sì. Lo so che dovrebbe essere la sposa a indossare qualcosa di prestato, come dice il proverbio, ma ho pensato fosse carino che avessi una cosa anche tu.»
Thad esamina i gemelli ancora per qualche secondo, prima di rimetterli a posto senza dire una parola. Mette giù l’astuccio e rimane in silenzio, immobile, mostrandomi un lato di lui a cui non ero abituato. Posso contare sulle dita di una mano le volte in cui l’ho visto così silenzioso. La prima è stata quando i nostri genitori ci hanno comunicato che stavano divorziando. La seconda quando gli ho detto che sarei partito per il college, e la terza il giorno della mia partenza.
«Thad.» Alza gli occhi. Sono pieni di lacrime e prima che io possa chiedergli cosa c’è che non va, mi stringe così forte da farmi inciampare.
Appena recupero l’equilibrio, lo soffoco in uno di quegli abbracci che non gli davo da quando eravamo piccoli.
«Cazzo» mormora, stringendomi forte. «Volevo solo sapere che ti importa di me. Della mia vita.»
«Certo che m’importa» dico. Non riesco a crederci, mi sta parlando! Ha ripreso a rivolgermi la parola. «So che a volte non sembra, ma ci tengo a te. Ci tengo da morire.»
«Lo vedo.» La sua voce è bloccata dall’emozione. «Lo sento.» Si stacca e si asciuga gli occhi. «E quell’album di foto. Figlio di puttana. Mi hai fatto piangere a dirotto tra le braccia di Naomi.»
Scoppio a ridere così forte che non mi riconosco nemmeno io. Non mi aspettavo che una risata così piena potesse uscire dalle mie labbra, ma è una bella sensazione.
«Lo sapevo. Ho cercato di puntare tutto sul fattore emotivo.»
«Questo l’avevo capito, ma non voleva dire per forza che eri dispiaciuto. Magari stavi solo cercando di farmi piangere.»
Alzo gli occhi al cielo. «Amico, sono andato a casa di mamma per prendere quelle foto. Sono rimasto sveglio fino a tardi per mettere insieme quell’album di merda.»
Thad scuote la testa e solleva i gemelli. «E c’è dell’altro. Anche questi significano che ci tieni a me. È davvero un regalo fatto col cuore. Un regalo che avrebbe potuto farmi un padre, o il mio fratello maggiore. Alec, quello che mi ha cresciuto.»
Accidenti. Ho un nodo alla gola.
«Ti voglio bene, Thad» dico, e gli occhi gli si gonfiano di nuovo di lacrime. «Voglio far parte della tua vita e mi dispiace averci messo così tanto a capirlo.»
«Ti voglio bene anch’io.» Mi abbraccia di nuovo e ci diamo un altro paio di pacche sulla schiena, prima di separarci e aprirci una birra a testa.
Ci sediamo e prendiamo le alette.
«Quindi abbiamo fatto pace?» chiedo, sentendomi leggermente a disagio.
«Sì.» Fa un morso.
«Quindi se ti avessi portato i gemelli giorni fa, mi avresti perdonato prima?»
«Sì.»
«Quindi ti ho fatto quell’album per niente?»
«Cazzo, no, quello ormai lo tengo in bella mostra per vantarmi con gli ospiti.»
«Grande.» Bevo un sorso di birra, lasciando che il gusto dell’alcol si mescoli a quello della salsa piccante sulla lingua.
«Forse potrebbe essere altrettanto facile anche con Luna – hai mai pensato di regalarle dei gemelli?» Mi rivolge uno sguardo tenero di fronte alla mia aria perplessa. «Naomi mi ha dato il tormento su questo argomento. Alec… tu la ami?»
«Perché non ci concentriamo sul tuo matrimonio e rimandiamo i miei problemi a un altro giorno?»
Thad si mette la corona in testa. «Okay, ma non pensare che ti lascerò in pace. Se la ami, dobbiamo farti tornare con lei… anche se quella ragazza farà vincere la gara a suo fratello.»
«Non si sa mai. Abbiamo ancora una possibilità.»
Thad si fa una risata. «Possiamo inventarci quello che ti pare, ma i papillon rosa e le fasce da smoking ci hanno già messo KO.»
«Cazzo… Me li ero dimenticati.»