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Chapter 10

Capitolo 9


9

«Sei pronta?» chiede Farrah, massaggiandomi la schiena. Piego la testa da una parte e dall’altra ed entrambe proviamo un paio di saltelli. «Hai fatto quegli esercizi per le dita di cui ti ho parlato?»

Agito le mani e annuisco. «Sì, le ho già riscaldate.»

«E la tua poker face?» Mi costringe a girarmi e mi afferra per le spalle mentre gliela mostro. «Oooh, ti sei esercitata allo specchio, vedo.»

«Mentre mi lavavo i denti. Ormai penso di saperla fare a comando.»

«Tesoro, sono anni che la sai fare. Adesso ti stai solo calando nella parte.»

Alza le mani e io comincio a darle dei pugni mentre entrambe zampettiamo qua e là. «Dai fatti sotto, fatti sotto.» Farrah agita un braccio nella mia direzione e io mi scanso. «Concentrati, devi affilare la tua attenzione.»

«Sono concentratissima.»

«Allora dimmi, chi sarà la migliore oggi?»

«Io.» Mi agito avanti e indietro e poi le sferro un doppio pugno dritto sulle mani.

«Chi farà tutto ciò che è necessario, compreso sedersi sulla faccia della gente, per vincere la sfida di oggi?»

«Io. Senza pietà. Proteggi la tua faccia. Sta arrivando il mio culo.»

La mia amica fa una pausa. Ha un sussulto. «Non sono sicura che questa cosa mi piaccia.»

«Vai avanti.»

«Okay, culo di Luna in arrivo.» Farrah alza le spalle. «La prossima settimana lavoriamo un po’ sul linguaggio volgare.»

«Potrebbe essere necessario.»

Mi muovo in cerchio e punto di nuovo le sue mani, sentendomi leggera e ben salda, pronta a colpire tutto ciò che si metterà sulla mia strada. «Ignorerai tutte le frecciate di Mister Scarpe Snob.»

«Per me non esiste nemmeno.»

«Occhi fissi sul premio. E qual è questo premio?»

«Regalare a Cohen e Declan il miglior matrimonio possibile.»

«Esatto. Su, fammi vedere le mani.»

Le alzo e lei me le ispeziona attentamente.

«Hai usato una buona crema. Le unghie sono perfettamente tagliate e le dita sono lunghe e forti. Ruota i polsi.» Avvicina un orecchio all’articolazione.

«Perfetto, nessuna tensione.» Indica il terreno. «Corsa sul posto.»

Comincio ad alzare e ad abbassare le ginocchia, come in un film sul calcio, e mi fermo con le mani sui fianchi, pronta per il prossimo passo.

«Spara!» grida Farrah.

Estraggo dalla tasca il mio tubetto di colla e lo punto verso di lei. «Incollata.»

Batte le mani. «Tempo di reazione perfetto. Sei pronta.»

«Davvero?»

Annuisce. «Ce la puoi fare, ragazza. La vittoria è tua, vai a prendertela. E ricorda quello di cui abbiamo parlato: non concentrarti su quello che pensi che ti farà vincere…»

«Ma su ciò che farà felici Cohen e Declan.»

«Esattamente» commenta Farrah con un sorriso affettuoso.

Dopo aver riflettuto a lungo sui risultati della prima sfida, ho capito che purtroppo Alec Baxter aveva ragione: hanno vinto quella competizione perché hanno giocato col cuore. Hanno scelto ciò che volevano davvero e hanno creato qualcosa che parlava di loro. Non hanno puntato solo a vincere.

Sono stata cieca.

Colpa delle luci, delle telecamere, di tutta quella sovrabbondanza di materiale artigianale. D’ora in poi ho intenzione di concentrarmi solo su Cohen e Declan, su ciò che è bene per loro e non per la vittoria.

«Non preoccuparti di nessun altro. Concentrati solo su quello che stai cercando di realizzare. E se Alec Baxter attacca bottone, cosa devi fare?»

«Abbaiare come un cane rabbioso.»

«Esatto. Funziona sempre.» Mi dà un abbraccio. «Sei pronta.»

