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Chapter 14

CAPITOLO 13


CAPITOLO 13

Essendo ricorso a tutto il suo autocontrollo la notte precedente, Vaughn stava aspettando Faith e non lo stava facendo pazientemente. Anche se lui era in forma umana, era salito sugli alberi, accovacciato sopra al recinto per mantenere la visuale. La sua forma feminea sarebbe dovuta apparire da tempo.

Trascorsero più di cinque minuti. Stava considerando l’idea di andarle incontro quando finalmente la scorse nel nero pece della nebbia notturna. Lei scavalcò la recinzione così facilmente come aveva fatto la prima volta e si avvicinò alla sua postazione qualche secondo più tardi. Lui decise di lasciarla andare un po’ oltre prima di saltare giù, così lei non avrebbe iniziato ad urlare.

Cercandolo, lei si fermò e guardò dritto sui rami.

– Vaughn? Spero che sia tu. –

Il felino si irritò che lei lo avesse scoperto. L’ uomo voleva sapere il perché.

– Non fare nessun rumore. –

Gli occhi di lei si ridussero quando lui saltò giù vicino al suo viso, i piedi erano nudi ma tutto il resto era coperto da un jeans e una maglietta.

– L’ho fatto molto probabilmente dopo essermi assicurata di essere arrivata qui senza aver allertato nessuno. –

Pura, femmina altezzosa.

Lui voleva morderla. Abbastanza forte da marchiarla. Come dichiarazione.

– Come facevi a sapere che ero lassù? –

– Io posso percepirti. Dovrebbe essere un aspetto precedentemente sospeso delle mie abilità. –

– Qualche altro changeling? –

– Non lo so. Non posso percepire nessun altro – c’è qualcun altro qui? –

Lui sorrise, consapevole che sarebbe cresciuta la sua voglia di accarezzarla.

– Lo sai che non posso dirtelo. – Di fatto, Clay era molto vicino, essendo venuto a sostituire Vaughn in questa sezione. Avevano finito di scambiarsi le informazioni mezz’ora fa, ma il leopardo stava girando lì intorno per garantire a Faith e a Vaughn fossero fuori pericolo. Qualcosa di selvaggio in Vaughn fu calmato dall’inabilità di Faith di percepire le altre sentinelle.

– Non so come potresti usare le informazioni. –

– Che cosa vuoi che faccia? – lei domandò, il suo tono era abbastanza freddo da bruciare. – Che scriva la mia lealtà nel sangue? –

– Calma, calma. –

– Io sono calma. Hai intenzione di restare in piedi tutta la notte? Io non ho tempo da perdere. – Voltatasi, iniziò a muoversi per la foresta.

Vaughn fischiò sospirando per segnalare a Clay che era tutto okay. Un piccolo ruggito gli ritornò indietro come risposta e, con sua sorpresa, conteneva una minima sfumatura di divertimento.

– Attento, felino, – mormorò lui, troppo basso per tutti ma non per l’ udito dei changeling. – Io sono il solo che ha il permesso di essere divertito da Faith. –

Un’ altro ringhio, quest’ultimo più vicino, e poi il silenzio. Clay doveva svolgere il suo lavoro adesso. Di solito era il soldato che pattugliava i confini della notevole gamma di case del DarkRiver, con le sentinelle concentrate sulla difesa del perimetro della coppia alfa. Comunque, era stato deciso che quest’area bisognava tenerla sotto stretta sorveglianza. Anche se Faith si rivelava del tutto affidabile, lei non era un soldato oppure una sentinella e poteva condurre inconsapevolmente il nemico alla loro porta.

Vaughn sorrise di nuovo al pensiero della sua Psy, una Psy di cui era pazzo come l’inferno da non volerlo ammettere. Era chiaro che le sue risposte condizionate avevano iniziato a collassare una ad una. Lui era dannatamente felice. A nessuna metà di lui piaceva particolarmente trascorrere le notti eccitato con nessun sollievo se non la vista. Lui era impaziente e più che disposto a spingerla sulla strada giusta. Il felino non vedeva nessuna ragione per giocare ad armi pari quando era evidente che anche lei voleva un lento, lungo assaggio di Vaughn.

