CAPITOLO 22
No!
Era un grido proveniente da una parte della sua mente che lei non aveva mai visto prima. Ostinato e ribelle, la spinse di colpo in sé e le disse di uscirne. Adesso! Se non lo fai, il Consiglio, gli M-Psy, lo PsyClan, tutti loro vinceranno.
La violenza era all’opera. Gli occhi della mente di lei erano innaffiati con la forza dello schiaffo emotivo, lei allontanò il panico ed iniziò a ritrovare di nuovo la ragione. Si rifiutò di permettergli di vincere, rifiutò di far pensare a Vaughn che aveva scelto una donna debole come sua amante, qualcuno che aveva costantemente bisogno di essere salvata.
Aumentando la determinazione nata da una vita di rabbia repressa, lanciò un solido blocco psichico attraverso la caduta. Non era così facile sfuggire alla Spirale di Cassandra. Lei spingeva il blocco con tale forza che il muro si gonfiava verso l’ esterno. Ma non si ruppe, lei aveva un lasso di tempo spaventosamente piccolo prima che la valanga colpisse. Non permettendo a se stessa di focalizzarsi su quello, lei iniziò a riparare le crepe che avevano portato alla caduta prima di tutto.
Il lavoro era duro.
Molto, molto duro.
La sua mente sentiva come se fosse catturata in una morsa. Solo la sua rozza, ingovernabile reazione emotiva, la sua furia per l’ oscurità, e la sua sete di vendetta le permetteva di continuare. Quello ed il bisogno che aveva di rendere Vaughn fiero di lei, di essere una donna degna di un giaguaro. Senza quel selvaggio calderone del fuoco delle emozioni, lei sarebbe stata invalida come lo era stata per così tanti anni, dipendente dagli altri per tirarla fuori.
Comunque, nessuna delle sue precedenti cascate, innescate da forti visioni finanziare, era mai stata cosi violenta. Non aveva mai neanche toccato il limite di una Spirale di Cassandra. Una prova del fuoco, che minacciava di inghiottirla tra le fiamme di veleno, ma Faith non aveva alcun intenzione di essere bruciata.
Lei lavorava con una determinazione estremamente focalizzata, e mentre ogni frattura guariva, il blocco psichico era un po’ meno gonfio. Stranamente, fu il suo allenamento per le previsioni commerciali che le venne in aiuto in un momento critico, quando la stanchezza stava iniziando ad intorpidire i suoi muscoli mentali e lei era in pericolo di commettere un errore fatale. Ricadde nel vecchio trucco di bloccare i suoi neuroni in certi schemi ripetitivi, un passo alla volta, un uso della sua mente che non richiedeva pensieri consci.
Lasciando quello schema a riparare le fratture “semplici” , focalizzò i suoi pensieri sul fissare le fratture quasi invisibili nel suo nucleo più interno. La volta successiva che guardò in alto, fu dopo che ebbe ricostruito con successo il nucleo. La superficie della sua mente era tranquilla, l’oscurità bandita, la caduta soggiogata. Stanca ma trionfante, lei fece un passo indietro dal piano psichico ed aprì gli occhi. Si scoprì cullata stretta contro Vaughn, le braccia avvolte intorno al suo busto di puri muscoli inamovibili.
– Eri nei guai. – Una rozza accusa. – Potevo sentirne l’odore. –
Lei inclinò la testa per guardarlo. – Ne sono uscita da sola. –
I suoi occhi erano di giaguaro, ma lui non era completamente trasformato.
– Lo sapevo che potevi. – Spostandosi per stendersi sulla sua schiena, lui curvò una mano sul sedere di lei mentre lei si sistemava per appoggiarsi al suo petto.
– Perché non mi hai interrotto? –
– Sapevi quello che stavi facendo. –
Vaughn, lei realizzò, non le avrebbe mai permesso di imbrogliare se stessa. Lui aveva sempre preteso che lei fosse tutta la donna che poteva essere, anche se questa donna prometteva di rendergli la vita più difficile. Un netto contrasto con le persone che lei aveva chiamato famiglia fino per così a lungo.
Con il cuore che le faceva male in modo inesplicabile, passò il palmo su una mascella resa ruvida dalla barba.
– Vaughn. Quando la mia mente era tranquilla alla fine, ho visto qualcosa. – Qualcosa di così impossibile che non era assolutamente pronta a credere. E tuttavia…
– Cosa? – La sua mano le accarezzò la spina dorsale e piccolo brivido di elettricità danzava per il suo sangue, brillava nella sua mente.
