22
«La prossima settimana è l’ultima prima dei matrimoni. Per favore, cercate di arrivare in orario» dice Diane, ed è evidente che sta guardando proprio me. Come se non fossi mai stato puntuale. Sono arrivato in ritardo un giorno solo. Un solo fottuto giorno e ora mi tocca subire pure i rimproveri. Non ero nemmeno così in ritardo. Solo venti minuti. Ma ho ricevuto una bella occhiataccia da Helen, che è dovuta entrare per prima nel confessionale – Dio mio, che tragedia – e Thad mi ha voltato le spalle con freddezza.
Tutto questo, oltre alle ventiquattro ore di merda che ho appena passato.
L’unica cosa buona è… la ragazza che sta infilando la sua roba in borsa ed evita qualsiasi contatto visivo con me. Ho visto il suo messaggio ieri sera, ma non volevo trascinarla nel buco nero in cui ero sprofondato. Di sicuro non volevo che mi guardasse negli occhi e ci trovasse dentro il gorgo di emozioni che stavo cercando di tenere a bada. Eppure, avrei dovuto immaginare che si sarebbe presentata alla mia porta, perché lei è proprio quel tipo di ragazza.
Amorevole, premurosa.
Una salvatrice.
Vederla entrare nel mio appartamento mi ha distrutto. Ho cercato di scacciare i miei sentimenti, di affogarli dentro una bottiglia di whisky, ma non ha funzionato. Sono completamente crollato davanti a lei. Non mi ha voltato le spalle. Mi ha tenuto la mano; mi ha ascoltato. E poi ha fatto la cosa migliore che avrebbe potuto fare per me in quel momento.
Mi è rimasta accanto.
Mi ha abbracciato.
Mi ha fatto sentire degno dell’amore di qualcuno.
E anche se questa mattinata è stata parecchio stressante, ha trovato il tempo di consolarmi un’ultima volta prima di andarsene.
Nelle ultime ventiquattro ore ho capito due cose: a mia madre non importa niente di me – non gliene è mai importato e probabilmente non gliene importerà mai – e Luna Rossi si sta conquistando un posto ben saldo nel mio cuore, evento incredibile che non mi sarei mai aspettato. Non che dubitassi che fosse la classica ragazza da tenersi stretta per sempre: era di me che dubitavo. Non ero sicuro di essere in grado di provare i sentimenti che provo per Luna, e non pensavo di volerli provare.
Mentre il set comincia a svuotarsi, vengo preso dal desiderio di chiamarla, di prenderla per mano e di dire a tutti che è la mia ragazza.
La mia ragazza, cazzo.
La mia cazzo di ragazza, che un momento fa sembrava incredibilmente emozionata e non ho potuto nemmeno chiederle perché.
«Hai sentito?» mi mormora Thad all’orecchio. «Bisogna arrivare puntuali.»
Sì, Thad si è comportato da vero stronzo per tutto il giorno, sorridendo di fronte alla telecamera ma trattandomi malissimo ogni volta che ha potuto, a luci spente. È stato… uno spasso. *Pollice su e faccina sarcastica*
«Buona settimana a tutti. Ci vediamo sabato prossimo. Spero che nessuno di voi se la faccia sotto» esclama Diane prima di andarsene. Marco e Mary DIY si sono già incamminati.
«Usciamo di qui» fa Thad a Naomi. Si gira per andarsene, ma lei lo ferma mettendogli una mano sul braccio.
«Aspetta un attimo.» Mi guarda negli occhi. «Alec, va tutto bene?»
«Ha chiaramente i postumi di una sbornia, Naomi.» Mio fratello gesticola e mi indica, mentre io mi siedo su uno degli sgabelli della nostra postazione.
«Sento il puzzo di alcol anche sotto tutto quel dopobarba. Non gli importa niente di questo matrimonio, quindi perché a noi dovrebbe importare qualcosa di lui?»
