16
«Hai intenzione di dirmi perché te ne stai lì da mezz’ora a fissare il muro?»
Sbatto le palpebre un paio di volte e guardo Farrah, pronta per andare a letto. Si è fatta le trecce per ottenere quel look da spiaggia di cui ha un assoluto bisogno per il servizio di domani. Indossa un pigiama di raso color carne. Si abbina alla sua carnagione, facendole risaltare ancora di più i capelli biondi. Farrah è l’unica persona che conosco capace di comprare un pigiama solo perché è sexy.
Io, al contrario, indosso dei pantaloni della tuta bucati e una maglietta oversize. Mentre mi preparavo per andare a dormire, la mia mente era totalmente annebbiata. Avevo in testa un unico pensiero: Oh mio Dio, Alec mi ha baciata.
Andare a casa sua è stato impulsivo.
Lasciare che mi prendesse la mano è stato avventato.
Ricambiare il suo bacio è stato folle. Follia pura.
Non mi sembrava vero, non mi è sembrato vero neanche per un secondo. Da quando mi sono alzata dal divano a quando mi ha spinta contro lo stipite della porta, è stato come se mi avessero catapultata in una specie di scena onirica: una fantasia che credevo non si sarebbe mai avverata.
E invece mi ha baciata davvero.
No, non mi ha solo baciata; mi ha scossa, turbata, scombussolata in ogni centimetro del corpo.
Era uno di quei baci che non si dimenticano facilmente, che ti fanno tremare dalla testa ai piedi. Un bacio così profondo, così intenso, così meravigliosamente inaspettato da stravolgere completamente il tuo mondo. Di quelli che ti spediscono su un altro pianeta, gettandoti in un vortice di desiderio.
Io lo desidero. Lo desidero di brutto.
Sono le dieci e mezza di sera, indosso il mio pigiama più orrendo, mi aggrappo al divano e fisso il muro, sforzandomi di star ferma e non combinare un errore tremendamente stupido, tipo spaccare la porta di casa e farmi di corsa i tre isolati che mi separano dal suo appartamento. E tutto solo per sentire ancora un po’ il suo sapore.
«Terra chiama Luna. Ci sei?» Farrah schiocca le dita davanti ai miei occhi.
Prima ancora che possa rendermi conto di quello che sto dicendo, mormoro: «L’ho baciato.»
«L’hai baciato?» chiede Farrah, completamente confusa. «Chi? Chi hai baciato?» Si siede accanto a me e mi afferra le spalle, costringendomi a girarmi sulla sedia e guardarla in faccia. «Luna, chi hai baciato?»
Deglutisco, il mio cuore batte così forte che ho paura che mi esca dal petto.
«Alec» sussurro.
«Alec? Chi è…?» Spalanca gli occhi. «Noooooooo» si lamenta. «Dimmi che non l’hai fatto.»
«Sì, l’ho fatto.»
«E come? Che vuoi dire? L’hai baciato? Perché? Ti ha costretta?» Mi scrolla le spalle. «Ti ha drogata?»
Scuoto la testa, pianissimo. «No. È stato un bacio consensuale.»
«Ma… tipo a stampo?»
«Con la lingua» rispondo fissando il vuoto. «Con tanta lingua.»
«Cristo… con la lingua» sussurra e poi si appoggia al bracciolo del divano. «E cosa vuol dire “con tanta lingua”?»
«Siamo andati avanti per interi minuti. Ho sentito il suo capezzolo duro.»
Farrah raddrizza la schiena. «Hai sentito il suo capezzolo duro? E lui ha sentito il tuo?»
«No, ero io che mi stavo comportando da pervertita. Proprio da pervertita. Lui era rispettoso, mentre io… sembrava che volessi mangiargli la faccia. Oh, e i complimenti.» Mi butto di nuovo sul divano e fisso il soffitto, prendendomi la testa tra le mani. «Tutti quei complimenti.» Mi tiro su appoggiandomi sui gomiti. Non riesco a stare ferma né a mettermi comoda. «Complimenti da farti vibrare le parti intime.»
«Ti vibravano le parti intime?»
Sventolo in aria due dita. «Ballavano come ubriachi a una festa.»