– Un altro legame. – Lei fece scivolare la sua mano per appoggiarla sulla spalla di lui. – E’ tecnicamente simile al collegamento con la PsyNet, ma differente in ogni altro senso. È selvaggio. Come te. – Nonostante lei non fosse una changeling che sentiva gli odori delle cose, quel legame aveva mantenuto l’odore mentale di Vaughn, un odore che le era familiare come il proprio, nonostante lei non avesse nessun ricordo di essere mai stata nella sua mente.
– Cos’è? –
– Ti lega a me. Per sempre, – disse lui, con tono deciso. – Tu sei la mia compagna-–
– Compagna, – lei sussurrò, considerando tutto ciò che sapeva sulla società dei changeling, che non era molto. – Come Sascha e Lucas? –
– Si. –
Lei riusciva a stento a respirare.
– Veramente? –
– Si. È fatta. Non puoi uscirne. – Le sue dita si strinsero sul suo fianco.
– Uscirne? – Lei voleva ridere, ma non riuscì a prendere abbastanza aria per emettere il suono. – Vaughn, ero spaventata di essermelo immaginato perché lo volevo così tanto. –
Le sue dita si rilassarono.
– Bene. –
– Come funziona? –
– Non lo so. È la prima volta anche per me. –
– Oh. – Quello strano dolore dentro di lei si intensificò.
– Ma so che ti manterrà in vita dopo che uscirai dalla PsyNet. –
– Una mente changeling non può fornire ad un cervello Psy il feedback necessario. Gli esperimenti l’hanno provato in maniera definitiva. – Lei scosse la testa mentre le unghie gli penetravano nella pelle. – Non ti ucciderò per mantenermi in vita. –
– Ti fidi di me? –
Si fidava così tanto.
– Sempre. –
– Allora non preoccupartene. –
– Tu non puoi fornirmi il biofeedback necessario, – insistette. – E’ psichicamente impossibile. –
La baciò.
– Fiducia, Rossa. La fiducia non ha né logica né buon senso. –
– Io mi fido di te riguardo la mia vita. – Piazzando un bacio sul duro angolo della sua mascella, lei sollevò le ciglia per incontrare i suoi occhi. – Ma non sono sicura di potermi fidare per la tua. – Perché sapeva come fosse protettivo il felino, come fosse possessive.
Un lento sorriso incurvò le sue labbra.
– Oh, no, Rossa. Sto progettando di vivere una lunga, lunga vita adesso che mi sono procurato una compagna che soddisferà ogni mia necessità. – Le sue dita indugiarono sull’onda del suo sedere, quel sorriso malizioso accompagnato dalle immagini di lei.
– Non sulle mie ginocchia, – disse lei, più che altro per stuzzicarlo.
– E se ti leccassi fino alla sottomissione? – Le sue dita si immersero per accarezzare posti più caldi, più in basso. – Ti metteresti in ginocchio allora? –
– Forse. – Lei sentiva il respiro che iniziava ad alterarsi. – Tu stai tentando di distrarmi dal punto. –
– No, Rossa. Sto tentando di farti capire. – Lui smise di stuzzicarla con le sue dita. – Se muoio a causa dei feedback allora morirai anche tu. Non posso permettere che accada. – Cupa determinazione in ogni parola.
– Le protezioni stanno reggendo. Io posso restare connessa e scaricare altri dati. –
– Non aver paura di lasciarti andare. –
Disegnò cerchi sul petto di lui.
– La PsyNet è cosi bella, così viva. –
– Ma per te è il momento di tagliartene via. Lo sai. –
– Si. – Il secondo in cui fosse stata scoperta la sua mancanza, le guardie del NightStar sarebbero state inviate per localizzarla sul piano psichico e riportarla indietro. Con qualunque mezzo. Questo se il Consiglio non decideva di fare il lavoro da solo, lei non aveva dimenticato quelle menti offuscate e marziali.
Frecce.
Assassini.
Nel suo caso, loro probabilmente avrebbero tentato il contenimento. Ma lei sarebbe morta piuttosto che essere rinchiusa.
– Ti ho preso. – Una mano incallita spostò delle ciocche di capelli dal suo viso per poggiarsi a coppa sulla sua guancia.
L’ inaspettata tenerezza le strattonò il cuore, e nella profondità della sua mente vide il legame pulsare. Ma poi esso si fermò. Mentre la fronte si corrugava prima che potesse impedirlo, in silenzio, guardò dentro di sé.
