27
«Mi sto avvicinando lentamente. Ho in mano la scopa. Due metri e mezzo di distanza. Due… Sto abbassando il manico e… un leggero colpetto» sussurra Farrah colpendomi di lato. «Colpetto, colpetto, colpetto.»
«Non c’è bisogno che tu mi faccia la telecronaca» dico con voce ovattata. Sono stesa sul divano con la faccia sepolta in un cuscino. «Li sento, i colpi.»
«Non ne ero sicura.» Continua a punzecchiarmi. «Stai sdraiata lì da mezz’ora. E prima eri seduta con le gambe aperte e una mano nei pantaloni. Devo fare qualcosa.»
«No, non devi fare niente.»
«Non volevi andare a trovare tuo fratello?»
«Gli ho scritto un messaggio. L’ho avvertito che sarei passata da lui. Mi ha risposto di non disturbarlo.» Ripetere ad alta voce quelle parole mi fa venire un nodo alla gola e gli occhi mi si riempiono di lacrime. «Non mi vuole più come sorella.»
«Cristo santo, quanto sei melodrammatica. Certo che ti vuole come sorella, è solo che… cazzo, si sta comportando proprio da stronzo.»
Perdo moccio dal naso. Mi alzo dal divano alla disperata ricerca di un fazzoletto, col labbro già tutto sporco.
«Oh mio Dio» urla Farrah con orrore e mi porge un tovagliolo.
Rido, poi piango, poi rido di nuovo, pulendomi il naso.
«Si comporta come se non avesse mai fatto una cazzata in vita sua. E sinceramente mi permetto di dissentire. È colpa sua se Gregory Thompson ti ha mollato, te lo ricordi? Gli ha spifferato che ti era già venuto il primo ciclo, e così ha spaventato a morte il povero piccolo Gregory. Certo che anche lui non avrebbe dovuto frequentare una ragazza se non riusciva a tollerare delle semplici mestruazioni, ma comunque è stato Cohen a dirglielo. E tu eri molto arrabbiata.»
«Questa è un’altra cosa.»
«Perché? D’accordo, non gli hai parlato di una tua relazione. Capirai che dramma. Lo avverti ogni volta che ti masturbi? Deve sapere tutto sui tuoi orgasmi? O di quando ti fai la ceretta brasiliana?»
«Perché tutti i tuoi esempi devono avere a che fare con la mia vagina?»
Lei apre la bocca per rispondere ma la chiude rapidamente. «Ehm. Bella domanda.» Fa spallucce. «In ogni caso, devi renderti conto che neppure lui è perfetto e che tu non sei del tutto nel torto. Invece di stare qui a deprimerti, in questo preciso momento dovresti essere a un paio di isolati di distanza, a fare pace col tuo sosia di Chris Evans. Mi manca.»
Già… Manca anche a me. Di brutto.
Più di quanto pensassi. Cioè, lo sapevo che mi sarebbe mancato, ma la sua assenza improvvisa mi fa quasi un male fisico. Non sapete quante volte avrei voluto mandargli un messaggio o correre a casa sua, per poi ricordarmi che non posso. E la consapevolezza del casino che ho combinato mi colpisce come un pugno in faccia.
Altre lacrime mi scorrono sul viso e Farrah mi punzecchia di nuovo con la scopa. «Lo vedi? Ci tieni ancora.»
«Non solo ci tengo, Farrah.» Mi tremano le labbra e mi si spezza il cuore mentre sussurro: «Lo amo.»
«Lo sapevo!» grida lei battendo la scopa a terra con entrambe le mani. Si volta e sferra un paio di colpi a caso in aria. «Lo strasapevo. Non sei così depressa per tuo fratello. È che muori di desiderio per il tuo…»
Toc. Toc.
Io e Farrah allunghiamo il collo verso l’ingresso e poi ci guardiamo l’un l’altra.
«Se è Chris Evans» sibila, «stai per fare pace con lui. Non voglio sentire un’altra parola al riguardo, capito? Riavrò il mio compagno d’allenamento.» Si alza di scatto dal divano e va ad aprire. Le sue spalle si afflosciano di botto e fa un sospiro. «Ti ricordo che Gregory l’ha mollata per colpa tua, quindi è meglio se ti dai una regolata, signorino.»
«Anch’io sono contento di vederti, Farrah.»
La voce di Cohen fa fare le capriole al mio stomaco e mi sento travolgere da una marea di emozioni. Nervi. Eccitazione. Sollievo.
«Sei qui per fare pace con tua sorella?» chiede la mia amica giocando a fare la guardiana della porta.