«Oh mio Dio, che razza di complimento può farti ballare le parti intime come ubriachi a una festa?»
«Ha parlato delle mie labbra, dei miei occhi… del mio amore per Cohen.»
«Oh, cazzo.» Farrah si sventola la mano davanti al viso. «Dunque si è giocato la carta Cohen.»
Annuisco. «Esatto.»
La mia amica distoglie lo sguardo e poi sbatte un pugno contro lo schienale del divano. «Quel figlio di puttana. Come osa! Dopo tutto quello che ti ha fatto, in un solo giorno cambia completamente le carte in tavola, e si mette pure a tirar fuori il tuo rapporto con Cohen?»
«Non è stato un giorno solo.»
Farrah gira lentamente la testa con gli occhi spalancati e i denti stretti, neanche fossimo in un film dell’orrore. «Cosa? Che vuol dire “Non è stato un giorno solo”?»
Oh Dio, sapevo che avrei dovuto dirglielo prima.
Mi siedo con le mani intrecciate, perfettamente consapevole che la mia amica sta per seppellirmi sotto una valanga di merda. «Ehm, hai presente quando ti ho detto che ero in biblioteca a fare ricerche sui differenti tipi di gilet?»
Le sue narici si dilatano in modo inquietante. «Non ti azzardare a dirmi che non eri in biblioteca. Non osare…»
«Ero a casa sua.» Rabbrividisco. Lei ansima così forte che di sicuro i nostri vicini potrebbero sentirla attraverso il muro.
«Mi hai mentito?» sussurra.
«Solo perché lo odi così tanto che ero nervosa all’idea di dirti che lo stavo aiutando.»
«Lo stavi aiutando?» Alza la voce. «Stavi aiutando il tizio che ti ha ordinato di portargli un caffè schioccando le dita?»
«In realtà non ha schioccato le dita» ribatto, temendo un po’ per la mia vita.
«Questo è irrilevante.» Farrah si alza di scatto dal divano e inizia a camminare su e giù sul nostro tappeto color crema. «È stato scortese. Ti ha insultata.» Fa una pausa e allunga il collo nella mia direzione. «Ti ha definita “ripugnante”.»
«D’accordo, stai sollevando delle valide argomentazioni. Molto valide, e credimi, l’ho odiato per un sacco di tempo… Insomma, gli ho abbaiato contro per settimane.»
«Sì, prima di farti mettere la lingua in bocca» esclama lei incrociando le braccia sul petto.
«Farrah?» Non mi guarda. «Farrah.» La punzecchio con l’alluce. Alza a malapena gli occhi. «Mi piace.»
Vedo la sua rabbia sgonfiarsi in pochi secondi, mentre si accascia sul divano e sospira forte. «Argh, va bene. Dimmi cos’è successo.»
Le racconto tutto: da quando l’ho visto così abbattuto dopo la sfida del bouquet, passando per il profilo falso e le noci di macadamia, fino ad arrivare alla sua sconvolgente confessione.
«Ah, capisco. Hai un debole per gli uomini che hanno bisogno di essere salvati.»
«Era così distrutto» rispondo col cuore che mi si stringe. «E i suoi primi tentativi di preparare una torta erano talmente pessimi che mi è sembrato di non avere scelta.»
«E così gli hai raccontato tutti i tuoi segreti, e lui ha vinto la gara.»
«Sì… questo non me l’aspettavo,» sorrido ripensando a quanto era orgoglioso, «ma è stata solo una sfida. Non sono preoccupata.»
«Cohen lo sa?»
«Non ancora. Ho intenzione di dirglielo presto, però. Io, ehm, ho una specie di appuntamento con Alec domani. Credo di voler vedere come va, prima di dirlo a Cohen.»
«Pensi che si arrabbierà? Voglio dire, dopotutto Alec è la concorrenza.»
Scuoto la testa. «Cohen non è fatto così. A lui non interessa troppo la competizione – punta solo a organizzare un bel matrimonio con Declan. Non avrà nessun problema con questa storia.» Almeno credo. «Semmai all’inizio sarà un po’ costernato, visto che mi ha vista abbaiare a quell’uomo.»