– Io non posso sperimentare il legame fino a quando non taglierò la connessione con la Rete. –
– Ho pensato che lo stai inconsciamente disturbando. – Lui guardò storto. – A meno che… Di solito, entrambi le parti devono accettare deliberatamente il legame per quello che è per arrivare all’effetto completo. Pensavo che noi avessimo superato quella fase. –
– Io non sto facendo nulla. Non sapevo nemmeno che fosse possibile. – Lei fece una pausa. – Deve essere un processo mentale automatico. È logico che può funzionare solo una sola profonda connessione alla volta. Altrimenti, il rischio di sovraccarico potrebbe diventare inaccettabile. Ma il legame di accoppiamento sta funzionando fino ad un certo punto. – Lei riusciva a vedere le immagini che lui mandava. Lui riusciva a sentire quando lei era mentalmente nei guai.
Vaughn la baciò appassionatamente sulla bocca. Lei ansimò e lo fissò.
– Puoi analizzare il legame quanto vuoi. Dopo che sarai uscita. – Una richiesta. – Non mi piace che tu sia esposta agli attacchi del Consiglio. –
– Vaughn. – Lei sentiva qualcosa per lui che non avrebbe potuto neanche immaginare di provare qualche settimana prima. – Mia sorella. –
– Pensi di avere una reale possibilità di trovare il killer attraverso la Net.?
Lei ci mise del tempo per rispondere, per riordinare i suoi pensieri. – Le visioni sono il solo collegamento e loro arrivano attraverso i canali della mia mente. Io non posso trovare nulla sulla Rete. –
– Allora fallo adesso, Faith. Prima che loro si accorgano che sei passata dal lato dei dannati animali che danno problemi. –
Faith gorgogliò una piccola risata. Era finita ancora prima di iniziare, ma era stata spontanea e molto reale.
– Stringimi. –
– Quando vuoi. –
Appoggiando la testa sul suo petto, lei fece un profondo respiro e chiuse gli occhi. Il dolore strinse in suo cuore. Fu quasi un desiderio irresistibile entrare nella PsyNet per dare un ultimo sguardo al magnifico mondo che stava quasi per perdere. Ma non poteva. Troppo era in gioco. Il legame di accoppiamento che legava Vaughn a lei, se lei avessero teso un agguato o fosse stata eliminata, chi sapeva come lo avrebbe influenzato? E lui era più importante per lei di qualsiasi cosa. Tuttavia le dispiaceva non avere la possibilità di dire addio alla sola entità della Rete che non era guasta, che non era perversa. Sperava che la NetMind avrebbe capito cosa stava facendo e perché.
Prendendo in sé l’odore del suo compagno, lei andò in profondità, molto in profondità dentro di lei, superando ogni scudo e blocco, superando la ragione e la cognizione fino ai nuclei primitivi, perché la connessione alla PsyNet era alimentata dall’istinto e creata all’istante della nascita, la sola cosa della sua razza che non era controllata o manipolata.
Ed era li, nell’assoluto e perfetto centro.
Lei aveva pensato di soffermarsi su di esso, ma non ci riuscì. Era troppo doloroso. Dicendo un dolce addio, lo raggiunse e lo tranciò in un una fatale carezza.
Tutto finì.
Per un microsecondo, lei era la sola cosa nell’universo, la sola luce nell’oscurità, il solo essere vivente nella memoria. Le terminazioni nervose urlarono per l’agonia e sentì il suo corpo fisico contorcersi per i forti spasmi che minacciavano di strappare i muscoli dalle ossa. La vita non poteva esistere nel nulla e lei era viva.
Ma qualcuno la stava mantenendo al sicuro.
Qualcun altro respirava.
Qualcun altro era vivo
Qualcun altro esplose brillante nel completo nero del nulla.
Lei si risvegliò con il cuore in gola mentre la sua mente spingeva nella solitaria apertura rimastale, il legame con Vaughn. Un’inondazione di colori, un travolgente afflusso di odori e suoni, la pelliccia sotto le sue dita e gli appuntiti artigli della passione animale, tutto spingeva nel suo cuore ed iniziava a scavare.
Poi qualcuno la baciò.
E quel qualcuno era suo in un modo che nessun altro sarebbe mai stato. Comprese che lui era la furia e la passione, il calore maschile e la ricca terra. Sapeva anche il suo nome,
– Vaughn. –
Il basso bisbiglio nella sua bocca rimise in moto il cuore di Vaughn con una violenta scossa. Lui non era mai stato così spaventato come lo era stato l’attimo in cui aveva sentito Faith completamente ferma.
Nessun battito.
Nessun respiro.
Nessuna vita.
Era stato meno di un secondo, ma lui era quasi morto. Poi era arrivata la valanga della solitudine che precipitava su di lui con la violenza di un treno merci che scendeva a tutta velocità. Gli aveva quasi strappato il cuore,
– Sono qui, baby. Sono qui. – Baciandola ancora ed ancora, alimentava il suo bisogno di lei attraverso il legame, permettendole di sapere che non era sola, che non sarebbe mai stata di nuovo sola.