«Grazie.»

Mi passa la mia borsa e mi dà un bacio sulla guancia. «Rendimi orgogliosa.»

«Lo farò.»

Zaino in spalla, la saluto con la mano ed esco a grandi passi dal nostro appartamento. Non vedo l’ora di prendere un taxi per il centro, verso il set.

Dopo tutto quello che è successo la settimana scorsa – l’ultimo posto in classifica, gli incidenti di comunicazione, i miei scoppi d’ira, le sfortunate conversazioni con un Chris Evans qualsiasi – ho capito una cosa: avevo perso il senso di quello che stavo facendo, del perché stavo partecipando a quel programma.

Si tratta di Cohen e Declan. Il punto è regalargli un matrimonio stupendo, e con un budget limitato. Un matrimonio che stupirà l’America intera e sarà in grado di esprimere il loro grande amore.

Ecco cosa devo fare.

Concentrarmi su di loro e ringhiare senza pietà a chiunque si metta in mezzo.

Sorrido tra me e me e chiamo il taxi. Anche se voglio pensare solo a Cohen e Declan, devo ammettere di essere ansiosa di vedere la faccia di Alec spaventata dal mio abbaiare feroce.

Speriamo solo che non riprendano tutto.

E adesso… diamo inizio al conto alla rovescia per la prossima sfida… tra cinque, quattro, tre… due… uno…

Seconda settimana

Location

«Hai dato un’occhiata ai posti?» chiede Cohen nervoso. «Io non ne conosco nessuno.»

«Io sì» rispondo. «Mi sono occupata delle decorazioni di un sacco di locali in città, senza contare le consegne a casa e i lavoretti vari in strada.» Parlo a bassa voce mentre aspettiamo il nostro turno per scegliere il luogo della festa. Con nostro grande sgomento, siamo stati sfortunati al sorteggio, quindi saremo gli ultimi. Ci sono cinque location disponibili.

Solo cinque. Naturalmente il Team Baxter ha scelto per primo, optando per un capannone a Meatpacking. Il Team Hernandez ha preso un locale a Brooklyn, una vecchia fabbrica di farina riadattata.

So che fanno dei buoni prezzi su alcol e cibo – avevo già dato un’occhiata per mio fratello prima che mi dicesse che si sarebbe sposato in comune. Quindi ci rimangono la Casa del Porto, il Rooftop – decisamente non il loro stile – e il Deposito.

«Un minuto, Team Rossi!» esclama Mary mentre le altre squadre attendono la nostra scelta. Mi sento addosso lo sguardo di Alec, il suo sorriso compiaciuto di aver scelto il posto migliore. Per fortuna riesco a non farmi distrarre.

«Scartiamo la Casa del Porto» dico.

«Potrebbero avere del buon pesce» commenta Declan.

Tutto quello che abbiamo è una foto di ogni location, le dimensioni, le specialità e il prezzo medio. Quindi, a meno che tu non ne conosca già qualcuno, dovrai scegliere il locale sulla base di queste scarne informazioni. Per mia fortuna, io li conosco tutti.

«Hanno un ottimo sformato di granchio ma nient’altro. In più hanno ricevuto qualche segnalazione per presenza di cibi avariati. E il loro arredamento è a tema barche a vela degli anni Ottanta. Con tanto di sedia del capitano di un arancione orrendo. Credetemi, sarebbe una pessima scelta.»

«Il Rooftop non sta bene col nostro tema» aggiunge Cohen con aria preoccupata. «E il Deposito sembra un posto in cui un criminale può fare a pezzi qualcuno.»

«Il Rooftop va escluso. Come hai detto tu, non sta bene col nostro tema, il che ci danneggerebbe. Invece ho sentito dire che il Deposito non è male. Mi pare che le stanze siano in legno riciclato. In più sono piccole e ben divise al loro interno. È uno spazio chiuso, ma può diventare piuttosto carino se lo allestiamo come si deve.»

«Allora prendiamo quello» esclama Declan.

«Il Deposito!» grido.

