23
Farrah: Sono in ritardo. Non andate a cena finché non gli avrò mostrato il mio gancio destro. Non ci vorranno più di quarantacinque minuti. Scusa.
Metto giù il telefono e in quel momento bussano alla porta. Mi alzo dal divano e vado ad aprire.
È tutto il giorno che mi preparo mentalmente a questo appuntamento. Alec non mi ha scritto e, anche se ha detto che in qualche modo se la sarebbe cavata, non gli ho creduto. Ha subìto un duro colpo questo weekend e non penso sia in grado di superare tutto da solo. Volevo disperatamente correre a casa sua e abbracciarlo, fargli sapere che c’ero per lui. Ma ho deciso di rispettare i suoi desideri. È stato difficile.
Così come non sentirlo.
L’unico messaggio che ho ricevuto oggi dal mio ragazzo è quello in cui mi diceva che era uscito di casa e stava arrivando. Quindi, adesso che si avvicina l’ora di cena, non so davvero cosa aspettarmi. Sarà di buon umore? Ha passato troppo tempo immerso nei suoi pensieri? In questo momento è di fronte alla mia porta, pronto a mollarmi?
Il terrore non mi lascia in pace, nero e cupo come una nube che promette tempesta.
Ho paura che lui non sia pronto per la nostra relazione. Forse gli farebbe bene prendersi una pausa e cercare di rimettere a posto la sua vita. In quel caso mi farei da parte, lascerei che si concentrasse sul compito di ricostruire la sua famiglia. Ma sarebbe devastante. Che mi piaccia o no, quell’uomo mi è entrato sotto la pelle. Non penso ad altro – solo a lui. Anche quando lavoro, la mia testa si perde, vola a fantasticare sul modo attento ed esperto in cui mi tocca, su come riesce a farmi ridere senza nemmeno sforzarsi. Quando Marco mi ha offerto un contratto, la prima persona a cui avrei voluto dirlo era lì. Anche con mio fratello a pochi metri di distanza. Volevo vedere l’orgoglio sul volto di Alec, il suo entusiasmo, il suo sorriso.
Mi faccio coraggio e apro la porta con le mani che mi tremano.
Due secondi dopo, un paio di braccia forti mi afferrano e mi spingono contro la porta chiusa.
Labbra che premono contro le mie.
Labbra ferme ed esigenti.
Labbra affamate, insaziabili.
Le uniche labbra che voglio.
Per prima cosa sento la sua bocca, poi le sue mani sulla schiena, la sua barba ruvida. Il dolce gemito che arriva dal fondo della sua gola.
Caldo.
Pieno di desiderio.
Il sollievo mi invade.
Gli metto le mani sulla nuca, afferrandolo con forza, felice di ricevere questo saluto e non quello che temevo.
«Dov’è Farrah?» chiede, appoggiando la fronte contro la mia.
«È in ritardo.»
«Davvero?»
Annuisco. «Almeno quarantacinque minuti.»
Mi solleva per i glutei e io gli avvolgo le gambe intorno alla vita. «Dov’è la tua camera?»
«In fondo al corridoio. La porta di destra.»
Lui scatta in avanti e io rido vedendolo praticamente correre fino alla mia stanza. Apre la porta in scivolata, entra a grandi falcate e la richiude prima di gettarmi sul letto. Si sfila la maglia e la lancia a terra, rivelando il petto scultoreo e i fantastici addominali. Non mi stancherò mai di guardarli.
Mai e poi mai.
«Via la camicia» mi fa.
Obbedisco, scoprendo il reggiseno verde muschio.
«Anche i pantaloni.»
Sorrido e mi libero anche di quelli.
«Completino coordinato – mi piace» dice mentre avanza a gattoni sul letto e mi dà un bacio sulle labbra. Ma poi si ferma e indietreggia di qualche centimetro. «Cosa c’è che non va?»
«Niente.»
«Non me la bevo. Lo vedo dai tuoi occhi che sei preoccupata.»