Mormorando silenziosamente, lei avvolse le sue braccia e le sue gambe intorno a lui in un movimento disperato. Il suo bacio era quello di una donna che tentava di convincersi che lui esisteva. Lui le permise di prendere quello che lei voleva, avrebbe dato la sua vita se glielo avesse chiesto. Ma quello che lei voleva era la sua passione, la sua fame, il suo calore.
Così le diede questo, muovendo le sue mani per accarezzare ogni centimetro della sua pelle color crema, marchiandola con il suo tocco ed i suoi baci. Non avrebbe sciolto il suo corpo da quello di lui. Non disposti entrambi a rompere il contatto, lui trovò un modo per amarla come lei era, facendo scorrere le sue mano sotto il suo sedere per posizionarla sulla sua erezione, la sua pelle talmente tesa che il piacere era uno squisito dolore.
Lui intendeva procedere gentilmente, ma lei non voleva aspettare, stringendolo con più forza e prendendolo nel suo corpo come il miglior guanto creato. Lui la manteneva stretta e li capovolse, il suo corpo lussurioso ed accogliente sotto il suo. Facendosi forza con un braccio per mantenersi sopra di lei, usò l’altro per abbracciare il suo fianco.
– Faith. – Era un segnale a cui lei rispose trascinando le sue unghie lungo la sua schiena e mordendo con forza la sua spalla.
Ringhiando basso nella sua gola, lui penetrò in lei. In profondità. E di nuovo.
Lei era fuoco liquido nel suo sangue, puro calore femminile, e quando i suoi occhi si aprirono in un lampo, lui vide lampi frastagliati di luce bianca.
Faith rimase nelle braccia di Vaughn e ascoltava il suo battito. Reale, vero, regolare, che l’ancorava. Ma nonostante questo ed il fatto che stava albeggiando, la sua mente continuava a correre. Lei aveva visto il nuovo mondo in cui avrebbe vissuto. Diversamente dal changeling che era l’essere più importante nella sua vita, il piano mentale era altrettanto una realtà per lei quanto il cielo e la terra, gli alberi e la foresta.
Preferiva sapere adesso se quel piano era sterile, e l’avrebbe fatto mentre Vaughn dormiva. Lei non avrebbe mai voluto ferirlo facendogli capire che la turbava non essere parte della PsyNer, tagliata fuori da un aspetto della sua esistenza che era stata basilare per la sua identità come Psy.
Chiudendo gli occhi su quel piano, li riaprì sull’altro. Ma non poteva uscirne, non poteva sopportare di affrontare l’infinita oscurità.
– Apri gli occhi, Faith. Guarda il Web delle Stelle. –
Come faceva lui a sapere quello che stava facendo? Lui non era uno Psy. Ma lui era il suo compagno.
– Il Web delle Stelle? – chiese lei, stando in piedi in bilico sulla soglia della sua mente. La sua risposta fu un bacio posato attentamente sul pulsare sulla curva del suo collo.
Traendo la forza dal potere di quella semplice carezza, fece il passo successivo e guardò. Non c’erano stelle sul velluto nero, nessuna luce isolata che bruciava come lame, nessuno spazio nero. Il suo respiro era accelerato. Non perché quel posto era sterile, ma perché non lo era. C’era colore ovunque, lampi multicolori che luccicavano brillanti come l’ arcobaleno e stuzzicavano gli occhi con velocità argentata.
Facendo battere il cuore, lei guardò oltre la bellezza mozzafiato che minacciava di mantenerla incantata e trovò la mente di Vaughn. Era una luce cardinale ma calda e dorata, selvaggia e passionale. Un, all’apparenza, fragile filo dorato la collegava a lui, ma sapeva che era indistruttibile. Quando guardò oltre, lei vide che lui era collegato ad una mente centrale con un altro filo, ma quel filo era differente dal legame che legava loro due insieme.
La sua mente Psy era a casa qui. In qualche modo capì che quell’altro legame poteva essere rotto. Quello non lo era, era la sua forza. Molte menti erano collegate fuori dal nucleo. Più che abbastanza. Quelle menti brillavano con così tanta energia che era come se ognuna era molto di più di quello che sembrava. Lacrime caddero nella parte più segreta del suo cuore mentre lei cercava la sorgente di quelle brillanti, bellissime scintille che lei, come un bambino cresciuto nell’oscurità, non avrebbe mai potuto immaginare che esistessero.
La trovò schermata al di sotto della mente centrale, come se l’ unico senziente che aveva creato tale bellezza avesse bisogno di più protezione degli altri. Forse doveva. Anche con un singolo sguardo, lei sapeva che quella mente era incredibilmente gentile, che non avrebbe fatto mai alcun male, non avrebbe mai ucciso.
