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«Perché piangi?» chiedo a mio fratello, in preda all’agitazione.
Quest’ultimo mese è stato terribile.
Non solo ho perso tutti i fine settimana, ma ho anche dovuto lavorare delle ore in più nei giorni feriali, per non restare indietro sui casi. Devo svegliarmi presto anche il sabato e la domenica, per venire in questo studio dimenticato da Dio. In sostanza è una stanza delle torture piena di roba per il fai da te, dove si consumano prove che immancabilmente perdiamo.
Se questo fosse un programma a eliminatorie, probabilmente ce ne saremmo andati dopo la seconda settimana. Di sicuro dopo la sfida dell’abbigliamento.
«Perché piango?» esclama Thad asciugandosi gli occhi. Naomi è andata in bagno, ovvero il luogo in cui passa la maggior parte del tempo quando non deve girare. Le nausee mattutine si stanno facendo sentire. Oggi abbiamo perfino dovuto interrompere le riprese per un po’, vedendola correre alla toilette con la mano sulla bocca. «Forse perché stiamo facendo talmente schifo che è imbarazzante.»
«Cosa ti aspettavi?» Fisso la boutonnière pietosa e il bouquet che siamo riusciti a imbastire. «Non abbiamo alcuna esperienza in queste stronzate.»
«Mi aspettavo che almeno ci provassi» ribatte Thad. «Se fossi venuto a casa nostra durante la settimana avremmo potuto almeno parlarne. Naomi non è d’aiuto in questo momento, la gravidanza la sta mettendo completamente fuori gioco. È stanca, e quando non è troppo impegnata a svaligiare il frigo per mangiarsi tutto quello che le capita a tiro si sente male. Ho bisogno che tu sia presente, Alec.»
«Sono qui, no?» Mi siedo su uno sgabello accanto al nostro tavolo da lavoro. Non sono davvero dell’umore giusto per discutere.
«Ci sei fisicamente, ma non con la testa. Ti rendi conto che tutto ciò che creiamo farà parte del matrimonio, vero? Naomi dovrà portare all’altare questo coso patetico.» Getta via il bouquet di piume. «Si merita di più. Io mi merito di più… da te.»
«Sto facendo del mio meglio.»
«Davvero?» chiede Thad, e le lacrime adesso sono sparite. «Perché questo progetto doveva farci riavvicinare, aiutarci a essere di nuovo una famiglia, e invece tu ogni volta che ne hai l’occasione scappi. Non ci stai mettendo il cuore. È come se fossi qui per spuntare una casella, per dire a te stesso che hai fatto il tuo dovere di fratello. Ma cosa succederà dopo lo spettacolo, Alec?» Naomi gli si avvicina e gli posa una mano sulla schiena. «Cosa succederà quando le telecamere si spegneranno e non saremo più obbligati a vederci ogni weekend? Torneremo a incontrarci una volta ogni sei mesi?»
«Dai, Thad.»
«Dai cosa, Alec? È la verità. Da quando sei partito per il college, è come se ti fossi scordato della mia esistenza.»
Mi guardo intorno e vedo gli assistenti che ascoltano la nostra conversazione. «Ora non è il momento.»
«Non è mai il momento.» Alza i tacchi e si dirige verso i camerini, lasciandomi solo con Naomi.
Il silenzio cala come una cappa pesante tra noi, mi sento trafitto dal suo sguardo deluso.
«Ti vuole davvero bene, Alec. Questo lo sai, vero?»
«Anch’io gli voglio bene» dico passandomi una mano tra i capelli. Sento il bisogno di correre, di andare in palestra, di espellere tutta questa energia repressa.
«No, non credo che tu abbia capito. Lui ti idolatra.» Mi mette un dito sotto al mento costringendomi a guardarla negli occhi. «Ti idolatra, sì. Al nostro primo appuntamento mi ha parlato solo di suo fratello, di quest’incredibile avvocato. Mi ha raccontato di come ti sei sempre preso cura di lui, di come ci sei sempre stato. La terza volta che ci siamo visti mi ha parlato della vostra infanzia, dei tuoi genitori che litigavano continuamente e di come tu fossi in grado di trasformare quelle discussioni in qualcosa di divertente, portandolo lontano, il più lontano possibile da loro. Al nostro decimo appuntamento, mi ha mostrato le foto di voi due il giorno in cui ha preso il diploma. Mi ha detto che gli hai regalato un quaderno per scriverci sopra i suoi sogni e pensare a come realizzarli. Vuoi sapere qual è la prima cosa che ha scritto?»