«Sono solo…» Sento il calore del suo corpo e l’ultima cosa che voglio è smettere di fare quello che stiamo facendo, ma Alec si merita la verità. «Dopo il dramma dello scorso weekend e il tuo silenzio – non ti sei più fatto sentire – ho pensato che volessi, non lo so, chiedermi una pausa. Passare del tempo da solo per capire cosa sta succedendo.»
«Cosa?» Mi fissa sbalordito. «Come ti è venuto in mente? È solo grazie a te se sto sopravvivendo a questo marasma.»
«Lo so che era un’idea matta ma ci ho pensato. Non ti sei fatto vivo per tutto il giorno…»
«Luna.» Mi accarezza la guancia. «Non l’ho fatto di proposito.» Mi bacia un polso. «Stavo recuperando del lavoro arretrato in modo da poter essere qui con te stasera. E poi Naomi è passata in ufficio.»
«Davvero?»
Annuisce. «Sì. Voleva sapere come stavo. Le ho detto che mia madre non si è presentata sul set. Era sorpresa che l’avessi invitata, ma le ho spiegato che volevo sistemare le cose con lei. E siamo giunti alla conclusione che il mio rapporto coi miei genitori potrebbe anche non cambiare mai, ma quello con Thad sì. E lei mi aiuterà.»
«Oh, Alec, questo è… è fantastico.»
Mi studia. «Perché non vedo il tuo stupendo sorriso?»
«Argh, mi dispiace. Mi sto comportando da stupida.»
«Fammi indovinare, volevi aiutarmi a sistemare le cose con mia madre, vero? E ti senti un po’ triste perché non puoi farlo.»
«Cosa? Perché dici questo?»
«Perché, Luna Moon, tu sei una a cui piace salvare la gente.» Mi bacia il palmo della mano. «È nella tua natura.»
«Mi piace essere d’aiuto.»
«E io amo questa parte di te» aggiunge. Quella parola gli esce fuori così facilmente… Lo so che non ha ancora detto Ti amo, ma sentire quel verbo uscire dalle sue labbra mi dà comunque un brivido.
«Stai meglio?»
«Molto meglio ora che sono qui.» Si abbassa, adesso siamo pelle contro pelle, ventre contro ventre. Sospira e appoggia la fronte alla mia. «Non avevo ancora capito quanto avessi bisogno di vederti. Sono stati dei giorni di merda.»
«Lo so.» Mi tengo per me la mia buona notizia, non è il momento. «Ma sono felice che tu sia qui.»
«Anch’io.» Mi dà un leggero bacio sulla bocca. «Non credo di averti mai ringraziata.»
«Di cosa?»
«Di tutto.» Le sue labbra partono dalla mia guancia e arrivano fino a un punto molto sensibile vicino al mio orecchio. Gli appoggio le mani sulle spalle e mi dimeno sotto di lui, mentre mi sfiora la pelle nuda sussurrando: «Di essere venuta a casa mia l’altra sera, di avermi abbracciato, di avermi fatto sentire importante.» Si appoggia sui gomiti. «Di essere mia.»
Gli passo una mano sulla barba continuando a fissarlo negli occhi. «Non devi ringraziarmi, Alec. Ti voglio nella mia vita. Oggi ero distrutta al pensiero che volessi lasciarmi. Mi sembra così strano che sia iniziato tutto da quella volta in cui mi hai chiesto di portarti un caffè, ma adesso sono felice che tu sia stato così maleducato. Ci ha portato fin qui. Credo che tu sia il primo uomo che riesce a prendermi davvero il cuore.»
«Dio…» Il suo respiro si fa pesante. «Per me è lo stesso, Luna. Cazzo, eccome.»
«Tipo che… non riesci a smettere di pensare a me?»
«È una costante.»
«Tipo che… vorresti dirmi un milione di cose allo stesso tempo?»
«Sì, ma quando sono vicino a te mi si blocca la lingua. Sono così eccitato anche solo di parlarti.»
«Tipo che…» Inizio la frase con il cuore che mi martella. «Sei così eccitato che se non mi entri subito dentro la tua pelle finirà per esplodere?»