Sorpresa dall’esplosione di colore e vita nel suo nuovo mondo psichico, un mondo che in tutta la sua piccola entità non avrebbe mai annoiato, mai cresciuto stagnante, lei si ritirò ed aprì gli occhi nel mondo fisico.
– I colori. È Sascha, non è vero? –
– Non posso vedere quello che vedi tu, Rossa, – puntualizzò Vaughn. – Ma lei è un empatica. –
– Non so di cosa si tratta. – Ma lei aveva un intera vita per scoprirlo. – Vaughn, come può esistere questo Web? – E la conoscenza Psy diceva che I changelings non avevano la capacità di mantenere i collegamenti psichici. Di qualsiasi tipo.
Strofinò il viso su di lei prima di baciarla di nuovo. Lei non era contraria al suo indugiare. Non mentre era ancora sconvolta per la separazione dalla Rete.
– Ha a che fare con il patto di sangue che le sentinelle fanno. Non sappiamo come funziona – avevamo anche dimenticato che esisteva. –
Vaughn non era mai stato cosi felice. Era come se una parte mancante di lui fosse tornata a casa, una parte che senza avrebbe continuato a funzionare ma, adesso che l’ aveva trovata, se l’avesse persa non sarebbe mai sopravvissuto. Faith era dentro di lui, contenuta nel nucleo del suo cuore animale, protetta con ogni oncia di forza che lui aveva. Se lei vedeva il loro legame sul livello della mente, lui lo vedeva nella realtà, nella forza e nella purezza fisica di esso.
Lei fece scorrere una mano attraverso i suoi capelli e lui fece le fusa contro di lei, chiedendo di più. Lei obbedì, capendolo senza bisogno di parole. Era parte del legame, ma era anche perché lei voleva conoscerlo, voleva dargli piacere. E quello gli dava più piacere di qualsiasi altra cosa.
C’era ancora un indugio di tristezza in lei e lui sapeva il perché. – Stai pensando a Marine. –
– Noi dobbiamo fermarlo. –
– Chiamerò il Branco. –
– Il Branco? –
– Tu sei una di noi. Loro vorranno aiutarti. –
– Anche se sono una Psy? –
– Tu sei la mia Psy adesso. –
La sua possessività era benvenuta, ma provocò un pensiero meno gioioso.
– Il Consiglio non avrà intenzione di lasciarmi andare senza combattere. –
– Lascia questo a me. Tu pensa a come catturare questo killer ed io escogiterò un modo per tenerti al sicuro. –
– Va bene. – Fidarsi di Vaughn era semplice. Lui non avrebbe mai fatto una promessa che non avrebbe mantenuto.
Faith non fu sorpresa quando Vaughn li guidò alla capanna nella foresta ormai familiare per l’ incontro con il suoi compagni di branco. Lei provava un sentimento per il suo giaguaro che non piaceva a molte persone nel territorio natale di lui. Uscendo dalla macchina, lei raddrizzò la sua spina dorsale ed iniziò a percorrere la distanza dal portico. Lei non voleva apparire debole di fronte a quelle persone che erano importanti per l’ uomo che significava tutto per lei.
Comunque, non c’erano solo Sascha ed il suo compagno ad aspettarli, ma anche uno straniero vestito di nero.
– Questo è Judd Lauren, – disse Sascha, dalla sua sedia a fianco a quella di Lucas.
Faith annuì, cosciente dell’improvviso aumento dell’aggressività di Vaughn. Nemmeno Lucas sembrava troppo felice. La cosa davvero singolare era che il silenzioso straniero innescava anche i suoi allarmi interni. Lei non riusciva a capire il perché. Quello che lei sapeva era che nonostante la sua fredda bellezza mascolina, lui era mortale. Ma lo erano anche i due changelings.
Consapevole di essere scortese, ma restia a lasciarlo andare, lei continuò a fissarlo dove era appoggiato contro il muro esterno della capanna.
– Ti ho già visto prima. –
– No. – La sua espressione non tradiva nulla, nemmeno il tremolio di un ciglio.
Nessuno era cosi controllato. Nessuno tranne uno Psy. Ma di certo Judd non era uno della sua razza.
– No, – concordò lei. – Ma ho visto altri come te. – Lui ispirava la stessa risposta di paura primordiale come quelle guardie che l’ avevano scortata al colloquio dei candidate.
