CAPITOLO 10
Faith si ritrovò a fare qualcosa di inspiegabile il giorno successivo. Invece di trascorrere il suo tempo rinforzando gli scudi che erano chiaramente mal funzionanti, tentava di andare oltre quello che la pelle di Vaughn le aveva fatto provare sotto le sue dita, cosi calda, cosi diversa dalle sua.
Presa dal ricordo, fece scorrere le sue dita sulla parte superiore del braccio. Era la prima volta che aveva trattato il suo corpo come un oggetto sensuale abbastanza lontano dalla sua funzionalità.
Un discreto allarme suonò.
Ancora abbastanza controllata da non tradire la sorpresa, lei fermò l’allarme. Era l’una del pomeriggio ed era bel oltre l’orario in cui avrebbe dovuto iniziare a lavorare. Dopo una rapida ma profonda revisione dei suoi scudi, che attualmente non sembravano essere compromessi, uscì dalla stanza e si sdraiò sulla sedia. Le funzioni per il monitoraggio apparvero online con un ronzio che non poteva essere udito dall’orecchio umano, ma che lei aveva sempre percepito con qualche senso sconosciuto situato in profondità all’interno del suo corpo.
Un paio di secondi dopo, la voce dell’M-Psy che sorvegliava questa sessione uscì dal piccolo comunicatore situato nel bracciolo della sedia. Non c’era nessuno visualizzato perché non volevano che lei fosse distratta da nessun volto, come un bambino, e lei non aveva mai chiesto che questo fosse cambiato. Ma lei non si era fatta nessuna illusione sul fatto che loro non potessero vederla.
– Tutte le tue funzioni biologiche e nervose sono dentro i limiti accettabili. C’è stato, comunque, un incremento del tuo potenziale psichico grezzo. –
Questo fu una sorpresa. Come un cardinale, lei era fuori dal Gradiente ma evidentemente, gli M-Psy potevano stimare gli sbalzi nelle sue abilità.
– Un incremento? – Finse un freddo interesse. – Questo è un segno del degrado mentale?–
– Al contrario, è un segno di salute. Tali incrementi sono stati occasionalmente riscontrati nelle menti con un Gradiente alto: non possiamo misurare i cardinali che superano il 10.0, ma siamo capaci di dire quando le vostre capacità scivolano in entrambe le direzioni, – spiegò, manifestando la verità che a tutti, anche agli Psy, piaceva parlare di quello che sapevano. – Noi supponiamo che la mente impari collegamenti psichici dopo anni di uso continuo, creando cosi capacità supplementari. –
Linguaggio ambiguo, pensò Faith. La ragione per cui i suoi poteri si erano incrementati era perché il condizionamento stava crollando. La connessione logica era inconfutabile. I canali delle visioni erano stati costretti a comprendere più che lo stretto campo del commercio, diventando quindi più ampi. L’oggetto o l’appetibilità delle nuove visioni era irrilevante. Che loro esistevano era la prova sufficiente del suo potenziale inutilizzato, un potenziale che le era stato deliberatamente insegnato a sopprimere.
E si pose la domanda su cos’altro era stato soffocato. Chi sarebbe potuta essere se non fosse stata creata nel Silenzio, geneticamente selezionata per generare un flusso costante di reddito? Che cosa sarebbe stata se fosse nata normalmente, nata senza nessuna paura di impazzire, nata abbastanza donna da poter fare colpo su Vaughn?
– Iniziamo la sessione? – Domandò l’M-Psy. – Oppure ti piacerebbe visionare la tua nuova scansione celebrale? –
– Voglio fare prima qualche lavoro. Inizia la sequenza casuale, lista completa. –
Un pannello trasparente si alzò da dietro la sedia per curvarsi sui suoi occhi. Si fermò a mezzo centimetro dalle sue ciglia e divenne opaco. Una frazione di secondo dopo, un flusso costante si parole iniziò a scorrere lungo di esso ad alta velocità. Era la sua attuale lista di richieste in sospeso. La visione poteva essere guidata , ma non completamente controllata, cosa che causava la frustrazione di molti uomini d’affari.
Faith, comunque, era una scommessa quasi certamente vinta, e questo era il motivo per cui aveva un prezzo così elevato.