«Lo voglio così tanto, Luna. Da morire.»
Sento una fitta allo stomaco e mi rendo conto che è arrivato il momento: quello che sto aspettando da un po’.
Per fargli capire cosa ho in mente, spalanco le gambe e gliele avvolgo intorno alla vita, premendo il corpo contro il suo. Mi appoggia la testa sulla spalla e respira affannosamente.
«Sei sicura?» sussurra.
Annuisco. «Più che sicura. Sono pronta. Ti voglio, Alec. Ho bisogno di te.»
In tutta risposta mi sgancia il reggiseno. Me lo trascina lungo la spalla usando solo la punta delle dita. Le sento scorrere sulla pelle.
Alzo le braccia per farmelo sfilare. Invece di baciarmi le labbra, Alec si muove lungo il mio corpo, verso i seni. Sento la barba raschiarmi i capezzoli induriti, li succhia con la bocca calda e umida.
«Sì» mormoro passandogli una mano tra i capelli.
Senza ritegno, muovo i fianchi contro i suoi, alla ricerca di un modo qualsiasi per soddisfare la pressione che mi monta tra le gambe.
Mentre con la bocca si occupa dei seni, con la mano scende in direzione del perizoma. Fa scorrere le dita lungo il bordo, toccando il tessuto. È come se stesse cercando di memorizzare la sensazione sui polpastrelli. E quando comincio a pensare che continuerà a torturarmi così ancora a lungo, improvvisamente mi tocca in un punto molto vicino a dove lo vorrei. Mi sfila le mutandine e io lo aiuto a gettarle via. Si siede e mi guarda. Il cuore mi batte fortissimo.
«Sei così sexy» dice prima di afferrarmi entrambi i seni. Li stringe e ci affonda la bocca in mezzo.
Bacia.
Lecca.
Succhia.
E, Dio, stringe.
«Oh mio Dio, Alec.» Geme e ripete il movimento, giocando con le mie tette finché mi sento completamente persa nelle sue mani. Ho bisogno che mi entri dentro, che mi prenda tutta, ma non lo fa.
Una stretta. Un’altra.
Continua a stringermi i seni finché la vibrazione tra le cosce non raggiunge un crescendo così clamoroso che se lo fa un’altra volta, potrei venire.
«Alec, ti prego. Ti voglio tutto.»
Mi lecca il capezzolo, calmando quel piacevole dolore. Poi fa scorrere la lingua sulla mia pancia, fino all’osso pubico. Si ferma e si porta le mani sui pantaloni. Se li sfila insieme agli slip, liberando il suo cazzo meravigliosamente duro.
Dio, ha un uccello incredibile. Sembra che il Signore abbia passato molto tempo a scolpirlo, fino a renderlo semplicemente perfetto.
«Ce l’ho così duro» mormora prima di fiondarsi con le labbra tra le mie gambe. Mi appoggio sui gomiti e apro la bocca, sentendo la sua lingua che scorre lungo il clitoride. Muove i fianchi, strusciandosi con l’inguine sul materasso, probabilmente per alleviare un po’ l’eccitazione.
«Fermo» dico sospirando.
Lui si blocca con aria preoccupata. «Qualcosa non va?»
«Adoro la tua bocca ma adesso voglio il tuo cazzo, Alec. Non voglio che ti strusci contro il letto. Voglio che entri dentro di me. Ora.»
Lui ride e, con delicatezza, mi spinge di nuovo giù. «Non sei tu che decidi, Luna Moon. Decido io.» E poi mi rimette la bocca sulla fica e fa scorrere la lingua lungo il clitoride. Prima che io abbia il tempo di protestare, i miei muscoli si sciolgono. Non sento nient’altro che il battito accelerato del cuore e il folle fremito tra le gambe.
«Così, Luna, lasciati andare» dice fermandosi un momento prima di tuffarsi di nuovo tra le mie cosce.
