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Chapter 27

Capitolo 26


26

«Ehi, amico, com’è andato il tuo week… Oh! Che cazzo ti è successo?» chiede Lucas vedendomi barcollare nel suo ufficio. Mi chiudo la porta alle spalle.

Mi sono messo i pantaloni della tuta e una maglietta tutta sbrindellata. Io la chiamo “la mia mise da rottura”. La mia prima vera rottura. Nello specifico: informi pantaloni grigio chiaro e una maglietta della Columbia bucata sotto le ascelle, con dei fori così grossi che potresti mettere direttamente il deodorante. Per mantenere uno straccio di professionalità, mi sono messo delle scarpe eleganti – senza calzini – e una cravatta annodata a caso.

Onestamente, ho pensato che la cravatta mi desse quel tocco in più.

Mi accascio sulla sedia tenendomi lo stomaco. «La mia vita è una merda. Un’assoluta merda.»

Segue un silenzio pieno di domande, interrotto solo dallo scricchiolio della sedia di Lucas, che si appoggia allo schienale e mi studia. Probabilmente sta cercando di decidere da dove cominciare.

Non gli do il tempo di tirare a indovinare.

«Luna mi ha lasciato.»

«Sì, me l’ero immaginato.»

«Mary DIY – quella stronza armata di tubetto di colla – ha detto a tutti della nostra relazione. Thad è impazzito, come volevasi dimostrare. Cohen si è sentito insultato. Luna ha pianto. Helen ha fatto una scenata.»

«Helen è la madre rompicoglioni?»

Annuisco. «Pensava che fosse sleale che io e Luna ci frequentassimo. Sosteneva che ci stessimo coalizzando contro di loro. Diane ci ha fatto la predica. Cohen se n’è andato dal set voltando le spalle a Luna. Luna se n’è andata dal set voltando le spalle a me. E Thad non risponde alle mie chiamate e ai miei messaggi.»

«Gesù Cristo…» Lucas rimane in silenzio per più di un minuto, poi si gratta il mento e chiede: «Hanno ripreso tutto?»

«Mi prendi per il culo?»

«Scusa, scusa.» Agita una mano e si schiarisce la gola. «Luna ti ha lasciato mentre eravate sul set? Forse è stata solo la foga del momento.»

Scuoto la testa. «No, volevo andare subito a parlarle, ma ho capito che non era una buona idea. Era troppo sconvolta e non volevo fare altri danni. Così sono tornato a casa, mi sono fatto una doccia e sono corso da lei. Speravo che si fosse un po’ calmata, che potessimo discutere e sistemare le cose.»

«Non si era calmata?»

«No,» mi guardo le mani, «era come se le avessero risucchiato via la vita stessa. Non l’avevo mai vista davvero addolorata, mai, e invece… Amico, era così triste. Così fottutamente triste.»

Serro le labbra e guardo il soffitto. «E c’è il mio zampino in tutto questo. Accidenti.» Sospiro. «Che cazzo c’è di sbagliato in me?»

«Hai trascorso l’infanzia in un ambiente tossico, non hai avuto nessun esempio di relazione positiva, hai visto usare alcol e farmaci come meccanismo di difesa e reazione al dolore, sei stato costretto a crescere più in fretta di quanto sia giusto e sano… Devo continuare?»

«No,» sono senza parole, «la tua onestà mi rinfranca.» Mi premo le mani sugli occhi. «Ho davvero bisogno di andare in terapia.»

«Questo sarebbe il primo passo per rimettersi in salute. Come ti ho già detto.»

«E quale sarebbe il passo numero due?»

«Sistemare le cose con Thad, perché se voi due non state bene, non riuscirai mai a rimettere a posto la tua relazione con Luna.»

Giocherello con la mia cravatta. «Sistemare le cose con Thad… più facile a dirsi che a farsi. Mi odia, nel caso non l’avessi capito.»

«Sembra che ti serva un grande gesto eclatante, allora.»

«Per Luna?»

Lucas scuote la testa. «Per tuo fratello.»

La porta si apre e sento tutto il mio corpo irrigidirsi di fronte a un paio di occhi assolutamente uguali ai miei.