«Ovviamente.» Farrah fa un altro sospiro e scuote la testa. «L’hai baciato. Non riesco a crederci.»
Mi accascio contro la spalliera del divano. «Nemmeno io.»
Mi prende una mano e me la stringe, poi si gira e mi guarda negli occhi.
«Com’è stato?»
Fisso il soffitto. È impossibile nascondere il mio sorriso. «Il bacio più spettacolare della mia vita.»
«Da farti venire i brividi per tutto il corpo?»
«Da farmi diventare duri i capezzoli.»
«Oh… mio Dio.»
Annuisco. «“Oh mio Dio” mi sembra l’espressione giusta.»
«Non le ho avvelenate, Helen» sento dire ad Alec mentre mi faccio strada sul set.
«Come faccio a saperlo?»
«Sono ancora sigillate. Lo vedi?» Solleva un barattolo di noci di macadamia, le mostra che la pellicola è intatta.
Helen guarda la confezione e poi di nuovo Alec. «Non mi piaci né tu né le tue noci.» Gli fa cadere di mano il barattolo e se ne va.
«Cristo» lo sento borbottare mentre mi avvicino. Si china a raccogliere le noci, e quando si rialza e mi vede, fa un sorriso dolce.
«Stai già cercando di sedurre un’altra donna?» sussurro, scuotendo la testa. «Avrei dovuto saperlo che eri un dongiovanni.»
«Gelosa?»
«Di Helen?» Lancio un’occhiata alle sue spalle. «Certo.» Alzo il telefono. «Sto ancora aspettando un tuo messaggio. Ci vediamo in giro, Baxter.»
Fa un accenno di sorriso. Prima che la tentazione di baciarlo si faccia troppo forte, mi incammino verso la mia postazione, dove Declan e Cohen si stanno preparando per affrontare la giornata.
«Pensavo che avessero diviso le fasce orarie per non tenerci tutti qui insieme» dice Declan. «Helen mi sta facendo diventare pazzo a forza di schioccare la lingua.»
Cohen si sporge verso di lui. «È insopportabile. Ieri mi ha chiesto chi fosse la donna nella nostra coppia.»
Alzo la testa di scatto. «Non ci credo.»
Cohen percepisce la mia rabbia e mi mette una mano sulla spalla. «Calmati, Luna.»
«Cosa le hai risposto?»
«Che più tardi avrei dato una controllatina nelle nostre mutande e poi le avrei riferito il responso.»
Rimango a bocca aperta. «Non ci credo» ripeto.
«Credici, invece» interviene Declan. «E ieri sera ha controllato davvero – sembra che siamo entrambi l’uomo. Mi chiedo come faremo.»
Mi tappo le orecchie. «Per favore, non parlarmi dei vostri giochini sessuali. Non voglio sapere niente di mio fratello e del suo pisello.»
Lui ride e appoggia la testa al petto di Cohen, che gli dà un bacio sulla fronte, prima di spingerlo via.
Sento un’ondata di orgoglio per quella piccola dimostrazione d’affetto in pubblico. È stato solo un bacetto e sono certa che Declan sperasse in un abbraccio più lungo, ma è più di quanto abbia mai visto fare a Cohen. Forse questa gara è riuscita a farlo aprire un po’, a dargli il coraggio di mostrarsi per quello che è. Lo spero. Sono piccoli passi, ma è comunque qualcosa.
Mi vibra il telefono nella tasca posteriore, ma non lo prendo. «Ti prego, dimmi che Helen è sbiancata.»
Mio fratello se la ride e si appoggia al tavolo. «No, ha detto che aspettava aggiornamenti.»
«Smettila.» Rido di gusto. «E poi?»
«Sono andato da lei stamattina e le ho detto che è stata una ricerca difficile, specialmente perché ho dovuto infilare una mano nei miei pantaloni e un’altra in quelli di Declan. Contemporaneamente. Ma a quanto pare abbiamo entrambi il cazzo.»
«Oh Gesù.» Mi prendo la testa tra le mani. «È svenuta?»
«Mi ha fatto una smorfia e stava per darmela vinta, ma io l’ho fermata e le ho chiesto se avesse mai fatto una domanda del genere a sua figlia.»
«Oh-oh, buona questa.»