«Sta facendo del suo meglio, Thad.»
«Davvero?» risponde lui fissandomi. «Per una settimana, magari. Per una settimana ci ha fatto credere di essere cambiato davvero, ma ora sembra proprio la fotocopia di nostro padre, beve troppo e mi tiene lontano.»
«Thad» lo rimprovera Naomi.
«Va tutto bene.» Mi alzo dallo sgabello e mi allontano, mettendomi una mano tra i capelli. «Forse hai ragione, forse sto davvero seguendo le orme di papà, ma una cosa la so: lui non si sarebbe mai presentato qui… e nemmeno mamma. Fossi in te mi farei due domande su cosa sto passando io prima di fare la vittima.» Faccio un cenno rapido a mia cognata. «Ci vediamo la settimana prossima.»
Mentre mi allontano, la sento sussurrare a Thad che deve seguirmi, ma lui non si muove di un passo e va bene così. In questo momento voglio solo tornarmene nel mio appartamento e cercare di capire cosa diavolo posso fare per migliorare la situazione.
Luna: Farrah vuole che tu venga qui. Dice che ha un gancio destro che deve assolutamente provare su di te.
Alec: È una proposta allettante, ma è meglio se resto a casa. Da solo. Non sono di buon umore.
Luna: Vuoi che venga io da te?
Alec: Darei qualsiasi cosa in questo momento per sentire il tuo corpo sopra il mio e infilare le mani sotto la tua maglietta, ma non sarebbe giusto. E poi forse dovresti dare un po’ di attenzioni alla tua amica, visto che si sta esercitando con il gancio destro. Credo che abbia bisogno di un po’ dell’amore di Luna Moon.
Luna: Farrah si è ampiamente goduta il tempo che ha potuto trascorrere da sola. Non dirle che te l’ho detto, ma ha ammesso che finalmente si è masturbata in santa pace.
Alec: LOL. Okay, mi sono appena sputato dell’acqua sulla maglietta.
Luna: Oh no, ora dovrai togliertela. Che peccato.
Alec: Non sei nemmeno qui per goderti lo spettacolo.
Luna: No, ma puoi inviarmi una foto *mani giunte in preghiera*
Alec: [foto] La mia ragazza chiede, la mia ragazza ottiene.
Luna: *sigh* Si vedono anche i capezzoli. Mi piacciono molto, sai? Non troppo piccoli e non troppo grandi, la misura perfetta per un uomo.
Alec: Grazie…
Luna: Ahahah. Non c’è di che. Ma sul serio, posso venire io da te, possiamo parlare…
Alec: Chissà perché immaginavo che me l’avresti detto.
Luna: Tenerti tutto dentro non ti aiuterà, Alec.
Alec: Lo so, Luna Moon. Dammi solo un po’ di tempo, okay? È tutto troppo vivo in questo momento. Tutta la merda del passato sta tornando a galla. Thad è… cazzo, è Thad, ma a un livello superiore. Ho solo bisogno di prendermi un attimo per respirare.
Luna: Lo capisco. Ma ci sono se hai bisogno di me.
Alec: Lo so. Usciamo insieme domani? Potremmo andare in un posto carino.
Luna: È un appuntamento?
Alec: Sì.
Luna: Potrei essere interessata.
Alec: Sarà meglio per te. Voglio proprio portarti fuori.
Luna: Be’, se vuoi PROPRIO portarmi fuori, credo di non avere scelta. A che ora?
Alec: Alle sette. Ti passo a prendere. Così prima Farrah può mostrarmi il suo gancio destro.
Luna: Gliel’ho appena detto. Si è alzata in piedi e ha iniziato a tirare pugni in aria. Lo prendo per un sì.
Alec: Perfetto. Ehi, non te l’ho ancora chiesto, cos’era quell’entusiasmo oggi sul set?
Luna: Te lo dico domani.
Alec: Okay. Buona serata, Luna Moon.