«Non sono affari tuoi.»
«Oh-oh, questo è falso.» La vedo puntare il dito verso di lui, probabilmente gli sta colpendo il petto. «Lo sai quante volte mi è toccato punzecchiarla con la scopa questa settimana? A causa tua? Ho perso il conto. Se non sei qui per dirle che è tutto a posto, puoi anche andartene. E io mi riprendo il mio regalo di nozze, perché non ti meriti una macchina per l’espresso da trecento dollari. E sì, può anche darsi che l’abbia rubata al lavoro perché ne abbiamo dieci in più in magazzino, ma comunque non l’avrai.»
Cohen sospira forte. «Sono qui per fare ammenda.»
«Hai sentito?» mi urla la mia amica. «È qui “per fare ammenda”.»
«Fallo entrare, Farrah.»
Lei si scansa e Cohen entra, con Declan subito dietro. Quando mi vede si ferma bruscamente, con gli occhi spalancati.
Mi sistemo alla meglio i capelli – so che sono tutti arruffati – e mi liscio la camicia. «Io, ehm… non ho avuto ancora il tempo di farmi una doccia.»
«Più che altro negli ultimi giorni sembrava che volesse catturare l’essenza stessa del divano. È stata così tanto tempo a faccia in giù sui cuscini che pensavo volesse sniffarseli.» Farrah mi imita, buttandosi a pancia in giù sul sofà. «Puzza da far schifo. Ti suggerisco di mantenerti a una distanza di due metri almeno. Ho dei guanti di plastica se ti servono.»
«Puoi andartene ora, Farrah» esclamo.
«Non se ne parla» ribatte lei. Si siede all’isola della cucina e prende un bicchiere d’acqua. «Questa è bella. Ho dovuto sopportarti per tutta la settimana, il minimo che tu possa fare è regalarmi un posto in prima fila per assistere al grande spettacolo: Cohen che si cosparge il capo di cenere.»
«Quando sei diventata così fastidiosa?» chiede mio fratello.
«Lo sono sempre stata.» Ammicca e fa un gesto di incoraggiamento. «Su, avanti, ammetti che stavi facendo lo stronzo.»
Cohen la ignora e viene a sedersi sul divano di fronte a me. Solo a vederlo mi scoppia il cuore di speranza.
«Ehi» dice.
«Ciao.»
«Che noooia!» urla Farrah fingendo di sbadigliare.
«Perché non andiamo a farci una passeggiata?» chiede Declan prendendola per mano e tirandola giù dallo sgabello.
«No, non mi va» ribatte mentre lui la spinge a forza verso la porta. «Lasciami andare. Luna, aiuto, aiuto! Mi ha stretto nella sua morsa.»
La ignoro.
Mio cognato la accompagna fuori dall’appartamento. Appena la porta si chiude, Cohen si rilassa e mi prende la mano.
Prima che possa dire qualsiasi cosa, un fiume di parole mi esce dalla bocca.
«Mi dispiace tanto, Cohen. Avrei dovuto dirti di me e Alec. Non avrei mai dovuto accettare di tenere il segreto. E mi dispiace per il programma e per averti fatto sentire come se volessi controllare la tua vita. Non era per niente mia intenzione. Sono solo protettiva. Ho visto cosa ti è successo a scuola e non voglio che accada mai più. A volte posso sembrare un po’ dispotica, ma è solo perché voglio che tu sia felice e che non ti succeda mai niente di male. Voglio che tu possa vivere la tua vita liberamente e apertamente. Voglio il meglio per te, come un attico a Manhattan, una famiglia, dei bambini. E voglio essere una zia e voglio che la gente…»
«Luna, fermati un attimo.» Cohen mi stringe la mano. «Lo so, okay? Lo so.»
«Cos’è che sai? Ho detto un sacco di cose.»
«So tutto. So che ti dispiace. Capisco perché non mi hai detto niente e sono venuto qui per scusarmi con te. Sono stato… uno stronzo.» Sospira. «Ero agitato per la gara e nervoso perché il mio matrimonio sarebbe stato trasmesso in televisione, ed ero frustrato perché stavo contando troppo su di te per creare questo grande momento che in realtà non ero neppure sicuro di desiderare.» Chiude gli occhi e poi li riapre. «Ti ho dato la colpa di una cosa che non esiste nemmeno. Sei stata una sorella amorevole. Mi hai sostenuto in ogni modo, hai voluto bene a Declan come a un altro fratello.» Mi stringe la mano tra le sue. «Mi dispiace, Luna. Ho avuto una reazione eccessiva e non avrei mai dovuto dirti le cose che ti ho detto. Non le pensavo davvero.»