Ieri sono andato alla prima seduta di terapia – l’analista di Lucas, Margaret, è riuscita a ritagliarmi un buco, ma ho dovuto pagarle un extra. Immergermi a capofitto nella storia della mia infanzia non è stato divertente, anche se devo dire che mi ha concesso un po’ di sollievo. E dico un po’, perché mi sa che mi aspettano almeno due anni di sessioni pesanti. Non si può guarire da un giorno a un altro, ma ho fatto un passo nella direzione giusta.

Le ho spiegato la mia situazione attuale e le ho detto che ho bisogno di sistemare le cose con mio fratello, ma non ho idea di come fare. Devo agire rapidamente perché domenica si sposa. Margaret ha cercato di fare del suo meglio, dato che non mi conosce ancora. Ha detto che le sembrava che Thad si stesse aggrappando al passato, quindi forse dovrei fargli vedere come potrebbe essere il futuro del nostro rapporto.

Ho sorriso e annuito. Poi sono uscito dall’ufficio e ho scritto a Lucas che Margaret era stata “molto d’aiuto”.

*Tono sarcastico*

Ma più ci pensavo, più ho capito che forse aveva ragione. Ho bisogno di mostrare a Thad quale potrebbe essere il nostro futuro, nel caso riuscissimo a superare tutto questo.

Quindi ora sono qui, a guardare negli occhi la persona che mi ha spezzato il cuore tante di quelle volte che non riesco neppure a contarle.

«Che ci fai qui?»

«Bel modo di salutare tuo figlio» dico. Mia madre chiaramente non si aspettava di avere compagnia; invece della solita mise – pantaloni e maglione – ha una vestaglia stretta intorno alla vita. Ha i capelli raccolti nel suo turbante notturno, che li mantiene lisci come la seta… o almeno questa è la spiegazione che mi ha dato anni fa.

Entro senza aspettare un invito, con le mani in tasca.

«Dov’è che tieni tutte le nostre foto d’infanzia?»

Chiude la porta e incrocia le braccia squadrandomi da capo a piedi. Del resto, non mi vede da tanto tempo. «Assomigli un sacco a tuo padre.»

Una stoccata che mi aspettavo.

«Dove sono le foto?»

Si appoggia al muro e mi lancia un’occhiata torva. «Thad mi ha raccontato cos’è successo. Sei andato a letto con la concorrenza? Proprio la classica mossa che avrebbe fatto tuo padre.»

Mi mordo il labbro.

«Le foto, mamma. Dove sono?»

«Ho saputo del divorzio di Walter Reed e Florence. Mi ha detto che non hai spinto per lo yacht. Stai perdendo colpi, vedo.»

Faccio un respiro profondo e conto fino a cinque nella mia testa, per evitare di trincerarmi dietro a uno dei meccanismi di difesa di cui abbiamo parlato ieri con Margaret.

«Vuoi che ti metta a soqquadro tutta la casa per trovarli? Perché posso farlo benissimo.»

«Perché sei qui? Per sistemare le cose, ora che tuo fratello ha deciso di buttarti fuori dalla sua vita?»

«Sono due mesi che mi impegno per ricucire quel rapporto, ma grazie a te non sono in grado di avere una relazione sana con nessuno. Ora però è il momento di finirla. So bene di non poter rimediare a quello che è successo tra noi, qualsiasi cosa sia. Non sono nemmeno sicuro di volerlo fare, ma ho qualche speranza di sistemare le cose almeno con Thad.»

Strizza gli occhi e le sue spalle si irrigidiscono. Sto seriamente prendendo in considerazione l’idea di mettermi a frugare per tutta casa, ma poi mi dice: «Sotto la TV, in soggiorno.»

Senza darle il tempo di aggiungere altro, entro a grandi passi nel suo appartamento e vado dritto verso il mobile sotto il televisore. Apro gli sportelli e trovo esattamente quello che sto cercando: l’album con su scritto Thad e Alec. Me l’ha regalato la nostra tata quando mi sono diplomato. L’ho lasciato a mio fratello perché sapevo che ne avrebbe avuto più bisogno di me. Me lo infilo sotto il braccio e corro all’ingresso.