Una volta che aveva inserito la causa rilevante nella sua mente, di solito aveva una visione nell’arco di una o due settimane e poteva avvenire ovunque, nel giardino mentre cammina, durante il sonno, mentre era in un incontro con gli M-Psy. Comunque, con gli anni, era diventato evidente che se lei metteva la sua mente in una struttura recettiva, le visioni potevano essere guidate in un ambiente più controllato. Questa particolare abilità le dava qualche libertà dall’essere controllata ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, ma dato che una visione veniva anche lontano dalla sedia, non le era stato mai accorta la totale privacy.
Il suo occhio cadde sul simbolo del Tricep tra la massa di dati che scorreva. Lei continuava a notarlo ancora e ancora nonostante la velocità e la quantità delle altre informazioni. La sua mente aveva scelto. Chiudendo i suoi occhi, si permise di alterare il respiro. Era il primo passo per porsi nel dormiveglia che lei personalmente chiamava animazione sospesa. Mentre era sospesa, per lei non esisteva né in questo mondo né nella Rete, ma in qualche luogo che solo gli F-Psy potevano raggiungere, diventando parte del flusso temporale del mondo.
Poi aprì i suoi canali psichici. In verità, lei non poteva mai chiuderli, ma poteva, con la concentrazione, espanderli all’ennesimo grado. Parte del suo stesso cervello, i canali erano inaccessibili dalla PsyNet, la sola cosa che poteva arrivare attraverso di loro erano le visioni. E se c’era una parte di lei che non era sicura che le visioni avrebbero scelto di entrare, lei non permetteva che tali incertezze filtrassero attraverso la sua mente cosciente.
La predizione del Tricep era un gioco da bambini. Lei usciva fuori da esso con la sensazione ormai familiare di aver appena allungato i suoi muscoli mentali. Appena trasmise i dettagli di ciò che aveva visto, fu colpita dal fatto che se avesse continuato su quella strada, sarebbe quasi certamente diventata pazza... dalla noia. Avendo l’M-Psy riavviato il flusso sullo schermo, lei gli diede una seconda lettura più attenta prima che lui dicesse stop.
– Non vogliamo affaticare la tua mente. –
Siccome la sessione aveva utilizzato una minuscola porzione dei suoi considerevoli poteri, Faith poteva farlo annullare, ma non lo fece. Aveva altre cose da fare con il suo tempo ed energia. – Sarò nella mia zona privata. –
– Faith, i tuoi livelli monitorati sono calati considerevolmente di recente. –
Significava che lei non era più spiata ogni minuto di ogni giorno.
– L’ ho chiarito con mio padre. –
Era un palliativo. Anthony avrebbe realizzato presto che lei non stava cercando di entrare nei ranghi del Consiglio, allora quale scusa avrebbe usato per scappare dalla morsa della sorveglianza?
Dopo aver rifatto la sua stanza da letto, si sfilò il vestito nello stesso istante in cui ingerì una barretta nutrizionale, poi si fece una rapida doccia prima di indossare il pezzo di sotto del pigiama ed una singola canottiera. Pronta, si mise nella classica posizione di yoga con le gambe incrociate sul letto ed iniziò a calmare i flussi della sua mente per prepararsi ad entrare nella Rete.
Non era necessario essere in un determinato stato, gli Psy entravano ed uscivano dalla Rete quando volevano. La differenza era che Faith non era abituata ad aprirsi al massiccio archivio di informazioni. Anche nella sua ultima incursione, era rimasta lontana dalle aree più ricche di dati, e pertanto più caotiche. Ma lei aveva smesso di essere una macchina perfettamente condizionata; non avrebbe permesso che risposte programmate allo stress la imprigionassero.
Cosi, di quali altri fattori fisiologici hai fatto esperienza?
La voce divertita di Vaughn si insinuò nella sua mente e minacciava di annullare i frutti della sua meditazione. Si disse di dimenticare l’odore della sua pelle, l’enorme calore della sua forma di giaguaro quando si era strofinato sulle sue gambe, la sensazione dei suoi baci.
– Fuoco, – borbottò, e iniziò a recitare la lista delle compagnie della lista di attesa per la predizione. Ci mise venti minuti per completarla e la sua mente era pura e calma alla fine.
Aprendo gli occhi della sua mente, entrò nel più grande e più costantemente aggiornato archivio dati nel mondo, pronta a cercare informazioni sugli F-Psy, su sé stessa. Ma oggi la Rete non le disse nulla, nonostante la sua concentrazione. Le sue abilità di designazione F le fecero percepire qualcosa sotto la superficie, ma se si era trattato di un eco o di una previsione, non aveva nessun modo per scoprirlo.