Seguendola, lui camminò un po' dietro di lei, lontano abbastanza da poter ammirare l’oscillare dei suoi fianchi. Lei aveva tutte le forme al posto giusto, anche se bassa non era troppo esile, il suo corpo aveva curve più che abbastanza da soddisfare e tentare. Lui voleva osservare quell’esuberante fondoschiena muoversi su di lui. Date le loro altezze differenti, la migliore posizione per godere di quella vista sarebbe con lui seduto e lei che lo possedeva, con la schiena contro il suo petto. Un gemito rischiava di eruttare dalla sua gola.

Faith guardò oltre le sue spalle.

– Basta. –

– Cosa? – Lui si chiese se la pelle di lei era in tutto e per tutto quel colore crema dorato, saporitamente leccabile. Mordibile.

– Sai cosa stai facendo. –

– La questione è, come fai a saperlo tu? –

– Io sono una Psy. –

– Tu sei un F-Psy, non una telepate. –

I suoi occhi si restrinsero e lui sapeva che lei non era a conoscenza del gesto rivelatore. E mentre lui si vantava di questo, avrebbe dovuto metterla in guardia su quello prima che lei ritornasse in quella prigione che chiamava una casa.

– Io sono una donna. Noi siamo nati con questi sensi. Perciò basta. –

– Perché? –

– Perché? – Lei gli fece un arrogante sguardo Psy. – Quanto ti piacerebbe se io pensassi a te come tu stai pensando a me ed al mio corpo? –

Lui sorrise.

– Tu sai quanto mi piacerebbe. – Qualcosa nel commento di lei gli fece fare una pausa. – Stai dicendo che tu puoi vedere in questo momento quello che vedo io? –

Le sue guance si ombreggiarono di un rosso cupo e lui osservò, deliziato.

Il condizionamento fisico stava iniziando a corrodersi ad un livello così profondo che lui non avrebbe potuto sperare: gli Psy non arrossivano.

– Si. Non so perché, dal momento che non riesco a leggere tutto ciò all’infuori di te. Nessuno dei miei blocchi sembra stia funzionando. Quindi limitati. –

Lui rifletté su come prendere l’iniziativa e condurla alla macchina. La nuova benda era posizionata sul sedile del passeggero, una striscia di seta nero che lui aveva acquistato appositamente per lei. La spina dorsale abbastanza rigida da scattare, Faith ripose le sue cose sul sedile posteriore prima di sollevarla.

– Fallo velocemente. –

Lui pose la striscia sugli occhi di lei e si mosse fino a che il suo petto non pressava sui suoi seni provocanti.

– Mi piace lento. – Lui aveva immaginato deliberatamente quello che sarebbe stato piacevole stuzzicarla sessualmente mentre era bendata.

– Alla mia mercè. –

– Ti ho detto che non sono così debole come pensi. – Loro stavano combattendo con le parole, ma la sua voce era roca.

Nonostante la sua insistenza che lei era una Psy, Faith non era più pienamente legata dal Silenzio. Il che stava a significare guai. Ma proprio adesso, Vaughn era concentrato sul piacere.

– Le illusioni non mi spaventano, baby. – Prendendosi tempo per annodare la benda, lui permise alla sua mente di riempirsi di immagini di lei bendata e nuda, le mani appoggiate alla testiera del suo letto e le gambe separate per mantenersi in equilibrio. E poi lui immaginò come avrebbe accarezzato quella pelle color crema, come avrebbe fatto scorrere la sua lingua su tutto, come avrebbe affondato le sue dita nella rigogliosa natura del suo fondoschiena e mantenuta in posizione quando l’ avrebbe presa.

L’elettricità fulminò le sue dita quando toccarono la pelle di lei.

– Merda! – Lui scattò via con un ringhio. – Che dolore. – Ma la forte scossa di dolore anche adesso stava sfuggendo dalla punta delle sue dita.

– Ascoltami la prossima volta. – Faith scivolò dentro la macchina senza esitazione e tirando lo sportello per chiuderlo.

Vaughn si chiese se dirle che quello che aveva fatto la rendeva più, non meno, attraente per lui.

Ai giaguari piaceva che le loro donne fossero forti. Sorridendo, lui si strofinò le dita sui suoi jeans e girò intorno per sedersi al posto di guida.

Faith non disse nulla fino a che lui non fece partire la macchina.

