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Chapter 24

CAPITOLO 23


CAPITOLO 23

Judd colse la dissonanza logica in pochi millisecondi.

– Hai appena detto che le visioni sono dal suo punto di vista. –

– Lo sono. –

– Allora come, Rossa? – Nonostante non ci fosse rabbia nella voce di Vaughn, lei sapeva che lui si doveva essersi domandato perché non gliene avesse parlato prima.

– Io non volevo vedere, – sussurrò, così sommessamente che quasi non se ne sentì il suono.

Un braccio si avvolse intorno alle sue spalle circondandola, e seppe che lui aveva sentito.

– Non sarai mai più sola. –

Era una promessa, una in cui si rafforzò, ma dovette racimolare ogni grammo delle sue abilità Psy per mantenere la sua voce ferma mentre riviveva quell'orrore. ..

– Ho visto il suo riflesso. – Un riflesso stampato nel sangue, uno specchio rosso rubino nella casa smaltata di quell’ultima visione. –

– Allora non c’è alcun dubbio, Faith deve essere presente, – disse Judd.

– Lei dovrebbe essere presente, ma non si esporrà né attirerà la sua attenzione. – Il braccio di Vaughn era puro acciaio attorno alle sue spalle, per nulla doloroso, ma anche assolutamente inamovibile.

– Vaughn. – Lei mantenne la sua voce bassa, tuttavia suppose che Clay e Lucas potessero sentire. – Penso che dovremmo andare a fare una passeggiata. –

Lui la liberò dalla sua stretta e la prese per mano.

– Non ci vorrà molto, – disse agli altri, ma non disse nient’altro fino a quando non furono entrambi fermi a diversi metri all'interno nella foresta.

– Non permetterò che tu ti metta in pericolo. –

– C’è pochissimo pericolo, quasi nessuno, nella telepatia. –

– Si, beh, forse quel tipo cadrà nel 'quasi.' Lui è diverso, lui è capace di intrappolarti nelle visioni. –

– Forse, – concordò lei. – Ma questo non cambia nulla. –

Lui non replicò, il giaguaro era troppo evidente nei suoi occhi.

Cosi lei parlò all’animale.

– Una volta mi hai chiesto se mi sentivo in colpa. Io dissi che non sentivo nulla. Era una menzogna. – Lei si sforzò di rompere un altro muro del Silenzio, farlo e sentire era stato facile rispetto ad esprimere quelle cose a parole. – Il senso di colpa cammina con me dalla mattina alla sera, istante dopo istante. Io sono un F-Psy, ma non sono riuscita a salvare la vita di mia sorella. Questo mi rende una fallimento. –

– Non avevi modo di sapere che era quello che stavi vedendo, – lui tirò fuori la grinta.

– La logica non funziona qui, Vaughn! Lo sai più di chiunque altro. – Lei lo colpì, chiedendogli di ricordare la colpa che lui sentiva per la morte di Skye anche se all’epoca era solo un ragazzo.

Lui curvò la mano intorno alla sua testa.

– Arriverà un momento in cui non mi piegherò, non sarò ragionevole, non agirò da umano.–

Lei aveva capito questo nei primi secondi dopo averlo incontrato.

– Ma quel particolare momento non è ancora arrivato. –

– Ti voglio con me in qualsiasi momento. Nel momento in cui qualcosa va storto, esci. Non preoccuparti se devi ridurre il suo cervello in poltiglia. Esci. –

– Non ho nessuna intenzione di permettergli di avvicinarsi abbastanza per ferirmi. Sarò un ombra e poi sparirò. –

Il felino grattava con gli artigli i muri della mente di Vaughn mentre discutevano i dettagli con gli altri.

– C’è qualcos’altro, – disse lui, dopo che avevano concordato per un piano semplice.