Ore dopo, alla fine rinunciò alla ricerca infruttuosa e, evitando un'altra barretta nutrizionale o un piatto di minestra, si accoccolò sotto la coltre sottile del suo letto. Di solito quando era così stanca mentalmente, non aveva nessuna visione, o se le aveva, lei ne rimaneva inconsapevole. Ma l’oscurità non era stata soddisfatta l’ ultima volta che l’ aveva invasa.
Adesso, aveva intenzione di fargliela pagare.
Vaughn completò la sua ronda sull’esteso confine e si incontrò con il suo sostituto, Dorian.
Il maschio latente era in forma umana, poiché non aveva l’abilità di trasformarsi in leopardo. Questo non lo rendeva meno capace o letale. Non avrebbe potuto mai ricevere il rango di sentinella altrimenti. Come tutti loro, Dorian aveva anche un immutevole senso di lealtà. Nessuna sentinella poteva mai essere tentata dal tradimento. Ma essere tentati da qualche altra cosa era un discorso totalmente diverso.
– Conosci il perimetro? –
Annuendo, Dorian si mise il fucile sulla schiena. Era la sua unica arma visibile. – Qualche problema?
– Alcuni giovani lupi stavano giocando alla caccia nel quadrante est. –
– Posso sparargli? –
– Siamo amici adesso. – I due branchi erano, infatti, compagni di sangue. Ma dato che Lucas e Hawke, l’ Alfa dello SwonDancer, avevano concordato sul patto solo un paio di mesi prima, entrambi i branchi stavano prendendo tempo per adattarsi. – Non usarli come bersagli per fare pratica. –
Il sorriso di Dorian era ferale. – Lo prometto, sparerò solo per ferire. –
– Sono sicuro che Lucas e Hawke lo apprezzerebbero. –
Dando alla più giovane sentinella un veloce riassunto sugli altri movimenti nel perimetro, si ritrasformò in forma di giaguaro e se ne andò.
Avrebbe dovuto andare alla sua tana per recuperare sonno, il suo corpo lo aveva tenuto sveglio la maggior parte della notte precedente. Quando aveva preso sonno, si era risvegliato da sogni pieni di sensazioni, più che pronto a rotolare di fianco ed infilarsi nel corpo di una femmina per la precisione.
Se avesse creduto che la fame potesse essere saziata con un’altra, non avrebbe avuto problemi a trovare un’amante consenziente. Poteva essere giaguaro e non leopardo, ma le femmine del DarkRiver lo avevano sempre considerato un partner sessuale soddisfacente. E non erano il tipo di donne che esitano a far sapere ad un uomo che non è all'altezza.
Tuttavia, non corse verso uno di quei felini accoglienti, ma verso una Psy che poteva svenire per il sovraccarico per la pelliccia in lui. Questo era inaccettabile ad ogni parte di sé. L’aveva marchiata e l’avrebbe avuta, anche se avesse dovuto convincerla bacio dopo bacio. I gatti erano bravi a convincere. Era solo un altro aspetto del loro gioco preferito: cacciare.
Il giaguaro attraversò la distanza tra il luogo dove aveva fatto la guardia e la casa di lei con l’efficiente sicurezza che deriva dall’essere la cosa più pericolosa della foresta. Ma stanotte non aveva interesse delle piccole creature che scappavano tra le ombre al sentirlo arrivare.
Perché stanotte, andava a caccia del piacere.
L’istinto di Faith era di combattere i bordi dell’oscurità, ma come aveva imparato nelle settimane precedenti all’assassinio di Marine, più combatteva, più difficile diventava bloccarla. Cosi lasciava “lo lasciava” sottometterla e portarla nel suo mondo.
La sua oscurità era agitata da punte di rosso. La sete di sangue si stava risvegliando molto più velocemente di quanto lei avesse potuto immaginare, l’assassinio di Marine non aveva saziato quella creatura, aveva semplicemente acuito il margine del suo appetito.
La rilasciava quando non c’era più nessuna possibilità di fuga. Adesso lei avrebbe osservato e capito, adesso lei sarebbe stata il suo pubblico e la sua discepola, perché lui era un grande essere ed aspettava che gli altri gli rendessero omaggio. Che lei fosse il solo individuo consapevole del suo genio, era una fonte di grande rabbia, che sfogava su di lei, costringendola ad essere testimone di ogni suo atto malvagio. Non erano ancora stati realizzati, ma mentre le spirali distorte di una visione erano collegate in qualche modo alla mente del killer, queste erano la sua realtà.