– Ti ho fatto male davvero? Non ho mai usato la mia abilità contro un essere vivente prima d’ora. –

La sua Psy, quella che non sentiva, stava esprimendo punte di rimorso.

– Se l’ hai fatto, me lo sono meritato. – Lui fece scorrere un dito sulla guancia di lei. – Non significa che mi fermerò, ma starò un po’ più attento quando ti lego. –

– Avrei dovuto fulminarti più forte. – Lei incrociò le braccia su suo petto.

Lui iniziò a guidare.

– A Sascha non ha mai parlato di questo tipo di talento. Rientra nel campo di una separata designazione? –

– Perché dovrei dirtelo? Tu non mi dici i tuoi segreti. –

– Tu sei collegata alla Rete. – Un fatto assoluto.

– Ogni cosa che ti dico potrebbe trapelare e tu potresti non sapere nemmeno che lo stavi facendo. –

– Hai ragione. – La sua voce era diventata molto dolce. – Io sono sotto costante sorveglianza e ieri… –

– Ieri? Cos’è successo ieri? –

Gli parve di sentire la bocca di lei chiudersi di scatto.

– Io non sono una spia, Vaughn. Prendi qualcun altro se vuoi una marionetta. – La dichiarazione era priva di qualsiasi emozione che gli avrebbe permesso di scusarla, uno sgradito ricordo che la donna accanto a lui era uno Psy cardinale. Uno dei nemici.

– Tu sei venuta da noi, – disse digrignando i denti. – Tu sei venuta da noi perché non potevi fidarti di nessuno del tuo prezioso mondo, loro ti avrebbero già appeso fuori ad asciugare. Il DarkRiver non è un’associazione di beneficenza per gli Psy persi. – La pelliccia si arruffò in modo sbagliato per le sue parole, lui accelerò lungo la strada. – Chiederti di darci qualcosa in cambio per il nostro aiuto è un buon affare. Tu ne capisci di affari, non è vero? –

Nel momento che le parole uscirono, lui sapeva che avrebbe dovuto tenere a bada il suo temperamento. Raramente la pazienza, ma quando succedeva, tendeva ad essere brutale. La ferita di Faith fu troppo dolorosa per essere nascosta sotto la fragile armatura Psy del Silenzio, quindi lui poteva percepirla, percepirla nel suo cuore non maschile.

– Mi dispiace, Rossa. Era fuori luogo. –

– Perché? Tu stai dicendo solo la verità. – La sua voce era così fredda, che Vaughn si aspettava di vedere ghiaccioli formarsi nell’aria.

Qualcosa in lui si rilassò. Non gli importava che Faith fosse arrabbiata, era la maschera senza emozioni che odiava.

– Si, ma non è per questo che l’ho detto. –

– Non capisco. – Nessun impronta di curiosità, una Psy completamente calma.

– L’ho detto perché mi sono arrabbiato. – Svoltò verso una stradina alberata e guardò verso di lei, seduta così immobile al suo fianco. – Non ci basiamo solo sulla raccolta di informazioni che ci date, saremmo stupidi a non raccoglierne quanto più possibile mentre tu rimani nella Rete, ma non lo stiamo facendo alle tue spalle, perciò non accusarci di questo. –

Faith non sapeva come rispondere. Per 24 anni, aveva vissuto in un mondo che operava su una base di principi molto differenti. Nulla le era mai stato detto così schiettamente e senza alcuna ombra di sotterfugio. La visita di Shoshanna Scott ne era un chiaro esempio: la Consigliera era stata tutta allusioni e suggerimenti, non era mai venuto fuori o detto ciò che voleva da Faith, anche se Faith ne aveva un ottima idea. Quello che non capiva era il perché.

Era quasi un desiderio irresistibile per lei parlarne con Vaughn, ma non poteva. Non ancora. Se avesse servito su un piatto d’argento il Consiglio ai gatti, nonostante la sua mancanza di conoscenze definitive, allora in un certo senso lei avrebbe gettato via la sua lealtà alla razza Psy. E loro non erano la sua razza. Loro capivano ciò che lei era, quello che poteva fare, ed il prezzo che lei pagava. Era rispettata, molto più che rispettata. Se la visita di Shoshanna stava ad indicare qualcosa, lei poteva salire molto più in alto, ancora più in alto di chiunque altro del suo PsyClan.