Luna: Anche a te.
Nota per me stesso: non ho più l’età per bere così tanto.
Sono passati due giorni dalla nottata a base di Jack Daniel’s e mi sento ancora da schifo.
So che in parte la colpa è da attribuire alla mia famiglia, ma il novanta percento va al whisky – perché cazzo, il mio corpo lo sta sentendo tutto.
Mi fanno male i muscoli.
Mi fa male la testa.
E se mi annuso, posso ancora sentire la puzza di alcol che mi è rimasta addosso, nonostante tutte le docce che ho fatto.
Prendo un respiro profondo e butto giù un altro sorso d’acqua. Cerco di focalizzarmi sul rapporto dell’investigatore privato sulla mia scrivania.
Concentrati, Baxter.
Le parole si sovrappongono le une alle altre, le T sembrano L e le M sembrano W.
Wow, è peggio di quanto mi aspettassi.
Mi abbandono contro lo schienale della sedia e il telefono dell’ufficio inizia a squillare.
«Pronto?»
«Alec, c’è Naomi che chiede di te.» È Anita, la nostra receptionist. «Hai tempo?»
«Sì, certo» rispondo sorpreso. «Falla entrare.»
Mi alzo dalla scrivania. Un altro sorso d’acqua. Per un attimo, prendo in considerazione l’idea di rimettermi la giacca, ma poi penso che quella donna sta per diventare mia cognata, quindi meglio evitare le formalità. Piuttosto, mi arrotolo le maniche della camicia e vado al minifrigo, per prendere una bottiglietta d’acqua anche per lei.
Proprio in quel momento, bussa alla porta ed entra.
«Ehi, Naomi» esclamo, un po’ in imbarazzo, visto come ci siamo lasciati ieri. «Come stai?»
«Bene.» Si chiude la porta alle spalle. «Mi dispiace presentarmi qui senza invito, ma ho pensato che fosse il modo migliore per parlarti. Senza Thad.»
Annuisco e le offro una sedia e l’acqua che ho appena preso dal frigo. Lei si accomoda e fa un sospiro, appoggiandosi allo schienale con una mano sulla pancia. «Per caso avresti qualcosa da mangiare? Ho dimenticato di portarmi dietro uno spuntino e questo bambino mi sta letteralmente prosciugando.»
Con una risata, mi dirigo verso lo sportello. «Che ne dici di un po’ di muesli Trail Mix?»
«C’è del cioccolato?»
«Cos’è il muesli senza il cioccolato?» commento prendendo tutto il necessario per una doppia porzione.
«Un noioso spuntino salutare.»
«Esatto.»
Apre il sacchetto e se lo rovescia direttamente in bocca.
«Potrei avere bisogno di una seconda dose» dice dopo aver masticato e ingoiato. «Ma prima finisco questa.»
«Ne ho quante ne vuoi.» Rido sedendomi di fronte a lei.
«Che impeccabile padrone di casa.»
«Non vorrei essere scortese, Naomi, ma cosa ci fai qui?»
«Sì, veniamo al sodo.» Beve un sorso d’acqua e accavalla le gambe. «Cos’è successo sabato? Eri assente. E poi ti sei presentato in ritardo la domenica. Non è da te.»
«È stato solo…»
«Non mentirmi. Forse non ci conosciamo bene come vorrei, ma spero almeno che mi riserverai la tua sincerità.»
Cazzo, è una tipa davvero tosta. Non riesco a immaginare come sia vivere con lei. Povero Thad. Non gliene lascerà passare una.
Ho due opzioni: posso mentire spudoratamente, dicendo che è tutta colpa del lavoro, o posso aprirmi con lei e sperare che questo mi aiuti ad avvicinarmi un po’ a mio fratello. L’opzione uno è la più facile, ma la due potrebbe alleviare almeno in parte quel groviglio di emozioni che sento nello stomaco.