«Al che lei ha risposto: “L’uomo è chiaramente Luciana. È lei che indossa lo strap-on”.»
Sia io che Declan scoppiamo a ridere. Cohen si unisce a noi e per alcuni secondi sghignazziamo senza freno prima di recuperare la compostezza.
«Come hai fatto a rimanere serio?» chiedo.
«Non ci ho nemmeno provato» risponde Cohen. Sembra più sciolto e disinvolto che mai, come se si sentisse finalmente a suo agio con sé stesso. «Mi sono messo a ridere e stavo per aggiungere, “Allora io e Declan facciamo sia l’uomo che la donna”, ma si è allontanata prima che potessi aprire bocca.»
«Oh, merda.» Mi tengo lo stomaco. «Perché non hanno registrato tutto?»
«Immagina gli ascolti» fa Declan con una risatina. «Avrebbe aggiunto un po’ di pepe al programma. E sarebbe stata un’ottima lezione di educazione sessuale.» Fa una voce profonda, da annunciatore televisivo: «Questa settimana su The Wedding Game: pan di spagna, creme, e un approfondimento su come i gay decidono chi è il maschio e chi è la femmina nella relazione. Restate in onda, discuteremo della complessità degli strap-on, di mani nelle mutande e, naturalmente, di decorazioni per le torte.»
«Sono sicura che Helen avrebbe un’opinione molto ferma e precisa anche sugli strap-on» dico mentre il mio cellulare prende a vibrare un’altra volta.
«Ha un’opinione su tutto» fa Cohen stiracchiandosi. «Vado a prendere del caffè e della frutta. Volete qualcosa?»
«Vengo con te» esclama Declan. «Papi ha bisogno di un po’ di tè.»
«Potete evitare di usare questi nomignoli davanti a me, per favore?» Rabbrividisco. «Sul serio, Declan.»
«Che c’è?» Sorride. «Non sei contenta di sapere come mi chiama tuo fratello a letto?»
Cohen gli dà una spintarella e mi guarda negli occhi. «Non lo chiamo così.»
«Grazie per il chiarimento» aggiungo, e giuro che sto per sentirmi male.
Mi fa l’occhiolino e si allontana mentre io gli urlo: «Un po’ di quel tè Zest frizzante anche per me, per favore.»
Appena escono dal mio campo visivo, mi metto una mano in tasca e recupero il cellulare. Sono abbastanza sicura che ci siano due messaggi di Alec.
Mi sento tutta accaldata. Eccitata come una scolaretta.
Apro i messaggi e devo sforzarmi parecchio per mantenere un’espressione neutrale.
Alec: Belle tette.
Alec: Gran bel culo.
Mi viene da ridere così forte che mi bruciano le narici.
E questo sarebbe il suo messaggio?
È così che esprime il suo animo poetico?
È in questo modo che pensa di convincermi a uscire con lui stasera?
Alzo la testa e lo vedo. È in piedi in un angolo, appoggiato a una scenografia, con le braccia conserte. Mi fissa con un sorrisetto compiaciuto.
Pensa di essere così furbo…
Luna: Mi erano stati promessi dei messaggi su quanto mi trovi carina.
Mi risponde immediatamente.
Alec: Belle tette e bel culo sono due grandi complimenti, che non si distribuiscono con leggerezza. “Carina” potrei dirlo a Naomi… o addirittura a Helen, nonostante la sua bizzarra acconciatura di oggi. Ma non direi mai a Naomi che ha delle belle tette e un bel culo, e di sicuro non lo direi mai a Helen.
Luna: Quello che dici ha una sua logica, ma mi aspettavo qualcosa di meglio.
Alec: Sei un tipo esigente? Dimmelo subito, così mi preparo.
Luna: Un po’. Mi piace il romanticismo… quindi se vuoi che esca con te, dammi del romanticismo.
Alec: Sapevo che la storia delle tette e del culo non avrebbe funzionato con te, ma tentar non nuoce.
Luna: D’accordo, ci hai provato. Adesso riprova.
Alec: Ehm, ehm. Luna, tesoro… quando sei arrivata sul set oggi, mi si è fermato il respiro. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era come avessi fatto ad arrivare fin qui… senza che nessuno ti dicesse che hai la cerniera aperta.