Mary prende in mano una busta con su scritto Deposito in una grafia perfetta ed elegante e me la passa. «Ogni busta contiene due menù completi di cibo e bevande. Scegliete con saggezza. Avete venti minuti per selezionare una delle opzioni e prendere le migliori decisioni riguardo ad alcol, aperitivi, allestimento tavoli e posizione in cui si terrà la cerimonia vera e propria. Non potrete tornare indietro sulle vostre scelte. Ecco la sfida: fare il miglior uso dello spazio a vostra disposizione. Cominciate.»

Apriamo la busta e mi concentro sulle planimetrie. «Occupatevi del cibo. Io penso allo spazio.»

E così ci mettiamo al lavoro. Le regole ci impediscono di avere più di cento ospiti, quindi ragiono sul numero massimo di persone per stanza e inizio a suddividere le fasi della festa. Non solo trovo un punto abbastanza spazioso per la sfilata degli sposi, ma mi viene anche un’idea brillante per la cerimonia: si terrà nel loft e gli invitati si siederanno in cerchio intorno a Cohen e Declan, come a formare un anello nuziale. Guardando le foto e la planimetria seleziono solo tre stanze – le uniche utilizzabili –, così risparmieremo soldi e creeremo uno spazio caldo e accogliente in cui stare tutti insieme. Verrà fuori una sala da ballo davvero fantastica.

«Ehi, forse riesco a risparmiare qualche centinaio d’euro affittando solo parte del locale» esclamo facendo i conti.

«Davvero?» chiede Cohen entusiasta. «Allora possiamo spendere di più in cibo e bevande.»

«Frittatine di pasta, stiamo arrivando» esclama Declan proprio mentre scatta il timer.

Alzo finalmente la testa e faccio un respiro profondo. Scruto le altre postazioni mentre i membri della giuria si spostano qua e là, ispezionando il nostro lavoro. Helen e le ragazze sembrano esauste, mentre Thad e Naomi si mordono nervosamente le labbra. Ma il signorino che pensa di vincere ogni gara non sembra neppure un po’ sudato.

Dopo essersi ritirati per deliberare, gli altri giudici comunicano la decisione a Mary, che annuisce.

Si accendono le telecamere.

Lei sorride. E…

«Al terzo post Team Hernandez. Che stavolta non riceverà soldi extra. Al secondo posto…» Trattengo il respiro. «Team Baxter. Il che significa che il Team Rossi si aggiudica il primo premio. La giuria è rimasta davvero impressionata dalla vostra capacità di massimizzare lo spazio e risparmiare denaro allo stesso tempo.»

Non riesco a trattenermi, lancio un urlo e salto tra le braccia di Cohen. Lui fa una risata e sussurra: «Eccola, la mia ragazza.»

Terza settimana

Inviti

«Luna, dove hai imparato a scrivere così bene?» chiede Luciana mentre i membri dello staff continuano a girarci intorno. Gli assistenti si stanno dando molto da fare per pulire e preparare tutto per la prossima settimana, mentre Mary DIY e Diane si sono allontanate dal set per commentare il copione. Un’altra occasione persa per parlare con Mary, un’altra settimana trascorsa senza poter condividere con lei nessuno dei miei meme sul fai da te.

«È da un po’ che mi esercito. Ho creato alcuni font per venderli su Creative Market.» Mi giro sullo sgabello per farle un sorriso. Mi piacciono Luciana e Amanda. In quanto a Helen… be’, è un’altra storia.

«Wow, be’, si vede. Congratulazioni per la vittoria.» Mi saluta e si allontana mano nella mano con la sua compagna.

«Sì, un invito davvero meraviglioso» commenta Naomi passandomi accanto, con un sorriso dolce sul viso. Thad la segue a testa bassa. E io so il perché: questa è la seconda settimana di fila che non vincono e stavolta sono arrivati ultimi.

Abbiamo dovuto creare i nostri inviti al computer e ci hanno fornito tutti gli strumenti possibili: da un blocco da disegno a Photoshop, o Word per quelli che non conoscono altri software.