Accidenti, no, non credo di volerlo sentire.
Prende il mio silenzio per un assenso e continua: «Proteggere qualcuno come suo fratello Alec ha fatto con lui.»
Cazzo.
«Sai qual era il suo secondo sogno?»
Mi gratto un orecchio mentre sento il cuore che mi martella nel petto e la testa che mi si riempie di immagini di Thad quattordicenne, che mi saluta mentre me ne vado. Vedo i suoi capelli castani arruffati, i suoi occhi cerchiati di rosso, che mi implorano silenziosamente di non lasciarlo solo. È stata la prima volta che ho deluso mio fratello, quando mi sono allontanato da lui per potermi finalmente liberare di tutta la rabbia che soffocava la nostra casa.
«No» rispondo, ormai incapace di guardare Naomi negli occhi.
«Trovare un amore incondizionato come quello che gli hai dato tu.»
Porca puttana.
«E sai qual era il terzo?»
Che la sua futura moglie mi torturasse fino a provocarmi un crollo mentale?
Scuoto la testa, sapendo che quello che sta per dire sarà la goccia che farà traboccare il vaso.
«Avere un matrimonio pieno d’amore e non seguire mai le orme dei suoi genitori.» Fa una pausa per lasciarmi il tempo di recepire per bene il messaggio. «Può anche darsi che queste per te siano solo stupidaggini. Sei liberissimo di non credere nell’amore o nella sacralità del matrimonio, ma Thad ci crede. Quand’è che hai smesso di preoccuparti di ciò che era importante per tuo fratello? A giudicare da ciò che dice lui, dalle mille storie su quel grande eroe di suo fratello, sembra che non sia mai cambiato nulla.» Naomi mi guarda a lungo e scuote la testa. «Ma onestamente, non posso dire di essere rimasta colpita da te. Non sei per niente l’Alec di cui parlava Thad. Sono solo triste che il mio futuro marito abbia un’opinione così alta di te e che probabilmente l’avrà per sempre. Magari prenditi un secondo per pensarci, invece di contare i minuti che ti separano dalla fine del programma.»
Senza aggiungere una sola parola, si dirige verso i camerini per raggiungere il compagno e mi lascia con il cuore a pezzi, sancendo così la sua brutale vittoria verbale.
Naomi potrebbe darmi del filo da torcere in aula.
«Amico, la quinta settimana è quando crollano tutti, lo sai vero?» chiede Lucas portandosi la birra alle labbra.
«No. Non ho mai guardato quel maledetto programma.» Non volevo affrontare il mondo esterno, quindi ho fatto venire il mio amico a casa per una cena a base di alette di pollo. Lui ha portato le alette; io ci ho messo la birra. Quando è arrivato mi ero già scolato quattro bottiglie e stavo stappando la quinta, il che mi ha reso, diciamo… un po’ confuso.
«I produttori hanno messo bouquet e boutonnière nella quinta settimana di proposito. A questo punto, o non ne puoi più di perdere e hai bisogno di una vittoria, o sei in vantaggio da un po’ e un fallimento potrebbe essere devastante. È una prova tremenda, non vedere, essere cronometrati, dire a un altro cosa fare.» Ride. «Cazzo, è la mia preferita.»
«Mi fa piacere che lo trovi così divertente.»
«Lo è,» dà un morso a un’aletta, «ma dai tuoi occhi vitrei presumo che non sia stata la sfida a ridurti così oggi.»
«No» dico spaparanzandomi sulla sedia. «È stata la mia futura cognata.»
«Ah, Naomi, giusto?» Annuisco. «Ti ha sgridato perché non hai preparato un bouquet degno delle sue manine?»
Scuoto la testa. «No, mi ha detto che sono un fratello di merda e che Thad mi idolatra e lei non capisce il perché. Per citarla: non è “rimasta per niente colpita” da me.»
«Ahia, davvero?»
«Sì.» Un lungo sorso di birra – e intendo davvero lungo. Lascio che l’alcol ghiacciato butti giù il groppo che ho in gola.
«Ha ragione?»
Sospiro e fisso la bottiglia che tengo in mano come se non avessi mai visto una birra in vita mia.
Ha ragione? Be’, devo ammettere di essere una persona di merda?
Mi scolo l’ultimo goccio d’un fiato e poso la bottiglia vuota sul tavolino da caffè, prima di aprirne un’altra.
La sesta della serata.
«Purtroppo ha descritto con grandissima precisione come tratto mio fratello.»