Mia madre è ancora lì, davanti alla porta.

A braccia conserte.

«Mi hai sempre ricordato tuo padre» dice a bassa voce. «Sei il suo ritratto sputato. Da me hai preso solo gli occhi. Tutto il resto è suo… il fascino, l’intelligenza, il senso dell’umorismo. Era difficile per me starti vicino, averti continuamente sotto gli occhi e non trattarti come se fossi tu l’uomo che mi ha ferita.»

Comincio a respirare affannosamente. «Questo non ti dà il diritto…»

«Non sto cercando di giustificarmi. Ti sto solo dicendo come stanno le cose – non ne vado fiera, ma pensavo dovessi saperlo.» Mi guarda. «So di non essere stata una buona madre; probabilmente non lo sarò mai. Lo so che mi hai concesso un sacco di occasioni per provare a fare di meglio, come quando entravi nella mia stanza da bambino e cercavi di tirarmi su il morale. Io non ho mai approfittato di quelle chance. Non pensavo di averne il diritto, non pensavo di meritarmi i tuoi sforzi. E ora, be’… Sono troppo amareggiata e non credo che questo cambierà mai. Forse hai ragione: è possibile che sia troppo tardi per noi. C’è troppo rancore, ma Thad…» Mi mette una mano sul cuore. «Thad ha bisogno di te, Alec. Ha sempre avuto bisogno di te e continuerà ad averne. Non importa cosa sia successo lo scorso weekend. Se ho fatto una cosa giusta nella mia vita, è stato assicurarmi che voi due non vi allontanaste mai l’uno dall’altro. Non sono stata una madre capace di darvi degli insegnamenti, o di esservi di supporto, ma… ho sempre saputo che voi due eravate fatti per starvi vicini. Sistema le cose con lui, fa’ in modo di non perderlo.»

Mi si stringe il cuore e sento che sto finalmente iniziando un percorso di accettazione. Accettazione di ciò che avrebbe potuto essere e mai sarà, accettazione di quello che ha appena ammesso mia madre, accettazione che questo è il massimo che potrò ottenere da lei. Le faccio un cenno con la testa.

La sua onestà mi commuove più di quanto credessi possibile. Così, quando mi ritrovo a sporgermi in avanti per abbracciarla, rimango più sorpreso di lei.

È un abbraccio breve. Imbarazzato.

Non mi ci vedo a rifarlo.

Ma era necessario.

Mentre mi allontano aggiungo: «Ci vediamo al matrimonio.»

Lei annuisce. Mi volto a guardarla e vedo un piccolissimo luccichio agli angoli dei suoi occhi. Una lacrima.

Non è l’inizio di un bel niente, non è il primo segno di una riconciliazione e di certo non è l’amore che voglio, l’amore di cui ho avuto bisogno per tutta la vita. Ma è comunque qualcosa da cui partire per provare a sistemare le cose con Thad. Per iniziare il processo di guarigione.

«Maledetto scotch del cazzo» ringhio cercando disperatamente di togliermi dal dito il nastro biadesivo. Questo stronzo non vuole mollare. Non riuscendo a staccarmelo di dosso, prendo un bicchiere d’acqua e lo premo sul pezzo di scotch allentato, liberandomi. «Finalmente.»

Sospiro e mi appoggio allo schienale della sedia, ispezionando l’album che ho di fronte.

Nella mia testa doveva venire molto meglio di così. Sembra che l’abbia fatto un bambino di seconda elementare, invece che un trentenne che ha imparato ad allacciarsi le scarpe più di un quarto di secolo fa.

Ho passato gli ultimi due mesi della mia vita a dedicarmi al fai dai te, ma evidentemente non è roba per me – peccato che non abbia altre opzioni.

Se ci fosse stata Luna, sarebbe andata sicuramente meglio. Mi avrebbe aiutato a migliorare il progetto, mi avrebbe guidato e incoraggiato. In questo come in ogni aspetto della mia vita.

Prendo il telefono, che ho appoggiato a faccia in giù sul tavolo. Lo giro per vedere se ci sono novità. Niente.

Nessun messaggio. Nessuna chiamata. Silenzio.