Una violenta turbolenza di rosso tranciò i suoi pensieri a metà come se lui si fosse spinto nella sua mente. Lei perse tutte le percezioni di sé, di essere un cardinale di nome Faith, e divenne una creatura di dolore e paura. L’ oscurità la spingeva al margine netto della pazzia, minacciandola con la maggior parte delle emozioni a cui lei era stata allenata a non sentire, o ad ammettere solo di possedere. Il suo essere indifesa faceva sghignazzare il killer. Lui l’afferrò con i suoi denti, scuotendola con forza.
Lui non voleva solo osservarla, ma farle capire i suoi desideri malati. Che lei non lo facesse, non potesse, lo infuriava. Circondata dalla viziosa consistenza della sua furia omicida, Faith fece la sola cosa che poteva proteggerla. Abbandonò la parte della sua mente dei pensieri civilizzati e si rifugiò al centro dei muri interni della sua psiche, arrotolandosi su sé stessa come un bambino che si mette nella posizione fetale.
Tuttavia, l’oscurità la martoriava. Era divertito dalla sua incapacità nell’affrontarlo, giocando con lei come un felino può giocare con un topo in gabbia. Non voleva ucciderla. No, ciò che lui voleva era ostentare il suo potere fino a che lei non avesse smesso di resistergli e gli avesse lasciato violare la sua mente. Poi sarebbe stato libero di mostrarle tutti i suoi desideri, ognuna delle sue future azioni pianificate, un’ infinita spirale di orrore.
Nel profondo, all’interno del cuore più animale, la sua psiche le ricordava che lei non avrebbe dovuto provare paura: Faith iniziò a combattere tutto ciò che era dentro di lei.
E fallì mentre cercava di liberarsi.
Vaughn atterrò silenziosamente sulla soffice moquette della stanza da letto di Faith. I suoi piedi erano nudi ma le sue gambe coperte, aveva nascosto un paio di jeans nella foresta li vicino quel giorno, non volendo scandalizzare Faith più di quanto non lei non sarebbe già stata scandalizzata. Di certo, lui stava ancora aspettando di vedere la sorpresa nei suoi occhi quando lo avesse trovato li per la seconda notte consecutiva.
Comunque, i suoi sensi si allertarono nel secondo in cui fece un passo verso il letto. Le sue coperte erano in un mucchio sul pavimento, Faith era posizionata a riccio in una palla stretta, il respiro poco profondo ed il battito cardiaco lento all’attento udito del felino. L’ odore di qualcosa che non avrebbe dovuto essere li, qualcosa che non le apparteneva, era acre nell’aria. Quando lui socchiuse i suoi occhi nella semioscurità, notò un’oscurità più intensa circondare Faith, proprio come era successo nella capanna.
Convinto che l’oscurità l’avrebbe afferrata ancora di più se si fosse accorta che Vaughn stava per intervenire, andò sul letto in silenzio. La sua mossa successiva fu un lampo veloce. La raccolse, la appoggiò contro di lui, bloccando fisicamente l’ oscurità in modo che il suo corpo circondasse il suo. La logica supponeva che non avrebbe funzionato, ciò che la stava attaccando lo stava facendo sul piano psichico. Ma l’istinto gli disse che avrebbe funzionato. E l’istinto si era dimostrò giusto.
Lui sentì il freddo vuoto del male puro accarezzarlo quando l’oscurità fu divisa in due dal suo corpo. Era incapace di aggrapparsi a qualcosa in lui perché lui era troppo diverso, troppo animale. Vaughn permise ad un ruggito di salire nella sua gola, i suoi artigli erano usciti fuori l’istante successivo in cui aveva portato Faith in salvo.
Adesso lei era protetta da una gabbia umana e, non essendo più in grado di cibarsi di lei, la cosa oscura si allontanò. Vaughn aspettò fino a che l’aria non si depurò dall’odore nocivo prima di abbassare il suo sguardo su Faith.
Ritirando i suoi artigli, utilizzò una mano per spostare una ciocca di capelli dal viso di lei. La sua pelle era fredda, troppo fredda. E il suo battito cardiaco stava diventando ancora più lento, come se lei stesse continuando a combattere con tutte le sue forze, non consapevole che era in salvo. Lui voleva usare la violenza. Invece, fece scivolare una mano sotto la sua nuca e la baciò. Il solo tocco colpì Faith abbastanza profondamente da irrompere nella natura fisica della sua mente. La maggior parte degli umani sarebbero rimasti scioccati dall’intensità animale del suo bacio, ma lui non era umano. E non era scioccato.