Lucas annuisce. «Il che spiega il tuo attuale livello di consumo alcolico.»
Gli passo la bottiglia. «Vero.»
«Quindi stai di merda.»
«Abbastanza… Tantissimo.» Capovolgo la birra vuota e fisso il lampadario moderno che pende sopra il mio soggiorno. È del tutto impersonale, un semplice oggetto nero con delle luci attaccate. Linee sottili, nessuna particolarità… probabilmente un riflesso perfetto della persona che sono diventato. «Tu ti senti cambiato?» chiedo improvvisamente a Lucas.
«Cambiato? In che senso?»
«Da quando sei diventato avvocato. Ti sembra che il tuo carattere sia cambiato?»
«Non proprio. Direi che sono lo stesso, forse con più palle di quando ero all’università, anche se all’epoca ero uno stronzo saccente. Almeno adesso faccio in modo di portare dei fatti a sostegno delle mie affermazioni. Perché? Tu senti di essere cambiato?»
«So di esserlo,» mi premo le mani sugli occhi. «Non sono sempre stato così… privo di emozioni, di legami. È che nel momento in cui sono uscito da quell’appartamento, lasciandomi Thad alle spalle, mi sono sentito così libero. Come se potessi finalmente respirare. E mi sono aggrappato a quella sensazione. Mi sono portato sulla schiena il peso dei miei genitori per così tanto tempo che nel momento esatto in cui ho potuto liberarmene, sono scappato via.»
«E hai abbandonato Thad.»
«Esatto.»
«Sei stato crudele, amico. E ora stai pagando le conseguenze di quella fuga.»
«E con gli interessi.» Scuoto la testa. «Ci tiene così tanto a vincere. Così tanto… ma siamo maledettamente indietro, senza dubbio siamo gli sfavoriti, senza alcuna possibilità di rimonta. E a ogni sconfitta vedo il morale di Thad precipitare sempre più in basso. Oggi è stato… cazzo, è stata dura vederlo così. Non era semplicemente uno sfogo, era fuori di sé. È sempre stato più sensibile rispetto alla media degli uomini, ma oggi è scoppiato in lacrime. E non parlo di lacrime teatrali da psicodramma: era il pianto di uno che vede infrangersi un sogno.»
«Cazzo, amico.» Lucas beve un sorso di birra. «Non mi aspettavo tutte queste emozioni stasera.»
«Non dirlo a me. Non ho idea di che cazzo fare.»
Mi passa il vassoio con le alette di pollo ma io lo spingo via. Me lo avvicina di nuovo.
«Mangia, amico. Hai bisogno di riempirti lo stomaco.»
Ha ragione. Metto giù la bottiglia e mi lascio cadere nel piatto qualche aletta.
«Senti, mi hai fatto venire qui per aiutarti o solo per ascoltare?»
Mi fermo a pensare, masticando. «Inizialmente per ascoltare, ma ora sento di aver bisogno di qualche consiglio.»
«Non credo che ti piacerà quello che ho da dire.»
«Ho già toccato il fondo. Tanto vale mettere la ciliegina sulla torta.»
Ride e avvicina la sua bottiglia alla mia per brindare. «Bene, lascia che ti faccia una domanda: ti manca tuo fratello?»
«Cosa?» chiedo. Sono troppo ubriaco per sostenere questa conversazione.
«Il ragazzo con cui sei cresciuto, l’amico su cui potevi contare. Ti manca?»
«Be’… sì.» Metto giù la mia aletta e inizio a fissarla. «Ma non sono sicuro di conoscere l’uomo che è diventato, e… cazzo, mi vergogno.»
«Ti andrebbe di conoscerlo?»
Ho trascorso tutti i miei anni da adulto a evitare la mia famiglia, saltando compleanni, uscite occasionali, perfino le vacanze. Ho inviato qualche messaggio qua e là, ma il più delle volte ho ignorato ogni tentativo di contatto. Continuavo a dirmi che avrei risposto alla prossima chiamata, al prossimo messaggio. Che avrei riscritto più tardi, e alla fine non lo facevo. Non richiamavo mai.
Ora Thad sta per sposarsi con una donna che conosco appena.
Mio fratello è un uomo adulto, sta per diventare padre, e io non so più chi sia.
Non so che tipo di genitore voglia essere.
Non so praticamente nulla della sua vita. Eppure quell’uomo è il ragazzo che ho cresciuto, quello che piangeva sulla mia spalla, quando papà se ne andava sbattendo la porta e non lo vedevamo per giorni.
