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Chapter 21

CAPITOLO 20


CAPITOLO 20

Faith era molto, molto contenta di stare camminando un passo dietro Anthony, perché in quel momento non avrebbe potuto nascondere il suo terrore.

– Pazzi? –

– Per quanto nessuno è capace di determinarlo, i suoi obbiettivi hanno iniziato a manifestare un forte comportamento errato circa due giorni dopo l’ infezione. Dopo il quinto giorno, non sono più sani di mente in ogni senso, anche se le attuali diagnosi psichiche variano da persona a persona. –

Lei respinse il panico ed il terrore e tentò di darsi una parvenza di calma.

– Questo rende la decisione considerevolmente più facile, io non desidero diventare pazza prima del tempo. Forse tu potresti informare il Consiglio come capo della famiglia. Potrebbe risultare malsano per me avventurarmi nella PsyNet. Almeno fino a quando Krychek non saprà che mi sono ritirata dalla gara. –

– Lo farò ritornando in città. –

Si voltarono per tornare indietro.

– Grazie. – Faith soffriva anche per la più piccola indicazione di attenzione, qualcosa che Anthony non sarebbe mai stato capace di darle. Ma era suo padre. Come poteva non affannarsi per avere, se non altro, la sua approvazione?

– Faith. –

– Si, Padre? –

– Sta attenta. Krychek può tentare di arrivare a te in qualche altro modo. Non fidarti di nessuno fino a che non mi sono assicurato che lui sappia che hai abbandonato la gara. –

Siccome non si era mai fidata di nessuno che fosse connesso alla Rete, quello non sarebbe stato un problema.

– Cosa accadrà se decide di eliminarmi comunque? Potrei diventare un rivale in futuro. –

– Ho pensato ad un modo per contrastare questa possibilità. Renderò noto che sei stata messa al sicuro a causa di aberranti modelli mentali. –

Una gabbia. Suo padre aveva intenzione di rinchiuderla in una gabbia. Faith disse a sé stessa di non preoccuparsi ma lo fece. E la ferì.

– Per quanto tempo dovrò mantenere questa finzione? Presumo che ciò significa che devo stare lontano dalla PsyNet? –

– Suggerirei un anno. Kryched deve dimenticare che tu sia mai stata una minaccia. –

Un anno tagliata fuori dall’unica libertà che avesse mai conosciuto.

– Non è eccessivo? – Non importava cos’altro lui avrebbe fatto, lei avrebbe sempre creduto che Anthony stava tentando di mantenerla al sicuro. Ma questo… questo era un tentativo di metterla in catene e mascherarlo come protezione.

– Riguarda la tua vita. Un anno non è molto nello schema superiore delle cose. –

Un anno era tutto se tu avevi decadi di pazzia ad aspettarti. Tuttavia se lei lasciava la PsyNet, forse Vaughn poteva in qualche modo riparare i pezzi rotti della sua mente. Anche se pensava questo, lei lo sapeva che era un sogno impossibile. Ma non importava, avrebbe avuto molti più anni di sanità rispetto a quelli che avrebbe avuto rinchiusa, una reclusione che sospettava non sarebbe mai terminata, trovando motivi per mantenerla isolata a comportarsi come la macchina in cui l’avevano quasi trasformata.

– Lo accetterò per tre mesi. Riconsidereremo la situazione dopo. –

Non poteva cedere, non quando il suo recente comportamento faceva che Anthony si aspettasse di più da lei.

– Sono d'accordo. Stai lontano dalla Rete. –

– Si. – In un giorno, forse anche in meno di un paio di ore, lei se ne sarebbe andata per sempre dalla PsyNet. E se Vaughn non la prendeva nella caduta, sarebbe sparita anche da questo mondo. Si chiedeva se il suo giaguaro era cosciente dell'estrema fiducia che aveva in lui.

– Arrivederci, Faith. –

– Arrivederci, Padre. –

Faith si sforzò di rientrare in casa, sebbene fosse mezza spaventata che non le fosse più permesso uscire di nuovo. La porta si chiuse dietro di lei con un morbido click che sembrò rumoroso quanto un colpo di pistola. Facendo un profondo respiro, lei spinse il suo iniziale panico in un minuscolo cassetto della sua psiche e si avvicinò alla console delle comunicazioni.