– Il Consiglio. – Sascha si inclinò in avanti. – Devono sapere che lei adesso è difettosa. Arriveranno a lei con ogni arma in loro possesso. Come F-Psy, lei sa troppo. –

L’animale in Vaughn voleva eliminare la minaccia ed occuparsi di loro una volta per tutte: gli Psy con il cranio spaccato non potevano ferire la sua compagna, ma l’uomo sapeva che non era cosi facile.

Attualmente il Consiglio aveva sei membri, ma era un mostro con molti arti. Se facevi fuori una testa ne crescevano due o tre al suo posto. Il solo modo in cui poteva essere completamente distrutto per sempre era di essere strappato via alle sue stesse radici. Ed il solo popolo che poteva invocare un cambiamento così profondo erano gli Psy stessi.

Faith appoggiò il corpo contro il suo fianco.

– Ci deve essere qualcosa che fermi la loro mano. –

La bestia si calmò al calore gentile di lei.

– Hai un idea? –

– Più che un idea una consapevolezza. – La sua voce era improvvisamente piena di dolore. – Mi ha sempre preoccupato il perché Marina è stata uccisa. Lui ha questa eccitazione malata che lo sta portando all’omicidio che compirà domani, ma non c’era niente di simile con Marine. Non la pedinava. L'orgasmo consiste nel modo in cui ho chiaramente visto l'atto finale: la perdita di respiro che alla fine si è trasformata in totale soffocamento. –

La sua forza lo impressionò nell’orgoglio animale. Cambiando la sua presa, si appoggiò contro la ringhiera e la fece posizionare nella culla formata dalla sue gambe stese. Lei vi scivolò senza opporsi, mettendo le sue mani sopra quelle che lui aveva appoggiato intorno ai suoi fianchi.

– Lei poteva essere un'occasione di uccidere, colta solo perché ce n’era stata la possibilità? – La voce di Judd Lauren fece venire voglia al giaguaro di ringhiare, il felino non capiva la sottile distinzione tra nemico ed alleato incerto.

– No, non ho avuto nessuna sensazione che fosse affrettato o impreparato. –

Vaughn odiava sentire il dolore nella sua voce, ma sapeva che solo il tempo avrebbe curato quelle ferite. Tuttavia non sarebbero mai scomparse, sarebbero diventate cicatrici e questo andava bene, perché le cicatrici li rendevano più forti.

Sascha batté i suoi piedi.

– Che cosa faceva tua sorella? –

– Lei era un cardinale telepate. Una specialista nelle comunicazioni per lo PsyClan. –

– Mentre ero nella Rete, ho sentito dire che il tuo PsyClan faceva un considerevole quantità di lavoro subappaltato dal Consiglio. –

Le unghie di Faith affondarono nella pelle di Vaughn.

– E se lei faceva la telepate per loro, allora sapeva tutto quello che era stato inviato e ricevuto, conosceva ogni segreto, ogni dettaglio di ogni piano. –

– Una implicazione, se lei avesse deciso di non stare più al gioco. – Disse Vaughn, dopo tutto, Marine NightStar era stata la sorella della sua compagna e Faith era troppo intelligente, troppo indipendente, troppo umana, per poter mai essere una veggente per il consiglio.

Faith improvvisamente scosse violentemente la testa.

– Questo non ci sta portando da nessuna parte. Una premonizione di solito non mi dà i dettagli, noi dobbiamo aspettare e vedere se possiamo sondare la mente del killer. Anche se il Consiglio arriva dopo di me, non sarà prima che lo abbiamo reso incapace. –

Clay incrociò le braccia sul suo petto.

– Come lo sai? –

– Lo so. – La sua voce era tormentata e molto, molto sicura. – Abbiamo molto tempo. La risposta ci verrà data domani. –

– E altrimenti? –chiese Sascha con tono tranquillo.

– Allora almeno Marine sarà stata vendicata. – La profondità della sua furia trovò un eco nel cuore del giaguaro. – Voglio che paghi per quello che ha fatto. –

I maschi si fissarono l’ un l’altro e la comprensione passò come una corrente.

