25
«Cohen, aspetta!» grido seguendo mio fratello con il cuore che quasi mi esce dal petto. «Ti prego, lascia che ti spieghi.»
Lui si ferma, le mani sui fianchi, la testa bassa. «Perché, Luna? Che importanza può avere ormai? Esci con quel tizio. È di dominio pubblico.»
Lo guardo negli occhi. In lontananza, vedo Declan in piedi in un angolo del set, pronto a intervenire in caso di necessità.
«Lo so, ma almeno lascia che ti spieghi com’è successo.»
«Non mi interessa come è successo. Mi interessa solo sapere perché non me l’hai detto.»
«Volevo farlo, davvero, ma Alec…»
«Alec non c’entra niente» dice Cohen, allargando le braccia come a delimitare un cerchio intorno a noi due. «Lui non controlla la nostra relazione – non avresti dovuto permetterglielo.»
«Non gliel’ho permesso, infatti» rispondo con la gola che mi si stringe. «Stava attraversando un momento difficile e Thad è un caso disperato, emotivamente parlando.»
«Thad ha il diritto di avere i suoi sentimenti» ribatte. «Questo ancora non spiega perché non me l’hai detto.»
«Perché l’avresti detto a Declan, e Declan avrebbe potuto…»
«Cosa? Rispettare i tuoi desideri e non dire nulla a Thad?» Cohen distoglie lo sguardo e si lascia sfuggire un sospiro. «Pensi davvero che non avremmo saputo tacere su una cosa così importante?» Scuote la testa. «Pensavo che fossimo più uniti di così, Luna.»
Riprende a camminare, ma io lo blocco e gli poso una mano sul petto. «Non dire così, Cohen. Sei il mio migliore amico.»
Si passa la lingua sui denti e guarda dritto davanti a sé. «Farrah lo sa?»
Mi si attorciglia lo stomaco e mi sento salire la nausea.
«Come sapeva che avevi fatto domanda per partecipare al programma?»
«Cohen.»
Abbassa la testa per guardarmi negli occhi. Dolore, delusione e rabbia: le emozioni gli si leggono sul volto come parole su una pagina.
«Se io fossi davvero il tuo migliore amico, Luna, non avresti agito alle mie spalle quando hai compilato l’application e non mi avresti nascosto questa relazione. Ti saresti fidata di me, del fatto che fossi in grado di mantenere un segreto per il bene di Thad. Ma non mi hai dato neppure la possibilità di provartelo. Non mi dai mai scelta.»
«Di cosa stai parlando?» esclamo. Da dove viene tutto questo dolore?
«Sto parlando di questo programma di merda, di tutte le decorazioni, la torta, l’abbigliamento degli sposi. Ogni sfida va sempre allo stesso modo: tu ci dici cosa fare, come vincere. È stato così per tutta la nostra vita. “È giunto il momento di dire a mamma e papà che sei gay. Devi fare così e così. Questo è il modo in cui dovresti vivere la tua vita con Declan – mostrare più amore, baciarlo in pubblico. Fai la torta Red Velvet perché ai giudici piace, non perché piace a noi”. Non mi lasci mai scegliere un cazzo e io sono stufo.»
«Cohen, io non…» Mi sfugge un singhiozzo. «Non voglio interferire con le tue scelte, cerco solo di aiutarti.»
«Non mi stai aiutando, stai solo peggiorando le cose. Mi stai impedendo di vivere autenticamente la mia vita. Cerchi di spingermi verso quello di cui tu pensi abbia bisogno. E questo perché sei fatta così: hai lo spirito della crocerossina. Non fai che intrometterti, perché vuoi che tutto sia sempre perfetto e non t’importa niente di quello che vogliono gli altri.» Inizio a sospirare più forte e le lacrime mi rigano il viso. «Questo è solo l’ennesimo esempio di come prendi il controllo dei miei sentimenti, portandomi via la possibilità di essere il fratello che vorrei.» Si pulisce il naso con la mano e poi la lascia ricadere lungo il fianco. «Non mi hai lasciato nessuna scelta. Nessuna stupida scelta.»
«Mi dispiace» sbotto mentre si volta. «Ti prego, Cohen, ascoltami.»
Ma lui continua a camminare. Supera il suo compagno, che gli prende la mano per un breve istante e poi la lascia andare.
Declan mi lancia uno sguardo e poi mi volta le spalle per seguire Cohen.
Non so cosa fare, mi appoggio al muro e scivolo giù fino a sedermi a terra. Con la testa tra le mani, lascio che tutto il dolore accumulato mi si rovesci addosso nel giro di un istante.