«Sul serio?» chiedo con il viso rigato di lacrime. «Perché posso farmi perdonare. Posso allontanarmi un po’, darti il tuo spazio, smettere di avere un’opinione su tutto. Voglio che tu sia felice e se questo significa che dovrò fare un passo indietro, lo farò.»
«Non voglio che tu faccia un passo indietro. Ti voglio nella mia vita come ci sei sempre stata, specialmente se io e Declan decideremo di avere dei figli.» Fa un respiro profondo e mi dà uno dei suoi grandi abbracci – di quelli che ti riportano in vita. Quando si stacca, si appoggia allo schienale del divano e fa un lungo sospiro.
«Dai,» dico, dandogli una lieve gomitata, «non sono ridotta così male.»
«Sei ridotta malissimo.» Ride e indica il bagno. «Va’ a farti una doccia. Mamma e papà vogliono cenare con noi tra mezz’ora. Gli ho detto che ci saremmo incontrati in quel ristorante italiano in fondo all’isolato.»
«Davvero?»
Annuisce. «Sbrigati, Luna. O me ne andrò senza di te.»
Sentendomi un po’ più leggera, mi alzo dal divano e mi precipito in bagno. Cerco di scacciare via il dolore per la perdita di Alec e mi concentro sul sollievo che mi riempie il cuore ora che ho fatto pace con Cohen.
«Ai nostri bellissimi figli, due star della televisione» esclama mia madre tenendo in mano un calice di champagne.
«E in particolare a nostra figlia, per non aver imprecato sulla TV nazionale quando un’anziana signora di nome Helen si è seduta su di lei» aggiunge mio padre, il solito burlone, e tutti facciamo tintinnare i bicchieri.
«Ne deduco che hai visto la prima puntata» commento dopo aver bevuto un sorso e posato sul tavolo il mio flûte. Sono seduta tra Declan e Cohen: avevo bisogno di sentire il loro amore dopo questa lunga settimana.
«Oh, certo. Coi popcorn e tutto il resto» interviene mamma. È più bella che mai – ha la pelle luminosa e sembra che non riesca a smettere di sorridere. L’Australia deve averli trattati con i guanti. «Quella Helen… Ora capisco perché nelle e-mail la chiamavi “la rompicoglioni”. Che donna orribile.»
«Di persona è ancora peggio» aggiunge Declan.
Mio padre gli dà una pacca sulla spalla. «Siete stati bravi a tenere duro. Non vedo l’ora che arrivi venerdì. Sono proprio curioso di vedere cos’avete preparato.»
«Io sono entusiasta anche per la cerimonia del tè di domani. Io e Moreen ci siamo scambiate delle e-mail per definire i dettagli» fa la mamma con un sorriso dolce.
«Sì, anche Jonah mi ha scritto qualche e-mail» aggiunge papà. «Che persone adorabili. Ma, soprattutto, non vedo l’ora di vedervi finalmente sposati. Era ora che uno dei miei figli trovasse l’amore della sua vita e si sistemasse.»
Cerco di mantenere un’espressione neutra mentre mi passa davanti agli occhi il volto di Alec.
Chissà cosa sta facendo in questo momento, se ha fatto pace con Thad, o con sua madre. Sarà a casa da solo, senza nessuno con cui parlare? Questo pensiero mi fa venire le lacrime agli occhi. Non tollero l’idea che stia affrontando tutto questo dolore senza un conforto.
«Be’, potrei non essere l’unico dei tuoi figli a essere innamorato…» ribatte Cohen con un sorrisetto.
Ho voglia di ucciderlo.
«Cosa?» esclama mia madre entusiasta. «Luna, ti vedi con qualcuno?»
«No» rispondo proprio mentre Cohen dice «Sì.»
«Cohen» sibilo sottovoce, ma questo non lo ferma.
«Si sono conosciuti al programma.»
«Cohen, basta.»
«È bellissimo» aggiunge Declan. Mi volto pronta a rimproverarlo, quando mia madre si mette a fare degli urletti e a battere le mani.
«È un assistente? Uno scenografo? Oh, tesoro,» fa a mio padre, «non sarebbe magnifico se fosse quell’Alec, dell’altra squadra? L’hai detto anche tu che sarebbe perfetto per Luna. Certo, è la concorrenza, ma è così bello.»
Rimango a bocca aperta. Cosa stanno dicendo?
Cohen ride di gusto mentre Declan si porta una mano al cuore.