Mi sono messa subito al lavoro e ho disegnato su un foglio un invito in stile rustico davvero impeccabile, che poi ho trasferito sul computer. Ho disegnato a mano un lettering semplice, che mettesse in evidenza i nomi di Declan e Cohen, e poi ho usato il font sans serif per il resto. Sono rimasta sinceramente sorpresa da quanto sono venuti bene. Luciana e Amanda hanno scelto un modello preconfezionato, hanno solo inserito i loro nomi. Era carino ma non originale. E i poveri Thad e Naomi… be’, hanno provato a inventarsi qualcosa su Word e si sono ritrovati con un invito in bianco e nero scritto in Times New Roman.

Almeno hanno messo i nomi in stampatello.

Ho cercato di non guardarli ma c’era molta irritazione nell’aria in quella parte del set e quando ho sbirciato nella loro direzione – una volta sola – ho sorpreso Alec spaparanzato sulla sedia con le braccia incrociate. Non ha mosso un dito. Devo aggiungere in sua difesa che Thad continuava a ripetere: «Faccio io, faccio io.»

Forse avrebbe dovuto lasciar fare a qualcun altro.

«Aperitivo stasera?» chiede Declan e mi dà un bacio sulla guancia.

«Ci sarò. Possiamo parlare della strategia per la sfida della prossima settimana… quella sull’abbigliamento degli sposi.»

«Non vedo l’ora.» Mi fa l’occhiolino mentre Cohen mi abbraccia e se ne va anche lui.

Sono lì che raccolgo le mie cose quando vedo con la coda dell’occhio una figura alta e slanciata che mi si avvicina. Non ho bisogno di guardare meglio per capire chi è. Siamo gli unici due rimasti sul set, non ci siamo mai parlati nelle ultime due settimane e siamo i soli concorrenti che si odiano.

Be’, a parte Helen, ma credo che lei odi il mondo intero.

«Chi è che sta corrompendo i giudici adesso?» chiede Alec. Non gli do soddisfazione e continuo a scattare foto agli inviti a cui abbiamo lavorato così duramente. Poi mi metto a raccogliere campioni di cartoncino, buste e decorazioni per portarmeli a casa ed esaminarli con calma. «Che c’è, adesso hai smesso anche di parlarmi?»

«Mm-hmm.»

Faccio scivolare con cura le buste in una cartella, in modo che non si pieghino. Le altre squadre avranno solo inviti online. Hanno speso già troppo per le location, mentre noi ci siamo potuti permettere la carta stampata. Del tipo economico, certo, ma almeno avremo qualcosa di tangibile da offrire.

«Capisco. Ora che hai vinto due sfide, ti ritieni troppo brava per parlare con me.»

Ignora, ignora, ignora.

«Vorrei che fosse messo agli atti che dopo aver vinto la nostra prima gara, proprio all’inizio, io non ho smesso di parlare con te. Non mi sono sentito troppo superiore per rivolgerti la parola.»

Per rivolgermi la parola o per insultarmi?

«Bene, non mi vuoi parlare? È una tua scelta. Ma giusto perché tu lo sappia, volevo farti i complimenti.»

«Ah!» esclamo prima di potermi tappare la bocca. «Dev’essere per questo che hai insinuato che stessi corrompendo i giudici.» Le parole mi sono sfuggite dalle labbra. Ripenso a quello che mi ha detto Farrah. «Voglio dire… bau.»

«Bau?» Alec aggrotta la fronte.

Mi stringo la cartella al petto e lo guardo cercando di apparire il più minacciosa possibile. Poi gli dedico la mia migliore imitazione di un San Bernardo. «Baubaubaubau!»

«Ehm…» Si gratta la testa.

«Bau.» Faccio un passo avanti. «Bau.» Un altro. «Bau.» Lui inciampa.

«Mi stai abbaiando contro consapevolmente o devo chiamare uno psichiatra?»

«Bau. Bau. Bau.»

«Vada per lo psichiatra.»

Lo supero e sto per andarmene quando lui mi urla dietro: «Puoi abbaiare quanto vuoi. Basta solo che non alzi la gamba per pisciarmi addosso.»

