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Chapter 22

CAPITOLO 21


CAPITOLO 21

Faith sentiva tutto il corpo teso, come se la sua pelle si stesse assottigliando troppo e fosse vicina alla rottura. Lei voleva irretirsi contro la bellezza del maschio di fronte a lei. Lui era una creatura sbalorditivamente sensuale, un invito per ognuno dei suoi sensi affamati. Il suo condizionamento l’avvertiva che troppe sensazioni dopo una vita di intorpidimento potevano causare il più brutale tipo di caduta mentale, ma lei non stava ascoltando.

Leccandosi le labbra con la lingua, pose una mano aperta sul suo petto. Un fremito scosse la sua possente figura. Sorpresa, alzò lo sguardo e trovò i suoi occhi chiusi. Lui non stava facendo nessuno sforzo per nascondere il suo piacere per le sue carezze e la sua risoluta rinuncia le dava la fiducia che le mancava a quel punto.

Rimuovendo la sua mano, lei ignorò il basso ruggito che uscì dalla sua gola e pose le sue mani sui bottoni della sua T-shirt. Il ruggito si fermò. L’intensa concentrazione di lui era un contatto fisico mentre lei sollevava il soffice materiale sopra la testa e lo gettò sul pavimento. Il suo reggiseno poteva essere di un pratico cotone bianco, ma lo sguardo negli occhi di Vaughn la faceva sentire come se stesse indossando un qualcosa progettato per portare un maschio il più squisito piacere.

Lui tirò i legacci senza preavviso.

– Voglio un assaggio. Vieni qui. –

Domandandosi il suo significato, lei si piegò, le sue labbra spazzolarono quelle di lui appena parlarono. Fu deliberato da parte di Faith, le piaceva baciare Vaughn.

– Che cosa vuoi assaggiare? –

Lui catturò il labbro inferiore di lei tra i suoi denti in un morso giocoso e lei rabbrividì.

– Il tuo bel seno. –

– Sto ancora indossando il mio reggiseno. –

– Toglilo. – Era una richiesta.

La reazione di Faith al suo tentativo di esercitare una posizione dominante a letto lo sorprese. Non c’era paura e c’era più di un brivido di piacere sessuale, un drammatico contrasto con la sua riposta negativa ai suoi tentativi di dominarla in altre situazioni.

Era un’interessante dicotomia e se lei avesse pensato con la disciplina cerebrale della sua razza, avrebbe potuto esplorarlo ulteriormente. Ma il fatto era che lei stava pensando con il suo corpo. E ce la stava facendo. Più che facendo. Lei stava godendo. La maggior parte del suo condizionamento stava fallendo molto più di quanto aveva stimato inizialmente. Non se ne preoccupava.

Rimettendosi seduta, si allungò dietro le sue spalle per slacciare il reggiseno e farlo scivolare lungo le sue braccia e le sue dita. Il sapere che Vaughn non poteva toccarla, non poteva spingerla, le diede coraggio, ma aumentò anche il suo calore. C’era qualcosa di altamente erotico in quello che stavano facendo e Faith sapeva che aveva a che fare con la fiducia e con intimi segreti. Vaughn non si sarebbe mai fatto legare da qualcun altro come aveva fatto lei.

Lui ringhiò di nuovo e questa volta lei poteva sentirne la differenza. Il profondo brontolio non era una minaccia ma una richiesta. Dando un colpetto al reggiseno che aveva tolto, si mise a cavalcioni su di lui, confusamente consapevole della pulsante lunghezza della sua erezione. Se lei fosse scivolata indietro nuda di un paio di centimetri, avrebbe potuto sfregarsi su di lui con la calda, gonfia carne tra le sue gambe.

Misericordia.

La tentazione era intensa ma lei rimase abbastanza razionale da sapere che non poteva sovraccaricare i suoi sensi così velocemente. Non aveva raggiunto i suoi limiti. Era semplicemente una questione di velocità.