«Che c’è?» Mia madre ci guarda uno per uno. «È Alec? Ti prego, dimmi che è lui.»
«Oh, fantastico.» Cohen si asciuga gli occhi. «Mamma e papà hanno già scelto per te.»
«È Alec?» chiede mio padre. Sembra euforico.
Che diavolo sta succedendo?
«Insomma,» continua, «si vede lontano un miglio che c’è del tormento dietro quegli occhi verdi. Ma chi può aiutarlo meglio della nostra orsacchiottina?»
«Allora, è lui o non è lui?» chiede mia madre piena di speranza.
Sospiro e inizio a giocherellare con le posate. Ho bisogno di tenere le mani occupate. «Era.»
«Era?» Mia madre mi squadra perplessa. «Cos’è successo?»
«C’è stato qualche problemino, ma le cose si rimetteranno a posto questo weekend. Non preoccuparti, mamma» risponde Cohen.
«No, non ascoltarlo. Io, ehm… l’ho lasciato.»
«Perché sei un’idiota» commenta Declan.
«Ehi.»
«Ha ragione» fa Cohen. «Tu sei un’idiota ma io sono stato la causa della tua idiozia. Quindi sei scusata.»
«Sbaglio o ci siamo persi qualcosa?» chiede papà, con un’aria confusa e il calice di champagne a mezz’aria.
«Niente di cui tu debba preoccuparti» risponde mio fratello con una tale sicurezza che mi viene da vomitare per l’ansia.
«Non fare stupidaggini» dico. «So che io mi sono intromessa spesso nella tua vita, ma ti prego, stanne fuori, Cohen. Gli ho detto delle cose che non potrò mai più rimangiarmi.»
«Cosa gli hai detto?» chiede mamma chinandosi in avanti come se stesse assistendo a una soap opera.
«Non ne voglio parlare. Ehi, anzi, parliamo di Helen. In questo momento dev’essere immersa fino al collo nei preparativi della torta. Vorrei essere una mosca per posarmi sulla parete della sua cucina.»
«Lo ami?» chiede Cohen.
Tutti si girano a guardarmi.
«Non ha più importanza.»
«Cosa?» esclama papà. «Certo che ce l’ha. Non sai quanti casini ho fatto io con tua madre: una quantità imbarazzante. Ma siccome l’amavo, ho implorato il suo perdono in ginocchio e lei me l’ha sempre concesso. Quindi è molto importante.»
«Ha ragione» aggiunge mamma. «Allora… lo ami?»
«Lo ami?» Declan mi dà una gomitata.
Mi guardo intorno. Tutti mi fissano in attesa. Mi si chiude la gola e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Prima che possa bloccarle, mi stanno già bagnando le guance di nuovo. Annuisco.
Cohen mi prende per le spalle e mi stringe a sé.
«Tranquilla, Luna. Sistemeremo tutto, te lo prometto.»
La fa sembrare così semplice. E forse potrei anche credergli se Alec mi avesse mandato un messaggio, o se fosse venuto da me. Ma a questo punto sento di non avere nessuna possibilità di colmare la distanza che ho scavato tra noi, di fargli capire che non mi sono pentita di averlo scelto.
Ho passato l’ultima mezz’ora in stato confusionale, mentre mio fratello e il suo amore stanno vivendo finalmente il loro grande giorno.
Le telecamere che ci girano intorno, gli ospiti, le decorazioni: niente di tutto ciò ha più importanza, mentre trattengo il respiro aspettando che Cohen pronunci i suoi voti.
Dopo una lunga sessione di “pianificazione” con la mia famiglia, in cui abbiamo elaborato strategie su strategie per farmi tornare con Alec, ho dato a tutti il bacio della buonanotte e sono tornata nel mio appartamento. Ho tenuto il cellulare a portata di mano per tutta la notte, divorata dal dubbio: era il caso di inviargli un messaggio, come la mia famiglia mi aveva suggerito? Ma ogni volta che iniziavo a scrivere, i nervi prendevano il sopravvento e cancellavo subito.
La cerimonia del tè è stata… Dio, così intima e bella. Cohen e Declan hanno potuto mostrare ai rispettivi genitori tutta la gratitudine che provano per il loro sostegno. Ho pianto come una bambina.
Una volta rientrata a casa, col cuore che mi pesava, ho tentato per cinque volte di scrivere ad Alec, ma non ce l’ho fatta. Cohen mi ha inviato un messaggio per chiedermi se l’avessi già contattato. Quando gli ho detto che non ne avevo il coraggio, mi ha chiamata e mi ha raccontato che Alec si è presentato a casa loro scusandosi per tutto quello che era successo.