Sorrido tra me e me. Non voglio che si accorga che mi ha fatto proprio ridere… per un secondo.

Quarta settimana

Abbigliamento degli sposi

«Per l’amor del cielo, dov’è il puntaspilli?» grida Thad. La sua voce riecheggia per l’intero set.

Do un’occhiata alla loro postazione e rabbrividisco.

Di tutte le settimane di The Wedding Game, la quarta è di gran lunga la preferita dai fan. Avete presente la sfida di tecnica di The Great British Baking Show?

È la migliore, perché in un attimo può diventare una carneficina. Be’, la settimana quattro è qualcosa del genere. È il momento in cui si scelgono gli abiti.

Ogni squadra deve progettare e fabbricare da capo a piedi gli outfit della festa.

Sì, progettare e fabbricare. Il che significa che ci vengono forniti quattro manichini. Per ogni manichino va fatto un bozzetto completo del vestito. Alcuni capi d’abbigliamento sono già pronti, come camicie e pantaloni, ma tutto il resto deve essere tagliato e appuntato con degli spilli. Per fortuna non dobbiamo cucire. I pezzi vengono portati da un sarto, che realizza le nostre creazioni.

I tavoli sul retro del set sono ricoperti di tessuti, accessori, ornamenti… sì, ci sono anche delle piume, e ancora una volta, tutto ciò che scegliamo deve essere usato nei nostri bozzetti. Ci viene concesso un solo scarto.

Ora capite perché è l’episodio migliore? Ne sono usciti fuori abiti degni di passare alla storia. Sì, ma come «vestito più brutto di tutti i tempi.»

Vista la conformazione delle coppie non c’è un budget per questa sfida. Chi prima arriva, meglio alloggia, perché gli abiti da sposa costano di più di quelli da uomo.

«Non pensi che sia meglio prendere questo?» chiede Declan, fissando i manichini vestiti con camicie classiche ed eleganti gilet.

«No, teniamoci sul semplice. Fidati di me, ok?» rispondo con la lingua di fuori mentre appunto con degli spilli il mio vestito da testimone.

«Concedimi qualche mania di protagonismo da promesso sposo,» fa Cohen. «Non pensi di aver perso un po’ troppo tempo sul tuo vestito?»

«Se me l’aveste permesso ne avrei perso altrettanto per i vostri. Ma avete scelto dei completi già pronti, il che ha reso tutto più facile: ho dovuto progettare solo un bel gilet per entrambi. Un papillon per Declan, una cravatta per te. Et voilà. Voglio ricordarti che stiamo gareggiando contro una coppia lesbica, quindi contro due vestiti da sposa che, in caso non ve ne siate accorti, sono stupendi e fluttuanti. Perciò ci conviene fare qualcosa per rendere passabile anche il mio abito.»

«Ha ragione,» interviene Declan, «forse potremmo aggiungere uno strato di tulle?»

Gli lancio un’occhiataccia. «Pensa al tuo papillon.»

Alza le mani in segno di resa e in quel momento il set viene scosso dall’urlo ormai familiare di Thad: «Quello era il mio scroto, brutto stronzo!»

Boom. Tutti alzano la testa per guardare il Team Baxter che si sta lentamente autodistruggendo; Thad è piegato a terra e Alec è in piedi sopra di lui con una spilla in mano e un sorriso sul volto.

«Forse avremmo dovuto provare sui manichini» fa Naomi. Quella povera ragazza è strizzata come una salsiccia nel suo vestito bianco. Guarda il fidanzato riverso sul pavimento.

«Sì, ma poi Thad “non si sarebbe fatto un’idea” di come poteva stargli il vestito» ribatte Alec facendo con le mani il segno delle virgolette.

Dà una spintina con il piede al fratello. «Te la sei fatta un’idea adesso?»

Quinta settimana

Bouquet e boutonnière

«Passami lo spago!» grido col sudore che mi cola dalla fronte. Declan me lo lancia mentre Cohen si siede di fronte a me per darmi indicazioni.