Desolazione.
Rimpianto.
Imbarazzo.
C’è un motivo preciso dietro ogni singola lacrima che mi cade in grembo, bagnandomi i pantaloni e ricordandomi esattamente perché sono qui.
«Luna.» Sento la sua mano sulla schiena e poi vedo Alec accovacciarsi accanto a me. «Luna, mi…»
«Non ora» dico asciugandomi gli occhi prima di guardarlo. Mi rimetto in piedi con un respiro profondo. «Non ora.»
Vedo l’angoscia sul suo volto e mi si stringe il cuore al pensiero che abbia fatto un altro passo indietro, che sia un pochino più lontano dal suo obiettivo di sistemare le cose con Thad. Sto vivendo anch’io il mio inferno personale e, per la prima volta in vita mia, decido che non cercherò di risolvere i problemi di qualcun altro… soprattutto considerando che è già abbastanza difficile risolvere i miei.
«Quando?» chiede deglutendo a fatica e tendendo una mano verso di me. Non la prendo.
«Non lo so, ma non qui» ripeto. Poi mi alzo e lo scanso. Le nostre spalle si sfiorano, le sue dita scivolano lungo la mia mano.
Torno al mio tavolo da lavoro, dove le Hernandez se ne stanno sedute sui loro sgabelli aspettando il ritorno degli altri concorrenti dopo il fuggi fuggi generale. Mi asciugo gli occhi, cercando di controllare le emozioni. Le riprese non sono ancora finite e, come si dice nello show business… lo spettacolo deve continuare.
Prendo la bottiglietta d’acqua e ne bevo un sorso, cercando di rimettere insieme i pezzi del mio cuore distrutto. Ma poi incrocio lo sguardo di Helen, la sua espressione compiaciuta. «Avresti dovuto dirlo almeno a tuo fratello.»
Sbatto la bottiglietta sul tavolo e urlo: «Stai zitta, Helen!» Poi esco di nuovo.
Potete immaginare com’è andato il resto della giornata.
La tensione era alta. Cohen mi rivolgeva a malapena la parola, e quando lo faceva, la sua voce era affilata come un coltello. Potevo percepire il suo risentimento per ogni decorazione che avevo realizzato, per ogni miglioramento che avevo suggerito nelle scelte finali.
La squadra Baxter non sembrava cavarsela molto meglio. Stavano creando una specie di ghirlanda, che però sembrava più che altro il tentacolo di un polpo. Inutile dire che sono arrivati ultimi. Thad ha incolpato il fratello, sosteneva che fosse in combutta con me e avesse bruciato le possibilità di vincere del team. Non credo di aver mai visto Alec così giù, nemmeno quando la madre non si è presentata sul set.
Il Team Hernandez ha creato delle decorazioni con le piume molto simili a quelle che avevo progettato per Alec. Naturalmente non è andata bene. Thad ha urlato al sabotaggio, il che ha fatto offendere Helen, Dio solo sa per quale motivo. Diane ha dovuto calmare gli animi e convincere tutti a tirare avanti. Siamo rimasti fino a tardi per finire le interviste al confessionale, perché la povera regista voleva chiudere e concederci una pausa più lunga prima dei matrimoni e, onestamente, penso che anche lei avesse raggiunto il limite della sopportazione. È stata lei a richiamare tutti, uno per uno, e a trascinare al trucco ogni persona coinvolta in quello che ha ribattezzato “il crollo”. E poi in qualche modo ha provato a portare a casa la giornata di lavoro. Probabilmente in questo momento si trova in qualche bar a maledire la sua vita.
Quando ha annunciato che avevamo finito, Cohen se n’è andato immediatamente. Ho provato a corrergli dietro, ma Declan mi ha fermato, chiedendomi di dargli un po’ di tempo. Anche Thad è scappato via infuriato, con Naomi che lo seguiva. Helen invece ha afferrato Diane per un braccio, insistendo affinché andasse a fondo sulla presunta violazione delle regole. Secondo lei, il fatto che i membri di due squadre avversarie stessero uscendo insieme rappresentava un “vantaggio sleale”.
Quella donna ha davvero bisogno di farsi una vita.
Non volevo restare nei paraggi e creare altri problemi, quindi, a malincuore, mi sono trascinata fino al mio appartamento, dove ho aperto un nuovo pacchetto di biscotti al cioccolato. Me li sono ficcati in bocca il più velocemente possibile.
Ho mandato almeno dieci messaggi a Cohen, tutti senza risposta. Il cuore mi si spezza di più ogni secondo che passa.