«Sì… così… proprio lì… cazzo!» grido. Mi sento attraversare da un’ondata di piacere che mi fa vedere le stelle. Il mio corpo si solleva dal materasso, e quasi non riesco a credere che la sua bocca stia continuando a leccarmi. Ancora. Ancora.
«Alec, oh Dio, Alec» grido. Lui mormora qualcosa e si allontana.
Proprio quando comincio a riprendermi, sento il rumore di un preservativo che viene aperto. Poi mi allarga le gambe. Allungo il braccio e gli prendo in mano il cazzo, guidandolo verso dove lo voglio. Lui mi fa un sorriso furbo, mentre la punta del pene giocherella intorno alla mia fessura. Entra lentamente. Il suo volto è completamente folle di desiderio. È di gran lunga la cosa più sexy che abbia mai visto.
«Oh… cazzo» dice, affannato. «Cazzo, Luna, sei perfetta. Dio, come sei perfetta.»
«Ti sento tutto» sussurro.
Lui si ferma.
Ho il respiro spezzato.
A ogni secondo che passa perde di più il controllo.
Ma riesce ancora a fare piano, premendomi una mano sulla pancia per tenermi fermo il bacino, mentre lui entra ed esce. È una vera agonia, ma nel miglior senso possibile.
«Mi piace» mormora. Si abbassa e mi bacia. Apre la bocca con la lingua e la fa penetrare in profondità. Io ansimo mentre lui continua a muoversi dentro e fuori, andando a toccare ogni mio punto erogeno.
I nostri corpi sono sudati.
Non riesco a non gemere dopo tre lunghi… lenti colpi.
«Cristo, Alec, voglio che ti muovi più veloce. Più forte.»
«Ma… è… così… bello» sussurra.
Sono in una specie di purgatorio sessuale, senza alcun sollievo all’orizzonte, quindi decido di fare qualcosa per farlo impazzire.
Stringo i muscoli della fica quando lui spinge dentro di me.
«Porca putt… oh cazzo, Luna.» Si blocca, respirando pesantemente. «Non farlo.»
Spinge di nuovo dentro di me e io stringo ancora.
«Cazzo.» Lo faccio ancora e ancora finché non urla, mi blocca le mani sopra la testa e il suo autocontrollo va a farsi benedire una volta per tutte. Proprio quello che volevo.
Mi scopa.
Voleva farlo lento, tirandolo fuori ogni tanto, ma ora non più.
Mi scopa proprio come voglio essere scopata.
Duro. Forte. Senza ritegno.
Che delizia.
«Sì, sì…» gemo sentendo l’orgasmo che monta, pronto a esplodere. «Sto per venire, Alec. Sto per venire.»
Ansima sulla mia spalla, morde e inizia a spingere così forte che finiamo contro la spalliera. Quando la colpisco con la testa, mi lascia andare le mani, si appoggia contro il letto e continua a sbattermi.
I suoi muscoli si tendono, vedo il sudore che gli fa brillare il petto. Il suo corpo che si muove rapido è così bello. E io arrivo al culmine.
Sento l’orgasmo che mi attraversa e le gambe che mi si contraggono. La mia bocca si apre senza che ne esca nessun suono. Sono completamente sommersa dal piacere.
«Oh… cazzo» fa Alec. «Sto venendo.» Si blocca sopra di me, il suo gemito è incredibilmente sexy.
Così sexy che prolunga al massimo il mio piacere. Il mio corpo trema chiedendo di più, mentre i suoi fianchi si muovono lentamente contro i miei.
«Cazzo, Luna» mormora, premendomi il viso sul collo. Sento il suo respiro caldo sulla pelle. «Mi hai quasi ucciso.»
Rido. «Sono abbastanza sicura che tu abbia ucciso me.» Gli accarezzo la guancia e gli do un bacio sulle labbra. Ci abbandoniamo al senso di beatitudine post-orgasmo, respirando all’unisono, i corpi uniti.
Lui si solleva appena e fa un sorriso malizioso e pigro. «Mi hai rovinato, te ne rendi conto? Mi hai completamente rovinato.»
Gli do un colpetto per farlo stendere e gli appoggio la testa sul petto. «Posso essere completamente onesta con te?»