Ricordate quando ho detto che la settimana dell’abbigliamento è una delle preferite dai fan? Be’, la puntata dei bouquet e boutonnière è quella in cui scoppiano i drammi. Non è semplice come decorare o raccogliere oggetti.

No, devi fare il “gioco della fiducia” coi tuoi familiari. In pratica, la persona incaricata di distribuire materiali e strumenti – in questo caso Declan – deve rimanere in silenzio. Poi ci sono gli occhi e le mani. Quello che fa gli “occhi” si piazza davanti al compagno che fa le “mani” e gli dice esattamente cosa fare. E le “mani” devono solo fidarsi degli “occhi”. Il mio petto è incollato alla schiena di Cohen e tengo le braccia sotto le sue, mentre mio fratello mi guida passo passo. Io cerco di applicare i suoi suggerimenti con gli occhi bendati. Questa era la prova che temevo di più: sono brava con le mani, ma non sono niente senza i miei occhi.

«È tutto centrato?»

«Mi sembra di sì» risponde Cohen.

«Ti sembra? Cohen, mi serve un sì o un no deciso.»

Lo sento che si sposta. «Smettila con quest’atteggiamento. Ci siamo esercitati un sacco, basta replicare quello che abbiamo fatto la settimana scorsa.»

«Replicare? Come faccio a replicare se non vedo? Smettila di essere così calmo. Dev’essere tutto perfetto.»

Sapendo che avremmo creato bouquet e boutonnière alla cieca, Cohen e Declan mi hanno invitato da loro due sere di fila per fare pratica. È stato piuttosto divertente, in realtà. Mio fratello aveva pianificato tutto: aveva comprato i materiali e mi ha spiegato esattamente cosa volevano lui e Declan. Ci siamo esercitati, più e più volte. Credevamo di arrivare a questa sfida sapendo nel dettaglio cos’avremmo fatto… Fino a quando Helen ha preso lo spago che volevo e il tempo ha iniziato a scorrere. La pressione della gara si sta impossessando di me, e si vede.

«Un minuto!» urla Mary.

«Merda» mormoro consapevole che la produzione dovrà censurarlo. «Cohen, è tutto centrato?»

«Sì. Lega e basta.»

«Ma non riesco a vedere dove sto legando – devi dirmi dove mettere lo spago.»

«Lì.»

«Lì dove?» grido.

«Dove hai le mani, Cristo.»

Per fortuna non siamo gli unici che si urlano contro, il che rende questa sfida un eccellente spettacolo televisivo, anche se non una grande prova di creatività. Luciana e Amanda, le più tranquille, sono lì che sbraitano su dove mettere le loro peonie di seta. Maledicono il pizzo che hanno scelto, perché non tiene il bouquet e sarebbe stato meglio optare per del nastro adesivo per fiori. Non ci avevano pensato.

Un errore da principianti.

E poi c’è il Team Baxter, che per qualche strana ragione ha incaricato Naomi della raccolta dei materiali, Alec della supervisione e Thad della creazione. Potete immaginare come stia andando.

Thad ha strillato almeno tre volte e credo che abbia persino pianto perché a un certo punto Alec gli ha urlato: «Che cazzo fai? Ti pulisci il moccio sulla mia schiena?» Al che lui ha risposto: «Sei stato tu a farmelo venire con il tuo sarcasmo, quindi peggio per te!»

«Trenta secondi.»

«Sbrigati, Luna!» mi incalza Cohen.

«Non è così semplice» rispondo sudando dal labbro superiore.

Attorciglio lo spago, faccio un nodo e prego con tutto il cuore che funzioni, mentre l’orologio segnala che il tempo è scaduto. Mi stacco da mio fratello e mi precipito a vedere quello che abbiamo creato.

I ramoscelli e le spighe di grano sono storti, i fiorellini bianchi finti – finti perché tutti gli oggetti creati oggi devono durare fino al matrimonio – sono fuori asse e il fiocco è legato in verticale invece che in orizzontale.

Gesù Cristo in croce.

«Cohen, ma che…»

«Non dare la colpa a me.» Si allontana con le mani alzate.