Era quasi impossibile che Judd fosse uno delle mitiche Frecce, ma la metteva molto a disagio. E come se non bastasse, un altro maschio che faceva scattare le sue difese apparve nel secondo in cui girarono l’ angolo attorno alla casa. Lui si girò per appoggiarsi contro la ringhiera a poca distanza dagli altri, i suoi occhi verdi la guardavano con lo sguardo fermo di un predatore che valuta la preda. Lei era estremamente felice che Vaughn era accanto a lei. Lucas mosse di scatto la sua testa al nuovo arrivato. –
Clay, pensavo che stessi portando Tammy. –
– I cuccioli. Roseti. Spine. – arrivò la risposta troncata.
Tutti tranne lei sembravano capire. Sascha scosse la testa, un piccolo sorriso apparve sulle sue labbra.
– Stanno bene? –
Clay annuì.
Sentendosi fuori luogo, lei appoggiò la sua schiena sul petto di Vaughn. Fuoco bianco le leccò le dita dove loro toccavano i suoi jeans. Lui sembrò bloccarsi e poi risvegliarsi, la sua mano non smetteva mai il suo rassicurante accarezzare il suo braccio.
– Tutti voi sapete perché siamo qui. –
– Per localizzare l’uomo che ha ucciso la sorella di Faith, – disse Sascha. – Ma pensavo che non se sapessi abbastanza. –
– Rossa? –
– All’inizio, – cominciò lei, – tutto quello che vedevo era lei, la vittima designata, pelle molto chiara, capelli biondi quasi bianchi, occhi blu. Aspetto inusuale per uno Psy, ma non abbastanza incisivo per rintracciarla. – Si sforzò di ritornare nel male delle visioni. – Poi ho iniziato a ricevere di più - –
– Perché la stava seguendo? – Interruppe Sascha.
– All’epoca, era perché lui aveva intenzione di pedinarla. –
Tutti si zittirono mentre digerirono la realtà della sua vita. Lucas fu il primo che si riprese. – Quanto è andato lontano? –
– Alle fasi finali. Le visioni che sto avendo adesso sono di sangue. – Le braccia di Vaughn la circondarono anche se lei non aveva tradito nulla da nessun gesto o tono, essendo una Psy senza emozioni era una forma di protezione contro quei predatori, non tutti dei quali erano dalla sua parte. – Dobbiamo fermarlo durante il rapimento perché conosco sia il luogo che l’ora. –
– Come? – Era il maschio dalla pelle scura chiamato Clay.
Si dovette sforzare di non stringersi ancora di più a Vaughn.
– C’erano dei segni temporali nelle ultime serie di immagini, cose che mi permetto di collocare una visione nel corretto arco di tempo. Alcuni segni sono difficili da individuare, come il cambio delle stagioni o il colore del cielo, ma questi erano inconfondibili. –
Nessuno parlò cosi lei continuò, stringendosi al calore muscoloso del corpo che la circondava. L’abbraccio era una silenziosa dichiarazione della sua lealtà, che lei conosceva troppo bene.
– Ho visto un’agendina aperta sulla scrivania di lei oltre al quadrante di un orologio elettronico. Tutte e due la stessa cosa. – I segni temporali non potevano essere più chiari di così.
Poi rivelò qualcosa che aveva detto a Vaughn in macchina dopo aver spiegato tutti gli altri segni.
– Abbiamo un giorno. – Troppo vicino per essere a suo agio, fin troppo vicino. – Se non lo prendiamo… è probabile che non la salveremo. Lui sente... – lei cercò le parole giuste – è pieno, pieno di anticipazione, di bisogno. Lui non trattiene e nemmeno tortura le sue vittime. Mentre sta seguendo la sua vittima predestinata si eccita, il suo più grande brivido di piacere deriva dall’omicidio effettivo. – Come quando aveva ucciso Marine. Ancora una volta, il suo cuore si serrò ed adesso sapeva come chiamarlo: un misto di pena e dolore, tristezza e perdita.
– Dove? – Chiese Judd, la sua voce era completamente senza intonazione.
– Tu sei uno Psy. – Lei era improvvisamente convinta al di là di ogni ragionevole dubbio.
– Si crede che solo Sascha sia uscita dalla Rete. –
Lui non rispose alla sua domanda implicita.
– Dove? –
Lei decise di chiederlo a Vaughn più tardi.
– La piccola università privata che è stata costruita un paio di anni fa ai confini di Napa. È specializzata in viticulture. –
– La maggior parte degli studenti e personale sono umani o changeling, – puntualizzò Lucas.
– Che ci farebbe uno Psy lì? Non si interessano molto delle risorse organiche. –
– Penso che lei sia un qualche tipo di tecnico. Le cantine non hanno un sofisticato sistema di monitoraggio delle temperature e di sistemi di raffreddamento? –
– Questo è possibile. – Le mani di Vaughn scivolarono per fermarsi sui fianchi di lei, un atto di possessione maschile, uno di quelli che lei non aveva nessun desiderio di combattere.