Xi Yun rispose alla sua chiamata in pochi secondi.

– Che cosa posso fare per te, Faith? –

– Potresti mandarmi qualcuno dei più recenti rapporti dei miei processi mentali durante le visioni? Mi piacerebbe compararli con le scansioni correnti. – Non adesso, ma un giorno.

– Quanto lontano ti piacerebbe andare? –

Fece una pausa. L’organizer poteva contenere un massiccio ammontare di dati, ma comunque non poteva copiare quelli di ventiquattro anni.

– Dal mio sedicesimo compleanno – L’età in cui le sue abilità erano diventate apparentemente stabili.

– Questo è il periodo che ti avrei raccomandato, – disse Xi Yun. – Prima di allora, continuavi a sbagliare qualcosa. –

I sedici anni erano la fine non ufficiale del condizionamento, i due anni successivi fino ai diciotto anni una salvaguardia contro eventuali “errori” . Il Silenzio l’aveva aiutata a controllare le sue previsioni, o aveva arrestato la crescita della sua mente fino a quando non aveva prodotto modelli ritenuti accettabili anziché errati? La sua memoria ricordava qualcosa di diverso.

– Come sta procedendo Juniper? –

– Bene per un bambina di otto anni. Le sue abilità sono di poco minori delle tue quando avevi quell’età, ma paragonata agli altri della sua stessa età, sta procedendo con il Protocollo ad una velocità considerevole. –

Significava che la giovane veggente di Gradiente 8.2 stava diventando una macchina più in fretta degli altri.

– Potrei vedere anche i suoi ricordi? Sto pensando di farle qualche allenamento. – Una cosa perfettamente legittima per un cardinale da fare per un membro più giovane della famiglia.

Tale aiuto era specialmente importante nel campo ristretto dei veggenti ed anche per questa rinuncia di sentiva in colpa. Ma aveva tutta l’intenzione di tentare di trovare un modo per aiutare Juniper e gli altri come lei dall’esterno.

– Quando puoi farmi avere tutto? – Erano passate da poco le quattro.

– Entro un’ora. –

tempo più che sufficiente per scaricare i files prima che Vaughn la braccasse.

Vaughn si avvicinò al recinto che circondava il complesso di Faith ore più tardi di quanto aveva programmato. Era arrivato a metà strada da lei quando un allarme attraversò il Web, Sascha che mandava emozioni a Dorian. Cambiando direzione, lui aveva risposto, consapevole che gli altri era tutti collegati. Poiché non poteva sentire le parole attraverso il Web, era dovuto andare alla casa più vicina di un compagno di branco e chiamare per la posizione, un altro piccolo ritardo.

Quando arrivò al sito, fu per trovare Dorian immerso fino al collo tra giovani incavolati. La sentinella doveva averli sotto controllo, ma era chiaro che aveva dovuto sbattere qualche testa per farlo. Kit stava perdendo sangue da un labbro spaccato e Clay sembrava avere una mascella rotta. Molti degli altri erano pieni di lividi e tutti tranne Dorian erano nudi, un sicuro indicatore che loro si erano trasformati in leopardi.

– Cos’è successo? – Chiese lui, cambiando da giaguaro ad uomo.

Dorian si passò una mano tra i capelli. – Kit qui aveva deciso di flirtare con Nicki e Cory pensava di averne l’esclusiva. –

– Tutto questo per una ragazza? – Vaughn non riusciva a crederci, non con il modo in cui le femmine giovani erano conosciute per mettere la loro libertà al di sopra di tutto e tutti.

– Quello che succede è che queste due capetoste hanno usato la scusa per lanciarsi addosso il loro “branco” per vedere chi era più alfa. – Dorian afferrò l’occhiata di Vaughn. Entrambi sapevano che era Kit che aveva l’odore di un futuro alfa. Il ragazzino era già più veloce, più duro nel ferire, e più aggressivo degli altri. Ma fino a quando non avesse provato il suo status di Alfa, lui era semplicemente un altro giovane.