Credo che non avere notizie di Luna sia la sensazione più straziante che abbia mai sperimentato. Ho un’unica domanda che mi frulla in testa: pensava davvero quello che ha detto a casa sua?

Che ha scelto male.

Che si è pentita di tutto ciò che abbiamo condiviso.

Un dubbio che mi toglie il respiro e mi spezza il cuore.

Sono seduto sul letto con le gambe ciondoloni e le mani nei capelli. Cerco di scrollarmi di dosso la sensazione di vuoto, che si fa più terribile ogni giorno che passa. Credo che Luna abbia davvero chiuso con me. Ma ho bisogno di mettere da parte il dolore e concentrarmi su un altro rapporto.

Il matrimonio di Thad e Naomi è tra quattro giorni, ovvero quanti ne sono trascorsi dal disastro. Mio fratello dovrebbe aver avuto abbastanza tempo per calmarsi un po’, il che è un presupposto fondamentale. Non si può ragionare con lui quando è isterico. Fuori questione. Ma è giunto il momento di provarci. È il momento di affrontare la prova.

Mi dondolo sui talloni, stringendo contro il fianco il regalo per Thad e aspettando che mi apra la porta.

Ho scritto un messaggio a Naomi, chiedendole se potevo andare da loro. Le ho spiegato che voglio fare un tentativo per sistemare le cose prima del matrimonio. Mi ha risposto in modo sbrigativo, però ha detto che si sarebbe assicurata che Thad fosse in casa. Visto che non arriva nessuno, mi chiedo se mi abbia mentito.

Sto per bussare di nuovo quando finalmente la porta si apre. Scorgo metà del viso di mio fratello. Stringe immediatamente gli occhi in due fessure.

«Che cosa vuoi?»

«Parlare.»

«Io sono a posto così.» Cerca di chiudere la porta, ma la spingo in avanti. Sono sempre stato più forte di lui e sono contento di vedere che le cose non sono cambiate. Mi faccio strada. «Non puoi entrare in…»

Gli porgo un pacchetto. «Ti ho fatto una cosa.»

Lui fissa la scatola ma non la prende. «Cosa vuol dire che mi hai fatto una cosa?»

«Esattamente quello che ho detto. Ho fatto una cosa per te.»

«Perché?»

Okay, sarà molto più difficile di quanto pensassi.

Sospiro. «Perché ti voglio bene, Thad. Ci tengo a te. E odio averti ferito. Voglio dimostrarti che ho davvero intenzione di far parte della tua vita, anche se magari non ci credi.» Gli porgo di nuovo il pacchetto. Stavolta lo prende ma non dice niente; si limita a sciogliere il nastro e a sollevare il coperchio.

Mi mordo il labbro vedendo apparire il piccolo album che ho realizzato per lui. È pieno di foto del nostro passato: noi due da bambini e da adolescenti, che corriamo, che ci mettiamo nei guai, che sorridiamo alla macchina fotografica, facendoci le orecchie da coniglio con le dita. Sfoglia le pagine. Inespressivo e impassibile come se avesse appena mandato giù un bel po’ di Xanax.

Mi schiarisco la voce. «Io, ehm… ho diviso l’album in tre parti. Il passato, il presente e il futuro. Volevo ricordarti quello che abbiamo condiviso da bambini.» Continua a sfogliare velocemente le pagine. Mi aspettavo che ci si soffermasse un po’ di più. «Qui c’è il presente, le poche foto recenti che abbiamo insieme.» Sfoglia ancora. «E qui il futuro. Le pagine sono vuote, perché vorrei riempirle con dei ricordi nuovi, di me, te, di Naomi e di tuo figlio.»

Chiude l’album di scatto e se lo infila sotto il braccio. Vorrei dirgli che ho lavorato molto duramente per completarlo, anche se a vederlo così sembra che abbia pagato un bambino per farlo al posto mio. Vorrei costringerlo ad ascoltarmi davvero, a capire quello che sto cercando di comunicare con tanta fatica. Ma dalla sua espressione vuota pare proprio che le cose non stiano andando come vorrei.

«Perché lei?» chiede. «Con tutte le donne che ci sono a New York, perché proprio lei?» Già, come pensavo. Le cose non stanno andando secondo i piani.