Sospiro e mi appoggio le mani sulle ginocchia. «Sapevi che sabato ci era permesso invitare qualcuno sul set?»
«Sì, Helen si è portata dietro il marito. Un tipo completamente disinteressato allo show e con le orecchie pelose. Capisco perché lei è diventata una tale rompicoglioni.»
«Ah, quello era il marito?»
Naomi annuisce. «Oh sì, Barry, credo si chiami così. Helen mi ha fatto l’onore di presentarmelo mentre cercavo disperatamente di correre in bagno prima dell’inizio delle riprese. Ma non è di questo che stavamo parlando. Hai invitato qualcuno?»
«Sì.» Congiungo le mani. «Ho invitato mia madre.»
Naomi si sporge in avanti. «Hai invitato Meredith?»
Annuisco. «Sì. Io, ehm… l’ho chiamata all’inizio della settimana. Dire che era sorpresa di sentirmi è un eufemismo. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto se fosse venuta ad assistere alle riprese. Che volevo fare qualcosa per ricostruire il nostro rapporto. È stato un gesto enorme per me.»
«Wow, Alec. Non ne avevo idea.»
«Non ho detto niente a Thad perché non volevo alimentare false speranze. È già parecchio stressato e so quanto si sta impegnando per evitare che la nostra famiglia vada in pezzi. Volevo che fosse una sorpresa, ecco.» Mi gratto la nuca. «Ma lei non si è fatta vedere. Poco prima dell’inizio delle riprese mi sono nascosto in un angolo e l’ho chiamata.»
«E?» chiede Naomi, posando il sacchetto di muesli sulla scrivania.
«Ha detto che aveva avuto una notte difficile.» Scuoto la testa. «Sempre la stessa storia. Pensavo che, visto che questa volta ero io a tenderle la mano, magari avrebbe potuto rimettersi in sesto. Fare uno sforzo per noi. Ma a quanto pare mi sbagliavo. Ero… accidenti, ero così arrabbiato che non ci ho visto più.»
«Il che ha spinto Thad a pensare che non ti importasse più niente della gara» conclude Naomi.
«Sì.»
«Sapevo che c’era qualcosa che non andava. Sembrava davvero che stessi provando a cambiare, che volessi sistemare le cose.»
«Lo voglio ancora» dico. «Non ho intenzione di arrendermi, ma mi sembra impossibile uscire dal buco nero in cui sono sprofondato.»
«Non è impossibile.» Sorride. «Io sono dalla tua parte.»
«Vuoi dire che mi aiuterai?» chiedo, preso alla sprovvista.
«Certo. Che razza di cognata sarei altrimenti?»
«Non una buona cognata.» Rido.
«Esatto.» Si fa di nuovo seria. «Non conosco bene tua madre, ma so che è… un’egocentrica.» Sussulta. «Scusa, non volevo essere scortese.»
«Non sei stata scortese, hai detto solo la verità.»
«Ho avuto modo di conoscerla, ed è una persona… complicata. A dir poco. Ci ha dato buca così tante volte… semplicemente non si presentava. Fine. Ha persino chiesto a Thad di farsi prescrivere non so quali pillole e darle a lei.»
«Gesù» mormoro scuotendo la testa.
«Lui sa bene che tipo è, ma vuole lo stesso che faccia parte della sua vita. È una relazione tossica. Quella donna non fa che prendere, prendere e prendere, ma in realtà credo che il vero motivo per cui tuo fratello la sopporta è che non ha nessun altro.»
Mi si contorce lo stomaco.
Il senso di colpa mi divora. Sono io la ragione per cui nostra madre è la sua unica opzione. Lui crede davvero nella famiglia, ci ha sempre creduto, e sta cercando di tenersi stretto l’unico pezzetto che gli è rimasto.