Lasciò scendere i capelli attorno a loro, ma tenne il seno fuori dal raggio d’azione della bocca di Vaughn. Non aveva idea del perché lo stesse stuzzicando in quel modo, non aveva nemmeno saputo di esserne capace, ma era certa di stargli dando piacere. Il suo giaguaro poteva esigere, ma la mancanza di una pronta sottomissione alle sue richiesta non lo faceva infuriare. Aumentava solo le sensazioni.

Senza che le importasse come lo sapeva, usò le dita per tracciare la sua bocca e quando lui minacciò di mordere, cedette, infilando quel dito vagabondo nella sua bocca. Lui lo succhiò con tanta forza che poteva sentirlo fino alla stomaco.

La sensazione era ricca, eccitante, ed aveva un effetto inaspettato.

– Il seno mi fa male. – Un lamento così privato.

Lui le premise di ritirare il dito.

– Vieni qui. –

Più che desiderosa di obbedirgli questa volta, guardò la sua bocca chiudersi sul suo capezzolo. La sua mente si svuotò nell’istante del contatto e poi ripartì con un’ondata stupita di desiderio. Artigliò le lenzuola dietro le spalle di Vaughn, ma non si spostò. perché era disperata per altro: la sua dipendenza da Vaughn cresceva con velocità allarmante.

Un grido le si strozzò in gola mentre lui spostava la sua attenzione sul capezzolo trascurato. Quando lo tirò con denti attenti, lei si chino più vicina, i suoi capelli un rosso cupo che focalizzava l’intimità ad un punto cruciale. Argento le attraversò la mente. La sanità si ruppe a pezzi. Non le importava.

Spostando la propria concentrazione, Vaughn lasciò andare il suo capezzolo per raschiare con i suoi denti la parte inferiore vulnerabile del petto di lei. Il cuore di Faith sembrò smettere di battere.

Emettendo un grido incoerente, lei saltò giù dal suo corpo con un movimento irregolare. Lei avrebbe potuto continuare se il ruggito di Vaughn non avesse diviso in due la morbida oscurità. Il suo intero corpo si raggelò. In quel momento realizzò che i suoi jeans stavano sfregando sulla cima della sua erezione. Vaughn tirò di scatto le corde, le vene delle sue braccia e spalle pompavano sangue. E lei divenne consapevole del fatto che lui poteva spezzare le corde con la sua sola forza.

Ma non c’era nessun pericolo, non ancora. Con il cuore che non aveva ancora ripreso a battere con il ritmo giusto, lei scivolò più in basso, liberando la calda, forte lunghezza della sua erezione. Lui non prestò attenzione a questo.

– Continua. – Fu un ordine secco con una voce rivestita con la densa sessualità animale del changeling che lui era.

Scuotendo la testa, lei usò la mano per accarezzarlo come aveva fatto al cottage. Il corpo di lui si alzò verso l’alto, potenti muscoli e pelle luccicante.

– Tu sei così caldo, – sussurrò lei, il respiro divenne affannoso, – cosi setoso. – Lei adorava toccarlo.

Lui ringhiò ed era molto vicino al limite.

– Basta. –

– No. – Lei non aveva intenzione di lasciarlo andare fino a quando non avesse finito: se il dolore condizionato l’avesse danneggiata, questa possibilità poteva non tornare di nuovo. E c’erano molte cose che lei voleva fare a quel magnifico maschio alla sua mercè.

– Sarebbe meglio se ti togliessi i jeans. –

Lei sbatté le palpebre, sorpresa di vedere di aver cambiato posizione tanto da poter sfregare il dolore tra le sue gambe contro una sua coscia muscolosa. La sua mano si strinse su di lui.

Il respiro di Vaughn sibilò fuori.

– Togliteli, – ordinò. – Togliti quei dannati jeans. –

– Ma per farlo dovrei fermarmi, – mormorò lei.

Gli occhi di Vaughn diventavano sempre più da felino, se questo era possibile.