Tre predatori changeling ed uno Psy che doveva essere un assassino addestrato, non trovarono nulla di sbagliato nella rabbia di Faith. Era reale, era vera, e sarebbe stata soddisfatta.

– lo sarà. – Vaughn parlò per tutti. – Anche se dovessi rompergli il cranio io stesso –.

– Vaughn. – Faith stava in piedi accanto al suo compagno mentre lui lavorava su una scultura. Non indossava nulla se non un paio di blue jeans sbiaditi, era tutto muscoli e calore, i capelli ambra-dorati legati incurantemente in una coda.

– Cosa c’è, Rossa? – Posò i suoi attrezzi per far scorrere i suoi pugni sulla sua pelle. Il tocco era tenero, ma lo sguardo nei suoi occhi non lo era affatto.

– Perché stai facendo questo adesso? – Lei posò la sua mano su un pezzo di marmo. – Vieni a letto. Entrambi abbiamo bisogno di prepararci mentalmente per domani. –

– Io non sono uno Psy, baby. – La sua voce si abbassò. – Non ho bisogno di calmare la mia mente. –

Lei improvvisamente capì.

– Sono pronta. –

– Vai a dormire. – Lui raccolse quello che sembrava uno scalpello. – Verrò presto. –

Lei lo prese dalla sua mano e lo ripose sul tavolo da lavoro.

– Hai paura di ferirmi. – Una cosa simile era sbagliata tra compagni, lei lo sapeva senza che glielo dovessero insegnare. – Hai paura che io cada come ho fatto ieri. –

– Quello che abbiamo fatto ieri era la perfezione, ma non sei pronta per un altro round. Ed io non ho dolcezza in me in questo momento. – Rude, duro, diretto.

Lei posò la mano sulla pelle dorata del suo petto.

– Non sei mai stato veramente gentile. –

Lui rabbrividì.

– Non intendevo in quel modo. Mi piacciono la tua ferocia, la tua passione, le tue richieste. – Lei fu inghiottita dal calore fuso nei suoi occhi. – Mi fai sentire viva. –

– Io posso percepire il modo in cui ti faccio del male mentre la tua mente si rompe. –

– Ma io divento più forte con ogni carezza. Amando – Qualcosa che adesso lei stava iniziando a capire. – Se provi a contenerti, tu imbroglierai entrambi. Ho bisogno di soddisfarti nello stesso modo in cui tu hai bisogno di toccarmi. –

– Non voglio essere legato questa volta, e quello che pretendo da te, non puoi essere pronta a darmelo. Non sono in vena di giocare. –

Perché, realizzò lei, lui era in preda ad un senso di protezione possessivo che non lasciava spazio a mezze misure. Lei poteva sentire il rosso scuro della sua fame attraverso il legame di accoppiamento, sentire la sua passione, il suo essere selvaggio.

– Mostramelo, – sussurrò lei, respingendo le sue paure. Se il Consiglio fosse venuto per lei domani, avrebbe voluto guardarli con la fiducia di una donna che aveva rotto ogni regola del Silenzio e fatto questo nella maniera più inconfutabile. – Io non cadrò. – E' una promessa. Per entrambi.

La T-shirt con cui lei aveva intenzione di dormire fluttuava già in brandelli ai suoi piedi, gli artigli di Vaughn si erano mossi così veloci che lei non aveva avuto il tempo di prendere fiato. Con il cuore in gola, lei lo guardò ritrarre quelle armi molto acute, spaventosamente consapevole che lui non aveva lasciato un graffio su di lei. Con gli occhi incollati ai suoi, fece scivolare le sue mani lungo la sua schiena e sotto l'elastico delle sue mutandine per metterle a coppa sul suo sedere.

Lei ansimò quando i suoi seni sfregarono contro il suo petto, pieni e doloranti. Quando le sue mutandine furono disintegrate via dal suo corpo, lei se ne accorse appena, così stordita com’era dalla pura sensualità che si diffondeva da tutti i lineamenti di Vaughn. Lui ieri aveva avuto paura di ferirla fisicamente. Oggi era nel pieno controllo della sua forza… ma non della sua fame. Nonostante la sua fiducia a parole, lei non era convinta di riuscire a gestire le sue richieste.