– Kit. – Vaughn lo tirò per la collottola. – Che diavolo è questa storia del tuo branco? –

Il ragazzo si tolse il sangue dal labbro con il dorso della mano. – E’ solo un gruppo di amici.–

Vaughn non parlò, non spostò lo sguardo.

Il ragazzino scrollò le spalle, ma la rabbia rimase nei suoi occhi. Questo era il perché i giovani alfa avevano bisogno di una guida attenta, e se loro superavano il limite, una ferrea disciplina. Potevano diventare cattivi molto facilmente.

– Se è cosi allora noi formiamo un branco? – Le sue mani si strinsero a pugno. – Non significa niente. –

– Cory? – Vaughn fissò il ragazzino allampanato che si appoggiava ad un albero.

– Pensi la stessa cosa? –

Il ragazzo sputò sangue. – Si. –

Dorian schiaffeggiò un altro paio di loro che tentarono di alzarsi con una rinnovata rabbia. – Maledizione state seduti o giuro che rompo le mascelle a tutti. –

Nessuno protestò. Dorian poteva essere latente, ma era anche una sentinella, poteva spezzare in due quei ragazzi senza pensarci.

Vaughn riportò la sua attenzione su Kit. Non importava quello che Cory pensava, era Kit che i giovani rispettavano. – Se tu sei l’Alfa per tuo branco, non ti importerà se ti sfido per il comando. –

Un po’ di arroganza filtrò negli occhi di Kit.

– Cosa? –

– Tu vuoi comandare il tuo branco? Bene. Ma se tu sei l’Alfa di un altro branco, devi rinunciare ai tuoi diritti per far parte del DarkRiver. – Duro ma vero. – Noi non abbiamo trattato con te, il che significa che stai violando la Legge. Io ho il diritto di ucciderti per la trasgressione. –

Kit si asciugò un altro rivolo di sangue.

– Noi non vogliamo separarci dal DarkRiver. – Stava iniziando a sembrare un po’ verde in faccia.

– C’e' solo un Branco. E nessuno di voi è l’alfa. – Vaughn si assicurò di incontrare gli occhi di tutti i giovani nella radura. Molte teste si abbassarono. – Se e quando tu potrai sfidare Lucas per il titolo, io ti rispetterò. Fino ad allora, voi siete un gruppo di lamentosi marmocchi che hanno rovinato la griglia difensiva distogliendo due sentinelle dalle loro occupazioni. –

L’orgoglio ferito si manifestò sulla faccia di più di un ragazzo, ma com’era prevedibile, fu Kit a parlare.

– Non abbiamo chiesto noi di interferire. –

A Vaughn in realtà piaceva il ragazzo per la sua spina dorsale, ma non abbastanza da andarci piano. Non dopo ciò che aveva intravisto nella sua rapida ricognizione prima di entrare in scena. Diede un occhiata a Dorian. La sentinella più giovane aveva trascinato fuori un giovane incosciente da dietro un albero e lo depositò ai piedi di Kit.

– Tu hai fatto questo. –

Il maschio ferito aveva il petto squartato. Se fosse stato umano, sarebbe morto all’istante. Ed era stato prima che aggiungessero la ferita alla testa.

– Sareste stati in grado di fermarvi senza l’ intervento di Dorian? – Vaughn rese la sua domanda una frustata.

Kit deglutì.

– Oh, merda. Oh, cielo – non aveva realizzato – Jase si riprenderà? – Improvvisamente era di nuovo un bambino, nessuna traccia dell’Alfa che sarebbe diventato un giorno.

Vaughn lasciò andare il ragazzo.

Fu Dorian quello che rispose.

– Tamsyn sta tornado dalla tana dei lupi. Puoi portare tu Jase da lei senza ucciderlo nel trasportarlo? –

Kit annuì. – Si. –

– Ti aiuterò io. – Cory si alzò, una mano sulla sua mascella.

I due ragazzi si fissarono l’un l’altro e poi fissarono le sentinelle.

– Possiamo pensarci noi da qui. –

– Non avete più diritto alla mia fiducia, – rispose Dorian, con tono piatto.