Ma non voglio fare errori, quindi rispondo alla domanda. «Mi ha capito, mi ha visto. Per quello che sono davvero.»

«Be’, grazie a Dio qualcuno l’ha fatto» risponde mio fratello, indicando la porta. «Ora puoi anche andartene.»

«Thad,» lo imploro, «possiamo almeno parlare? Sto facendo del mio meglio, però devi venirmi incontro.»

«Io non ti devo proprio niente, Alec.» Getta l’album su un tavolino. «Ti rendi conto di quanto sia stato imbarazzante vederti aiutare l’altra squadra? Sai bene quanto conti per me questa gara. Quanto ci tenga ad avere una casa più grande, un posto migliore dove crescere mio figlio. Ma tu ti sei sempre comportato come se fosse solo uno scherzo.»

«Non è vero» rispondo. «Se avessi pensato che fosse solo uno scherzo, non mi sarei mai fatto il culo che mi sono fatto nelle ultime settimane. Non mi sarei esercitato a casa, non sarei andato in giro per negozi di artigianato, non mi sarei sbattuto così tanto per preparare una torta. Thad, ce l’ho messa tutta.»

«Hai aiutato la concorrenza.»

«È lei che ha aiutato me!» urlo. Mi metto le mani nei capelli. «Cazzo, non voglio mettermi a gridare con te. Voglio sistemare le cose.» Indico l’album. «Volevo ricordarti dove abbiamo iniziato, quanto ci siamo divertiti da piccoli. Anche se eravamo in una situazione di merda. Volevo mostrarti che, sì, ci siamo allontanati e la colpa è mia, ma me ne pento un sacco. Davvero un sacco, cazzo. E volevo anche farti vedere cosa vorrei costruire con te, che tipo di rapporto. Thad, io voglio essere il tuo migliore amico, la persona su cui puoi appoggiarti quando pensi di non farcela a essere un bravo genitore. Voglio esserci per te, in ogni tappa. Ma non posso, se non me ne dai l’opportunità.»

Thad annuisce e lancia un’occhiata verso la camera da letto, dove probabilmente lo aspetta Naomi. Credo che ci abbia lasciati soli perché risolvessimo le cose. Si lascia sfuggire un sospiro. «Ti ho dato un sacco di occasioni, Alec. Un sacco. Ma tu le hai ignorate tutte.»

«Non è vero, cazzo. L’ultima l’ho colta. Ho partecipato a The Wedding Game. Probabilmente all’inizio non mi sono mostrato entusiasta, ma sono rimasto al tuo fianco. Ti ho aiutato… ho cercato di esserci per te. Come fai a non vederlo?»

«Come ti ha aiutato?»

«Gesù Cristo, è solo di questo che ti importa? Del fatto che abbia iniziato a frequentare Luna?»

«Lei è la concorrenza.»

«È molto più di questo, cazzo. È una persona. Una persona che…» Mi riprendo e mi ricordo che non vuole avere niente a che fare con me. «Cosa vuoi? Che non la riveda mai più?»

«Sì» risponde, ma mi accorgo che perfino lui è sorpreso delle sue parole.

«Va bene, ci sto. Non la rivedrò mai più. Non che lei voglia vedermi, del resto. Ma anche in quel caso, se questo fosse l’unico modo per farti capire quanto ci tengo a te, allora va bene. Io non…» Mi si blocca il respiro. «Non la rivedrò più.»

«Thad» interviene Naomi, sulla porta di camera. «Lo so che sabato è stata molto dura per te. Che hai subìto un brutto colpo. Sono rimasta confusa anch’io.» Mi lancia uno sguardo di comprensione. «Ma Alec ha fatto del suo meglio e tu devi riconoscerlo.»

«È andato a letto col nemico» esclama mio fratello. «È stato con noi solo nei weekend. Se voleva esercitarsi, avrebbe dovuto farlo con me, non con lei. Quante volte l’ho invitato a casa nostra? Quante volte l’ho pregato di passare un po’ più di tempo con me, con noi, per organizzare tutti insieme un bellissimo matrimonio?»