– Immagina quanto sarebbe bello. –

Immagini esplicite si precipitarono nella sua mente, scene di lei nuda e selvaggia su di lui mentre lei premeva il suo umido calore in lenti cerchi contro la sua gamba. Le immagini erano cosi ricche di dettagli, cosi sensuali, che lei poteva quasi sentire l’odore del suo bisogno. Poi realizzò che l’odore di muschio era reale. Era il suo. E sembrava che stesse spingendo Vaughn al limite.

Le narici di lui arsero.

– Ti toglierai quei jeans, anche se dovessi toglierteli io. – Gli artigli uscirono attraverso la sua pelle ma lui non tentò di rompere i legacci.

Qualcosa ancora sano in lei le disse che questo era pericoloso, che troppo contatto pelle contro pelle poteva scatenare un catastrofico contraccolpo mentale, ma lei non era dell’umore per ascoltare. Se lei avesse smesso di pensare, allora avrebbe avuto Vaughn, nessuno dei due consapevole di quell’unico enorme rischio di cui avevano dimenticato di parlare.

– Fallo! –

Liberando la setosa calda carne dalla sua stretta, lei si alzò in piedi su di lui e si tolse i jeans e le mutandine. Lei colse l’espressione di Vaughn appena gettò i vestiti da parte: lui era un puro maschio affamato, un giaguaro molto affamato. I suoi occhi si soffermarono sul petto di lei prima di ridursi a riccioli all’apice delle sue gambe. E lei sapeva.

Lui voleva divorarla.

Ma era lei al comando di questo intimo gioco e lo voleva per prima. Ritornando seduta sulle sue ginocchia, lei strinse a pugno la sua mano intorno alla sua erezione di nuovo. Il suo intero corpo divenne solido muscolo mentre lui aspettava di vedere cosa avesse fatto lei. Lei non era sicura di se stessa. Così tanto contatto, così tante sensazioni, così tanto desiderio avevano frantumato la sua mente che lei non era più sicura di nulla.

– Ma tu sei la mia persona con cui giocare. – Era una testarda, possessiva dichiarazione.

Il denso calore di lui pulsava nella sua mano mentre un ruggito uscì dalla sua gola. Lei era affascinata dalla sua furia selvaggia, sopraffatta dalla ferocia che rispondeva in lei, ferocia che era stata trattenuta per un intera vita ed adesso voleva fuoriuscire libera.

Lei fece scorrere le sue unghie sul petto di lui. Forte.

Le mani di lui strattonarono i legacci e gli occhi che sembravano guardare dietro di lei erano più che selvaggi.

– Di più. –

Inondata con le immagini non censurate di quello che lui voleva, lei inclinò la testa fino al suo collo e morse la pelle sul suo pulsare. Questa volta fu gentile, provocando, prendendo, assaggiando. Il corpo di lui si alzava e lei premeva verso il basso. Calore scioccante, puro piacere. Lamentandosi, lei strofinò la sua umida necessità contro di lui al punto che furono entrambi così fuori controllo, che il pensare era una cosa fatta in un'altra vita.

Nessuno dei due parlava mentre lei si mise seduta ed usò la sua mano per guidarlo dentro di lei. Lui era spesso. Sarebbe dovuta andare piano, ma si era spinta ben oltre quello che doveva. Il pungente dolore di un improvviso strappo acuto dentro di lei non la distrasse dall’oscurità della passione. Era troppo tardi per questo. Lei era stata conquistata dal più primitivo nucleo di se stessa.

Mentre la sua mente provocava cascate intono a lei, iniziò a cavalcarlo. Lui spingeva e sbatteva dentro di lei nonostante i suoi legami, mentre lei scivolava in basso verso il suo quasi doloroso spessore. Urlando, lo fece di nuovo. E ancora. E ancora.

Fino a che l’elettricità fu tutto ciò che lei era e la sua mente cessò di esistere.