Vaughn vide l’effetto che aveva su Kit, il ragazzo adorava la sentinella bionda, lo fissava come un fratello maggiore. Ma per il suo rispetto, lui annuì.

– Lo porteremo da Tamsyn, lo giuro. –

– Voglio ognuno di voi nel Pack Circle domani. Le donne decideranno la vostra punizione, – ordinò Vaughn, e non era gentilezza. Le femmine di leopardo erano spietate circa le violazioni della Legge del Branco, perché loro sapevano che senza Legge, i loro bambini avrebbero iniziato a morire uno ad uno per mano degli altri.

Il Branco era Uno.

Questa era la regola fondamentale.

Ripulire il disordine che i giovani avevano fatto, incluso il fatto di rintracciare ed avvertire i genitori di Jase che erano andati a vagabondare come pure notificarlo alle femmine materne a capo della disciplina, avrebbe richiesto diverse ore. Erano quasi le cinque quando raggiunge il complesso di Faith e si sentiva cosi violentemente possessivo che probabilmente non sarebbe dovuto andare da lei. Ma per nessuna ragione al mondo avrebbe atteso oltre.

Stava per scalare un albero da cui intendeva saltare il recinto esterno quando sentì l’odore della sua preda sul perimetro del complesso. Sorpreso, si acquattò in una posizione cauta. L’odore di lei si avvicinava, fino a che lui non sentì il suo battito cardiaco, qello del suo cuore. Lei si fermò a pochi centimetri di distanza da lui e quando uscì dall’ombra dell’albero, lei annuì.

– Sono pronta. –

La sua inaspettata resa calmò la bestia, ma solo un po'. Lui la condusse più in profondità nella boscaglia e verso uno dei suoi nascondigli prima di sparire dalla sua vista per ritornare in forma umana ed indossare un paio di jeans, non era il momento di spingere Faith più oltre di quanto non si fosse già spinta lei stessa. Poi, quando lui ritornò, il viso di lei divenne immediatamente diffidente.

– I tuoi occhi sono più da felino che da umano. –

– Lo so. –

Lei camminò verso di lui.

– Verrò a casa con te. –

– Per quanto tempo? – Stava temporeggiando. Questo non era negoziabile. Voleva solo sapere quanta persuasione ci sarebbe voluta.

La mano di lei si alzò per posarsi sul suo cuore. Un tentativo di tocco che rendeva il ringhiare del felino più forte.

– Per sempre. –

Era la sola risposta che lui non si sarebbe mai aspettato, ma l’istinto gli disse quello che doveva fare. Chiuse le sue dita sulla mano di lei, la sollevò fino alla sua bocca e le baciò le dita. Il battito del suo cuore fremette, ma lei non si tirò indietro. Il felino ne fu compiaciuto. Lasciando quella mano affusolata, lui si girò di schiena.

– Salta su. –

Un attimo di esitazione e poi le sue mani erano sulla schiena di Vaughn. Lui fece scivolare i suoi palmi fino dietro le gambe di lei e sentì la sua paura, la sua confusione, il suo bisogno. Ma quando lui si spinse più in alto, lei avvolse le sue gambe intorno alla vita di lui e attese.

Con l’allegria che scorreva per il suo flusso sanguigno, Vaughn corse attraverso una foresta che si scoloriva lentamente con la luminosità del giorno, la notte scese velocemente sotto il tetto della foresta.

Il peso di Faith, data anche la sua piccola costituzione e la lunga distanza, non era nulla. Il giaguaro era orgoglioso di averla nel suo territorio, nel suo mondo, anche se sapeva che dovevano ancora strapparla in modo sicuro alla Rete. Ma questo poteva essere fatto in qualsiasi momento lei fosse stata pronta. Prima, lui aveva bisogno di reclamarla ad un livello molto più primitivo.

La portò in profondità nel territorio del DarkRiver e poi anche nel suo territorio più profondo, non fermandosi fino a quando lei non fu sul letto della sua tana, la sola donna che lui avesse mai portato li. Facendola scendere, la lasciò stiracchiarsi ad esplorare, capace di aspettare, adesso che lei era nella sua casa.