«Certo.»
Mi mordo il labbro. Sono nervosa ma devo dirglielo. «Io, ehm… sto iniziando…» Mordo più forte. «Cominci a piacermi tanto… tantissimo.»
Lui fa un sorriso dolce. «Anche tu mi piaci tanto, Luna Moon.»
«Del tipo che ti fa paura o del tipo che vorresti una cosa seria?»
«Molto seria» risponde con una voce roca e meravigliosamente assonnata. Se Farrah non stesse per tornare, resterei così tutta la notte.
«Davvero?»
Annuisce. «Provo dei sentimenti forti per te, Luna. E aumentano ogni secondo che passiamo insieme.»
Quella piccola frase mi fa venire la pelle d’oca. È bello sapere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
«Anche per me è così.»
«Bene.» Mi passa le mani sulla schiena. «Andiamo a darci una lavata?»
«Sarà meglio.» Ma non mi muovo. Gli faccio scorrere un dito sul petto. «Stai bene? Insomma, con la storia di tua madre e tutto il resto? Sembravi davvero sconvolto sabato. Non credo sia una cosa che si può risolvere in pochi giorni.»
«È così.» Sospira. «Il dolore è ancora lì, insieme alla consapevolezza che lei non sarà mai la madre che vorrei. Ma ora so di avere altre persone che mi vogliono bene. A cui interessa passare del tempo con me…»
Mi avvicino e gli do un bacio sulle labbra. «Io sono una di quelle.»
«Lo so.» Mi bacia sulla fronte. «E ringrazio Dio di averti trovata. Come lo ringrazio del fatto che Naomi voglia aiutarmi. E lo ringrazio anche perché sono riuscito a guardare in faccia i miei traumi e a capire quanto mi manca mio fratello.»
«Puoi fare affidamento su di me. Non devi escludermi dai tuoi problemi.»
Le sue dita risalgono lungo la mia schiena, arrivando alle spalle prima di scendere di nuovo. Quel gesto mi fa venire i brividi e riaccende il desiderio.
«Lo so, ma non voglio essere l’ennesima cosa rotta che devi riparare.»
«Ehi!» scatto su offesa. «Non è per questo che…»
«Non l’ho detto per ferirti; quello che intendevo è che non voglio essere un uomo dilaniato da salvare. Voglio essere l’uomo che ti meriti. Un uomo forte e con la testa sulle spalle. Non una persona completamente distrutta, che non sa come tenere insieme i pezzi della sua vita e affoga i problemi nell’alcol.»
«Io non ti vedo così, Alec.»
«Be’, io sì però, e tu meriti di più. È per questo che non volevo venissi da me domenica. Mi hai già visto nel mio momento peggiore – non avevi bisogno del seguito.»
Mi blocco.
Lascio che le sue parole si depositino nel mio animo e cerco di calmare il fastidio che mi cresce dentro. Faccio un respiro per calmarmi. «A che serve stare con una persona se non può vederci nei nostri momenti peggiori? Una relazione non può limitarsi alla superficie: è qualcosa di profondo e sfaccettato. Ha alti e bassi e dobbiamo vivere tutto questo insieme. Non devi essere un macho tutto d’un pezzo che non crolla mai ed è sempre in grado di proteggermi, Alec. Mi piace il tuo lato fragile. È ciò che mi ha fatto inn…» Mi riprendo e deglutisco con forza. «È la prima cosa che mi ha attratta in te. Quel lampo di vulnerabilità mi ha mostrato che c’è una persona vera sotto questo corpo perfetto. Una persona che voglio conoscere.»
Fa un sospiro pesante e si porta una mano sul viso. «Cazzo, perché hai sempre ragione?»
Rido e mi sporgo per baciargli la guancia. «Perché anche se tu sei più vecchio, io sono molto più saggia. Non dimenticarlo.»
«Non credo che me lo permetteresti.» Si siede sul letto, tirandomi sulle sue gambe. Sento il cazzo che mi preme contro la fica.