Nel momento stesso in cui Alec mi ha lanciato il nastro di iuta – esattamente quello che stavo cercando – ho capito che eravamo nei guai. Era solo questione di tempo perché ci scoprissero; solo che non pensavo che la situazione sarebbe esplosa così violentemente. Né mi aspettavo che Cohen mi facesse completamente a pezzi, davanti a tutti. Mi riempio la bocca di biscotti e la mia tristezza viene sostituita da un’ondata di rabbia. Certo, sono stata io a decidere di non dire nulla a mio fratello, ma non posso fare a meno di dare la colpa ad Alec. È lui che ha voluto mantenere il segreto.
Toc. Toc.
Guardo la porta. Parli del diavolo… So esattamente chi c’è dall’altra parte. Sono solo sorpresa che ci abbia messo così tanto. Mi tiro su dal divano e vado ad aprire. Rimango incollata allo stipite per non lasciar libero nessuno spiraglio, nessuna possibilità di accesso.
«Luna» fa lui. Sembra invecchiato di cinque anni almeno. «Posso entrare?»
Scuoto la testa. «Non credo sia una buona idea.»
«Ho bisogno di parlarti» aggiunge con un tono un po’ più severo. «E non ho intenzione di farlo in corridoio.»
Argh.
Ha ragione.
Mi giro sui talloni e mi dirigo verso il divano, lasciandolo davanti alla porta aperta.
Lo sento chiuderla piano, mentre scavo nel pacchetto di biscotti alla ricerca delle ultime briciole. La mia scorta sta già cominciando a scarseggiare.
Alec si siede accanto a me. «Mi dispiace, Luna.»
«Sì, anche a me.»
«Per cosa?» chiede con una voce confusa.
«Mi dispiace di essermi lasciata coinvolgere in tutto questo. Non avrei dovuto.»
«Lasciata coinvolgere in… cosa?»
«Il programma…» Deglutisco a fatica. «Te.»
Sospira pesantemente. «Luna, lo so che è stata dura oggi, ma…»
«Oggi non è stata solo dura, Alec» dico guardandolo finalmente negli occhi. «Oggi vince il premio come peggior giorno della mia vita. Mio fratello mi ha praticamente detto che non ho mai smesso di controllare la sua esistenza fin da quando ha fatto coming out. Lo controllo.» Mi vengono le lacrime agli occhi. «Non volevo controllarlo. Volevo solo… aiutarlo.»
«E l’hai fatto.»
Scuoto la testa. «No, lo stavo soffocando.» Faccio un respiro profondo e continuo: «Cohen è tutto per me. Tutto.» Un singhiozzo. «È il mio migliore amico, la mia roccia, l’unica persona che mi conosce completamente, dentro e fuori. Senza di lui non sono niente, e tu… mi hai costretto a mentirgli.»
«Non gli abbiamo mentito, abbiamo solo… Non abbiamo detto a nessuno cosa stava succedendo tra noi.»
«È la stessa cosa.» Mi pulisco il naso con la manica – non me ne importa niente in questo momento. «Mentire per omissione è altrettanto sbagliato.»
«Le cose possono anche sembrarti difficili ora, ma Cohen ti vuole bene. Passerà.»
«Non hai nessun diritto di dirlo. Tu non c’eri, non hai visto il suo sguardo. Non è solo arrabbiato… è deluso. È deluso da me.» Mi porto una mano alla fronte e mi lascio sprofondare sul divano. Alec si sporge verso di me, ma lo spingo via. «No, non posso, Alec. Io… non posso proprio.»
«In che senso non puoi?» chiede lui, e la sua voce è incerta. «Non puoi ora, o non potrai mai più?»
Con il labbro che mi trema in modo incontrollabile, appoggio il mento sul pugno e guardo fuori dalla finestra. Il dolore mi attraversa come una scossa ogni volta che penso a Cohen, alle sue parole di ghiaccio, alla sua schiena che si allontana.
È tutto… troppo.
Mio fratello è ferito.
Il programma è andato a puttane.
Ho soffocato Cohen…
Questa relazione.
I problemi di Alec.
Non posso gestire tutto questo.
«Mai più» sussurro.
Sbircio Alec con la coda dell’occhio e lo vedo bloccarsi.
«Te l’ho detto che potevamo prenderci una pausa» ribatte. «Ti ho dato la possibilità di aspettare fino alla fine delle riprese.»
Lentamente, mi giro a guardarlo, con gli occhi stretti in due fessure. «Stai davvero dando la colpa a me?»