Il viso di lei tentava di mantenere quel freddo aspetto Psy, ma lo stupore sporadicamente lo rompeva.

– La tua casa è incredibile. Come se fossimo parte della foresta. –

Lui emise un respiro frastagliato.

– Vuoi farmi la doccia? –

Lei gelò, gli occhi fissarono la cascata dietro di lui.

– Cosa? –

– La corsa mi ha fatto sudare. – La notte che era calata era fredda, il vento fresco, ma un bello strato di sudore ricopriva la sua pelle.

– Oh. – La risposta fu dolce, affannosa. – No, sto bene. –

Lui osservò la sua bocca appena lei parlò, sorpreso nel realizzare che lui aveva colmato la distanza tra loro senza accorgersene. Alzando la sua mano, lui sfregò un dito sulle labbra di lei.

– Voglio mangiarti tutta. –

Poi appena gli occhi di lei si allargarono, la bestia iniziò ad annebbiare il cervello di lui con uno spietato bisogno sessuale. Lui voleva. E lui aveva finito di aspettare. Faith era la sua compagna. Era suo diritto prenderla. Lui aveva inclinato la testa per reclamare un bacio selvaggio quando dal nulla, qualcosa lo bloccò, l’istinto protettivo che non gli avrebbe mai permesso di ferirla. E se la prendeva adesso, poteva anche spezzarla.

Scosso nel pensiero civilizzato da quell’inesorabile verità, si sforzò di fare la cosa più difficile che avesse mai fatto. Fece un passo indietro.

– Posso ferirti se facciamo questo. – Era giunto troppo al limite, era troppo affamato, troppo dannatamente forte per rischiare una perdita di controllo mentre era preso dalla passione.

La osservò inghiottire e il felino voleva leccare il suo collo, tenere il polso nella sua bocca e sentire la potenza del suo battito cardiaco. Era per il sesso, non per il dolore. Il pensiero di abusare di lei era ripugnante per lui, ma aveva paura di colpirla nel bisogno violento della bestia e perdere la sua capacità di pensare in modo razionale. E quando lui si fosse sollevato dalla fame animale, lui avrebbe potuto trovare che i suoi artigli avevano rovinato permanentemente la pelle di Faith, che lui l’aveva morsa e tagliata. La possibilità lo terrorizzò come nulla lo aveva mai terrorizzato.

– Vaughn, – disse lei, – è okay. Lo so che non vuoi ferirmi. È del mio condizionamento e dell’impatto che potrebbe avere di cui dobbiamo preoccuparci. –

– Io potrei ridurti a pezzi se il felino prende il sopravvento. Non penserei di farti male, anche se lo stessi facendo. – . La sua voce manteneva il tono di un ruggito, la sua bestia poteva aver salvato la sua vita da ragazzo, ma il prezzo che aveva richiesto era stato la maggior parte della sua coscienza.

– Io ti desidero troppo, così tanto che potrei ferirti senza motivo. –

Faith non si avvicinò di più. Invece, si alzò per guardarlo, studiandolo con quegli occhi blu notte che sembravano brillare nella scarsa luce della caverna che lui chiamava casa, la quale sembrava calmarla. Fu sorpreso quando colse i segni del rilassamento, ma adesso era felice. Alla fine lei poteva sentirsi al sicuro in quel posto. Il suo posto. Lui non aveva mai rubato quelle sensazioni da lei per usarle come una trappola per sfinirla.

– Più aspettiamo, – disse lei, la sua voce quella dei più pratici Psy, ma i suoi occhi mantenevano il tremolio della luce di prima, – più peggiorerà. È diventato chiaro per me che tu hai bisogno del tocco ed io non te l’ho dato. –

Lo sapeva questo.

– Se non sono legato, non posso fidarmi di me stesso. – Fu un commento spontaneo che nascondeva la vera e propria frustrazione. Essere vicino abbastanza per toccare, ma essere impedito di farlo, causava un dolore straziante.

– Allora lasciati legare. –

Sia il felino che l’uomo divennero assolutamente immobili.

– Cosa? –

Le sue guance mantenevano i minimi sentori di rosa.