Dio, che bella sensazione. Mi sposto e gemo per la pressione sul clitoride.
«Che arrapata, calmati un attimo.»
«Sei tu quello che ha un’erezione.»
«Perché la tua fica bagnata mi si sta strusciando sull’uccello.» Ride e mi prende per i fianchi. «È questione di pochi secondi. Sesso sotto la doccia, tu, io e un bel po’ d’acqua calda.» Suona bene, anzi, divinamente. «Guardami, Luna.» Lo fisso negli occhi. «Questi sentimenti sono nuovi per me. Li ho bloccati per così tanto tempo che mi sono dimenticato come si esprimono. Ho giurato di rinunciare alle relazioni anni fa, quindi vacci piano con me. Perché mi sto inn…» Si blocca e mi fa l’occhiolino.
«Stai perdendo la testa per me?» chiedo buttandogli le braccia al collo.
«In fretta e tanto, Luna Moon.»
Strofino il naso contro il suo e poi lo bacio. «Anch’io.»
«Non ci credo che mi abbia colpito accidentalmente» dice Alec massaggiandosi il braccio, mentre sfogliamo il menù di uno dei ristoranti più belli in cui sia mai stata. Non è per nulla pretenzioso ma è estremamente romantico, con luci soffuse, piante e lussuose panche di velluto. Abbiamo preso la metro fino a Hell’s Kitchen solo per andare a cena, ma, ora che siamo qui, direi che ne è valsa la pena. Non che il viaggio mi sia dispiaciuto, ma dopo quello che abbiamo appena fatto, avrei avuto voglia di restare a casa, a letto.
«Mi piacerebbe poter dire che è stato un incidente, ma ho visto lo sguardo della mia migliore amica: era un avvertimento.»
«Pensavo di aver conquistato Farrah l’ultima volta che l’ho vista.»
«È così.» Annuisco posando il menu. «Vuole solo tenerti d’occhio, tutto qui.»
Si strofina il braccio come un bambino. «E non può farlo senza venire alle mani?»
«Dai, non ti ha fatto così male.»
«È facile dirlo per te. Non sei tu quella che è stata presa a pugni.»
«Ha le ossa di un uccellino. Non è possibile che il suo destro abbia fatto così tanti danni.»
«Forse sto solo cercando di mostrarti un po’ di più il mio lato sensibile, così poi mi farai da infermiera. Ho sentito che le tette hanno incredibili poteri curativi. Posso succhiartele per vedere se è vero?»
Cerco di trattenere le risate, ma è impossibile. «Sei davvero terribile, lo sai? Non faresti altro dalla mattina alla sera.»
«È per tenerti in forma.» Fa l’occhiolino e allunga una mano sul tavolo, prendendo la mia. «E poi non mi dispiacerebbe un terzo round stasera.»
«Vecchio come sei? Impressionante.»
Si sporge in avanti puntandomi un dito contro. Ha gli occhi che ridono. «Ho trentadue anni, cazzo. Sono nel pieno della mia vita sessuale.»
«È questo che ti dicono le riviste per uomini?» Sorrido.
«Guarda un po’ questa. Molto simpatica. E ti attacchi perfino all’età. Sta’ in campana, Luna Rossi.»
Alzo gli occhi al cielo. «Cosa prendi?»
«Dipende da cosa c’è per dessert. Se mi tocca solo un rapido bacetto sulla guancia seguito da un calcio in culo per rispedirmi a casa mia, direi maccheroni al formaggio. Almeno ci arriverò pieno e felice.»
«Interessante.»
«Ma,» continua, «se dovrò passare del tempo nudo con la mia ragazza, allora sceglierò un bel piatto di carne, per gonfiarmi i muscoli e sbatterla ancora più forte. Allora… secondo te che dovrei prendere?»
«Maccheroni al formaggio. Sicuramente.»