Ricordo benissimo il rapporto che avevamo. Non ho idea di quello che potremmo avere ora, e accidenti, fa male. Specialmente vedendo quanto sono uniti Luna e Cohen.
Ho notato il modo in cui lei lo guarda, l’amore che le accende gli occhi.
Lo stesso tipo di amore che Thad prova per me.
L’amore che non mi merito.
Ma voglio meritarmelo.
E anche se le ultime cinque settimane sono state un inferno, sono anche state le più eccitanti di tutta la mia fredda e sterile vita adulta.
«Cristo,» mormoro, «lo voglio. Voglio conoscerlo. Voglio conoscere Naomi. Voglio conoscere il loro bambino. Voglio far parte delle loro vite, ma non ho idea di come fare. Sono stato così maledettamente distratto.»
«Be’, cos’è che conta per Thad?»
«Il matrimonio, poter dare alla sua famiglia una vita da sogno.»
«Allora è il momento di iniziare a prendere sul serio questa gara. Vi restano tre settimane prima dei matrimoni. C’è ancora tempo per cambiare le cose. E credimi, se avete ancora un po’ di soldi a disposizione, vi conviene spenderli tutti per l’ultima prova.»
«In che senso?»
«Voglio dire… il bouquet di merda e le boutonnière possono essere cambiati. Non sono definitivi… è semplicemente quello che ti tocca se non puoi permetterti nient’altro. Spendi bene il tuo denaro, amico. Tutto è possibile su The Wedding Game.»
«Davvero?» Raddrizzo la schiena.
«Sì, Alec. Puoi ancora vincere.»
«Quindi… Potrei davvero aiutare Thad?»
«Sì.» Lucas sorride. «Se fossi in te, comincerei a spizzarmi i canali YouTube su matrimoni e fai da te. La prossima settimana sarà la volta della torta. Fa’ in modo di arrivare preparato.»
Arrivare preparato… Posso riuscirci, no?
«Che cazzo è successo?» esclamo il mattino dopo, mentre fisso il computer, con la penna in mano e un taccuino al mio fianco. Grazie a Dio abbiamo un giorno libero dal set. Stamattina mi ha chiamato un assistente per dirmi che Mary DIY ha avuto un’intossicazione alimentare ieri sera e stanno riprogrammando le riprese: ne faremo due di seguito la settimana prossima.
Ed è così che sono finito rannicchiato davanti al mio computer, a bere altre birre – perché no, a questo punto? – e a prendere appunti guardando video di torte nuziali fatte in casa.
E quando dico prendere appunti, intendo scrivere un’infinita sequela di parolacce sul mio quaderno, ascoltando uno YouTuber dopo l’altro discettare di come si riconoscono le varie qualità di farina, di quanto è importante lasciar raffreddare la torta, della decorazione col coltello piatto o dei diversi tipi di glassa e l’effetto che fanno.
Tutto quello che posso dire è … porca puttana.
Dopo mezz’ora mi è già andato in tilt il cervello. Ho iniziato a cercare torte nuziali facili, pensando: Ehi, ottimo punto di partenza.
Sbagliato.
Ci sono un milione di tipi diversi di torte nuziali “facili”.
«Facile, no?» sta esclamando un’influencer dopo aver impilato uno strato sull’altro con un coltello e una mano, nient’altro. Non ha fatto cadere una briciola che è una.
«Sì, certo, signora.» Mi abbandono contro lo schienale della sedia, prendo un sorso di birra e scrivo la mia prima vera frase sul taccuino.
Capovolgere una torta col coltello, facile, no?
Stamattina, dopo aver trascorso due ore impietose in palestra, mi sono seduto con la mia bistecca con contorno d’insalata e salsa di gorgonzola e ho guardato una puntata dopo l’altra della settimana della torta di The Wedding Game.
All’inizio ero davvero confuso, mi chiedevo che senso avesse preparare un dolce per un matrimonio che si terrà tra settimane. Ma poi ho capito che quello che cucineremo domenica prossima servirà solo per la gara.
Poi ci saranno i premi. I primi classificati avranno la possibilità di lavorare con uno dei migliori pasticcieri della città, oltre a vincere un dessert bar per l’intera durata della festa e un budget illimitato per la vera torta nuziale. La squadra che arriverà seconda riceverà un dolce di tre piani e potrà richiedere un dessert bar solo se rientrerà nel budget. I terzi classificati invece… cazzo, sono spacciati. Riceveranno una scatola di ingredienti e un’Ave Maria. Dovranno replicare la loro torta due giorni prima del matrimonio, nello stress delle nozze imminenti.