Lui fece scivolare una mano sulla parte davanti del suo corpo e la rugosità della sua pelle strideva sul suo ombelico facendole trattenere il respiro. Le punte delle sue dita toccarono i suoi riccioli. Lei strinse le sue mani sulle sue spalle.

– Così morbida, – mormorò lui, e spinse le sue dita attraverso i riccioli per metterle a coppa intimamente su di lei.

Il grido di Faith fece eco sulle pareti di pietra.

Quando lui strofinò il palmo di quella mano possessiva contro di lei, lei si strofinò a sua volta, affamata di una sensazione che non aveva mai pensato potesse essere cosi squisita. Gli piaceva questo, un sorriso molto maschile curvò quelle labbra sensuali.

– Di più, – chiese lui. – Dammi di più. –

Lei si alzò sulla punta dei piedi e la mano di lui che la tormentava la seguì, proseguendo attraverso la sua morbidezza per catturare la sua carne più sensibile in una presa che minacciava un nuovo tipo di pazzia. Stringendo insieme le sue cosce, lei piantò le sue unghie nelle spalle di lui e tentò di raggiungere le sue labbra, ma lui non voleva cooperare. Così gli morse il petto, e gli lasciò dei graffi sulla schiena.

– Gatta, – disse lui e fu una piacevole affermazione mentre strinse le sue dita e scosse con un fremito il suo corpo. – Ho intenzione di prenderti come ho sempre sognato. –

Si lasciò inondare da immagini del suo piegato nella posizione più sottomessa, del suo sedere spudoratamente rivolto verso l’alto e delle sue cosce aperte e invitanti. Lei non combatté l’attacco erotico e lussureggiante trasmesso dalla seduzione psichica.

– Tu devi –

Facendo scorrere due dita dentro di lei senza preavviso, lui palpò il suo seno con la mano libera, un grezzo marchio che diede fuoco alla sua pelle.

– Io devo cosa? –

– Devi farmi venire prima, – lo sfidò, incapace di fermare i suoi fianchi dal muoversi su e giù sulla brusca intrusione delle sue dita.

Lui ridacchiò e stese quelle invadenti dita quanto bastava per intensificare il piacere.

– Lo sai che non devi mai sfidare un felino. –

– Meow, – lo prese in giro, pure mentre sentiva il suo corpo che iniziava a prepararsi per una tempesta.

– Vieni per me, – lui ordinò. – Voglio assaggiare la tua resa. – Le sue dita si mossero ad un ritmo più veloce, accarezzandola così intimamente che lei non ebbe nessuna difesa.

Il piacere la travolse ed era luce e furia, calore e fame. Ma non era una caduta, il sovraccarico lanciato attraverso il legame di accoppiamento al cuore selvaggio di un giaguaro era più che capace di gestire l’afflusso di sensazioni.

Quando l’adrenalina tornò normale, gli si ritrovò stretta contro mentre lui ritirava le dita dal suo corpo. L’ odore di muschio di lei riempì l’aria, ricco, inebriante ed assolutamente femminile. E sebbene la sua erezione fosse una fiamma dura tra di loro, lei, in qualche modo, sapeva che la sua resa aveva solo incrementato la sua sensuale pazienza.

Assonnata, sazia, lei non protestò mentre lui la trasportava dal tavolo da lavoro al letto e le accarezzava le mani e le ginocchia. Lei si arcuò al suo tocco, godendo della sensazione dello scorrere delle sue mani sulla schiena, sul sedere e lungo l’interno delle cosce. Allargandole per lui. Quando la spinse in basso premendo contro le scapole, lei ricordò le sue fantasie erotiche e, piegando le braccia sui gomiti, abbassò la testa ed inclinò il suo sedere verso l’alto.