Faith era circondata dal fuoco. Ruvida eppure morbida, la composizione contrastante la stuzzicò ad aprire gli occhi. La pelle splendente giaceva sotto la sua guancia e le sue dita stavano accarezzando i peli giallo-oro del petto come se accarezzassero un enorme felino. L’ultima parola aprì il mare delle celle della memoria e lei si svegliò con il cuore in gola.

– Shh. – Una delle mani di Vaughn accarezzava la sua spina dorsale mentre l’ altra allontanò i capelli umidi dalla sua fronte

– Ti sei liberato. – I legacci erano a brandelli sulla testata.

– Hmm. – Si mosse in modo che lei fosse metà sotto di lui e potesse baciare la linea del suo collo.

– Sono sopravvissuta. – Lei stava ricordando quell’esplosione nella sua mente, quando tutto ciò che era e che sarebbe mai stata sembrava essere annientato.

I suoi denti graffiarono la pelle di lei e lei rabbrividì. L’ elettricità danzava nel suo flusso sanguigno, le terminazioni nervose già sensibilizzate all’estremo.

– Hai un buon sapore, Rossa. –

Il corpo di lei era libero, le sue membra pesanti e sazie.

– Vaughn. Io ho sentito troppo. – Malgrado tutto lei era ancora li, ancora funzionante. Verificò i suoi scudi. Con sua sorpresa, quelli contro la PsyNet si erano mantenuti saldi, come se fossero ancorati ad una fonte al di fuori della sua mente sovraccarica. Impossibile.

Tutti gli altri scudi erano in frantumi.

Lei strinse le dita, solo allora realizzò che le aveva affondata nei capelli di Vaughn.

– I miei scudi. –

– Mmm. – Lui stava leccando il cuore, veloci buffetti che davano uno strattone a qualcosa in basso in lei, qualcosa di ricco, oscuro ed affamato. Così affamato.

– Quelli che mi aiutavano a resistere al mondo, sono spariti. – Esauriti.

– Ricostruiscili. Più tardi. – Muovendosi lungo il corpo di lei, fece scorrere i suoi denti sulle più alte appendici del suo seno.

Inghiottendo, lei tentò di pensare. Lei era al sicuro contro altri Psy. Non c’era nessuno al di fuori di Vaughn. E lui era già ovunque dentro di lei, andato così in profondità che non era sicura che sarebbe mai stata capace di spingerlo fuori, o che l’ avrebbe mai voluto. Una grande mano accarezzava il suo fianco ed indugiava nell'incavo dove la vita diventava fianco.

Lei si ritrovò a trattenere il respiro nell'anticipazione, la sua mente svuotata dai pensieri degli scudi e protezioni. Lei che era una novizia delle emozioni, era catturata negli artigli di quelle più potenti, così profondamente che evitò di controllare i canali delle visioni per verificare i danni.

Vaughn strofinò il viso tra i suoi seni e scese fino al suo stomaco teso, baciando ogni millimetro della sua pelle esposta fino a che raggiunse i riccioli all’apice delle sue cosce. Chiudendo una mano su una gamba di lei, depositò un bacio su quei riccioli. La schiena di lei si arcuò.

– Non ancora. –

Lui alla fine guardò in alto. Quegli occhi da felino erano sazi, dorati e compiaciuti.

– Perché? – Non era una domanda, ma assomigliava di più alle fusa come non aveva mai sentito in un suono umano.

– Ho bisogno di calmarmi un po'. – Lei strattonò i suoi capelli e con sua sorpresa, lui si avvicinò senza discussioni, segnando con baci la strada per risalire il suo corpo. Un corpo che era stato ben usato e già era dolorante per avere di più. Era la sua mente che non era pronta.

Quando lui si appoggiò sopra di lei ancora di più, lei fece scorrere la sua mano sulla mascella di lui e si ritrovò incapace di fermare lo strofinio alla sua gola, baciandolo sul suo cuore.