«Accidenti a te, Luna.» Ride e mi stringe di nuovo la mano sul tavolo, proprio mentre la cameriera si avvicina per prendere le ordinazioni. Mi volto verso di lei. «Salve, vorrei…»
Le mie parole si perdono nel silenzio quando i miei occhi vengono calamitati da una donna. Non la cameriera, ma l’unica e sola Mary DIY. Mi sento invadere dal terrore. Sono seduta di fronte ad Alec, in un ristorante romantico, e ci teniamo per mano.
Non sembra per niente un incontro tra amici, e neppure tra nemici che hanno deciso di siglare una tregua. Si vede che c’è molto di più.
«Wow» esclama. «Che bello vedervi insieme a telecamere spente.»
Alec stringe gli occhi e sono certa di sapere esattamente cosa sta pensando.
Ma se non si è mai neppure presentata!
Da persona educata quale sono rispondo: «Mary, ciao, come stai?»
«Benissimo. Vi ho visti entrare e ho pensato: “Questi due li conosco”. Sono passata giusto a salutarvi.»
«Non hai proprio resistito, eh?» ribatte Alec con voce tagliente, facendomi sudare freddo. Gli do un calcio sotto il tavolo, ma lui non se ne preoccupa troppo.
«Be’, certo che no.» Mary sorride. Stringe il manico della borsa così forte che le nocche le sono diventate bianche. «Volevo farti le mie congratulazioni.» Fissa le nostre mani giunte per qualche secondo e io tiro subito indietro la mia, come se me la fossi appena bruciata. Lancio un’occhiata veloce ad Alec; capisco dalla sua fronte aggrottata che anche lui sta facendo due più due. Se Mary dice qualcosa a Thad, siamo fregati entrambi.
«Congratulazioni per cosa?» chiedo con voce tremante.
«Per l’accordo con Marco, naturalmente.»
«L’accordo con Marco?» chiede Alec dall’altra parte del tavolo.
Merda, non avevo ancora avuto il tempo di parlargliene.
«Oh, non te l’ha detto? Be’, perché avrebbe dovuto farlo? Dopotutto, siete concorrenti.» Mary sorride di nuovo, ma sembra tramare qualcosa sotto quell’espressione falsa. Sto solo cercando di capire cosa.
«Marco sta collaborando con Luna a una nuova linea pensata per le spose moderne.»
Alec sbatte le palpebre un paio di volte, fissandomi. Riesco a leggergli in faccia la domanda… Perché non me l’hai detto?
«Non è un sogno che si avvera?» continua lei. La sua voce dolce contrasta coi suoi occhi freddi. «Una vera storia alla Cenerentola.»
«Non la chiamerei così» ribatte Alec. «Luna non sta passando dagli stracci alla ricchezza. È una professionista affermata e lo sapresti anche tu se non avessi gli occhi pieni di…»
«Grazie, Mary» intervengo interrompendolo prima che possa finire la frase. Sono certa che sarebbe stato un insulto piuttosto divertente. «Sono molto emozionata.»
Mary fissa Alec per qualche istante, stringendo la borsa. Poi alza il mento e si gira verso di me.
«Sì, be’, fai bene. L’altro giorno stavo parlando con Marco della linea e quello che ha in mente è davvero incredibile. Sono ancora un po’ scioccata che abbia rifiutato la mia proposta, ma d’altra parte, voleva aiutare qualcuno più in difficoltà.»
Che.
Puttana.
Ci ho messo poco più di un secondo a rendermi conto che era una diva egocentrica, però ora ha proprio toccato il fondo.
Ma io sono una professionista ed evito sempre di bruciarmi i ponti con qualcuno, quindi metto su un sorriso falso. «Mi considero molto fortunata.» Poi la saluto. Non vedo l’ora che esca di qui. «Ci vediamo sabato, Mary.»
«Mm-hmm.» Mi lancia una lunga occhiata e poi si rivolge ad Alec. «A… sabato.»
E se ne va all’improvviso, com’è apparsa, raggiungendo un uomo sulla porta e scomparendo nella notte newyorkese.