Se lei faceva come voleva Vaughn e successivamente si staccava dalla Rete, cosa sarebbe stata? Nulla. Una Psy difettosa senza razza o famiglia. Lei aveva letto abbastanza da sapere che il suo innato talento non era sempre rispettato nel mondo umano-changeling. Molti schernivano l’idea delle visioni. C’erano alcuni che andavano solo per chiamare tutta la sua designazione una frode.

Di certo, nessuno di quelli avrebbe significato qualcosa se le sue abilità continuavano a girovagare nel caos. Lei doveva trovare un modo per esercitare il controllo sulle visioni oscure, anche se non poteva bloccarle. Le dita di Vaughn scivolarono dolcemente sulla sua guancia. Lei fu incapace di fermare il suo movimento di riflesso.

– Si? –

– Siamo arrivati. –

Appena lei si tolse la benda, la sensazione persistente del suo tocco minacciava di crepare la forza della sua recente decisione di riprendere il controllo del suo corpo e della sua mente. Lei sapeva che era rischioso sentire qualcosa, che le emozioni potevano condurla al limite, ma questo non faceva diminuire la tentazione di impegnarsi con Vaughn su tutti i livelli, fisici, mentali, ed emozionali. Benché sapesse che se lei fosse riuscita a mettere al guinzaglio il lato oscuro delle sue abilità e fosse ritornata ad una esistenza normale, avrebbe vissuto il resto della sua vita senza un giaguaro a cui piaceva tormentarla nei modi più sensuali, che la spingeva ad affrontare le sue paure, e che, molto semplicemente, la faceva sentire viva.

Lasciando la benda sul sedile, scese e chiuse lo sportello. Vaughn era già sul portico illuminato, parlando con Sascha. Faith non riusciva a vedere Lucas, ma presumeva che fosse nelle vicinanze, l’alfa era apparso estremamente protettivo con la sua compagna. La faceva interrogare se il Consiglio avesse fatto altro oltre che emettere un semplice rinnegamento contro Sascha Duncan.

– Ciao, Faith. – Sascha sorrise ed indicò la sedia accanto a lei.

– Ciao. – Faith si sedette, ma si ritrovò incapace di vedere Vaughn. Lui richiedeva troppo da lei con la sua sola presenza e lei non sapeva quale risposta dargli.

– Sarò vicino. – Vaughn camminò fin dietro l’angolo, e anche se era impossibile, lei pensò di sentirlo cambiare.

– Dov’è Lucas? – Chiese Faith, invece di inseguirlo e soddisfare il suo bisogno di vederlo come un giaguaro ancora una volta. Lui era bellissimo in entrambe le forme, una lama letale di uomo, e lei aveva voglia di accarezzarlo. Ma poteva giustificarlo mentre era un giaguaro, dicendosi che non era la stessa cosa come permettere alle sue dita di strisciare sulla pelle del maschio umano. Certamente, a parte la tremenda confusione su quale sentiero scegliere, non era sicura di poter toccare sia l’uomo che il felino senza svenire.

– Il mio compagno aveva qualche altro affare di cui occuparsi. –

L’ inaspettata dichiarazione attirò l’ attenzione di Faith sulla donna accanto a lei.

– E ti ha lasciata venire da sola? –

Sascha spostò la sua treccia dietro le spalle.

– Io sono un cardinale di considerevole potenza. Perché tutti pensano che abbia bisogno di un guardiano? –

– Non volevo offenderti. –

– Nessun problema. – L’altra donna scosse la testa. – Tu hai ragione, i maschi del DarkRiver sono estremamente possessivi e protettivi. Ma non puoi sottostare a loro – devi imparare a prendere una posizione oppure finirà in un disastro.