«Tu eri gli occhi. Avresti dovuto dirmelo che le spighe sembravano un ammasso di sterpaglia.»

«A me sembra vada bene.»

«E stop!» fa Diane. «Dieci minuti di pausa.»

«Non va bene.» Mi alzo dal tavolo e mi allontano. Ho bisogno di prendere le distanze da Cohen e dalla peggiore sfida della storia.

Uscendo dal set a capo chino, vado a sbattere contro qualcuno. Alzo la testa e mi imbatto negli occhi azzurri di Mary DIY. Mi viene quasi un colpo.

«Oh mio Dio, mi dispiace tanto. Non ti avevo vista. A quanto pare ce ne stiamo andando entrambe, eh?» Mi lancia un’occhiata veloce ma non dice nulla, così continuo: «Ora che abbiamo un momento, volevo presentarmi ufficialmente. Sono Lun…»

«Harper, dove sono i miei sandali? Ora!» urla e mi passa davanti urtandomi la spalla, col cappotto che svolazza al vento.

Be’… questo sì che è stato scortese. Non è per niente quello di cui avevo bisogno.

Mi dirigo verso il tavolo del cibo, mi riempio una tazza di Ringo già scartati e inizio a mettermeli in bocca due alla volta.

Sono in piedi accanto ai materiali artigianali e fisso il pavimento cercando di tenere sotto controllo la mia frustrazione, quando sento avvicinarsi qualcuno. All’inizio si limita ad appoggiarsi al muro mentre io continuo a ficcarmi i Ringo in bocca. Ma dopo qualche secondo, inizia finalmente a parlare: «È stata una tortura.» Guardo Alec. Sembra un po’ fuori di sé. Deve essersi passato una mano tra i capelli dopo lo stop alle riprese, perché sono tutti scompigliati. «Ho del moccio sulla schiena, mi fanno male le ginocchia perché sono rimasto accovacciato per venti minuti e sono abbastanza sicuro che in questo momento Thad stia tramando un piano letale ai miei danni.»

Posa lo sguardo su di me. «Se hai intenzione di abbaiare, preferisco che tu non risponda.»

Decido di non farlo.

Sono riuscita a sbirciare le loro creazioni e non mi pareva che fosse andata così male. Non sarei sorpresa se vincessero la sfida di oggi – il bouquet del Team Hernandez sembrava lì lì per cadere a pezzi, per la mancanza del nastro adesivo.

Dato che non gli rispondo, fa un cenno con la testa e si allontana dal muro. «Capito – stai ancora facendo la cagna.» Fa per andarsene ma poi si ferma e si volta di nuovo. «Per quel che vale, dare indicazioni su cosa fare è molto più difficile di quanto pensi.»

Mentre lo guardo allontanarsi, non riesco a impedire ai miei occhi di scivolare sul suo sedere. Allo stesso modo, non riesco a non sentire una gran voglia di rispondergli. Non ci siamo più parlati dopo quella prima settimana. L’ho sorpreso a guardarmi un paio di volte, ma niente di più. Nessun altro scambio.

E certo, l’ho osservato da lontano anch’io. È sempre lo stesso personaggio tronfio ed esasperante. Ma poco fa sembrava un po’… spento.

È perché non parlo più con lui?

È per via della gara?

Questa è la settimana in cui le squadre cominciano a crollare, e capisco benissimo perché. Sembra tutto molto divertente a vederlo in TV, ma quando ci sei dentro lo stress è così palpabile che ti sembra di sentirne l’odore.

La rabbia, le urla, gli incidenti di comunicazione: è un vero e proprio test per le relazioni. La mia con Cohen oggi è stata messa a dura prova.

In quanto al Team Baxter, non è un mistero che i loro rapporti ne stiano uscendo provati. D’altronde, non mi è mai sembrato che fossero davvero uniti. Sembrano tenuti insieme con lo scotch. E pure comprato a buon mercato. Sono arrivati al punto di rottura?

Il Team Rossi è in testa. Il Team Hernandez lo segue a ruota. E il Team Baxter, be’, diciamo che stavolta forse hanno avuto una botta di fortuna.