Per l’amor di Dio, non possiamo arrivare terzi.
Non riesco nemmeno a immaginare che razza di mostro da incubo diventerebbe Thad se dovessimo preparare una torta nuziale così all’ultimo.
Odio ammetterlo, ma Luna sta letteralmente dominando la gara, con il Team Hernandez che arriva sempre secondo. Dopo la prima settimana, non si è solo scaldata: ha letteralmente preso fuoco. Forse saranno stati i miei brillanti insulti – ben fatto, Alec – fatto sta che ci sta massacrando uno a uno. E quando dico Luna, intendo proprio lei, in prima persona. Cohen e Declan non se la cavano male come personaggi secondari, ma le abilità di quella ragazza sono finite sotto i riflettori in quest’ultimo mese.
Ho anche sentito alcuni assistenti parlare del suo canale YouTube e di come…
Aspetta un secondo.
Il canale YouTube di Luna. Metto giù la birra e digito febbrilmente “Luna Rossi” nella barra di ricerca.
Lo schermo si riempie di video di lei che parla, il suo marchio cucito in blu e giallo sembra illuminare la pagina, insieme al suo sorriso.
Santo cielo, perché non ci ho pensato prima?
Entro nel canale e scorro velocemente i contenuti.
Come fabbricare la tua prima coperta di lana.
Creare una font partendo da un disegno a mano.
Glitter fatti in casa.
I biscotti alle mandorle di Nonna Rossi.
Le perline non sono finite negli anni Novanta.
L’ultima frase mi fa sorridere pensando all’abito che indossava il primo giorno e a come si è sentita insultata dal mio commento.
Cazzo, quante cose sa fare questa ragazza. Non c’è da stupirsi che stia conducendo la gara con tanta facilità, soprattutto quando si trova a competere con un idiota inetto come il sottoscritto.
In preda alla curiosità, scorro i suoi post, cercandone uno sulle torte nuziali. Ma gli unici video di cucina che vedo parlano di biscotti.
Uhm, forse non è proprio la tuttofare che dice di essere?
Sotto il suo profilo YouTube vedo un link di Instagram. Non ci penso due volte prima di cliccare.
È strano usare Instagram su un computer ma mi permette di farmi un po’ gli affari suoi.
E naturalmente, il suo account ha i colori coordinati ed è esteticamente gradevole. Ci sono foto di lei che ammette i vari “fail”, tenendo in mano un merletto storto, un oggetto di ceramica sbilenco, un tessuto cucito in modo approssimativo. E poi foto di lei che ride, che si gode la vita. Mentre le guardo, mi sento attraversare dal desiderio.
Anch’io vorrei sorridere così. Provare gioia, divertirmi.
Accidenti, quando è stata l’ultima volta che mi sono sinceramente divertito?
Non me lo ricordo neppure. Sono andato avanti a testa bassa per così tanto tempo, completamente preso dal mio lavoro, vittima dell’ossessione di trovare giustizia… giustizia per cosa? Per mia madre, anche se è una mamma di merda? Per Thad? Il Thad di quattordici anni con i capelli ancora arruffati? Per il bambino che sono stato, quello che chiedeva solo che i suoi genitori lo abbracciassero? Che voleva non sentirsi rifiutato?
Probabilmente tutte queste cose insieme.
La foto profilo è circondata da un arcobaleno. Ci clicco sopra e mi si aprono le sue storie. Guardandole, mi sembra di fare qualcosa di molto più invasivo che scrollare dei post. Come se fosse un atto… sbagliato. Ma non riesco a smettere, non riesco a staccarmi da quel viso sorridente, appoggiato su dei cuscini colorati.
È il suo letto? Probabilmente sì.
Alzo il volume del computer per poterla sentire.
«Grazie per tutti i suggerimenti di ricette che mi avete inviato. Li ho apprezzati molto. Voi eroi della pasticceria siete davvero incredibili.»
Ricette? Anche lei sta facendo delle ricerche per la settimana prossima?
Cazzo, certo che sì. Probabilmente ci passa le giornate, specialmente dopo che le ho stupidamente lanciato il mio guanto di sfida.