A questo punto dalla sua mente iniziarono a scaturire lampi di luce, ma lei si rifiutò di arrendersi. Invece, ogni volta che il piacere minacciava di travolgerla, lei si aggrappava stretta al legame di accoppiamento.

– Brava ragazza, – mormorò Vaughn, con un mano sulla sua natica, – Penso di sapere cosa stai facendo. Riesco a sentire che ti stai afferrando profondamente me. –

Che lui fosse compiaciuto non c’era alcun dubbio, lei lo sentiva nell’indulgente sensualità del suo tono. Non considerando veramente le conseguenze di quel successo, lei inviò una richiesta erotica attraverso il legame semplicemente per vedere se ci riusciva.

La mano di lui si strinse.

– Baby, io non posso vedere nessuna immagine, ma penso che tu mi abbia appena letto nella mente. –

Quello fu il solo avvertimento che lei ebbe prima che lui la devastasse con le sue labbra, pura richiesta e rozzo calore. Lei urlò al primo tocco ed ebbe un secondo orgasmo. Dieci minuti dopo, lei stava fremendo quasi ininterrottamente, il suo corpo mantenuto alzato dalle mani di Vaughn sui suoi fianchi. L’uomo era inflessibile. Ma ancora lei non cadde, la sua mente stava assorbendo affamata le nuove sensazioni.

– Aspetta. – Un oscuro sussurro, un soffio d’aria sulla sua carne squisitamente sensibile.

Lei si lamentò…e lui usò i denti per catturare la carne rigonfia del suo clitoride. Un’onda nera si schiantò su di lei. Il piacere era così intenso, così amaramente sensuale che lei singhiozzò come se andasse in frantumi, afferrandosi al legame con la disperazione confinata nella necessità assoluta.

In quel momento lui la prese.

Caldo, duro, dominante, niente di quello che era venuto prima poteva essere comparato a questa sensazione di essere posseduta. Lei si sentì marchiata ad un livello che andava oltre il sesso ed il calore, posseduta, conquistata.

In entrambi i modi. Era un pensiero dalla sua mente a quella di lui, un sentimento che non richiedeva nessuna parola per essere compreso.

– Oh, si, baby. Io sono tuo. – Il respiro era caldo contro il suo collo mentre lui si curvò a baciare la sua vena pulsante prima di continuare, stringendo la sua presa sui suoi fianchi, e cavalcandola fino all’estasi.

Ma anche allora, lei non cadde, non impazzì… non si spezzò.

Solo ore dopo, Faith era in piedi accanto alla figura tesa di Vaughn mentre aspettavano nel cortile dell’università privata dove aveva visualizzato l’obbiettivo. Lei non riusciva a vedere gli altri attraverso le lenti a specchio dei suoi occhiali da sole, ma sapeva che loro erano lì, ombre silenziose per assicurare che fosse fatta giustizia.

L’attesa ribolliva lentamente nel suo sangue, le vene erano piene dell’energia più fisica che avesse mai provato, la ferocia di Vaughn era mischiata alla sua ad un livello che andava oltre la telepatia. Ad ogni contatto lei diventava un po’ giaguaro e questo le andava bene. Gli artigli qualche volta erano necessari. Oggi, quegli artigli l’avrebbero aiutata a resistere all’impatto di così tante menti non schermate all’interno del suo raggio di ricezione.

Fissando il campus lievemente coperto di foglie, gli studenti che camminavano soli o in gruppi, Faith sentì la sua risolutezza consolidarsi in marmo. Se loro fallivano, una donna innocente avrebbe perso la vita, quel campus sarebbe stato contaminato per sempre da una oscurità che nemmeno una valanga di sapone o acqua avrebbero potuto lavare via, ed il fantasma di Marine non avrebbe trovato pace.

Perciò loro non dovevano fallire.

– Lo prenderemo. – La voce di Vaughn era rauca nel suo orecchio.