Ecco cosa mi era sfuggito in tutta questa discussione. Thad voleva qualcosa di più del mio tempo sul set. Voleva che lo aiutassi. Voleva rafforzare il nostro legame.

Cazzo. Come ho potuto essere così cieco?

«Merda, Thad.» Faccio un passo avanti. «Non ci ho nemmeno pensato. Cazzo… mi dispiace. Ero così concentrato a cercare di diventare una persona migliore per te che non ho minimamente pensato di essere una persona migliore con te.»

Lui fa un respiro profondo. «Mi sarebbe piaciuto esercitarci insieme a cucinare. Preparare gli inviti o qualsiasi altra cosa, cazzo. Mi manca uscire con te, Alec. Lo show era un’occasione per vederti, ma era molto stressante, e non ho mai avuto un secondo per… godermi davvero la tua presenza. E non lo so, rendermi conto che tu hai fatto tutte queste cose con qualcun altro, qualcuno che sta cercando di vincere quell’attico per la sua famiglia… fa male. Potrà anche saperne a pacchi e avere le migliori abilità di questo mondo, ma come sarebbe stato lavorare insieme per creare qualcosa io e te?» Alza le spalle. «Avremmo potuto vincere.»

«Possiamo ancora vincere» ribatto. Thad scuote la testa.

«Ho controllato i commenti sui social. Vincerà il Team Rossi. È chiaro. Helen non piace a nessuno. La gente pensa che il nostro matrimonio sia ridicolo.» Thad fa un sospiro, esausto, e si siede sul divano. «Ormai non me ne importa più un cazzo. È finita questo fine settimana. Ora possiamo solo voltare pagina.»

«Voltare pagina come?» chiedo.

«Non lo so. Davvero.» Si alza di nuovo, lasciando l’album sul tavolo. «Ma questo weekend è ancora una ferita aperta. E se lo è per me, posso solo immaginare cosa provi Cohen.»

Fa per andare in camera sua ma io gli urlo dietro: «Thad, come rimaniamo?»

Si blocca ma non mi guarda. «Ci vediamo venerdì, al matrimonio dei Rossi.»

«E questo cosa significa? Hai intenzione di provare a sistemare le cose tra noi?»

Si ferma davanti alla porta. «Ci vorrà un po’. Forse tu non la vedi in questo mondo, ma io mi sono sentito tradito. Hai preferito lei a me. E fa un sacco male.»

«Sto scegliendo te ora» dico, con la voce sempre più rauca. «Con lei è finita. Finita.»

«È troppo facile così… dopo che è stata Luna a chiudere con te.» Mi fa un cenno e sparisce in camera.

Cazzo.

Naomi chiude la porta e io mi premo una mano sulla fronte. Mi scoppia la testa. Mi sussurra: «Gli parlerò io. Andrà tutto bene, Alec.»

Mi piego con le mani sulle ginocchia. Il solo atto di respirare è diventato improvvisamente difficilissimo.

«Perché dev’essere così dura?» esclamo mentre Naomi mi massaggia la schiena.

«Ispira ed espira.»

Mi premo le dita sugli occhi e sento le mie emozioni riaffiorare in una manciata di secondi.

«Voglio solo che tutto torni alla normalità. Sembra che nessuno mi voglia perdonare. So di aver fatto una cazzata, di aver ferito Thad, ma sono… merda, sono qui ora, a implorare perdono.» Le lacrime mi scendono sul viso. «Sto facendo del mio meglio, Naomi.»

«Lo so, shhh» fa lei continuando a massaggiarmi la schiena. «Io li vedo i tuoi sforzi. Ma Thad è davvero l’unica ragione per cui sei così sconvolto?»

«Cosa? Certo.»

«Eppure ce la facevi a reggerti in piedi finché non hai iniziato a parlare di Luna» aggiunge Naomi, aiutandomi a raddrizzarmi. «La… ami?»

«Ha importanza?» chiedo. «Thad chiaramente non vuole che stia con lei.»

«Se io non ti piacessi, tuo fratello se ne fregherebbe altamente. Mi sposerebbe comunque. Thad non può decidere con chi devi stare. Ora voglio sapere se ami quella ragazza.»