– Forse potrebbe anche aiutarmi, se sapessi che posso allontanarmi in qualsiasi momento. Il contraccolpo del condizionamento potrebbe non essere un male. –

– Legarmi? – Chiese lui di nuovo.

– Era solo un suggerimento. Mi dispiace se ti ho offeso. –

Lui si accigliò.

– Non sono offeso. Ma non voglio essere incapace di difenderti se succede qualcosa. –

– I tuoi riflessi sono più veloci di quelli di qualsiasi altra creatura che io abbia mai visto. Metterò un coltello o anche di più a portata di mano. Tu potresti afferrali e tagliare le corde per liberarti se necessario. –

– Io ti ho detto che sono pericoloso e tu vuoi mettere dei coltelli vicino a me? –

– Vaughn, tu sei terrorizzato dal fatto che potresti ferirmi perché mi vuoi troppo. – La logica Psy combinata con seducenti note di collera femminile. – A meno che tu non stia nascondendo qualcosa, usare coltelli su di me è altamente improbabile che ti ecciti. –

Lei aveva ragione. Lui non era spaventato di ferirla apposta, ma farlo mentre la reclamava, la assaggiava, scivolando nel sottile involucro del suo corpo.

– Smettila, – sussurrò lei, – se non hai intenzione di … giocare - –

Lui colse l’uso della parola changeling, colse il ricco odore muschiato del desiderio femminile. E ricordò che non sarebbe stato incapace di sedurla anche se era legato. Dirigendosi dall’altro lato della stanza, tirò fuori una vecchia maglietta da un baule ed usò i suoi artigli per ridurre il materiale a strisce.

– Io sono nelle tue mani, Rossa. – Ritirati gli artigli, lui le passò le strisce.

Lei arrossì, gli occhi lo seguirono appena lui appoggiò diverse armi nelle posizioni più facilmente raggiungibili intorno al letto.

– Legami anche le gambe, – ordinò lui, completamente consapevole dei modi in cui lui poteva ferirla con la forte muscolatura che lo aveva reso uno dei predatori.

Gli occhi allargati, lei annuì.

– Vaughn? –

– Si? –

– Se non riesco a finire questo, ti ferirò? –

– Dannazione, si. Ma il mio giramento di palle blu non mi ucciderà. Perciò non preoccuparti. Quando non riesci più a gestirlo, alzati e dannazione esci. Se sembra che io sia diventato felino, blocca la porta dietro di te e prendi la macchina. A ipervelocità. – Le mostrò le chiavi. – La macchina è nella caverna sinistra appena entri. Ti ricordi come si esce? Devi seguire la strada senza deviare o attiverai le trappole. –

Stranamente, non c’era paura nel suo odore.

– La mia memoria è fortemente allenata. Non preoccuparti, non cadrò in una trappola. –

Lui ebbe un pensiero improvviso.

– Hai visto questo in una visione? –

– N-no! – La sua facciata Psy si incrinò. – Non ho mai visto nulla di cosi piacevole. – Gli occhi blu notte si posarono sulle mani di lui appena si tolse i jeans e li gettò li al suo fianco. La sua intensa attenzione fece risuonare la sua erezione già dolorosa, al ritmo con il suo cuore.

– Come sai che sarà piacevole? – Lui andò sul letto e si stese.

Un respiro e un sussurro, lei si avvicinò e legò un polso alla testata del letto. Il felino ringhiò ma non tentò di liberarsi.

– Perché il solo guardarti mi dà il più estremo piacere che io abbia mai sentito. –

– Cristo, baby, legami prima di iniziare a parlare cosi. – Non stava scherzando. Lui conosceva la sua bestia, conosceva i suoi limiti, conosceva i suoi desideri.

Lei andò dall’altro lato del letto per legargli la mano libera prima di continuare con i piedi. Il giaguaro non credeva che questo bastasse, gli artigli pungevano all’interno della sua pelle ed un ruggito pulsava nella sua gola. Forzando la bestia a ritirarsi, lui stese le gambe per aiutarla. Ma sapeva che sarebbe arrivato un momento in cui avrebbe perso la battaglia con il felino.