– Questo non è importante se lei si troverà li in quel giorno ed a quell’ora. Lo prenderemo prima che arrivi a lei. –
– Perché dobbiamo ripulire un casino Psy di nuovo? – La voce profonda di Clay. – Faith non corre nessun pericolo. Il killer e la possibile vittima sono entrambi Psy. Non dovrebbe occuparsi il Consiglio di questo? –
– Clay! – Sascha lo fissò scioccata. – Stiamo parlando della vita di una donna. –
– Non sto dicendo di dimenticarcene, solo di lasciare che i responsabili ripuliscano. –
– E che succede se non lo fanno? – Chiese Faith sottovoce, fissando quella faccia duramente mascolina che era senza pietà. Clay era diverso da Vaughn, non importava che l’animale di Vaughn si aggirasse più vicino alla pelle. C’era qualcosa di molto oscuro nel leopardo, qualcosa che camminava su un filo sottile tra bene e male.
Lei aveva una consapevolezza dopo quel pensiero, il tempo di Clay stava per arrivare. Un giorno, presto, avrebbe dovuto decidere da che lato di quella linea voleva stare.
– E se lei semplicemente scompare come gli altri di cui ho sentito sulla Net? Sarai capace di addormentarti la notte, con la coscienza pulita? – Perché non era ancora completamente andato, era ancora sul lato buono della linea. Di una minima frazione.
Clay alzò un sopracciglio.
– Perciò uccidiamo il tizio. Grande. E poi che facciamo del prossimo, ed il prossimo, ed il prossimo? –
Faith non sapeva da dove fosse uscita la sua risposta.
– Alcuni futuri non possiamo vederli, altre vite non possiamo salvarle, ma questa è una di quelle che possiamo. Discuteremo il resto dopo. –
– C’è un problema più grande. – Lucas si dondolò indietro nella sua sedia, appoggiando i piedi sulla ringhiera. – Se né la vittima né il killer sono changelings, cadono dentro la giurisdizione dell’Enforcement. Noi non abbiamo il diritto di forzare la Legge. –
Faith si era dimenticata di questo.
– Potremmo fare in modo che le autorità lo sappiano. –
– E’ come dirlo al Consiglio. – Clay sbuffò. – A meno che tu non sia pronta a cedere l’intero fottuto disastro alla tua razza di psicopatici? –
Vaughn la circondò completamente.
– Attento, felino. –
Faith non capiva tutto quello che stava succedendo, ma riusciva a percepire l’ aggressione nell’aria. Lei si spostò per avvolgere un braccio intorno alla vita di Vaughn. Lui non staccava gli occhi da Clay.
Dopo un momento di tensione, l’altro maschio fece un cenno con il capo.
– Ero fuori strada. – Una pausa. – Lei mi ricorda qualcuno. –
Faith esaminò l’affermazione, sorpresa dalla tardiva realizzazione che Vaughn era diventato ostile verso Clay a causa della sua rudezza verso di lei. Un calore si sviluppò nel suo cuore. Ma nonostante questo, lei non voleva essere la causa del combattimento tra Vaughn ed il suo branco.
– Riguarda l’Enforcement, – disse lei, facendo scivolare la sua mano sotto la T-shirt di Vaughn per appoggiare il palmo sulla sua schiena. Il suo felino rispose al contatto, allontanando lo sguardo da Clay alla fine.
– I conosco una coppia di poliziotti di cui possiamo fidarci, – replicò Clay, sorprendendola. – Se attuano loro l’arresto, sarà legale. –
– E il killer uscirà prima del crepuscolo, tirato fuori dal Consiglio. Sparirà nella Rete, per non essere mai più rivisto. – La voce di Sascha era arcigna. – Loro o lo uccideranno per garantire che nessun altro sappia della rottura del Protocollo, o se è uno dei loro impazziti farabutti, tenteranno di ripristinare il controllo. –
Lucas tolse i piedi dal portico e si inclinò per baciare la sua compagna. Ammorbidendosi, lei avvolse le sue dita intorno ai suoi bicipiti, ma gli occhi di Lucas erano ristretti quando lui si voltò verso di loro.
– Sascha ha ragione. Abbiamo visto cosa è successo l’ultima volta. –
La rabbia era improvvisamente viva nell’aria. A Faith accadde di fissare Sascha e vide l’altro cardinale respirare profondamente diverse volte, gli occhi diventarono il puro nero di un Psy che sta spendendo grandi quantità di potere. Il livello di rabbia si abbassò.