– Perché non riesco a smettere di toccarti? Io dovrei aver rotto il condizionamento, ma sono ancora una Psy. – Ancora parte di una razza dove il tocco era raro e freddo. – Non dovrei essere così bisognosa di contatto. –

– Sei affamata. – Lui fece scorrere la mano fino a chiuderla sul suo seno in un gesto che gridava possessività. – Sei stata affamata per decenni. –

– Ma… – Lei leccò il sale dalla pelle delle spalle di Vaughn e curvò una gamba sulla sua vita.

– Lo scudo che ti tratteneva è bruciato. –

Come faceva a saperlo? Non che le importasse.

– Questo significa che sono impazzita? – Proprio in questo momento, non si doveva preoccupare.

– No. Significa che sei libera. –

– Mmm. – Alzandosi usando le spalle di lui, lei tirò la testa di lui verso il basso in un bacio che fu così lussurioso, che lei si fuse. Lui era tutto lento calore e seduzione contro la sua bocca mentre la sua mano gentilmente massaggiava il suo seno.

Quando il suo pollice sfregò il suo capezzolo, lei si lamentò nel bacio, ma questa volta non era l’elettricità che tremolava nel suo sangue ma una più fitta, più ricca vena di fuoco. Si sparse con languida calma e lei fu colma di essa prima ancora che lei potesse pensare di combattere. Piacevolmente travolta, avvolse le sue braccia intorno a lui e curvò l’altra gamba sulla sua schiena.

Quando lui scivolò di nuovo dentro di lei, sembrava perfetto. Lui si muoveva con un lento, sensuale ritmo, un predatore appagato che dava alla sua donna tutto ciò che lei voleva. La mano sul suo seno scivolò lungo il suo corpo per chiudersi a coppa sulle sue natiche e reggerla in un minuscolo angolo, ma quello gli permise di toccare cose in lei che trasformò il lento fiume di lava in un bollente inferno. Ma ancora non la sopraffaceva.

Lei cavalcava le ondate di piacere che la lambivano come lui cavalcava lei, le sue labbra sulla sua bocca, la sua lingua danzava con la sua. E quando lui finalmente la spinse oltre, lei non crollò. Invece, l’intenso fuoco dentro di lei si trasformò in una luccicante massa di sensazioni. Ricco, lussureggiante e che prometteva assuefazione, la prese sotto e lei sorrise.

Faith permise allo spruzzo della cascata che era la doccia di Vaughn di lavarla, a stento capace di stare in piedi. Non che dovesse. Un certo changeling era più che pronto ad aiutarla.

Lui le morse la testa.

– Smettila di pensare. –

– Troppo tardi. – Lei si girò nelle sue braccia ed avvolse le proprie intorno al suo busto. Lui era cosi bello, cosi deliziosamente maschio che continuava a sorprenderla. La sua riservatezza che lo preoccupava era vicino allo zero. Ma nonostante la sua mancanza di controllo sugli impulsi, la sua mente rimaneva sana.

– Penso che siamo abbastanza puliti. – Le sue mani erano grandi e calde sulla sua pelle.

– Andiamo. –

Lo seguì sulla piattaforma di essiccazione e gli premise di asciugarla con un’enorme e soffice asciugamano.

– Lenzuola di seta e asciugamani di spugna, – disse lei con un sospiro, inconsueti per certi piaceri edonistici.

– Ti piace il comfort. –

– Sono un felino, le cose soffici e setose mi fanno fare le fusa. – Lui morse la pelle vulnerabile della sua gamba e sorrise al suo fremito. – Qualche volta, tuttavia, mi fanno venir voglia di mordere. – Alzandosi dalla sua posizione inginocchiata per infilare l’asciugamano intorno al corpo di lei, lui colse il suo arrugginito tentativo di sorridere.

– Che c’è? – Un sopracciglio si alzò.

Lei scosse la testa.