«Penso che sceglierò una torta semplice, ricoperta di frutti di bosco.» Oh cazzo, quel dolce mi ricorda il compleanno di Thad di cinque anni fa. Aveva una torta proprio identica e non la smetteva più di parlare di quant’era buona. «È proprio quello che avevo in mente. Il che significa, cara Pasticceria Sweet Atlanta, che hai appena vinto la gara. Ti sto taggando qui. Scrivimi in privato e ti manderò una scatola a sorpresa.»
Bella trovata di marketing. Okay, ora capisco perché ha più di cinquecentomila follower.
«Domani farò un salto da Cakes and Bakes in centro, a prendere alcuni ingredienti per fare pratica. Non preoccupatevi, vi terrò aggiornati. Per stasera è tutto. Spero che abbiate avuto uno stupendo fine settimana e, come sempre, continuate a darvi da fare.» Saluta la telecamera e il video finisce.
Uhm.
Mi dondolo avanti e indietro per qualche secondo, le dita che tamburellano sulla scrivania, la testa attraversata da un milione di pensieri terribili.
Pensieri terribili che però potrebbero essere utili.
Molto utili.
Abbastanza utili da tenerci lontani dall’ultimo posto.
Di impulso esco dal mio Instagram e creo un account falso. Lo collego alla mia e-mail di lavoro, pronto a cancellarlo nel momento stesso in cui avrò ottenuto ciò che mi serve. Devo scegliere un nome utente. Uhm…
Qualcosa che non mi tradisca. Che non permetta a nessuno di ricollegare l’account a me. Qualcosa di completamente anonimo…
Ah ha, trovato.
Sorridendo, digito il nome utente, ChrisEcrafts, e premo invio.
Mi è stato detto un paio di volte che somiglio a Chris Evans, e Chris può essere un nome maschile o femminile, quindi è perfetto. Cazzo quanto sono intelligente! Non indovinerà mai che sono io.
Una volta effettuato l’accesso, vado direttamente sul profilo di Luna e inizio a seguirla. Prendo in considerazione l’idea di mettere un “mi piace” ad alcuni dei suoi post, ma potrebbe sembrarle strano. Oppure no? Non lo so. Un nuovo fan può mettere dei “mi piace”, giusto? Non voglio attirare troppo l’attenzione, soprattutto perché non ho una foto profilo.
Merda, dovrei avercela, mi farebbe sembrare più credibile.
Mi prendo qualche secondo a cercare foto di volatili, perché onestamente, è l’unica cosa che mi viene in mente. La gente si fida degli animali, no? ChrisE potrebbe essere una vecchia signora amante degli uccelli.
Ma certo, ChrisE è una vecchia signora amica dei volatili che indossa calze lunghe fino al ginocchio, perché lei può permetterselo, cazzo.
Mi soffermo sulla foto di un airone, con le ali grandi e il petto orgogliosamente gonfio. Carico velocemente la foto del profilo, e accedo all’account dal telefono per raccattare qua e là e postare un po’ di foto di lavoretti fai da te con commenti del tipo «Guardate che bordino» e «Uncinetti pronti!» Aggiungo qualche hashtag simpatico, di quelli che mi fanno ridere. Mezz’ora dopo, sono stato totalmente fagocitato da ChrisEcrafts e non faccio che postare foto, prendendole dalle pagine di altre persone.
Cazzo, ora capisco perché certa gente ci va così sotto col fai da te.
Posso dirmi soddisfatto del mio profilo, quindi torno su quello di Luna e clicco sull’icona dei messaggi privati.
Appena la casella di testo si apre, inizio a scrivere, sperando che lei mi risponda… il prima possibile.
ChrisEcrafts: Ehi, Luna.
Uhm…
Mi siedo, sorseggio la birra e penso a cosa dire. Torta, chiedile della torta. Falle i complimenti per il profilo e ringraziala per i consigli.
*Verso rauco per schiarirsi la gola, schiocco di dita*
ChrisEcrafts: Non vorrei esagerare, ma trovo che il tuo profilo sia semplicemente fantastico. L’ho scoperto qualche mese fa e finalmente ho avuto il coraggio di mettere “mi piace”.
Troppo? Voglio dire, non voglio sembrare uno di quei fan iper assillanti. Lo sa già che le ho messo like al profilo.
ChrisEcrafts: Non faccio che riguardare la tua pagina.
Uhm… sembrerò uno stalker?
Mi sa che è meglio ricominciare da capo.
*Backspace, backspace, backspace*
ChrisEcrafts: Non vorrei esagerare, ma trovo che il tuo profilo sia semplicemente fantastico. L’ho scoperto qualche mese fa e finalmente ho avuto il coraggio di mettere “mi piace”. Non faccio che riguardare la tua pagina.