Faith fu intrigata dalla possibilità di imparare qualcosa su mondo di Vaughn. – Come? –

– Come tutti i predatori, i gatti sono molto forti, fisicamente ed emozionalmente. Se loro non lo ricevono nello stesso modo, qual’è la parola giusta … il feedback, dalle loro compagne, tendono a diventare aggressivi nel senso peggiore della parola. – Sascha scrollò le spalle. – Tendono a dominare, ma una compagna dominata non è quello che li rende felici. Ai gatti piace vedere gli artigli. –

Era quello Vaughn aveva intenzione di fare con lei? Spronarla per farle mostrare i suoi artigli? – Puoi dirmi la definizione changeling di compagno? –

– E’ più di un matrimonio, e profondo, profondo più di ogni altra cosa che gli Psy conoscano. – Le labbra di Sascha si curvarono. Con i suoi capelli strettamente intrecciati lontano dal viso, era bellezza tagliata in linee perfette. – E’ tutto ciò che non ho mai avuto il coraggio di sognare. –

Faith voleva chiedere tante più cose, ma il loro tempo era limitato – lei doveva ritornare indietro nel complesso prima dell’alba.

– L’oscurità sta continuando a cacciarmi. –

– Cacciarti? Una strana parola da usare. –

– Ma corretta in questa circostanza. Fisicamente, sento come se l’ oscurità mi cercasse e mi bloccasse. –

– Sembra quasi un collegamento telepatico forzato, non previsto. –

Faith annuì.

– Si, ma non lo è. Io sto vedendo il futuro, ma le visioni sono canalizzate attraverso l’assassino, così in contemporanea, io sono in due vortici temporali allo stesso tempo. Nella mente del killer appena lui pianifica e nel futuro dove quegli eventi accadono. –

– Prosegui, – l’ altra Psy disse dopo una lunga pausa.

– Nel momento in cui è presente, in cui 'lui' è presente, ostruisce, isola...e forse c’è un componente di interferenza telepatica lì, – ammise lei, – Io non riesco a trovare il modo di abbandonarla, di far finire la visione. Decide lui quando rilasciarmi. –

– Ma? –

– Vaughn può farmi uscire. Con il tocco. – Ricordi delle sue labbra sulle sue riemersero con lo shock di aver sentito di avere i suoi artigli sulla tenera pelle della sua faccia. – C’è qualcos’altro. – Si strofinò le mani sui suoi jeans. – Penso di aver avuto frammenti di visioni oscure anche da bambina, forse prima dei tre anni. Così giovane, i ricordi non sono affidabili, ma credo che ci sia una forte possibilità. –

– Interessante. – Sascha si inclinò in avanti, con i gomiti sulle sue ginocchia. – Il Protocollo può iniziare dalla nascita, ma ho sentito dire che non si ‘insegna’ veramente fino ad un certo punto dello sviluppo psicologico, quel punto dipende dal singolo ragazzino. –

– Ho letto un rapporto simile un anno fa. Stanno cercando un metodo per contrastare tale falla nel Protocollo, la conseguenza è che proprio in questo periodo si 'creano' i difetti che si manifesteranno da adulti. – Per quanto disse lei la parola, lei realizzò che era stata utilizzata per definire quella donna, una Psy che era tutt’altro che difettosa. Un’altra menzogna. Un’altra frattura nel muro della sua fiducia nella sua stessa gente.

Sascha scosse la sua testa.

– Non penso possa essere riparato. I ragazzi molto giovani sono più vicini alla loro natura animale basilare. Nessuna sorta di rimaneggiamento mentale può alterare questo. –

– Questa era una delle possibili soluzioni descritte nel Psy-Med Journal. – Anche allora, mesi prima che la sua mente avesse iniziato ad andare in tilt, Faith aveva provato una repulsione intellettuale all’idea. Il cervello era la sola cosa che rimaneva sacra tra gli Psy. Rimaneggiare quello equivaleva all’annullamento dell’individuo, rendendo la PsyNet una vera mente alveare.

– Non voglio crederti, non voglio essere sorpresa e rivoltata. – Sascha tentò di rallentare il suo battito cardiaco. Dopo anni passati a nascondere tutto, la libertà di sentire a volte la faceva sopraffare dalla emozioni. – Ma io conosco il Consiglio anche troppo bene per credere che avessero fermato la distruzione delle menti dei ragazzi nel tentativo di consolidare il loro potere. –

– La procedura non era stata attuata. È totalmente teorica. – Le parole erano dette con sincerità, ma Sascha poteva percepire l’orrore dell’altra donna, un orrore così profondo che Faith, catturata negli artigli del Silenzio, era inconsapevole della rabbia.