Sussulto e mi precipito a esaminarmi i jeans. La zip è… chiusa.
Il mio telefono vibra.
Alec: Però ci hai guardato. Ho vinto.
Oh Dio, lo odio. Rialzo gli occhi di scatto e lo vedo lì che ride da solo.
E anche se vorrei prenderlo a pugni in faccia, non posso fare a meno di ridere anche io.
Luna: Goditi la cena da solo, stasera.
Alec: Su, dai, era divertente. La tua espressione di panico era impagabile.
Luna: Pensi davvero di conquistarmi prendendomi in giro?
Alec: Non sei una di quelle ragazze?
Luna: No.
Alec: Mi permetto di dissentire, viste le nostre interazioni iniziali, ma okay. Eccoti qui il messaggio vero: Luna, ho pensato per tutta la notte al nostro bacio. Volevo pregarti di tornare, di darmi la possibilità di sentire ancora un po’ il sapore delle tue labbra. Ma sapevo che, se fossi venuta, non ti avrei più lasciato andare a casa.
Mi infiammo fino alla punta delle orecchie mentre provo a rimpicciolirmi sulla sedia, come se potessi rendermi invisibile.
Luna: Come faccio a sapere che non è una bugia?
Alec: A parte gli scherzi, è la pura verità. Stamattina mi sono svegliato con il tuo sapore ancora in bocca. Mi sono precipitato qui come un pazzo, speravo di incontrarti da solo e magari anche portarti in un angolino riservato, nonostante quello che abbiamo deciso ieri sera.
Okay, forse un po’ ci sa fare.
Luna: E perché non l’hai fatto? Peggio per te. Hai avuto la tua occasione.
Alec: Non l’ho fatto per rispetto, Luna. Volevo dimostrarti che so mantenere la parola data.
Mi mordo il labbro pensando a tutti gli uomini che mi hanno deluso in passato. Cioè, non mi è successo niente che mi abbia veramente distrutta, nessun disastro capace di togliermi per sempre la voglia di andare a un appuntamento, ma tante piccole delusioni qua e là. Scottature che mi hanno lasciato un segno abbastanza profondo da farmi promettere che quando uscirò di nuovo con un ragazzo, sceglierò qualcuno di cui potermi fidare. Qualcuno su cui contare.
Alec sembra proprio quel tipo di ragazzo.
Già dal suo bacio si capisce che è diverso da tutti gli altri con cui sono stata.
Lui non è solo un ragazzo. È un uomo – questo l’ho capito con grande chiarezza ieri sera.
Luna: Questo mi piace.
Alec: Abbastanza da uscire con me stasera?
Alzo lo sguardo e vedo che mi fissa. Gli rispondo trattenendo un sorriso.
Luna: Cosa posso dire? Mi hai convinto con “belle tette”.
Riesco a sentirlo ridere dall’altra parte del set. Scuote la testa.
Alec: Sei crudele. Lo sai, vero?
Luna: Devo farti faticare un po’. Divertiti oggi nel confessionale.
Alec: Anche tu. Cerca di non piangere troppo per la sconfitta di ieri.
Luna: Ti stai di nuovo impegnando per finire a cena da solo?
Alec: No, sto solo cercando di dimostrarti che non sono lo stronzo rigido e compassato che credevi inizialmente.
Luna: Non preoccuparti, me l’hai già dimostrato la settimana scorsa.
Declan e Cohen stanno tornando, così metto giù il telefono. Declan mi porge il tè e mio fratello mi posa davanti un piatto di ananas e uva. Come mi conosce!
«Cos’è quel sorriso?» chiede. «L’ultima volta che ti ho visto sorridere così è stato quando hai comprato della carta da découpage impermeabile.»
«Quello sì che è stato un giorno speciale, vero?» Bevo un sorso di tè. Ripenso al rifornimento completo nel frigorifero di Alec e mi si scalda il cuore.
«Mi hai costruito una casetta per gli uccelli per il mio appartamento in città.»
«Anche i piccioni hanno bisogno d’amore.» Gli faccio l’occhiolino e mi infilo in bocca un chicco d’uva.