– Tu sei un micione –

Nulla poteva averla preparata al rossore che colorò le sue guance. Afferrando l’asciugamano, lui iniziò ad asciugarsi, ma il corposo sorriso che attraversò il suo viso era così splendido e raro che lei lo fissò.

– Beh, si, hai succhiato tutte la cattiveria fuori da me. –

Si ritrovò con il sorriso che cresceva sempre più, un'azione sconosciuta che all'improvviso era naturale.

– Per quanto durerà questa trasformazione? –

– Fino a quando avrò di nuovo fame di te. – Lui si avvolse l’ asciugamano intorno ai fianchi. – Che potrebbe essere a partire da subito. –

Il suo bacio sensualmente lento fu il benvenuto.

– Sei insaziabile. –

– Solo per te. – Lui diede un colpetto al suo naso ed il gesto era così ridicolo, così tenero, così incredibilmente straziante.

– Perché non sorridi di più? – A lei piaceva il suo sorriso, le piaceva vedere tale semplice felicità sul suo volto.

– Non ho mai avuto molto per cui sorridere. –

Fissando quel sorriso, Faith rinunciò al suo ultimo vago sogno di ritornare in qualche modo al solo mondo che lei aveva mai conosciuto.

– Non tornerò mai indietro. –

Il sorriso svanì e qualcosa di più oscuro sussurrò nei suoi occhi, qualcosa di selvaggio e selvaggiamente possessivo.

– Bene. Perché io non pensavo di lasciarti andare. –

Lei rise ed era la prima volta nella sua vita che non aveva avuto paura. Il Silenzio l’aveva intorpidita, ma quello che alla fine lei capì era che quello era un intorpidimento causato dalla paura. La sua razza aveva così paura dei propri talenti, delle loro menti uniche, che avevano danneggiato loro stessi. Ma lei non era più in schiavitù.

Gettando le sue braccia intorno al collo di Vaughn, lei gli permise di sollevarla e farla girare in un cerchio. Dovevano parlare della sua caparbietà, della sua preferenza di fare a modo suo, ma non ora. Non in questo momento perfetto.

Forse la sua ritrovata felicità era perché stava sbagliando, perché stava dimenticando che c’erano cose che la cacciavano che non vivevano sulla PsyNet, cose che avevano un accesso diretto alla sua mente. Lei si addormentò tra le braccia di Vaughn, ma al risveglio si ritrovò tra le grinfie della maligna oscurità. Lei sapeva che doveva muoversi, doveva avvertire Vaughn, e lui probabilmente sarebbe stato capace di allontanarla da essa.

Ma con il fuoco del petto di Vaughn che pressava sulla sua schiena, lei sapeva dove lei era, quando lei era. I sui scudi contro le visioni potevano essere bruciati, ma le sue emozioni erano interamente risvegliate. E nonostante quei muscoli densi di emozione erano poco familiari, lei era sicura che poteva usarli se ne avesse avuto bisogno, loro erano una parte naturale di lei come il Silenzio era stato una parte innaturale. Poteva essere difficile, ma non impossibile sfuggire a quella visione.

Presa la decisione, lasciò che la visione la travolgesse in un’ondata ebano di malevolenza, la lasciò girarle intorno, si lasciò mostrare.

Vaughn sapeva che Faith stava avendo una visione. Sotto le palpebre chiuse, poteva vedere i suoi occhi che tremolavano in movimenti rapidi che non erano quelli di un sonno profondo. Adesso anche il suo odore era cambiato.

C’era qualcosa di non completamente giusto in quell'odore, un macabro miasma che lo faceva sembrare come se lei fosse stata infettata da qualcosa di orribile. La bestia si infuriò per strapparla falle grinfie della visione, ma Vaughn si sforzò di pensare. Forse Faith non voleva fermarla, lui aveva pensato che lei doveva essere stata sveglia e consapevole quando era iniziata. Capace di fare una scelta.