– Come fai sempre a sapere cosa mi passa per la mente? – Chiese lei. – Non ti stavo inviando nulla. – Avevano trascorso un po' di tempo dopo il sesso tumultuoso della notte prima a riflettere sul fatto che mentre Vaughn non poteva sentire le sue parole, riusciva a leggere le emozioni che lei emanava con infallibile accuratezza.

– Ci sono altri modi di sapere e ho intenzione di divertirmi esibendoli tutti. – Un filo di acciaio permeava le sue parole scherzose. Il giaguaro non stava dominando in quel momento, ma era molto, molto vicino alla superficie. Perché lei poteva essere in pericolo.

– Vaughn, non sono debole. Io posso proteggermi da sola. – Lei non sarebbe morta davanti a lui come aveva fatto sua sorella, ma non l’avrebbe neanche ferito riferendosi apertamente ad un evento che lo aveva segnato così violentemente. Comunque, lei avrebbe potuto tentare di riferirsi a quelle cicatrici in maniera indiretta. – Ieri io non sono caduta e una volta non avrei creduto che questo sarebbe stato possibile. La mia forza sta aumentando giorno per giorno. – Forse l’essere Psy non le aveva insegnato niente sulle emozioni, ma le aveva insegnato qualcosa sulla strategia. Questa capacità avrebbe potuto essere messa al servizio del bene anziché del male, no? – Vaughn? – disse lei, quando lui non rispose.

– Si? –

– Non tutto quello che riguarda gli Psy è malvagio, vero? – Causava una dolore straziante dentro di lei pensare che tutto quello che aveva sempre conosciuto, che suo padre, sua sorella, non erano stati niente di buono.

– Dannazione, no. Tu non lo sei. –

– Io non sto parlando individualmente. Gli Psy come razza hanno fatto qualcosa di buono, non è vero? –

– Loro una volta erano il più incredibile popolo sul pianeta. – La sua risposta fu una sorpresa. – Prendi il tuo dono. Senza di esso, la civiltà sarebbe potuta essere stata distrutta un centinaio di volte. –

– Questo era prima. Ma adesso? –

– Loro creano più posti di lavoro di quanti la loro stessa razza ne potrà mai soddisfare, impiegando milioni di umani ed anche diversi changelings. –

– Ma tutti in posizioni di basso livello. –

– Qualche volta quella posizione è la sola cosa che sta tra la vita e la fame. E i changelings non sono molto differenti in questo senso, i lavori di alto livello nei loro affari sono sempre affidati al Branco. –

– Ma, – disse lei, – non è la stessa cosa, vero? – Lei vedeva la verità nonostante la sua inusuale dolcezza. – I changelings hanno mantenuto la Terra bella e libera dall’inquinamento, e sono soprattutto gli umani che hanno tappezzato i suoi muri con l’arte e riempito i suoi angoli con la musica. Qual è l’eredità Psy, infinite torri di acciaio di pura meccanica, le imprese che si occupano di denaro senza emozioni…ed il Silenzio? –

La consapevolezza a cui giunse era inaspettata e chiara come la brillante luce del mattino. – Se non cambiamo, la razza Psy un giorno sarà dimenticata. – E quella poteva essere una tragedia. Nessuno che avesse visto la bellezza della PsyNet, il suo potenziale, la sbalorditiva energia della vita anche nel Silenzio, poteva dubitare di questo.

– Allora cambia il futuro, Faith. Cambia gli Psy. –

Uno straordinario compito per un rinnegato della Rete.

– Sarai con me? –

– Non posso credere che tu mi abbia posto questa domanda, – lui ringhiò per finta, gettandole un braccio intorno al collo e attirandola verso di sé. – Certo che sarò con te, e così anche il resto del branco. Siamo una famiglia. –

– Famiglia. – Una parola agrodolce. – Per sempre? –

Lui le morse un lato del collo. – Oltre il per sempre. –

– Lui sta arrivando. – Le parole uscirono dalle sue labbra senza un pensiero cosciente.