«Voglio aiutarti a ricostruire il tuo rapporto con Thad – questo almeno gli consentirà di prendere le distanze da vostra madre. Sei stato assente, è vero, ma almeno quando sei con lui riesco a leggere l’amore nei tuoi occhi. Non posso dire lo stesso di Meredith. Tu ci tieni. Altrimenti non ci staresti aiutando con il matrimonio.»
«Sì, ci tengo.» La guardo negli occhi. «Ci tengo davvero.»
«Allora vediamo di trovare un modo di sistemare le cose, okay?» Annuisco e mi alzo. Lei fa lo stesso e la stringo in un abbraccio, per la prima volta.
«Grazie, Naomi, per essere venuta a cercarmi. Ne avevo davvero bisogno, cazzo.»
«L’avevo capito.» Mi fa una carezza sulla schiena e poi mi guarda negli occhi. «Non sono sicura che tua madre cambierà mai, né per te né per Thad. Ma presto io mi unirò a questa famiglia e giuro su Dio che tu e lui avrete un rapporto. Quindi, ehi, se ti serve un piccolo abbraccio materno o un bel calcio nel sedere, sono a disposizione. Capito?»
«Posso chiamarti mamma?»
Ride e si allontana, portandosi via entrambi i pacchetti di Trail Mix. «Fai pure, se vuoi far uscire di testa tuo fratello.» Fa una pausa. «Anzi, ti prego, provaci. Voglio proprio vedere la sua reazione.»
«Conta pure su di me.» Le faccio l’occhiolino e mi infilo le mani in tasca.
Lei si ferma sulla porta del mio ufficio. «Sei un brav’uomo, Alec. Forse un po’ perso, ma un brav’uomo. Ora capisco da chi ha preso Thad.» Infila una mano in borsa e tira fuori un quadratino plastificato. Me lo porge. «Per il futuro zio.»
Fisso la foto in bianco e nero – sembra soltanto un fagiolino.
«È…?»
Naomi annuisce. «Il bambino, sì. Tuo fratello voleva dartela sabato, ma ha cambiato idea dopo la vostra discussione. Ho pensato che potesse tirarti su il morale.»
«Eccome» dico con la gola che mi si stringe. «Significa molto per me. Grazie.»
Mi sorride con dolcezza. «Ci vediamo sabato, Alec.»
La mia gola si stringe ancora di più. Rimpiango parecchie delle decisioni che ho preso, ma sarò sempre orgoglioso dei momenti in cui sono riuscito a proteggere Thad e a fargli vivere quell’infanzia che io non ho mai vissuto. So che questo ha avuto un grande impatto su di lui, ed è probabilmente l’unico motivo per cui vuole ancora avere un rapporto con me. Sono felice che Naomi riesca a vedere il mio lato buono: il fratello gentile e premuroso che ero una volta.
La saluto con la mano. «A sabato.»
La porta si chiude e torno a sedermi alla scrivania, infilando la foto proprio sotto lo schermo del computer, in modo da poterla avere sempre sotto gli occhi.
Un brav’uomo.
Se qualcuno mi chiedesse se penso di essere un brav’uomo non sono certo che risponderei di sì.
Mi guadagno da vivere aiutando la gente a divorziare. Avevo le mie ragioni per scegliere questa professione, ma più ci penso, più mi rendo conto che ho passato tutti questi anni ad assistere altre donne in modo che non finissero come mia madre. Non volevo che ferissero e trascurassero i figli come faceva lei. Pensavo di volere giustizia, ma forse stavo solo cercando di cambiare la donna che mi ha partorito, proiettando i miei traumi d’infanzia sui miei clienti.
Gesù Cristo, è un casino. A dir poco.
Tutto questo non fa di me un brav’uomo; al massimo, il candidato perfetto per un lungo percorso di psicoterapia.
Faccio il giro della scrivania, prendo il telefono e chiamo Lucas.
«Come va, amico?»
«Ho bisogno di uno psicoterapeuta.»
Lui non scoppia a ridere. «Ho la persona giusta per te.»