Mi mordo il labbro e dico a bassa voce: «Sì, la amo.» Mi sento torcere le budella nel pronunciare queste parole.

Naomi mi fa un cenno con la testa. «Allora lascia che pensi io a Thad. Gli passerà. Lo conosci – vuole tenere il punto, ma sai benissimo che nel momento stesso in cui uscirai da quella porta si butterà a capofitto a sfogliare quell’album. Piangerà a dirotto e mi chiederà di ordinargli un calzone per curare le sue ferite.» Mi viene da ridere.

Riesco a immaginare perfettamente la scena. «Tu occupati di Luna, perché se non sarai felice qui dentro,» mi tocca il petto, «come farai a dare il centodieci percento a Thad quando te lo chiederà? E sai bene che te lo chiederà.»

«Sì, lo so.» Sorrido, mi sento già più leggero. «Solo che non so cosa fare con lei. Non ho idea di come sistemare questo casino.»

«Qual è la cosa a cui Luna tiene di più in assoluto?» Naomi alza un sopracciglio.

«Cohen» rispondo senza neanche pensarci.

«Esatto. Il che significa che devi aiutarla a ricucire il rapporto con lui. Il resto verrà da sé.»

«Lo pensi davvero?» chiedo sentendo affiorare un briciolo di speranza.

«Sì. Ora vattene da qui, così posso godermi lo spettacolo di Thad che piange come un bambino.»

Annuisco e l’abbraccio forte. «Grazie, Naomi. Sono davvero felice che tu stia per diventare mia sorella.»

Si libera della mia stretta e sorride. «Sono contenta anch’io. Ora esci da questa casa.»

Non vi dirò come ho avuto questo indirizzo, perché non è del tutto legale. Ma a volte è necessario infrangere un po’ le regole, se è per un buon fine.

L’orario si sta facendo piuttosto inopportuno per disturbare la gente a casa e io mi trovo di nuovo a bussare a una porta, per la seconda volta nella stessa sera. Respiro profondamente e faccio un passo indietro, stringendo la scatola con i dolci che ho comprato in pasticceria qui sotto come se fosse uno scudo.

Sento rumore di passi, la maniglia si abbassa. Un secondo di pausa e la porta si apre. Dall’altra parte c’è Declan, con dei pantaloni del pigiama a righe e una maglietta rossa semplice. Ha gli occhiali sul naso e i capelli, normalmente così in ordine, sono spettinati.

Incrocia le braccia. «Questa sì che è bella.»

«Posso parlare con te e Cohen, per favore?»

«Chi è?» urla una voce da dentro. Declan spalanca la porta rivelando non solo che l’ospite misterioso sono io, ma anche che loro due indossano lo stesso pigiama.

«Che ci fai qui?»

Indico i loro completi coordinati. «Pensavo che fosse una cosa da lesbiche.»

«Vuoi entrare?» chiede Declan.

«Sì, scusa.» Mi schiarisco la gola. «Posso parlarvi, per favore? A tutti e due.» Alzo la busta coi muffin. «Ho portato questi. Luna mi ha detto che vi piacciono. Il che è piuttosto sorprendente. Pensavo che solo i bambini…»

Mi gelano con un’occhiata.

Mi sa che ho detto la frase sbagliata.

«Io, ehm, faccio commenti davvero terribili quando sono a disagio.»

Cohen sospira. «Entra, ma ti do cinque minuti.»

«Sì, certo» mi affretto a rispondere. Poi entro nel loro modesto appartamento e mi guardo intorno. La loro casa è più spaziosa di quella di Thad e Naomi e decisamente meglio arredata. Molto minimalista, coi soffitti alti, i mattoni a vista, un paio di finestre dalle cornici nere e mobili eleganti che sembrano nuovi.

Declan mi prende di mano i muffin e li mette da parte. Poi si siede accanto a Cohen, spalla a spalla con lui. Hanno entrambi le braccia incrociate, gli occhi rossi e uno sguardo piuttosto intimidatorio, nonostante gli elefantini che decorano i loro pantaloni.

«Hai intenzione di dire qualcosa o vuoi solo fissare i nostri pigiami?» chiede Cohen. «Il tempo scorre.»