«Non posso credere che…»
«È per quello che ti ho vista festeggiare domenica, vero?» chiede il mio ragazzo con una voce che è un misto di tristezza e rabbia. «Quando hai abbracciato Cohen. Giusto?» Annuisco. Lui si appoggia allo schienale della sedia. «Perché non me l’hai detto, Luna?»
«Non era il momento adatto per…»
«Stronzate. Solo perché non sto attraversando la fase più facile della mia vita non significa che tu debba nascondermi i tuoi successi. Avresti dovuto dirmelo. È una grande notizia. Se fossi stato al tuo posto non avrei aspettato un secondo.»
«Volevo farlo, Alec. Sei la prima persona a cui avrei voluto dirlo, ma… non lo so, non mi sembrava giusto. Avevo intenzione di dirtelo stasera. Ti avrei raccontato tutto subito dopo aver ordinato.»
Schiocca la lingua e picchietta le dita sul tavolo.
«Okay, allora racconta.»
«Non ho intenzione di farlo mentre sei così arrabbiato.»
«Non sono arrabbiato» scatta lui.
«Ehm, mi permetto di dissentire.»
Si gira verso la porta. «Voglio dire… perché hai lasciato che quella ti mettesse i piedi in testa? Stava facendo la stronza di proposito, perché è evidente che sei stata scelta al posto suo – qualsiasi cosa sia questa collaborazione. E tu non ti sei neanche difesa.»
«E allora, Alec? Qualsiasi cosa avessi detto non sarebbe cambiato niente, l’avrei solo fatta incazzare. E se non l’hai notato, ha visto che ci tenevamo per mano. Sembra proprio il tipo di persona che ce la farebbe pagare, specialmente se provocata. È stato meglio così. Mi sono lasciata scivolare addosso i suoi insulti. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che quella donna dica a Diane di noi. Preferisco che Mary ignori completamente la mia esistenza.»
Si morde le labbra. Chiaramente non è convinto. Sospiro, mi alzo e vado a sedermi sulle sue ginocchia. Il suo braccio mi avvolge per un riflesso automatico.
Gli passo le dita tra i capelli. «Mi dispiace non avertelo detto. Stavo cercando di essere empatica. Ma giuro che non prenderò mai più in considerazione i tuoi sentimenti.» Lui ride e lo sento rilassarsi.
«Voglio solo essere il ragazzo con cui festeggi.»
«Lo voglio anch’io» dico sporgendomi a dargli un bacio sulla bocca, e chi se ne frega se siamo in un ristorante strapieno. «Credimi, avrei voluto correre da te immediatamente, ma date le circostanze, mi sono trattenuta. Non preoccuparti, la prossima volta che succederà qualcosa di grosso e tu starai attraversando un momento difficile, mi ricorderò di sferrarti un bel calcio nelle palle e darti subito la fantastica notizia.»
«Non chiedo altro.» Sorride e io sono sollevata che stia bene – che tra noi vada tutto bene.
«Abbiamo appena avuto il nostro primo litigio?» chiedo.
Lui scuote la testa. «Direi più una discussione.»
«Oh… quindi niente sesso riparatore.»
Le sue sopracciglia si sollevano arrivando quasi all’attaccatura dei capelli. «In realtà è stato proprio un litigio. Un enorme litigio. Gigantesco. Sono… wow. Non riesco a credere che l’abbiamo superato. Dovremmo davvero fare del sesso riparatore – tutto il sesso riparatore del mondo.»
Alzo gli occhi al cielo e torno alla mia sedia. Proprio in quel momento arriva la cameriera.
Si presenta, ci elenca le specialità del giorno e poi si gira verso di me. «Salmone con riso e asparagi, per favore.» Le passo il mio menù.
Alec le porge anche il suo e dice: «Io prendo un bel piatto di carne.» Mi fa l’occhiolino in un modo così ammiccante che non riesco a trattenere una risata.
Quando la cameriera se ne va, prendo il mio bicchiere d’acqua. «Speri davvero in una tripletta?»
«Un ragazzo deve pur sognare.»
«Continua a sognare allora.»
«Lo farò.» Mi prende la mano. «Ora raccontami tutto di questa collaborazione…»