«Cazzo, sei tu che stai dando la colpa a me, Luna.» Si alza. «Ti ho detto che potevo aspettare. Sei stata tu a scegliere di mentire, di mantenere il segreto.»
«Perché ti volevo!» grido, sconcertata dal fatto che abbia tirato fuori questo argomento. «Ti volevo più di ogni altra cosa. E tu mi hai chiesto di non dire niente. Mi dispiace di essere stata così presa da te da pensare che avrebbe potuto funzionare: avrei dovuto mentire, certo, ma almeno sarei potuta stare con l’uomo per cui avevo completamente perso la testa.»
Sospira. «Mi dispiace, sono solo… cazzo, che casino.»
«E la colpa è tua» esclamo. Mi alzo dal divano e inizio a camminare su e giù per la stanza. «Se solo tu avessi avuto le palle di parlare con tuo fratello, tutto questo non sarebbe mai successo. Ma il vostro rapporto è così tanto una merda che hai dovuto trascinarmi giù con te e far diventare una merda anche il mio rapporto con Cohen.»
«Wow.» Alec sbatte le palpebre. «Quindi pensi che tutto quello che è successo con Cohen sia colpa mia?»
«Di certo non mi hai aiutato!» grido. So che mi sto comportando in modo irrazionale, che le parole che mi escono dalla bocca sono cattive e false, ma c’è così tanta rabbia dentro di me, così tanto dolore, che non riesco a fermarmi. «Avremmo potuto evitare tutta questa tempesta di merda se solo non mi avessi chiesto di mentire.»
«Ti ho dato la possibilità di scegliere, cazzo!» grida allargando le braccia. «E tu hai scelto me.»
«Ho scelto male» dico prima di potermi fermare.
Lui indietreggia, stordito.
Mi rendo conto di quello che ho detto, di quello che significa per noi… per lui.
Attendo la sua reazione col fiato sospeso.
Lo fisso negli occhi, che diventano sempre più scuri.
Stringe le labbra, annuisce e poi mi supera, dirigendosi verso la porta. Sento il cuore sprofondarmi nel petto. Lui abbassa la maniglia ma poi si ferma e mi guarda di nuovo. «Per quello che vale, io pensavo di aver fatto bene a scegliere te.» E se ne va, chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle.
Collasso sul divano con la testa tra le mani, le lacrime che scendono incontrollabili. Troppo pesanti, troppo veloci, non faccio nemmeno in tempo ad asciugarle.
Oggi ho perso Cohen e ho appena allontanato l’uomo che amo, l’uomo che mi è entrato dentro il cuore più velocemente e più profondamente di chiunque altro.
E anche se muoio dalla voglia di prendermela con qualcuno, so che per trovare un colpevole devo solo guardarmi allo specchio.
Luna: Cohen, mi dispiace tanto. Per favore, puoi rispondere al telefono?
Luna: Ti prego, non essere arrabbiato con me. Non posso sopportarlo.
Luna: Cohen, tutto questo mi sta distruggendo.
Luna: Ti prego, Cohen, ti sposi venerdì. Mancano quattro giorni. Non voglio rovinare questo momento felice.
Luna: Ti voglio bene e mi dispiace. Per favore, chiamami, scrivimi un messaggio, vieni a trovarmi, qualsiasi cosa. Ti prego, lascia che ti dimostri quanto mi dispiace.
Ho spedito l’ultimo messaggio dieci minuti fa, e ancora nessuna risposta. Ho anche provato a scrivere a Declan, ma niente. Sembra che Cohen abbia tagliato tutti i ponti con me. E fa male, un male indescrivibile.
Abbiamo sempre parlato, sempre; non abbiamo mai litigato come sul set. Nella mia vita ho fatto parecchie cose stupide, cose che hanno ferito mio fratello, ma mai niente di questa portata. Stavolta non c’era nessuna vena pulsante sulla sua fronte, solo delusione… estrema. Una rabbia così profonda, così palpabile, che ho continuato a sentirmela addosso anche mentre si allontanava.
Mi asciugo una lacrima e prendo un paio di respiri profondi, cercando di valutare le dimensioni epiche di questo litigio. Provo a fare i conti con la freddezza di Cohen, il suo silenzio.
Odio ammetterlo, ma non sono sicura di poter risolvere un disastro di questa portata. Penso sia una di quelle situazioni in cui dovrei lasciare che mio fratello assuma il comando. Mi sto addentrando in un territorio del tutto inesplorato. Non mi resta che sedermi sul sedile del passeggero, aspettare, sperare… pregare che torni da me e accetti le mie scuse.