«Sul serio,» interviene Declan dandomi una spinta sulla spalla, «come mai questo buon umore? Oggi mi aspettavo di trovarti in preda al panico perché ieri siamo arrivati secondi. A proposito, hai provato il dolce di Baxter?» mi sussurra all’orecchio. «Era davvero buono – quasi quasi gli chiedo di prepararci la nostra torta nuziale.»
Cohen ride e si sporge verso di noi. «Hai sentito Helen che si lamentava con la produzione? Giurava di averlo visto usare una torta preconfezionata.»
«Non ci credo» dico alzando gli occhi al cielo.
«E invece è vero. D’altronde capisco la sua confusione. Il Team Baxter non ne ha fatta una giusta per tutta la gara e poi, all’improvviso, il ragazzo se ne viene fuori con una torta che sembra fresca di pasticceria. Il sospetto ti viene.»
«Magari si è solo esercitato» dico rendendomi conto che probabilmente non dovrei difendere Alec di fronte a Cohen e Declan – almeno non prima di vedere come va stasera.
Potrei scoprire che lui se la cava alla grande coi primi baci ma poi ha un crollo di proporzioni epiche e gli vengono le labbra di un pesce morto. Ma nel profondo so bene che le labbra da pesce morto non saranno un problema.
Io che perdo completamente la testa per lui: ecco quale sarà il problema.
«O forse ha corrotto i giudici» aggiungo, solo perché è una frase più da me.
«Non lo so.» Declan mi sventola davanti agli occhi un pezzetto di ananas. «Helen potrebbe avere in mente qualcosa.»
«Helen ha sicuramente in mente qualcosa. Solo non sono sicura che sia legale.»
Cohen mi dà un colpetto col piede. «Sul serio, sorellina, perché sei così felice?»
Merda, e perché a te non sfugge mai niente?
«Sono solo contenta di essere qui.» Li prendo entrambi sottobraccio. «Vi voglio bene, ragazzi.»
Mi fissano per qualche secondo e poi si guardano a vicenda. Declan infilza un altro pezzo di ananas e dice: «Tua sorella ha di sicuro fatto sesso ieri sera.»
«Declan, non dire stronzate» esclama Cohen mentre io divento tutta rossa. «Per quanto ne so, non ha idea di cosa sia un pene.»
«Questa è una bugia e lo sai bene.» Gli punto un dito contro. «So cos’è un pene perché mi hai costretta a guardare su internet tutte le posizioni che si possono praticare in un rapporto sessuale tra uomini.»
«Cosa?» chiede Declan. Mio fratello sospira e si nasconde la testa tra le mani.
«Wow, Luna, sono passati, quanti, dieci anni? Vuoi tirare fuori questa storia adesso?»
«Sono andata nel panico.» Rido e mi rivolgo al suo compagno. «In nostra difesa, eravamo ubriachi e Cohen voleva diventare un esperto, così abbiamo passato un po’ di tempo su internet a fare ricerche. Nessuna sessione di film porno condivisa tra fratello e sorella. Giusto per chiarire, erano solo illustrazioni.»
«Sì, così suona meglio.» fa Declan ridendo.
Prendo un altro chicco d’uva e chiedo a Cohen: «Devo aspettarmi una bella lavata di capo più tardi?»
«Penso tu sappia già anche a che ora.»
Annuisco. «Mi assicurerò che quella chiamata vada dritta alla segreteria.»
Alec: Sono in ritardo. Thad ha deciso di raccontare tutta la storia della sua vita e del suo rapporto con la torta. Ci vediamo tra mezz’ora?
Luna: Anch’io sono in ritardo, ma non per colpa di Thad. Ho deciso di farmi i boccoli per venire a cena in una tavola calda e ci sto mettendo più del previsto.
Alec: Ti stai facendo bella per me?
Luna: No. Ho un appuntamento con un altro subito dopo. Tu sei solo l’antipasto. La portata principale è Frederick.
Alec: Solo per mettere in chiaro una cosa: nessun uomo di nome Frederick sarà mai la portata principale. Al massimo uno stuzzicadenti.
Luna: Stai dicendo che tu invece sei degno di fare da portata principale?
Alec: E anche da dessert. A tra poco.