Sascha capiva. In una qualsiasi delle altre razze, anche un’idea teorica come quella sarebbe stata considerata abominevole, una fondamentale rottura della fiducia tra adulto e bambino.

– Che cosa li ha fermati? –

– Avevano paura di danneggiare le possibili abilità psichiche. – Gli occhi di Faith erano una impenetrabile zona di stelle. – Io non riesco a capire come loro potevano, eventualmente, neutralizzare questo problema. –

Sascha non ne era cosi sicura.

– Anche il Silenzio, era una volta un’idea teorica. – Lei aveva scoperto una grande quantità di informazioni sulla storia della sua razza negli ultimi mesi e la maggior parte della sua ricerca aveva avuto successo attraverso le più inusuali strade, le librerie umane.

Girovagando tra quelle librerie abbandonate dagli Psy perché ritenute obsolete ed insufficienti, lei aveva scoperto delle lettere scritte a mano e documenti che parlavano dell’inizio del Silenzio. Il vero inizio. Non era stato nel 1979 – Enrique era stato imbrogliato, il suo “tributo” dei settantanove precisi tagli su ognuna delle sue vittime, uno sbaglio. E questo la rendeva felice in un modo che solo la sua nuova famiglia assetata di sangue poteva capire veramente.

– Io pensavo che fosse iniziato dal Consiglio di comune accordo con i nostri più noti ricercatori Psy-Med – . La voce di Faith risvegliò Sascha dallo spietato teatro della sua memoria.

– No, – lei replicò. – Fu supportato inizialmente da un gruppo simile ad una setta chiamato Mercury. –

Nessuno li aveva presi sul serio in quel periodo.

Comunque, due decenni dopo la pubblicazione della loro idea, Mercury produsse il suo primo soggetto con successo. Quelli che aveva passato il test erano solo adolescenti ed il condizionamento era incline al fallimento, ma furono sufficienti per cambiare le cose. Mercury cessò di essere denominato come un culto dalla maggioranza e si iniziò a parlarne come di un gruppo di esperti.

Ci vollero un centinaio di anni per mutarli da un gruppo di visionari, a salvatori degli Psy.

– Il primo Consiglio favorevole al Silenzio fu dominato da accoliti di Mercury. Due erano specializzati nella loro versione beta del Protocollo. –

– Sascha? –

Risvegliata dai suoi dolorosi pensieri sull’alto costo di tale silenzio assoluto, si voltò. La mano di Faith era tesa, un tocco fermato a metà.

– Devi stare più attenta, – disse lei gentilmente. Non aveva nessun desiderio di rafforzare il vincolo del Silenzio, ma fintanto che l’altro cardinale era collegata alla Rete, lei doveva essere estremamente attenta.

La mano di Faith si serrò in un pugno e la appoggiò sotto la sua gamba.

– Sto cambiando, Sascha. Io voglio combatterlo, ma il cambiamento sta avvenendo ad un livello che mi sembra di non riuscire a fermare. E non sono sicura che questa sia una cosa buona. –

– Perché? –

– Io sono una F-Psy, apprezzata e protetta tra la nostra razza. Qui fuori, non potrei essere nulla. –

– Questo non è vero. – Sascha tentò di usare i suoi doni empatici per alleviare il dolore della ferita dentro Faith, il dolore che lei poteva sentire come una roccia sul suo cuore.

– Se puoi imparare ad utilizzare e gestire i tuoi doni in un modo differente, saresti apprezzata anche qui. Immagina, potresti avvertirci dei disastri e della violenza. Potresti salvare cosi tante vite. –

Faith guardò lontano. Lei non voleva vedere l’altro lato della medaglia, non voleva prendere in considerazione le morti sulla coscienza di ogni veggente che aveva scelto un percorso più facile. Come lei.

– Hai qualche idea del perché i miei normali scudi stiano fallendo? Queste protezioni sono programmate specificamente per proteggere gli F-Psy durante le visioni, ma non mi possono proteggere dall’oscurità. Non possono tenermi al sicuro. –

Solo Vaughn riusciva a farlo, e si domandava il perché lui si prendesse la briga di farlo. Se i veggenti non si fossero chiusi in se stessi nel Silenzio, forse sua sorella avrebbe potuto essere ancora viva.