*Scrocchio di dita, soffio sulle mani*
Riproviamo.
ChrisEcrafts: Fan del fai da te da tempo, follower del tuo profilo da oggi.
Uhm, simpatico.
Sorrido e ruoto le spalle all’indietro.
ChrisEcrafts: Ho scoperto il tuo profilo grazie a uno dei tuoi stupendi hashtag. Era #Procrascreare. Dovrei fare il bucato ma non riesco a smetterla col découpage. Assurdo, no?
Sorrido ancora di più, butto giù l’ultimo sorso di birra e mi sgranchisco le dita.
ChrisEcrafts: Comunque, ho appena visualizzato la storia della torta che stai preparando e muoio dalla voglia di sapere la ricetta. Ti va di condividerla con me? Ti sto puntando col mio uncinetto – con affetto ChrisEcrafts.
Ecco fatto.
Premo invio e mi alzo dalla sedia. Vado in cucina e prendo un’altra birra. Nel secondo esatto in cui la stappo, mi squilla il cellulare.
È… lei?
Nella fretta di abbrancare il telefono, inciampo nella gamba del tavolo della sala da pranzo, cado in avanti e atterro direttamente sul divano. Per qualche miracolo, riesco a salvare la birra da una caduta rovinosa.
Cristo.
Mi tiro su, faccio una risata e ringrazio Dio che non mi abbia visto nessuno. Quando prendo il cellulare, lo schermo si illumina, annunciando un nuovo messaggio su Instagram. Proviene da LunaMoonCrafts.
E, come un perfetto idiota, ho il cuore che sembra sul punto di uscirmi dal petto.
«Tieniti il cazzo nei pantaloni» mormoro, buttandomi sul divano e bevendo un altro sorso di birra – il mio cervello sta iniziando a informare le mie ghiandole sudoripare che mi sto per inoltrare in un territorio pericoloso.
Ma il sudore che mi imperla la fronte non basta a impedirmi di aprire il messaggio e leggerlo.
LunaMoonCrafts: Ehi ChrisEcrafts, grazie mille per il tuo messaggio, è bello sapere che mi segui. Adoro aprire a nuovi amici il mio piccolo mondo di fai da te.
Uhh, gentile e simpatica. Il contrario di come l’ho sempre vista.
LunaMoonCrafts: Io #Procrascreo ogni giorno per tutto il giorno. Ho una montagna di bucato che mi aspetta, non ricordo l’ultima volta in cui ho pulito la doccia e la mia coinquilina minaccia di cacciarmi dall’appartamento alla prossima tazza di tè lasciata mezza vuota sul tavolo. Ma tutto acquista un senso quando mi trovo in mano un prodotto finito.
Accidenti, è davvero simpatica, alla mano. La maggior parte della gente non confesserebbe così su due piedi che tiene la propria casa in modo anche solo un pelino meno che impeccabile.
LunaMoonCrafts: E certo che puoi avere la ricetta. Ti mando il link. Se vuoi possiamo esercitarci insieme. Io preparerò la mia torta domani. Mandami una foto della tua quando ce l’hai, così ci possiamo confrontare. Buona fortuna con il dolce e non arrenderti col fai da te. Con amore – Luna.
Sotto c’è la ricetta della torta. Mi sento un po’ in colpa per il fatto che me l’ha data così a cuor leggero, ma insomma, a volte bisogna aguzzare l’ingegno per ottenere ciò che si vuole, giusto?
Okay, okay, quello che ho fatto non era del tutto onesto, ma tra i drammi di Thad e il vomito di Naomi non posso proprio permettermi di preparare la torta di nozze due giorni prima del matrimonio.
Un uomo disperato deve prendere delle scelte radicali.
Clicco sulla ricetta e faccio uno screenshot, prima di inviarle un messaggio.
Sta venendo fuori la ragazza che è in me.
ChrisEcrafts: Oh mio Dio, sei la migliore. Grazie mille. Non vedo l’ora di provarla. Ti manderò delle foto, ma non ho dubbi che la tua sarà molto meglio della mia.
Invia.
Probabilmente sta ancora scrollando su Instagram, perché mi risponde immediatamente.
LunaMoonCrafts: Ti rivelo un segreto… Le torte sono la mia kryptonite. Riesco sempre a fare dei casini, mi scordo di aggiungere lo zucchero, me le dimentico sul davanzale per la gioia dei topi di New York. E ci faccio cadere sopra il tè mentre ballo come una pazza su una canzone di Bruno Mars, dato che non riesco a smettere di scuotere il sedere. Quindi sono un po’ nervosa per questo dolce.