– Le porte sono chiuse, – le disse, con la voce molto bassa. – Se devi correre, non darmi nessun avvertimento e non fermarti a vestirti. Vai e basta! –

Faith alla fine salì sul letto ed incontrò i suoi occhi.

– Perché io mi fido di te più di quanto tu ti fidi di te stesso? –

– Tu non conosci la bestia. Fa quello che ti dico. –

– Vaughn, io sono in grado di combattere. –

– Si, ma puoi uccidere? Perché a quanto so, questo è il solo modo che hai per fermarmi. –

– Tu non mi farai del male. Ma – lei alzò la mano quando stava per parlare – Prometto che farò tutto quello che mi hai chiesto se ti getterai come un felino su di me. Promesso. –

Lui annuì, soddisfatto che lei avrebbe mantenuto la sua parola. Poi la guardò come un felino osserva la preda. Tranne che questa volta, non sarebbe saltato. Lui si chiese cosa avrebbe fatto lei, se lo avrebbe tormentato.

Il pensiero non era spiacevole, un piccolo tormento nel letto poteva essere molto interessante. La sola cosa che non si permise di pensare fu che lei ci sarebbe stata completamente e lo avrebbe accettato nel suo corpo.

Lei camminò a cavalcioni sul letto per sedersi sulle ginocchia accanto a lui.

– Posso toccarti? – Una domanda così educata, ma c’era l’inferno nei suoi occhi. Una Psy non sicura che poteva rompere completamente il condizionamento. Ma anche abbastanza coraggiosa da provarci. E c’era da meravigliarsi che lei fosse la sua compagna?

– Ovunque. – Lui desiderava di poterla baciare. Incapace di appagare il desiderio, soddisfò se stesso con pensieri su come poteva sentire la morbidezza delle sue labbra sulle sue. L’aspra dolcezza della sua bocca era una sensazione nota che irrigidiva il suo corpo già impossibilmente teso.

Occhi pieni di elettricità incontrarono i suoi.

– Mi piacciono anche i tuoi baci. –

Lui amava essere capace di eccitarla con i suoi pensieri più erotici.

– Allora vieni qui. –

– Vaughn dovrei prima ritirami dalla Rete – Cosa succederebbe se i miei scudi collassassero? –

– Puoi ritirarti nel momento che i tuoi scudi si guastano. Ti afferrerò io. – Lui era pronto per afferrarla, ma lei non era pronta ad accettare la profondità della loro connessione.

– Allora aspetterò fino a quando non diventerà inevitabile, – sussurrò, ho delle cose da fare. –

Lui sorrise, usando il sesso per bandire l’ombra di tristezza.

– Si, le hai. Baciami. –

– Penso che questa sia un ottima idea. – Appoggiò i palmi delle mani accanto alla sua testa ed appoggiò la sua bocca sulla sua. Fu un bacio completamente femminile, gentile ed esplorativo, non devastante ma persuasivo. Con sua sorpresa, Vaughn scoprì che gli piaceva essere persuaso. Anche il felino si calmò, compiaciuto. Gli piaceva essere accarezzato e questa era il tipo di carezza più intima possibile.

Quando la lingua di Faith bisbigliò sulle sue labbra, lui aprì la bocca e le permise di assaggiarlo come lui assaggiava lei. Lui poteva sentire il ginocchio di lei contro il suo fianco, ma lei rimaneva fuori portata, i suoi seni non poggiavano contro il suo petto, dove lui voleva che fossero. Immaginò che lei lo baciasse nuda, il suo corpo incollato al suo, un incontro di bocche crepitante e intimo che poteva mandare in corto circuito tutti i nervi di lei.

Ansimando per il bacio, lo interruppe. I suoi occhi erano pieni di lampi bianchi, le sue labbra umide per bacio di lui, la sua pelle eccitata da un soffice splendore che segnalava l’eccitazione. Ricavò piacere da quei segnali nonostante non ne avesse bisogno, il suo odore agiva come una droga sui suoi sensi. Respirando profondamente, sfamò la sua fame, attizzò il fuoco, e aspettò.