Vaughn si allontanò da lei e fece un ruggito molto basso che lei non poteva effettivamente sentire, ma che le fece rizzare ogni pelo del suo corpo in attenzione.

– Cosa... ? –

– E’ un segnale, – sussurrò lui, fingendo di mordicchiare il suo lobo dell’orecchio. Dal modo in cui lei vide le donne che lo fissavano visto non erano mai entrati nel campus, lei era probabilmente al centro di una considerevole invidia femminile. Qualcosa di primitivo in lei era compiaciuto da questo, dal fatto che questa selvaggia e magnifica creatura fosse sua. Lui non era, e mai sarebbe stato, domato, ma era disposto a giocare pulito per amor suo. E per nessun altro.

– Riesci a sentirlo? – La tranquilla domanda interruppe i suoi pensieri. Fu scioccata per come si era distratta da qualcosa di così importante. Vaughn le faceva cose che lei non riusciva a controllare.

– La conoscenza funziona con la mia abilità. È un tipo di visione su un piano psichico molto profondo. Non sono connessa telepaticamente a lui. – Quell’orrore poteva accadere solo durante le visioni.

– Allora come lo troverai? –

– Estenderò i miei sensi telepatici. Io sono un Gradiente 6 in telepatia. –

Molto potente, sebbene neanche lontanamente vicina a dove lei stimava essere Judd. – Se incontro altri Psy, mi ritirerò prima che possano gettare un blocco su di me. – Lei non menzionò il fatto che alcune di quelle menti potevano rintracciarla molto, molto velocemente.

– Ma se lo tocco, tenterò di definire con precisione una posizione fisica. Non è veramente importante se non ci riesco, Judd può prendere la traccia psichica dalla mia mente e usare le sue più forti abilità di Tp per localizzare la posizione del killer. –

– Non mi piace che quel dannato Psy sia nella tua mente. –

– Nemmeno a me – Faith non pensava che Judd fosse intenzionato a ferirla, ma lui era uno sconosciuto, una Freccia ribelle con una lealtà indeterminata. – Sarà una connessione superficiale, un semplice trasferimento di dati. –

– Se lui tenta qualcosa, usa il legame. –

Il suo cuore saltò un battito al gradito ricordo che lei non sarebbe stata di nuovo sola.

– Lo farò. Adesso inizierò a cercarlo. – Lei inviò lo stesso messaggio a Judd.

Riesco a vederti. La voce mascolina era così chiara, il suo sospetto circa lo status di Judd sul Gradiente divenne una certezza. L’uomo poteva non avere gli occhi del colore del cielo notturno, ma doveva essere vicino alla forza cardinale. Se mantieni la scannerizzazione entro un raggio piccolo, io posso individuarlo quasi immediatamente dopo di te.

Faith sussurrò il suggerimento a Vaughn.

– Dobbiamo cambiare posizione ed andare più lontano all’aperto mentre io scannerizzo. Ma ci darà un obiettivo inequivocabile quando lo troveremo. Judd non dovrà nemmeno entrare nella mia mente. –

La risposta di Vaughn non era niente di quello che lei poteva aspettarsi.

– Faith, questo è il tuo mondo. Quale opzione pensi funzionerà meglio? –

– Non tenterai di bloccarmi? –

– Solo se la tua scelta ti espone ad un pericolo non necessario. – Il felino era nella sua voce, bassa e rauca. – Io non posso proteggere la tua mente, ma sono sicuro come l’inferno che manterrò il tuo corpo al sicuro. –

Lei immaginò che era il massimo che poteva ottenere dal suo giaguaro.

– Allora facciamolo. Se inizio a sentire che ci stiamo avvicinando troppo e non riesco ad individuarlo, ci fermeremo. Non voglio puntare un riflettore su di me. – Per la prima volta in ventiquattro anni, lei era veramente viva, e non aveva nessuna intenzione di cambiare quello status.