Lui non aveva mai voluto soffocare il suo dono come aveva fatto il Silenzio, ma combattere la bestia era difficile, specialmente quando l’uomo aveva gli stessi istinti protettivi. Il desiderio irrefrenabile di scuoterla per svegliarla si intensificò quando intravide i bordi indugianti di un’oscurità fisica su di lei. Non poteva entrare, ma girava in circolo come un avvoltoio che aspettava solo un punto vulnerabile.

Ruggendo basso nella sua gola, lui mantenne Faith più vicina. Ma ironia della sorte, anche ciò che vide lo calmò: l'oscurità non aveva pienamente fatto presa su Faith, il che significava che lei poteva uscirne da sola. Se avesse preso la decisione per lei, poteva rubarle una possibilità di vendicare la morte della sorella. Ed il desiderio di vendetta era qualcosa che capivano entrambi le parti in lui.

– Sono qui, – le sussurrò nell’orecchio. Poi si sistemò per mantenere la vista su di lei e tenere indietro l’oscurità. Non importava che un fenomeno psichico poteva non avere una forma fisica. Lui sapeva che essa esisteva, l’aveva vista. E non le avrebbe permesso di toccare Faith.

Anche nella profondità della visione, Faith era consapevole che Vaughn era accanto a lei, un muro di puro fuoco tra lei e la brutta minaccia che attendeva. Quello era abbastanza inusuale da poter spezzare la sua concentrazione se non avesse già preso la decisione di completare questa cosa. L’oscurità non doveva mai più rubare una vita.

Anche se doveva essere Faith a farlo smettere.

La visione iniziò a cambiare dal confuso miscuglio di emozioni che si era prima aggirato attorno a lei, il sipario dell’oscurità si aprì ancora una volta per mostrarle il volto della donna che lui intendeva uccidere. La scena era chiara, parte del inseguimento, non dell’assasinio, che le permisero di concentrarsi sui dettagli che potevano identificare l’obbiettivo piuttosto che combattere le proprie risposte alla paura. Dal momento che la visione svanì, lei pensò che aveva ciò di cui aveva bisogno. Lei stava quasi per uscirne quando sentì uno strattone che segnalava che stava per arrivare dell'altro.

Tranquillizzata dalla mancanza di brutalità nelle scene precedenti, lasciò che la fase successiva la travolgesse.

Il sangue gocciolava da pareti verde pallido, imbeveva il tappeto leggermente più scuro, schizzava sulla console delle comunicazioni. Un ossario che lei poteva odorare, cenni di putrida morte nascosta nell’acciaio contaminato dal sangue. Ribellandosi, lei non poteva fare nulla mentre lui si allontanava nella stanza, mettendo i piedi nel liquido rosso scuro che doveva scorrere una volta nelle vene di un essere vivente. Il sangue nel bagno non doveva aver nulla in cui confondersi. I suoi piedi ci finirono con uno schizzo.

La sua mente fremeva per il sovraccarico. Il massacro, l’odore, gli sporadici lampi di retrovisione che le faceva sentire urla di un tale terrore che le sue ossa rabbrividirono, aveva distrutto tutto in lei con la forza di un camion che andava a cento miglia l’ora. Questo quando lei realizzò che non era sopravvissuta al calore sessuale con Vaughn.

La caduta precedente aveva frantumato la sua mente a livelli più profondi. Lei non aveva nessuna abilità per resistere alla furia di questa visione di un bagno di sangue. Lei si sentì cadere di nuovo ma questa volte, non era nulla al quale potesse sopravvivere, la spirale di Cassandra. Un grido silenzioso strappò la libertà dalla sua psiche. La spirale di Cassandra era il peggior grado di caduta, trasformando le vittime in muti vegetali senza ragione o intelligenza.

Nessuno sopravviveva senza il rapido intervento di un M-Psy.

Ma non c’erano M-Psy qui e lei stava annegando, affondando così velocemente che presto non sarebbe più stata in grado di respirare. Il sangue stava strisciando sul suo corpo, ricoprendo i suoi piedi, le sue gambe…