Cazzo, ora non riesco a pensare ad altro che a lei che scuote il sedere. È proprio un bel sedere. Lo so perché ci ho accidentalmente buttato un occhio una volta o due. Insomma, bisogna studiare la concorrenza.
ChrisEcrafts: Anch’io non me la cavo un granché coi dolci. Brucio qualsiasi cosa metta in forno, pure quando imposto il timer.
LunaMoonCrafts: Impressionante, anche col timer? Bruciare le cose col timer richiede un vero talento.
ChrisEcrafts: Ho un sacco di talenti oltre a quello di ricamare gattini.
Non ho idea di cosa sto scrivendo, ma suonava bene nella mia testa.
LunaMoonCrafts: Anche tu ricami? Una settimana fa, una ditta che non avevo mai sentito nominare mi ha spedito un kit. L’ho aperto entusiasta di provarlo. Non indovinerai mai cosa c’era dentro. Non l’ho postato su Instagram per ovvi motivi.
ChrisEcrafts: Da come parli, direi che era qualcosa di un po’ inappropriato.
LunaMoonCrafts: Era un pene. Anzi, non uno solo, un cesto pieno di peni con su scritto “Mangiacazzi”.
Mi viene da ridere e mi esce dalla bocca un filo di birra. Devo tenere chiuse le labbra per non sputarla in giro per tutto l’appartamento.
Deglutisco con forza e poi scoppio a ridere di gusto. Cazzo, avrei voluto vedere la faccia di Luna quando ha aperto quel pacco. Sta ancora scrivendo, quindi aspetto a risponderle.
LunaMoonCrafts: Voglio dire, non che io non apprezzi un bel pene, ma sinceramente non me lo aspettavo da un negozio di ricami.
Stavolta la birra mi esce dal naso e metto giù la bottiglia. Bere mentre messaggio con Luna potrebbe non essere una buona idea. Mi pulisco e ridacchio. Cazzo, è simpatica quando è rilassata e non mi odia.
ChrisEcrafts: Devo chiedertelo, hai usato il kit?
LunaMoonCrafts: Ovvio! È appeso con orgoglio nel nostro ingresso. Diamo il benvenuto ai nostri ospiti proponendogli di mangiarsi un bel cesto di cazzi. Meglio di così…
Rido di gusto e penso che mi piacerebbe avere qualcosa del genere anche nel mio appartamento. O insomma, un tocco un po’ personale.
Questo posto sembra un ospedale. Ma cosa potrei appendere? Foto della mia famiglia? Preferisco non avere niente che me la ricordi.
Un pensiero mi attraversa la mente: presto potrò appendere la foto di un bambino o una bambina, mia nipote. Sento un calore che mi si diffonde nelle vene mentre guardo le mensole accanto al camino. Riesco a visualizzare le cornici, io col bambino, Thad e Naomi col bambino, tutti noi insieme…
Sorrido e rispondo al messaggio di Luna.
ChrisEcrafts: Ho assolutamente bisogno che mi mandi il nome della ditta. Ne voglio uno subito. Anche il mio appartamento ha bisogno di un piccolo cesto di cazzi.
LunaMoonCrafts: Subito. Ci penso io, tesoro. Aggiornami sulla torta. Domani andrò a fare shopping quindi tieni d’occhio le mie storie. Continua a creare (o a “procrascreare”) – Con amore, Luna
Cazzo, tutto ciò che ha scritto in quest’ultimo messaggio mi fa attorcigliare lo stomaco per l’attesa. Ho bisogno di rivederla, di capire se riesco a tirare fuori la persona dolce e intrigante che mi ha scritto oggi. Magari è possibile che mi chiami “tesoro” anche di persona…
Cristo.
Mi prendo la testa tra le mani e lancio via il telefono. Piccolo promemoria, Alec: Luna è la concorrenza, ti odia più follemente di quanto non ami il suo cesto di cazzi, e l’ultima volta che hai provato a rivolgerle la parola, ti ha abbaiato contro.
Mi avvicino al tavolo, afferro la birra e me la scolo. Poi, impulsivamente, riprendo in mano il telefono e rileggo ancora una volta il suo ultimo messaggio.
Tieni d’occhio le mie storie…
Perché mi sento come se stessi per passare da impiccione a stalker a tutti gli effetti?