Ho pianto fino ad addormentarmi, col cuore spezzato al pensiero di Alec nell’appartamento di mio fratello, determinato a sanare una ferita di cui non avrei mai dovuto incolparlo.
E poi stamattina, dopo che Farrah mi ha aiutato a camuffare gli occhi gonfi, Declan e Cohen mi hanno presa da parte per rivolgermi una domanda fondamentale: cosa pensavo di fare quando l’avrei rivisto? Perché ci saremmo incontrati al matrimonio. Fa parte delle regole del programma: dobbiamo tutti partecipare alle cerimonie degli altri concorrenti, per questo si tengono nello stesso fine settimana. Una dietro l’altra.
La mia risposta è stata… non lo so.
E mentre mi trovo qui in piedi, accanto a mio fratello, sotto il baldacchino che abbiamo costruito e decorato con le nostre ghirlande di felci e fiorellini bianchi – non siamo potuti stare tutti in cerchio, come avevo originariamente progettato – non ho il coraggio di scrutare la folla. Sono terrorizzata all’idea di incrociare lo sguardo di Alec. E no, non so ancora cosa farò quando lo vedrò.
Devo abbracciarlo? Chiedergli scusa?
Evitarlo per il resto della serata?
Cohen si schiarisce la gola, riportando la mia attenzione sul matrimonio. È bellissimo nell’abito che abbiamo creato insieme. Prende dalla tasca il foglio coi suoi voti e lo dispiega con cura. So che è un gesto enorme per lui: non solo sta esprimendo i suoi sentimenti, ma lo sta facendo davanti a un sacco di persone.
Prende un profondo respiro e guarda Declan. «L’amore è sempre stato una condizione naturale nella mia famiglia. Quando ero piccolo, io e mia sorella avevamo costantemente davanti agli occhi l’esempio dei nostri genitori. Ho sempre saputo cosa volesse dire provare quel sentimento, ma non ero sicuro che avrei potuto esprimerlo.» Fa un respiro profondo. «Fare coming out con i miei genitori e mia sorella non è stato difficile. Come ho detto, mi amavano incondizionatamente. Ma quando si trattava del mondo esterno, di tutti gli altri… ecco che venivano i problemi. Con il passare del tempo, ho iniziato a sentire un vuoto sempre più grande. Credevo che non avrei mai potuto sperimentare in prima persona il sentimento meraviglioso che univa mia madre e mio padre… finché non sei arrivato tu.» Le lacrime mi scorrono sulle guance e non mi preoccupo neppure di asciugarmele.
«Mi hai dimostrato che sono degno d’amore. Potrei passare ore e ore seduto con te sul divano e mi sentirei più felice che mai. Mi hai dimostrato che è giusto amarsi l’un l’altro, non solo nel chiuso della nostra stanza, ma anche fuori, nel mondo. Mi hai aiutato a costruire una casa e un futuro a cui non pensavo di poter aspirare. Hai cambiato la mia vita solo col tuo sorriso, e ti prometto che riempirò la tua esistenza di amore e significato, come tu hai fatto con la mia. Fino al giorno in cui morirò. Ti amo.»
Oh Gesù. Sospiro e guardo il soffitto, cercando di evitare che il trucco si sciolga prima di percorrere la navata.
Sono così distratta dall’obiettivo di non farmi colare l’eyeliner che mi perdo quello che dice il pastore, e, prima che me ne accorga, Declan ha già preso tra le mani il viso di Cohen e si stanno baciando così appassionatamente che divento rossa per loro. Le famiglie e gli amici applaudono e anch’io mi scateno a urlare e battere le mani. Quando Declan finalmente si stacca, il reverendo li dichiara marito e marito. Si incamminano lungo la navata, mano nella mano. Io li seguo, asciugandomi gli occhi e cercando di trattenermi e non scoppiare a piangere a dirotto.
Quando arriviamo in fondo, li abbraccio entrambi.
«Sono così felice per voi, ragazzi.» Do una spintarella giocosa sulla spalla di Cohen. «Grazie per avermi fatto piangere come un’idiota.»
«Quando vuoi.» Sorride e mi dà un bacio sulla fronte. «Ora mettiti in fila.»
«In fila?» chiedo. «Di cosa stai parlando?»
«Cambio dell’ultimo minuto.» Il suo sorriso si allarga ancora di più. «Abbiamo deciso di salutare tutti gli ospiti, uno per uno.»
Ora li… uccido… nel giorno del loro matrimonio.