Gesù, davvero intimidatorio.

«Sì, scusate. Io, ehm… sono venuto a scusarmi con voi. Luna non vuole parlarmi, quindi non so se abbiate fatto pace…»

«Non le parliamo da sabato.»

Oh, merda. Mi si spezza il cuore pensando a lei, a quello che starà passando, a come deve sentirsi. Declan e Cohen si sposeranno tra due giorni e non vogliono parlare con lei? Sarà fuori di sé.

«Si è fatta sentire?»

«Ti sembrano affari tuoi?» chiede Cohen.

«No, per niente.» Fisso per qualche secondo il parquet, cercando le parole adatte. «Andrò subito al punto. Non avrei mai dovuto chiederle di mentirvi – be’, non proprio di mentirvi, di tenervi nascosta la nostra relazione.» Mi infilo le mani in tasca. Non mi sono ancora abituato a questa cosa dell’aprirsi e parlare con il cuore in mano. «Ho avuto un’infanzia di merda, che mi ha portato a escludere Thad dalla mia vita. The Wedding Game era un’occasione per sistemare il nostro rapporto. Non avevo preventivato di innamorarmi di tua sorella, ma è successo, ed ero terrorizzato dalla possibilità che…»

«Aspetta un attimo.» Cohen agita una mano. «Innamorarti? Sei innamorato di Luna?»

Annuisco. «Sì. Disperatamente.» E averlo detto ad alta voce per la seconda volta mi scaraventa addosso una nuova ondata di rimpianti e dolore. Sapevo già di amarla; me lo sentivo dal profondo del cuore. Quando ci siamo detti che stavamo perdendo la testa l’uno per l’altra era proprio questo che volevo dire in realtà… che mi stavo innamorando, e di brutto. Ma doverlo ammettere ora, a suo fratello… cazzo. È terribile.

Declan borbotta qualcosa che non riesco a capire, mentre Cohen sospira forte. «Non andate solo a letto insieme. Siete innamorati?»

«Be’, io sì. Lei no.» Scuoto la testa. «Me l’ha detto piuttosto chiaramente l’altro giorno, dopo che è andato tutto a rotoli. Ma non importa.» Faccio un respiro profondo. «Ciò che conta davvero è il tuo rapporto con lei, Cohen. Sono sicuro di non essere l’unica causa del vostro litigio – ci saranno un sacco di altre cose di cui non so niente –, ma ci tenevo a chiarirti le circostanze. Le ho chiesto io di non dirtelo… È colpa mia. Lo so che la decisione ultima è stata sua, ma io non le ho certo reso le cose più facili. Lei voleva parlarti.»

«Sì, me l’ha detto» risponde Cohen. Il suo sguardo si fa più rilassato.

«Ti vuole bene davvero. Il modo in cui ti guarda… mi ricorda come mi guardava Thad quando eravamo bambini. Come se non potessi mai fare nulla di sbagliato. Ero il suo eroe. E non c’è dubbio che tu sia l’eroe di Luna: non sarebbe successo niente di tutto questo se non fosse stato per me e la mia stupida richiesta. Quindi se vuoi prendertela con qualcuno, per favore, prenditela con me, non con lei. Ha lavorato sodo per assicurarsi che tu abbia il tuo gran giorno con Declan, per celebrare e festeggiare il vostro amore come vi meritate. Fidati, nella vita questi momenti importanti devi viverli con le persone che ami. Io i miei li ho vissuti senza nessuno. Ti fa sentire solo e tutto ti sembra più insignificante, più triste. Questo litigio… non ne vale la pena. Proprio per niente.» Faccio un passo indietro mentre tra noi cala il silenzio. «Devo andare. Buona fortuna per venerdì. Spero che vada tutto secondo i vostri desideri.»

Li saluto con la mano e mi dirigo verso la porta quando Cohen mi chiama. Mi volto a guardarlo. «Non ti ha più parlato?» chiede.

«No, amico. Ha chiuso con me. Sono sicuro che in questo momento abbia bisogno di te più che mai.» E con questo esco, sentendo che forse, solo forse, sono stato d’aiuto.

Almeno lo spero.