– Posso occuparmi io di lui. – Sembrò come se Judd stesse parlando del tempo. – Anche a distanza. –
Lo stomaco di Faith si contorse.
– No. non possiamo commettere un omicidio per fermarne un altro. – Lei aveva pensato esattamente la stessa cosa, ma quello era stato nella foga della rabbia. Lei non era un assassino freddo come la pietra.
– Hai un’idea migliore? – Chiese Judd, qualcosa di molto simile all’insolenza nel suo diverso freddo tono di voce.
– Stai indietro, – disse Vaughn, con un tono di voce molto calmo. Lei riuscì a sentire una differenza dalla sua reazione con Clay, era pericoloso questa volta, mentre prima aveva dato un avvertimento.
– Sei qui perché hai aiutato a salvare la vita di Sascha, ma questo conta fino ad un certo punto. –
Il sorriso dell’altro maschio era privo di senso dell’umorismo.
– Non andare oltre. –
Faith era un bambino nel comprendere le emozioni, ma le sembrava che lo Psy volesse un combattimento fisico. Cosa poteva eventualmente ispirare quel tipo di desiderio di morte? Anche se Judd era un Arrow, Vaughn era un giaguaro.
– Aspettate, ho un’idea. –
Tutti la fissarono.
– Rendetelo incapace. – Lei fissò Judd. – Lega la sua mente con corde mentali che non sarà mai in grado di rompere. –
– Cosa ti dice che possa farlo? – Fissandola a sua volta, per la sua audacia.
– Se gli Arrow esistono, allora tu eri un Arrow. – Lei sentì Sascha ansimare. – Un Arrow telepatico probabilmente è stato allenato in ogni sorta di cose. –
Lui non negò né la sua accusa né la sua supposizione del suo status di Tp.
– Renderlo insano. Immaginate di non riuscire più a controllare alcuni dei vostri impulsi, lui funzionerà, ma solo ad un livello molto elementare. –
Faith sentì un arco di rabbia attraversarla.
– Allora questa sarà la sua condanna a vita. – Alla fine lui aveva una vita da vivere, diversamente da Marine e dalle altre donne che aveva ucciso. E non ce ne sarebbero state sicuramente delle altre. Il suo appetito era troppo sicuro, i suoi gusti troppo impostati.
– Dovrai collegarti alla PsyNet per fare quello che sta suggerendo Faith? – Domandò Lucas. – Saranno in grado di rintracciarti? –
– No, posso farlo telepaticamente, ma è un’abilità specializzata. Dedurranno che hanno a che fare con un rinnegato sconosciuto, ma loro già lo sanno questo. – Lui non spiegò il perché. – Comunque, bisognerà superare i suoi muri protettivi. –
– Quanto sarà difficile? –
– Lui deve avere un considerevole potere visto quello che mi ha detto Sascha riguardo il suo effetto su Faith, ma lui sarà nella morsa dell’istinto omicida. Chiunque affetto da una forte emozione diventa vulnerabile. Lui non farà eccezione. – Lui guardò Faith, senza batter ciglio, paurosamente focalizzato. – Se tu lo distrai al momento critico, mi permetterà di poterli superare. –
Il ruggito di Vaughn era quasi troppo basso per l’udito degli Psy, ma lei lo sentì nelle sue ossa.
– Lei non si avvicinerà assolutamente a quel figlio di puttana. –
– Vaughn, ascolta... –
– Per nessuna dannata ragione, Rossa. Dimenticalo. –
– Non deve essere necessariamente una cosa fisica, – disse lei. – Potrei appena sfiorarlo telepaticamente. Lui riconoscerà il mio odore mentale. –
– Perché lui è capace in qualche modo di connettersi a te attraverso le visioni? – Sascha ricordò chiaramente la loro precedente conversazione.
– Si. Io vedo il futuro, ma lo vedo attraverso gli occhi della sua mente, – lei spiegò a beneficio degli altri. – E’ come se noi sperimentiamo le visioni insieme… – La sua bocca si spalancò. – Un F-Psy. Lui deve essere uno con la mia stessa designazione. – Le implicazioni erano sbalorditive.
– Forse, – Judd interruppe. – Ma prima che facciamo questo, sei sicura di poterlo identificare? –
– Si. Non preoccuparti di rendere incapace un uomo innocente. –
– Io sono uno Psy. La preoccupazione è un emozione changeling. –
Lei si chiese chi dei due stava tentando di convincere, perché la verità era che Judd non era più un Psy. Lui aveva cessato di esistere nella PsyNet, probabilmente era cancellato come morto. Ed ora lui viveva in un mondo differente.
– Lo riconoscerò. Ho visto la sua faccia. –
Tutti i suoni cessarono.