Qualcosa crepitò lungo la pelle nella parte più intima di Faith, e anche se non era doloroso, lei chiedeva.
Spaventata dal fatto che potesse essere un trucco, ma incapace di ignorare il bruciore delle terminazioni nervose bruscamente risvegliate, lei si distese dal suo guscio protettivo. E vide un arco di energia attraverso la sua mente, argentato e luminoso, appassionato ed inarrestabile, una tempesta di lampi che bruciava in lontananza gli echi persistenti dell’oscurità maligna.
Il suo sangue iniziò a pompare con un calore che bruciava. Intorno a lei, un migliaio di fuochi scintillavano di vita. Lei stava in piedi nel centro, protetta ma non schermata dall’inferno. Quelle fiamme volevano sfiorare, toccare, accarezzare.
Incapace di affrontare la furia selvaggia della tempesta, per resistere all’intensità della deflagrazione, si costrinse ad uscire dal sogno e ritornare alla vita reale. Ma il sogno la seguì all’esterno. Le sue labbra erano un fuoco. Il suo corpo esplodeva per il calore. Ciò che l’avvolgeva era una fiamma più forte, la pelle che sembrava bruciare ad una temperatura più alta della sua, un calore vivo che premeva contro la sua nuca, sotto le sue gambe, contro la guancia che lei aveva appoggiata su una superficie molto muscolosa.
Lei tentò di respirare, ma la sua bocca era già occupata. Le sue ciglia sbatterono verso l’ alto. Occhi notte-oro incontrarono i suoi, brutali, selvaggi … e sicuri. Le sue labbra furono liberate per un secondo per farle prendere un respiro e poi rivendicate di nuovo. Si ritrovò che la sua mano era sulla sua spalla, stringendola, stringendo lui.
La sua mente girava per le troppe sensazioni, ma l’alternativa era peggiore. Nel suo stato di non completa coscienza, non era sicura che l’oscurità non sarebbe ritornata se lei si fosse staccata da quel sovraccarico. Così lo abbracciò, cercando di avvolgere le sue braccia intorno al collo del pericoloso maschio nel suo letto, fondendo il suo corpo con il suo.
Se l’avesse condotta alla pazzia, lei avrebbe preferito il calore piuttosto che essere risucchiata nella sadica crudeltà dell’oscurità. Il suo cuore femminile era consapevole che le mani di lui erano sulla sua schiena, stringendola a lui, e che mentre quelle mani erano grandi e potenti, non erano pericolose.
In seguito anche quel pensiero fu sommerso dall’onda d’urto della sensazione e lei divenne nient’altro che carne. I suoi occhi si chiusero.
Vaughn sentì l’abbandono totale di Faith. Il felino era pronto per prendere ciò che era suo, ma l’uomo sapeva che questo non erail tipo di sottomissione che avrebbe mai potuto soddisfarlo e che l’avrebbe solo ferita. Lei non si stava concedendo a lui. Lei lo stava usando per scappare dall’oscurità.
A Vaughn non piaceva essere usato da Faith, ma era consapevole che lei non era consapevole a chi si stava aggrappando.
Smise di baciarla ed avvertì il piacere di sentirla affondare le sue unghie nella sua pelle come se lei cercasse di farlo riavvicinare.
– Faith. –
Si aggrappò più stretta, i suoi occhi rimanevano chiusi.
– Faith. – Rese la sua voce un filo di comando con l’asprezza di un ruggito. Non era difficile. Questo lo eccitò, ed ebbe dei problemi a controllare la bestia. Era qualcosa che Faith avrebbe dovuto imparare a affrontare, ma non oggi. Oggi la stava mantenendo al sicuro.
– Apri gli occhi. –
Lei scosse la testa, ma le sue mani scivolarono via dalla sua nuca per chiudersi a pugno sul petto di lui.
Un lieve sorriso apparve sulle labbra di lui.
– Non sono nudo. –
Prendendo un pugno della femmina, lo appoggiò sui suoi jeans che coprivano le gambe, poi dovette trattenere un impulso molto sensuale quando le dita si quella mano si allungarono ed inviarono una sensazione direttamente al suo inguine.
– Sei davvero tu? –
Era un domanda che gli chiarì brutalmente come lei si fosse ritirata profondamente nella sua mente prima che lui l’avesse tirata fuori. Sporgendosi in avanti, la morse tra le spalle e il collo. Lei sussultò ed aprì finalmente gli occhi.
Lampi argentati scintillarono nella loro notte profonda, vividi e selvaggi.